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Sant’Antonio Abate è da secoli uno dei santi più amati dai mantovani, in particolare da agricoltori, allevatori e da chi viveva – e in parte vive ancora – a stretto contatto con gli animali di campagna. Non è un caso che la sua iconografia tradizionale lo rappresenti circondato dal bestiame e, soprattutto, con accanto un maialino: da qui l’appellativo popolare di “santo del porcellino”.
La sua immagine votiva era spesso appesa nelle stalle come segno di protezione per gli animali, veri e propri “beni di famiglia” nell’economia rurale. Sant’Antonio era invocato contro le malattie del bestiame e come difensore della vita contadina, un ruolo che spiega la diffusione del suo culto in tutta la pianura padana e nelle aree agricole del Mantovano.
Il 17 gennaio e “Sant’Antoni chisüler”
Il 17 gennaio, giorno della sua festa liturgica, era una data molto sentita a Mantova. A testimonianza di questo legame affettuoso, il santo veniva familiarmente chiamato “Sant’Antoni chisüler”. Proprio in questa giornata, infatti, era tradizione preparare il chisöl, una schiacciata semplice ma sostanziosa, legata al mondo contadino e ai ritmi della vita agricola.
Sant’Antonio Abate, considerato il fondatore del monachesimo, univa così spiritualità e quotidianità, diventando un santo “di casa”, vicino alla gente comune e alle sue necessità più concrete.
Sant’Antonio in Duomo: l’immagine che ancora possiamo vedere
Nel Duomo di Mantova, nella navata destra, si conserva ancora oggi una significativa testimonianza della devozione cittadina verso il santo. Si tratta della parte frontale di un sarcofago del XIV secolo, nella quale, sul lato destro, è scolpita l’immagine di Sant’Antonio Abate.
Il santo è riconoscibile dai suoi classici attributi iconografici:
1. il maialino, simbolo della protezione sugli animali;
2. il libro, riferimento alla sua vita spirituale;
3. la tonaca monastica;
4. la campanella, legata alla tradizione degli Antoniani.
Un’immagine preziosa dal punto di vista storico e devozionale, anche se non la più rilevante dal punto di vista artistico tra quelle un tempo presenti in Duomo.
L’opera perduta: Sant’Antonio Abate “in esilio” in Francia

Durante l’occupazione francese tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, molte opere d’arte mantovane furono sottratte e portate oltralpe per volontà di Napoleone Bonaparte. Tra queste, oltre alla celebre Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna, figurava anche una straordinaria tela dedicata a Sant’Antonio Abate.
Si tratta delle Tentazioni di Sant’Antonio, dipinte da Paolo Veronese su commissione del cardinale Ercole Gonzaga. L’opera faceva parte di un ambizioso ciclo di dieci tele destinate al Duomo, pensato per celebrare i santi più antichi della Chiesa in chiave antiprotestante.
Oggi la tela si trova a Caen, nel nord della Francia, anche se è tornata temporaneamente in Italia qualche anno fa per la grande mostra dedicata al Veronese alla Gran Guardia di Verona.
Le tentazioni secondo Veronese
Il Sant’Antonio dipinto dal Veronese è molto diverso dal pacifico protettore degli animali: qui il santo è protagonista di una drammatica scena di tentazione. L’artista, allora appena ventiquattrenne, sceglie un’inquadratura ravvicinata e intensa, con tre figure che occupano quasi interamente la scena.
Da un lato Sant’Antonio, saldo nella fede; dall’altro le tentazioni, incarnate da una donna elegante, vestita e pettinata secondo la moda del tempo, ma con dettagli inquietanti – come le unghie adunche – che ne rivelano la natura demoniaca. Accanto a lei, un satiro minaccioso sta per colpire il santo con uno zoccolo equino. Una lotta spirituale rappresentata con forza visiva: o con le buone o con le cattive, potremmo dire.
Un santo tra devozione popolare e grande arte
La figura di Sant’Antonio Abate, “santo del porcellino”, riassume perfettamente l’anima di Mantova: radicata nella tradizione agricola, ma capace di esprimersi anche attraverso capolavori assoluti della storia dell’arte. Tra immagini votive nelle stalle e tele destinate ai grandi cicli pittorici del Rinascimento, la sua devozione continua ancora oggi a raccontare un legame profondo tra fede, storia e vita quotidiana.
Dove si trova il corpo di Sant’Antonio Abate
A differenza di molti santi medievali, le cui reliquie sono state frammentate e disperse in tutta Europa, il corpo di Sant’Antonio Abate ha avuto una storia particolare, legata alla sua scelta radicale di vita eremitica.
Sant’Antonio morì nel 356 d.C. nel deserto orientale dell’Egitto, dove aveva vissuto per decenni in solitudine, diventando il modello dell’eremita cristiano. Secondo le fonti antiche, tra cui la Vita Antonii scritta da Atanasio di Alessandria, il santo chiese espressamente che il luogo della sua sepoltura rimanesse segreto, per evitare forme di culto eccessivo attorno al suo corpo.
Dal deserto al monastero: la riscoperta delle reliquie
Solo nel corso dell’alto Medioevo, secondo la tradizione, il corpo di Sant’Antonio venne ritrovato e trasferito nel luogo che oggi è uno dei più importanti centri del monachesimo cristiano: il Monastero di Sant’Antonio Abate, situato nel deserto orientale egiziano, non lontano dal Mar Rosso.
Questo monastero, considerato il più antico monastero cristiano tuttora attivo al mondo, custodisce ancora oggi le reliquie del santo, venerate dai fedeli copti e dai pellegrini provenienti da tutto il mondo. È qui che il “santo del porcellino”, così familiare nelle campagne mantovane, riposa nella terra dove scelse di vivere e morire come asceta.
Reliquie in Occidente e culto europeo
Una parte delle reliquie di Sant’Antonio Abate giunse comunque anche in Occidente. A partire dall’XI secolo, alcune ossa furono trasferite in Francia, in particolare nella località oggi chiamata Saint-Antoine-l’Abbaye, che divenne un importantissimo centro di pellegrinaggio.
Da qui si diffuse il culto antoniano in tutta Europa, insieme alla fama taumaturgica del santo, soprattutto contro il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”, una malattia terribile che colpiva uomini e animali. È proprio in questo contesto che nacquero gli Antoniani, ordine ospedaliero che contribuì enormemente alla popolarità del santo e al suo legame con il mondo rurale e con gli animali domestici.
Un santo universale, tra Egitto e Mantovano
La vicenda del corpo di Sant’Antonio Abate racconta bene la dimensione universale di questo santo: nato nel deserto egiziano, venerato in tutta Europa e profondamente radicato anche nella tradizione mantovana. Dal silenzio degli eremi orientali alle stalle della pianura padana, Sant’Antonio continua a essere una figura di riferimento per chi cerca protezione, equilibrio e un rapporto armonioso tra uomo, natura e animali.
Per approfondire su questo blog:
- https://mantovastoria.it/2021/01/17/5-cose-da-riscoprire-su-santantonio-abate-tra-fuoco-luce-campanella-bastone-e-un-porcellino/
5 cose da riscoprire su Sant’Antonio Abate: tra fuoco, luce, campanella, bastone e un porcellino — articolo ricco di curiosità sul culto e gli attributi del santo. - https://mantovastoria.it/2016/01/16/s-antonio-abate-in-cattedrale-presenze-ed-assenze/
S.Antonio Abate in Cattedrale: presenze ed assenze — una sintesi storica sulle immagini del santo in Duomo a Mantova. - https://mantovastoria.it/2018/01/17/s-antonio-abate/
S.Antonio abate: protettore degli animali e guaritore! Perché… — approfondimento sul perché Sant’Antonio è venerato come protettore del bestiame e guaritore.
La confusione con Sant’Antonio da Padova
- https://mantovastoria.it/2019/01/17/santantoni-dalla-barba-bianca/
Sant’Antoni dalla barba bianca, fame catar quelo che me manca… — ricordo di un culto popolare e della chiesa di Sant’Antonio nella Mantova storica (oggi Biblioteca Baratta).
Potere taumaturgico contro il “fuoco di Sant’Antonio”
- https://it.wikipedia.org/wiki/Fuoco_di_Sant%27Antonio
- https://it.wikipedia.org/wiki/Ergotismo
- https://www.treccani.it/enciclopedia/fuoco-di-sant-antonio_%28Enciclopedia-Italiana%29/
Santuari e luoghi di culto dedicati a Sant’Antonio Abate
- https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Sant%27Antonio
- https://www.france-voyage.com/francia-guida-turismo/saint-antoine-abbaye-1511.htm
- https://it.wikipedia.org/wiki/Saint-Antoine-l%27Abbaye
Ordine degli Antoniani
- https://it.wikipedia.org/wiki/Canonici_regolari_di_Sant%27Antonio_di_Vienne
- https://it.cathopedia.org/wiki/Canonici_Regolari_di_Sant%27Antonio_di_Vienne
- https://www.afom.it/lordine-antoniano/
A Caen dov’è conservato il Veronese che viene da Mantova
Giacomo Cecchin
Saint Anthony Abbot: Devotion, Rural Life and Art in Mantua
Saint Anthony Abbot, widely known as the “saint of the pig”, has long been one of the most beloved saints in Mantua and in rural communities deeply connected to farming and animal husbandry. Celebrated on January 17th, he was traditionally invoked as the protector of livestock and healers of both humans and animals. His image, often displayed in stables, symbolized protection, fertility and the close relationship between faith and everyday rural life.
This article explores the deep-rooted devotion to Saint Anthony Abbot in Mantua, focusing on his presence in the Cathedral, where medieval sculptural remains coexist with the memory of a lost Renaissance masterpiece by Paolo Veronese, removed during the Napoleonic occupation. The story of the saint’s relics, his thaumaturgical power against the so-called “Fire of Saint Anthony”, and the role of the Antonine Order further reveal how a desert hermit from Egypt became a central figure in European religious culture and Mantuan collective memory.
Saint Antoine l’Abbé : foi populaire, monde rural et art à Mantoue
Saint Antoine l’Abbé, souvent appelé le « saint du cochon », est depuis des siècles l’un des saints les plus vénérés à Mantoue et dans les territoires agricoles environnants. Fêté le 17 janvier, il est traditionnellement invoqué comme protecteur des animaux domestiques et guérisseur, notamment contre le redouté « feu de Saint Antoine ». Son image votive, fréquemment exposée dans les étables, témoigne du lien étroit entre spiritualité, travail de la terre et vie quotidienne.
Cet article retrace la place centrale de Saint Antoine dans la dévotion mantouane, en s’attardant sur sa représentation dans la cathédrale de Mantoue et sur une œuvre majeure aujourd’hui conservée en France : Les Tentations de Saint Antoine de Paolo Véronèse. À travers l’histoire de ses reliques, des sanctuaires qui lui sont dédiés et de l’Ordre des Antonins, se dessine le parcours exceptionnel d’un ermite égyptien devenu une figure universelle de la foi européenne.