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Una regola, un elenco, una frase che resta
C’è un capitolo della Regola di San Benedetto che sembra scritto apposta per essere riletto durante tutto l’anno.
È il capitolo IV, dedicato agli strumenti delle buone opere. Non è un trattato astratto. È un elenco concreto, diretto, quasi operativo. San Benedetto non parte da grandi visioni mistiche, ma da comportamenti molto semplici e molto difficili:
non odiare,
non essere gelosi,
non assecondare l’invidia,
non amare i litigi,
fuggire l’arroganza,
rispettare gli anziani,
amare i giovani,
pregare per i nemici,
fare pace prima del tramonto del sole.
E poi, alla fine, arriva la frase che cambia tutto:
“E della misericordia di Dio non disperare mai.”
È l’ultimo strumento dell’elenco, ma forse è anche quello che regge tutti gli altri. Perché Benedetto sa benissimo che l’uomo può cadere, sbagliare, ricominciare male, perdere la pazienza, lasciarsi prendere dall’orgoglio, non riuscire a fare pace prima che tramonti il sole. La Regola è esigente, ma non è disperata. Chiede molto, ma non chiude mai la porta.
Anzi, la lascia aperta proprio nel punto in cui uno potrebbe pensare di non farcela più.
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