Il valore degli errori: il Cenacolo di Leonardo tra sperimentazione, fragilità e destino

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Ci sono opere d’arte che non raccontano soltanto una storia religiosa o artistica, ma parlano dell’essere umano, delle sue scelte, dei suoi tentativi e dei suoi errori.
Il Cenacolo di Leonardo da Vinci, custodito nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, è una di queste. Un capolavoro universalmente riconosciuto che, paradossalmente, nasce da una scelta tecnica sbagliata e da un esperimento fallito.

Ed è proprio questo fallimento a renderlo ancora oggi così profondamente umano.

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Da Piazza San Pietro a “Piazza Bordello”: storia (seria) di un nome mantovano (per non tacere del correttore di Word)

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Quando i nomi delle piazze raccontano la storia

La toponomastica – cioè l’insieme dei nomi attribuiti a strade, piazze e luoghi – racconta spesso la storia dei territori meglio di molti libri. I nomi cambiano nel tempo seguendo i mutamenti politici, religiosi e culturali: celebrano personaggi, cancellano memorie scomode, segnano l’inizio di nuove epoche.
Ogni variazione non è mai neutra, ma riflette equilibri di potere, ideologie dominanti e persino mode del momento.

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I 12 giorni che sconvolsero la storia di Mantova – venerdì 13 febbraio 2026 ore 21.00 a Rivalta sul Mincio

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Si torna a Rivalta sul Mincio ospiti del Gruppo cultura Pietro Morelli per una serata dove si giocherà con la storia di Mantova

I 12 giorni che sconvolsero la storia di Mantova – venerdì 20 febbraio 2026 ore 21.00 a Rivalta sul Mincio (Sala Ascari di Corte Mincio)

Ingresso libero e gratuito – per info e prenotazioni: Simona tel. 328 5783684 – e-mail giovannistorti67@gmail.com

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Dalla dieta di Mantova al Festivaletteratura. Intervista impossibile al marchese Ludovico II Gonzaga

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Quando si entra nella Camera degli Sposi si ha sempre paura di disturbare. I personaggi sulla parete sono impegnati in un dialogo silenzioso e solo la piccola nana ci osserva curiosa fissandoci negli occhi. Il vero protagonista è in ogni caso il marchese Ludovico II, seduto in veste da camera con il suo cane Rubino che sbuca da sotto la sedia.

Alzi la mano chi non ha mai sognato di interagire con lui e con gli altri personaggi affrescati da Anfrea Mantegna. Ecco perché ho immaginato di riuscire a strappargli un’intervista durante l’ultima edizione del Festivaletteratura. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di lunedì 8 settembre 2025 a pagina 11 .

Mantova e il Festivaletteratura visti da Ludovico II Gonzaga

“Bello l’evento, ma gli scrittori passano senza lasciare traccia. In città c’è troppo silenzio”

L’INTERVISTA IMPOSSIBILE
di Giacomo Cecchin

C’è chi, durante Festivaletteratura, si aggira tra piazze e cortili con il badge al collo e chi invece preferisce osservarci dall’alto, incorniciato per sempre negli affreschi di Mantegna. Quest’anno però la curiosità di vedere Mantova “in diretta”, ha convinto Ludovico II Gonzaga a scendere un momento dalla parete della Camera degli Sposi. Si è sistemato la veste, ha dato una carezza a Rubino, il cane fedele che veglia sotto la sedia, e si è infilato tra le vie e tra i lettori, i volontari con le magliette blu e gli scrittori. A noi della Voce di Mantova è toccata la fortuna di incontrarlo per una chiacchierata informale. Il marchese, con la calma di chi ha visto passare papi, imperatori e artisti geniali ma intrattabili, ha accettato di raccontarci cosa pensa della città di oggi e del Festival. Il tono? Lo stesso di cinque secoli fa: diretto, ironico e con quel pizzico di nostalgia che solo un Gonzaga può concedersi.

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Mantova la bella addormentata e le altre capitali perdute dell’Italia rinascimentale

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È possibile uccidere una città?

La domanda può sembrare provocatoria, eppure la storia italiana – così ricca di splendori e di capitali improvvisamente decadute – mostra che, in alcuni momenti, un centro urbano può davvero perdere il proprio ruolo vitale, politico e simbolico. Non sempre si tratta di una distruzione fisica totale: talvolta la città resta intatta nelle sue architetture, ma viene privata della funzione che la teneva viva. In altri casi, come insegna la storia, alla morte segue una rinascita.

Basti pensare a Milano, rasa al suolo nel 1162 dall’imperatore Federico Barbarossa e capace, nel giro di pochi decenni, di tornare protagonista della storia italiana ed europea. Oppure a Roma, piegata dal terribile Sacco del 1527 a opera dei Lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V: una ferita profonda, demografica e morale, dalla quale però la città seppe risollevarsi, reinventando il proprio ruolo di capitale spirituale e artistica nel pieno della Controriforma.

Accanto a queste storie di rinascita, esistono però città che, una volta colpite, non si sono più davvero risvegliate. Non sono morte del tutto: si sono piuttosto “addormentate”, sospese in una lunga attesa. È il destino che accomuna Mantova (1630), Ferrara (1597), Urbino (1625) e Piacenza (1547): quattro capitali rinascimentali che in momenti diversi hanno perso la loro centralità politica.

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Quando il Mincio si ribellò: il tentativo di prosciugare Mantova nel Trecento

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A volte la storia reale riesce a superare l’immaginazione. È il caso di un episodio poco noto ma straordinario che si svolse alla fine del Trecento, quando ambizioni politiche, ingegneria idraulica e la forza incontrollabile della natura si intrecciarono dando vita a quello che potremmo definire, senza esagerare, un vero e proprio tsunami fluviale.

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La Camera degli Sposi: un capolavoro assoluto del Rinascimento

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La Camera degli Sposi – conosciuta anche come Camera Picta – è un ambiente del Palazzo Ducale di Mantova affrescato da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. È considerata una delle realizzazioni più alte e innovative del Quattrocento italiano, non solo per la perfezione del linguaggio prospettico, ma anche per la profondità narrativa delle scene che coinvolgono la famiglia Gonzaga e la loro corte in un racconto figurativo unico.

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Mantova città verdiana: storia, luoghi e mito di Rigoletto

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Mantova e Rigoletto: una città, un’opera, un mito

Oggi la Rocchetta di Sparafucile è una presenza discreta ma suggestiva: ultimo frammento superstite del sistema difensivo del ponte di San Giorgio, nel corso dei secoli è stata avamposto militare, poi ostello, e oggi attende una nuova destinazione. Ciò che continua a colpire, però, è il suo nome: Sparafucile, l’oste-sicario tra i personaggi più oscuri e memorabili dell’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi.

Non è un caso isolato. A Mantova si incontrano la Casa di Rigoletto, la Cattedrale, il Palazzo del Duca di Mantova (l’attuale Palazzo Ducale): luoghi reali e immaginari che si intrecciano fino a rendere inevitabile la domanda: Mantova è davvero la città verdiana per eccellenza?

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Matteo Maria Boiardo, chi era costui? scopriamolo in un’intervista impossibile a Festivaletteratura

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Tutti o quasi conoscono l’Orlando Furioso e Ludovico Ariosto, meno, molti meno conoscono Matteo Maria Boiardo e il suo Innamoramento di Orlando. Eppure questo poema è davvero molto godibile e il suo autore che era Conte di Scandiano un personaggio davvero divertente.

Ho provato a immaginarlo a spasso per Mantova durante il Festivaletteratura e che mi concedesse un’intervista tra la via Emilia e il West. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di domenica 7 settembre 2025 a pagina 17 .

L’INTERVISTA IMPOSSIBILE a Matteo Maria Boiardo

di Giacomo Cecchin

MANTOVA In città girano scrittori, lettori, appassionati e curiosi: è il Festivaletteratura, bellezza direbbe qualcuno. E tra un tendone e l’altro in piazza Sordello ecco arrivare quello che sembra un cosplayer del Rinascimento. Qualcuno si ferma, lo osserva e poi dice: “Ma tu sei Ludovico Ariosto…”.
Lui lo guarda con sdegno e prova ad andarsene ma noi Matteo Maria Boiardo riusciamo a fermarlo e a convincerlo a rispondere a qualche domanda promettendogli di non fare domande sull’Orlando Furioso (ma si sa come sono i giornalisti…).

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Sant’Antonio Abate a Mantova: il santo del porcellino tra Duomo, Veronese e tradizioni rurali

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Sant’Antonio Abate è da secoli uno dei santi più amati dai mantovani, in particolare da agricoltori, allevatori e da chi viveva – e in parte vive ancora – a stretto contatto con gli animali di campagna. Non è un caso che la sua iconografia tradizionale lo rappresenti circondato dal bestiame e, soprattutto, con accanto un maialino: da qui l’appellativo popolare di “santo del porcellino”.

La sua immagine votiva era spesso appesa nelle stalle come segno di protezione per gli animali, veri e propri “beni di famiglia” nell’economia rurale. Sant’Antonio era invocato contro le malattie del bestiame e come difensore della vita contadina, un ruolo che spiega la diffusione del suo culto in tutta la pianura padana e nelle aree agricole del Mantovano.

Il 17 gennaio e “Sant’Antoni chisüler”

Il 17 gennaio, giorno della sua festa liturgica, era una data molto sentita a Mantova. A testimonianza di questo legame affettuoso, il santo veniva familiarmente chiamato “Sant’Antoni chisüler”. Proprio in questa giornata, infatti, era tradizione preparare il chisöl, una schiacciata semplice ma sostanziosa, legata al mondo contadino e ai ritmi della vita agricola.

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