Tag
15 agosto 1328, 15 août 1328, 15 August 1328, Bonacolsi, Cacciata dei Bonacolsi, camera degli sposi, Camera Picta, Cangrande della Scala, Castel d’Ario, Colpo di stato, comte Ugolin, conte Ugolino, Count Ugolino, coup d’état, Dante Alighieri, Divina Commedia, Domenico Morone, dynastie des Gonzague, expulsion des Bonacolsi, Expulsion of the Bonacolsi, Giacomo Cecchin, Gonzaga, Gonzaga dynasty, Histoire de Mantoue, history of mantua, La Cacciata dei Bonacolsi, Ludovico Gonzaga, Luigi Corradi de Gonzaga, Luigi Gonzaga, Mantoue, Mantoue Renaissance, Mantova, Mantova rinascimentale, Mantua, Passerino Bonacolsi, Renaissance Mantua, storia di mantova, Torre della Fame, Tour de la Faim, Tower of Hunger

Una notte d’agosto
Nella storia di Mantova ci sono date che funzionano come una porta girevole o meglio una sliding door. Prima c’è una città. Dopo ce n’è un’altra.
La notte tra il 15 e il 16 agosto 1328 è una di queste.
Mantova è ancora governata dai Bonacolsi, famiglia potente e temuta. Ma mentre la città è reduce dai festeggiamenti dell’Assunta, un gruppo di congiurati entra in azione. Il momento è scelto con intelligenza: dopo la festa, dopo il vino, dopo la confusione, la guardia può essere più bassa.
E infatti lo è.
A guidare la congiura c’è Luigi Corradi da Gonzaga, poi ricordato come Luigi Gonzaga. Non è un ragazzo impaziente, non è un capitano alla prima avventura, non è un ambizioso qualsiasi. Ha circa sessant’anni. Per il Trecento è un’età importante, quasi da patriarca. Eppure proprio a quell’età riesce a fare quello che forse aveva sognato per tutta la vita: prendere Mantova.
Da quella notte comincia la lunga storia dei Gonzaga al potere. Una storia durata quasi quattro secoli.
Prima dei Gonzaga: i Bonacolsi
Per capire il colpo di Stato bisogna ricordare chi c’era prima.
Prima dei Gonzaga, Mantova era la città dei Bonacolsi. Il nome più celebre è quello di Rinaldo Bonacolsi, detto Passerino, ultimo signore della famiglia. I Bonacolsi avevano governato Mantova per decenni, trasformandola in una signoria cittadina, inserita nei complicati equilibri politici dell’Italia comunale e signorile.
Erano anni in cui le città non vivevano tranquille. Alleanze, tradimenti, imperatori, papi, famiglie rivali, eserciti mercenari e signori vicini rendevano ogni equilibrio provvisorio.
Mantova non faceva eccezione.
I Bonacolsi erano forti, ma non invincibili. Attorno a loro crescevano malcontenti, ambizioni, inimicizie. E tra coloro che osservavano, attendevano e preparavano il momento giusto c’era Luigi Corradi da Gonzaga.
La notte dell’Assunta, quel momento arriva.
Luigi Gonzaga e il sogno di conquistare una città
L’immagine più bella, e anche più umana, è quella di Luigi.
Possiamo immaginarlo da bambino, mentre qualcuno gli chiede: “Tu che cosa vuoi fare da grande?”
Altri avrebbero risposto: il cavaliere, il mercante, il notaio, il capitano.
Lui, nella fantasia, avrebbe potuto rispondere: “Voglio conquistare una città.”
È una battuta, certo. Ma rende bene l’idea. Luigi Gonzaga arriva al potere tardi, dopo una lunga attesa. Non è il giovane eroe che prende il mondo d’assalto. È l’uomo maturo che aspetta, costruisce relazioni, valuta gli alleati, misura i tempi e alla fine colpisce.
E colpisce nel punto giusto.
Nel 1328 prende il potere su Mantova. Non lo fa con una successione ordinata, non con un passaggio elegante di consegne, non con un’investitura da romanzo cavalleresco. Lo fa con un colpo di Stato.
La politica medievale, del resto, raramente aveva i guanti bianchi.
Luigi morirà molti anni dopo, quasi novantenne, lasciando dietro di sé mogli, figli, discendenti e soprattutto una dinastia destinata a cambiare per sempre la storia della città.
La notte della congiura
La scena merita di essere immaginata.
È agosto. Fa caldo. Mantova è una città d’acqua, di ponti, di porte, di piazze, di palazzi fortificati. La festa dell’Assunta ha riempito le strade. Dopo il giorno sacro, arriva la notte politica.
I congiurati entrano da Porta Mulina, punto strategico per l’accesso alla città. Da lì l’azione si sposta verso il cuore del potere: il Palazzo del Capitano, il centro politico e simbolico di Mantova.
Lo scontro è rapido e violento.
Passerino Bonacolsi viene ucciso. La famiglia che aveva retto Mantova esce di scena. I Gonzaga entrano nella storia.
È uno di quei momenti in cui la città cambia padrone, ma anche racconto. Perché da lì in avanti la versione dei fatti sarà scritta dai vincitori. E i vincitori, come si sa, hanno sempre molta fantasia quando devono trasformare un omicidio politico in una liberazione provvidenziale.
Passerino Bonacolsi e il corpo del nemico
La fine di Passerino Bonacolsi è uno degli episodi più cupi e curiosi della storia mantovana.
Secondo la tradizione, il suo corpo mummificato sarebbe stato conservato a lungo nei palazzi dei Gonzaga, addirittura collocato sopra un ippopotamo impagliato.
Sembra una leggenda nera, una di quelle storie che a Mantova piacciono moltissimo perché mescolano potere, superstizione, teatro e macabro. Ma il significato simbolico è chiaro: il nemico sconfitto non viene semplicemente eliminato. Viene trattenuto, esposto, trasformato in ammonimento.
È il potere che dice: guardate che cosa accade a chi perde.
Anche qui la storia diventa racconto. E il racconto diventa memoria politica.
La vendetta nella Torre della Fame di Castel d’Ario
La fine dei Bonacolsi, però, non si consuma soltanto nella notte mantovana del 1328. Dopo la morte di Passerino, la tragedia familiare continua a Castel d’Ario.
Qui entra in scena una delle pagine più nere della vicenda. Secondo la tradizione, alcuni membri della famiglia Bonacolsi furono rinchiusi nella torre interna del castello e lasciati morire di fame. Non è un dettaglio secondario, perché quella torre ancora oggi è ricordata come Torre della Fame.
Durante lavori ottocenteschi furono rinvenuti sette scheletri, attribuiti dalla tradizione locale a tre membri della famiglia Pico della Mirandola e a quattro membri della famiglia Bonacolsi, lasciati morire di fame rispettivamente nel 1321 e nel 1328.
Il meccanismo della vendetta è terribile. Prima erano stati alcuni membri dei Pico a morire nella torre per ordine dei Bonacolsi; dopo la caduta dei Bonacolsi, la stessa sorte sarebbe toccata ai discendenti di Passerino. La politica medievale, quando decideva di chiudere i conti, non aveva bisogno di molte sfumature.
Il riferimento letterario viene quasi da sé: il conte Ugolino nel canto XXXIII dell’Inferno di Dante. Anche lì c’è una torre, anche lì c’è la fame, anche lì c’è una famiglia condannata a una morte lenta e atroce. Ugolino non è un paragone storico diretto, ma è un parallelo potentissimo: la fame come punizione politica, la prigionia come vendetta, il corpo del nemico trasformato in messaggio.
Così la caduta dei Bonacolsi esce dalla cronaca cittadina e diventa qualcosa di più grande: una storia italiana di potere, vendetta e memoria. Mantova ha la sua notte del colpo di Stato; Castel d’Ario conserva il suo epilogo più cupo.
La Cacciata dei Bonacolsi: un film dipinto
Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1494, il marchese Francesco II Gonzaga commissiona a Domenico Morone un grande dipinto dedicato proprio a quell’episodio: La Cacciata dei Bonacolsi.
È passato abbastanza tempo perché il sangue diventi memoria ufficiale.
Il quadro è straordinario perché non racconta un solo momento, ma una sequenza. Sembra quasi un film prima del cinema, oppure una grande tavola a fumetti. Gli eventi si dispongono uno dopo l’altro: l’ingresso dei congiurati, gli scontri in piazza, la vittoria, il ringraziamento religioso.
Tutto è costruito per dire una cosa precisa: i Gonzaga non hanno semplicemente preso il potere. Hanno liberato Mantova.
Naturalmente è una lettura di parte. Ma proprio per questo è interessantissima. Il quadro non è solo una testimonianza artistica. È propaganda dinastica. È il modo in cui una famiglia racconta la propria nascita politica, rendendola solenne, inevitabile, quasi sacra.
Un quadro pieno di anacronismi
Come spesso accade nelle immagini storiche, il dipinto di Morone non va letto come una fotografia.
Nel 1328 la piazza era occupata da un quartiere. La cattedrale ha la facciata gotica del 1400 che oggi non esiste più. La città viene raccontata con gli occhi del Quattrocento, non con quelli del Trecento.
Ma questo non è un difetto.
È proprio il bello del quadro.
Morone non vuole ricostruire archeologicamente l’evento. Vuole renderlo comprensibile, memorabile, politico. Vuole trasformare una congiura cittadina in una scena epica. E per farlo usa la Mantova che conosce, quella del suo tempo, la città ormai pienamente gonzaghesca.
Il passato viene rimesso in scena per parlare al presente.
Cangrande della Scala: l’alleato che voleva vincere due volte
Nella presa di Mantova c’è un altro personaggio decisivo: Cangrande della Scala, signore di Verona.
Cangrande aiuta i Gonzaga, ma non per generosità. Nella politica medievale la generosità era merce rara, e quasi sempre aveva una contropartita.
Il suo obiettivo era probabilmente usare i Gonzaga per indebolire i Bonacolsi e poi ottenere per sé un vantaggio decisivo su Mantova, magari attraverso il riconoscimento imperiale. In sostanza: far fare ad altri il lavoro sporco e poi incassare il risultato.
Il piano però non riesce.
Nel 1329, l’anno successivo alla presa di Mantova, Cangrande muore dopo la conquista di Treviso. Per molto tempo si è parlato di malore, congestione, colpo di calore. Le analisi moderne sui resti hanno invece individuato la presenza di digitale, un potente veleno vegetale e quindi la fantasia storica corre.
Chi lo avvelenò? Perché? E se in quel veleno ci fosse anche l’ombra dei giochi politici nati attorno a Mantova?
Non abbiamo certezze. Ma la domanda resta perfetta per una città che, secoli dopo, avrebbe dato a Shakespeare il farmacista capace di vendere il veleno a Romeo.
Dante non vide i Gonzaga al potere
C’è un dettaglio importante: Dante non parla dei Gonzaga nella Divina Commedia.
Non perché li ignorasse per scelta, ma perché muore nel 1321, sette anni prima della presa del potere da parte di Luigi Corradi. Dante conosce però il mondo politico in cui i Gonzaga si muovono: conosce i Bonacolsi, conosce Mantova, conosce Cangrande della Scala, che lo ospitò a Verona.
Nel XX canto dell’Inferno, parlando della situazione politica mantovana, Dante ricorda l’inganno subito dai Casalodi da parte di Pinamonte Bonacolsi:
“Già fuor le genti sue dentro più spesse,
prima che la mattia da Casalodi
da Pinamonte inganno ricevesse.”
È una terzina severa. Ci ricorda che Mantova, prima ancora dei Gonzaga, era già entrata nella grande letteratura attraverso le sue lotte politiche.
Cangrande, invece, compare nel Paradiso con toni ben più alti. Dante ne parla come del “gran Lombardo”.
La storia, come sempre, dipende anche da chi la racconta.
Dal colpo di Stato alla dinastia
Quella notte d’agosto non fu soltanto la fine dei Bonacolsi. Fu l’inizio di una delle dinastie più importanti del Rinascimento italiano.
I Gonzaga avrebbero trasformato Mantova in una corte europea. Avrebbero chiamato artisti, architetti, musicisti, diplomatici e letterati. Avrebbero costruito palazzi, collezionato meraviglie, intrecciato matrimoni, guerre e alleanze. Avrebbero portato la città da signoria locale a capitale culturale.
Ma all’inizio di tutto non c’è un affresco elegante.
C’è una congiura.
C’è una porta.
C’è una notte d’agosto.
C’è un uomo di sessant’anni che aspetta il momento giusto e decide che il suo tempo è arrivato.
Luigi, Ludovico, Aloisio: un nome solo, molti Gonzaga
C’è poi una curiosità genealogica, ma molto utile per raccontare i Gonzaga: il nome Luigi.
Il primo grande Luigi della famiglia è naturalmente Luigi Corradi da Gonzaga, il protagonista della presa di Mantova del 1328. È lui il fondatore politico della dinastia mantovana: l’uomo che, già avanti con gli anni, riesce a trasformare un’ambizione familiare in un potere cittadino.
Poi il nome ritorna, ma con forme diverse: Luigi, Ludovico, Aloisio, Aluigi. Sono nomi affini, spesso trattati come varianti o forme imparentate. Ed è qui che nasce una piccola confusione, soprattutto per chi guarda la storia dei Gonzaga da fuori Mantova.
Gli storici non mantovani infatti chiamano il nipote di Luigi Ludovico II Gonzaga, signore di Mantova dal 1369 al 1382. Viene considerato “secondo di questo nome” perché prima di lui contano Luigi/Ludovico I, cioè il fondatore del 1328. A questo punto il Ludovico della Camera degli Sposi viene chiamato Ludovico III Gonzaga.
I mantovani si perdono in questa situazione perché per loro Ludovico II (terzo per gli altri) è un marchese giusto e colto mentre Ludovico I (secondo per gli altri) è un crudele fratricida.
Il nome ritorna poi in altri rami della famiglia.
C’è San Luigi Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere nel 1568, figura completamente diversa dal fondatore: non il conquistatore di una città, ma il giovane nobile che rinuncia alla carriera dinastica e militare per entrare nella Compagnia di Gesù.
E c’è Luigi Gonzaga, detto anche Aloisio, signore di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino, figura militare e politica del Cinquecento e nonno di San Luigi. Alla sua discendenza si collegano i rami di Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere e Solferino.
Insomma, nella famiglia Gonzaga il nome Luigi non è solo un nome. È una piccola chiave dinastica. Apre il racconto del potere, della santità, dei rami cadetti, delle confusioni genealogiche e perfino della Camera degli Sposi.
Potremmo dirla così: a Mantova Luigi prende la città; Ludovico la trasforma in corte; San Luigi rinuncia al potere; Aloisio lo porta nei rami di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino.
Quattro modi diversi di portare, più o meno, lo stesso nome.
La storia scritta dai vincitori
La presa del potere dei Gonzaga è un episodio perfetto per capire come funziona la memoria storica.
Per i Bonacolsi fu una tragedia.
Per i Gonzaga fu una liberazione.
Per Morone fu un grande quadro celebrativo.
Per Mantova fu l’inizio di un nuovo racconto.
A distanza di secoli, possiamo guardare quella notte senza dover scegliere per forza una tifoseria. Possiamo riconoscere la violenza del colpo di Stato e, insieme, comprendere l’importanza storica di ciò che ne seguì.
I Gonzaga non nacquero come dinastia raffinata tra quadri, feste e giardini. Nacquero dentro la politica dura del Trecento. Solo dopo arrivarono Mantegna, Giulio Romano, Palazzo Te, le collezioni, la corte, il mito rinascimentale.
Prima del Rinascimento c’è sempre qualcosa di meno elegante.
In questo caso, una presa di potere.
Una città cambia nome senza cambiare mura
Il 16 agosto 1328 Mantova non cambia geografia. Restano le acque, le strade, le porte, le case, le chiese, i palazzi. Ma cambia il centro del potere.
È questo il fascino delle città storiche: sembrano immobili, ma sotto le pietre si muovono rivoluzioni.
Quel giorno Mantova smette lentamente di essere la città dei Bonacolsi e inizia a diventare la città dei Gonzaga.
Non accade tutto in una notte, naturalmente. Le dinastie si costruiscono nel tempo. Ma ogni lunga storia ha bisogno di un primo capitolo. E quello dei Gonzaga comincia così: con una festa religiosa, una congiura notturna, un alleato ingombrante, un signore ucciso, una vendetta consumata nella fame e un nome, Luigi, destinato a ritornare più volte nella storia della famiglia.
Un sogno non proprio innocente.
Ma decisamente riuscito.
Alcuni link per approfondire
1. Post originale – Mantovastoria
Il punto di partenza di questo articolo esteso: la presa del potere dei Gonzaga nella notte dell’Assunta del 1328, Luigi Corradi da Gonzaga, i Bonacolsi, Cangrande della Scala e i riferimenti danteschi.
https://mantovastoria.it/2018/08/15/690-anni-fa-i-gonzaga/
2. Catalogo generale dei Beni Culturali – “Cacciata dei Bonacolsi ed elevazione dei Gonzaga”
Scheda ufficiale del Ministero della Cultura dedicata all’opera collegata al dipinto di Domenico Morone, utile per il riferimento iconografico e storico alla scena della cacciata.
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300150324
3. Treccani – Gonzaga
Scheda enciclopedica sulla famiglia Gonzaga: dalle origini come Corradi di Gonzaga alla presa di Mantova nel 1328, fino allo sviluppo della dinastia. Utile per inquadrare il passaggio da signoria cittadina a grande famiglia rinascimentale.
https://www.treccani.it/enciclopedia/gonzaga/
4. Comune di Castel d’Ario – Il Castello
Fonte ufficiale locale sul castello di Castel d’Ario e sulla Torre della Fame, legata alla tragica fine di membri dei Pico della Mirandola e dei Bonacolsi.
https://www.comune.casteldario.mn.it/it/vivere/il-castello-di-castel-d-ario
5. Treccani – Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova
Scheda utile per il focus sul nome Luigi/Ludovico e sulla numerazione dinastica: Ludovico III è il marchese legato alla Camera degli Sposi di Mantegna.
https://www.treccani.it/enciclopedia/ludovico-iii-gonzaga-marchese-di-mantova_%28Dizionario-Biografico%29/
The Gonzaga Take Mantua: A Night That Changed the City
On the night between 15 and 16 August 1328, Luigi Gonzaga led the conspiracy that ended Bonacolsi rule in Mantua. Starting from that violent turning point, the article follows the rise of the Gonzaga dynasty, the memory shaped by Domenico Morone’s painting, the dark epilogue of Castel d’Ario, and the long story of a family that turned a coup into a Renaissance court.
Les Gonzague prennent Mantoue : une nuit qui changea la ville
Dans la nuit du 15 au 16 août 1328, Luigi Gonzaga mena la conspiration qui mit fin au pouvoir des Bonacolsi à Mantoue. À partir de cet épisode violent, l’article raconte la naissance de la dynastie des Gonzague, la mémoire construite par le tableau de Domenico Morone, le sombre épilogue de Castel d’Ario et l’histoire d’une famille qui transforma un coup d’État en cour de la Renaissance.
La Vie en road: Walking Routes, Stories and Sound Postcards
La Vie en road is a Mikroradio podcast dedicated to walking routes, slow travel and the stories hidden within landscapes. Hosted by Andrea Piazza, it brings together 24 episodes devoted to historic roads, pilgrim paths and cultural itineraries across Italy and Europe. Each episode combines practical information, personal experiences and a deeper look at the territories crossed on foot. A distinctive feature of the podcast is Cartoline sonore, the “sound postcards” curated by Giacomo Cecchin: short narrative stops that explore places, memories, saints, relics, battles, villages and curiosities along the way. The result is not just a guide to walking, but an invitation to listen to the world step by step.
La Vie en road: Walking Routes, Stories and Sound Postcards
La Vie en road is a Mikroradio podcast dedicated to walking routes, slow travel and the stories hidden within landscapes. Hosted by Andrea Piazza, it brings together 24 episodes devoted to historic roads, pilgrim paths and cultural itineraries across Italy and Europe. Each episode combines practical information, personal experiences and a deeper look at the territories crossed on foot. A distinctive feature of the podcast is Cartoline sonore, the “sound postcards” curated by Giacomo Cecchin: short narrative stops that explore places, memories, saints, relics, battles, villages and curiosities along the way. The result is not just a guide to walking, but an invitation to listen to the world step by step.
La Vie en road : chemins, récits et cartes postales sonores
La Vie en road est un podcast de Mikroradio consacré aux chemins, au voyage lent et aux histoires cachées dans les territoires. Animé par Andrea Piazza, il réunit 24 épisodes dédiés aux routes historiques, aux itinéraires de pèlerinage et aux parcours culturels en Italie et en Europe. Chaque épisode associe informations pratiques, expériences personnelles et découverte des lieux traversés à pied. L’un des éléments les plus originaux du podcast est constitué par les Cartoline sonore, les « cartes postales sonores » de Giacomo Cecchin : de courtes étapes narratives consacrées aux lieux, aux mémoires, aux saints, aux reliques, aux batailles, aux villages et aux curiosités rencontrés en chemin. Plus qu’un guide de randonnée, le podcast devient une invitation à écouter le monde pas après pas.









