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Il 14 ottobre 1066 segna una data spartiacque nella storia europea: il normanno Guglielmo il Conquistatore sconfigge il sassone Aroldo II nella battaglia di Hastings.
Prima di quel giorno, però, Guglielmo era conosciuto con un soprannome assai meno glorioso: il Bastardo. Un epiteto che raccontava le sue origini illegittime e che la vittoria militare trasformò in un titolo ben diverso, quello di Conquistatore. Ma non fu solo la spada a compiere il miracolo della reputazione.
Guglielmo comprese una verità che attraversa i secoli: il potere ha bisogno di essere raccontato. La conquista diventa mito solo quando viene narrata, ordinata, mostrata. Oggi lo chiameremmo storytelling; ieri era propaganda visiva.
La prova più straordinaria di questa consapevolezza è il celebre Arazzo di Bayeux: non un vero arazzo, ma un lunghissimo tessuto ricamato che, per quasi 70 metri, racconta l’epopea normanna come un gigantesco fumetto ante litteram.
Dai preparativi dello sbarco in Inghilterra, al passaggio presso il Mont-Saint-Michel, dalla comparsa della cometa di Halley – presagio divino – fino alla morte di Aroldo, tutto concorre a costruire una narrazione coerente, epica, inevitabile.









