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Giacomo Cecchin, Giampaolo Dossena, Isabella d'Este, Ludovico Ariosto, Matteo Maria Boiardo, Orlando Furioso, Orlando innamorato

Nel 2026 celebriamo un anniversario straordinario: 510 anni dalla prima pubblicazione dell’“Orlando Furioso”, il poema in ottave di Lodovico Ariosto, stampato a Ferrara il 22 aprile 1516. Un’opera che non solo segna una vetta della letteratura italiana, ma che nasce in un mondo in pieno fermento: proprio in quell’anno Carlo d’Asburgo diventa re di Spagna, preludio a quel vasto impero su cui “non tramontava mai il sole”. È un tempo di scoperte, di guerre, di rinascite artistiche e intellettuali.
E, tra Ferrara e Mantova, anche di poesia.
Ariosto e la corte di Isabella d’Este
Lodovico Ariosto, gentiluomo ferrarese e cortigiano al servizio del cardinale Ippolito d’Este, era legato a Mantova e alla sua raffinata corte.
Si racconta che Isabella d’Este, marchesa e mecenate colta e coetanea del poeta, ascoltasse in anteprima alcuni canti dell’Orlando Furioso letti dalla viva voce di Ariosto. Ludovico soggiorna a Mantova nella primavera del 1516, portando con sé una “capsa di libri” appena stampati.
Lo racconta una lettera del 5 maggio 1516 di Ippolito Calandra a Federico Gonzaga, allora sedicenne e futuro marchese e poi duca di Mantova:
“Non eri l’altro in questa terra mess. Ludovico Ariosto, gentilhomo ferrarese, quale à portato una capsa di libri la quale à composto sopra Orlando […] et lui l’à intitulato l’Orlando furioso, quale è un bello libro, più bello che l’Innamoramento di Orlando.”
Una piccola ma eloquente testimonianza di come, già nel Rinascimento, gli autori sapessero autopromuoversi e autodistribuire le proprie opere – una sorta di “self publishing” ante litteram.
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