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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Giacomo Cecchin

San Luigi Gonzaga, santo benché gesuita, puro benché Gonzaga a Marengo – mercoledì 22 luglio 2026 ore 21.00

06 lunedì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Conferenze

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Giacomo Cecchin, giardino, La Ghiacciaia, Luigi Gonzaga, Marengo, Marengovive, San Luigi Gonzaga

Quest’anno sono tre secoli dalla canonizzazione di San Luigi Gonzaga e molti mantovani hanno detto la solita frase “Come passa il tempo…”. Eppure Luigi è un santo molto attuale nonostante muoia quel 21 giugno del 1591 a Roma.

Ecco perché diventa interessante provare a fare una sintesi della sua vita tra miracoli, storie familiari e ordini religiosi.
Vi aspettiamo a

LUIGI, SANTO BENCHE’ GESUITA, PURO BENCHE’ GONZAGA con Giacomo Cecchin
Mercoledì 22 luglio 2026 ore 21.00 – Giardino della Ghiacciaia – Marengo (MN)
INGRESSO LIBERO

La storia dei Gonzaga è affascinante perché c’è dentro tutto: dai valorosi ai lestofanti, dai furfanti ai santi. E san Luigi è un personaggio che spicca in questa storia perché diventa santo nonostante: nonostante sia il primogenito con un destino già scritto, nonostante sia un gesuita che è un ordine controverso, nonostante non ci siano più i Gonzaga a spingere per la canonizzazione. Raccontiamo allora in breve la storia di un ragazzo che diventa prima uomo, poi santo e oggi ci dice ancora che scegliere si può e si deve.

Durata 60 minuti

L’incontro è inserito nell’ambito della Rassegna MARENGO VIVE.

Andare a Marengo è ormai una tradizione: ecco gli eventi degli anni scorsi

– Oh che bel castello…a Marengo Vive – mercoledì 16 luglio 2025 ore 21.00

– Mantova, 5 foto che ho di lei, martedì 4 febbraio 2025 ore 21.00 una serata con mostra incorporata

– Come si diventa santi in 60 minuti a Marengo Vive – martedì 9 luglio 2024 ore 21.00

– “I figli del Capitano Verne”: sabato 3 febbraio alle 20.30 a Marengo presso l’Oratorio

– La forza del teatro: raccontare Shakespeare a Marengo Vive – venerdì 14 luglio ore 21.00

– Quando il Mincio mormorava – venerdì 15 luglio ore 21.00 a Marengo

– Mantova, 5 cose che so di lei – venerdì 30 luglio ore 21 a Marengo

Ecco il programma generale

15 curiosità sul Palazzo Ducale di Mantova

05 domenica Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Andrea Mantegna, appartamento dei nani, Basilica di Santa Barbara, camera degli sposi, Camera Picta, Castello di San Giorgio, château Saint-Georges, collections Gonzague, collezioni Gonzaga, Corte Nuova, Corte Vecchia, Dove si trova la Camera degli Sposi?, Ducal Palace, Giacomo Cecchin, Giardino pensile, Gonzaga, Gonzaga collections, Gonzague, isabella d'este, L'Appartamento dei Nani era proprio abitato dai nani di corte?, Mantegna, Mantoue, Mantoue Renaissance, Mantova, Mantova rinascimentale, Mantua, Mantua Ducal Palace, musée du Palais Ducal, museo Palazzo Ducale, Palais Ducal, Palais Ducal de Mantoue, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Palazzo Ducale museum, Quante chiese ci sono all'interno di Palazzo Ducale?, Quante stanze ha Palazzo Ducale?, Quanti sono i giardini pensili di Palazzo Ducale?, Renaissance Mantua, Saint George Castle

La prima domenica del mese Palazzo Ducale di Mantova si può visitare gratuitamente, come tutti i musei statali italiani. È una buona occasione per entrare in una delle regge più grandi d’Europa senza avere scuse: il biglietto non c’è, resta solo il rischio di perdersi tra cortili, sale, giardini pensili e corridoi gonzagheschi.

Per chi invece vuole tornarci con calma, più di una volta e senza l’ansia di “vedere tutto subito”, esiste anche la possibilità dell’abbonamento: una scelta saggia, perché Palazzo Ducale non è un luogo da liquidare in una visita sola. È più simile a una città dentro la città: la prima volta si guarda, la seconda si capisce qualcosa, dalla terza si comincia davvero a orientarsi.

Ecco i costi dell’abbonamento annuale (il biglietto singolo costa 18 euro)
Abbonamento “Amico di Palazzo Ducale” con ingressi illimitati della durata di 365 giorni dalla data di acquisto (con Camera degli Sposi in base alla disponibilità giornaliera) € 25
Abbonamento “Mecenate Ducale” € 100 (oltre agli ingressi illimitati, anche molti altri vantaggi)

E per prepararsi un po’ ecco 15 domande e risposte per orientarsi in un palazzo che voleva essere una città.

1. Palazzo Ducale è davvero un palazzo?

Sì, ma solo se usiamo la parola “palazzo” in un senso molto ampio. Il Palazzo Ducale di Mantova è in realtà un enorme complesso di edifici, cortili, giardini, chiese, corridoi, appartamenti, sale di rappresentanza e passaggi interni realizzato in circa tre secoli.

Più che un singolo edificio, è una città dentro la città. Non a caso viene spesso definito “città-palazzo”. È il risultato di secoli di aggiunte, trasformazioni e collegamenti: ogni generazione ci ha messo mano, ogni Gonzaga ha voluto lasciare un segno, ogni epoca ha aggiunto un pezzo.

Chi entra pensando di visitare “un palazzo” rischia quindi una piccola sorpresa: si tratta di un labirinto vero e proprio.

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Mantova e Siena: dieci storie intrecciate

02 giovedì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Storia Locale

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épée dans la roche, Bernardino da Siena, Curtatone e Montanara, Duccio Balestracci, Giacomo Cecchin, Gonzaga, Gonzague, Guidoriccio da Fogliano, Holy Vessels, Mantoue, Mantova, Mantua, Mont de Piété, Monte di Pietà, Palio, Palio de Sienne, Palio dell'Assunta, Palio della Madonna di Provenzano, Palio di Siena, Pie II, Pio II, Pius II, Sacri Vasi, Saint Aloysius Gonzaga, Saint Bernardin de Sienne, Saint Bernardino of Siena, Saint Catherine of Siena, Saint Galgano, Saint Louis de Gonzague, Sainte Catherine de Sienne, Saints Vases, San Galgano, San Luigi Gonzaga, Santa Caterina da Siena, Siena, Siena Palio, Sienne, spada nella roccia, storia urbana, sword in the stone, urban history

Oggi 2 luglio 2026 a Siena si corre il Palio della Madonna di Provenzano. Non so perché mi affascina e mi appassiona da sempre questa cometa medioevale che torna per due volte durante l’anno. Forse perché Mantova e Siena sono più legate di quando sembri.

Ecco 10 spunti per osservare da vicino i punti di contatto tra Mantova e Siena.

Dai Sacri Vasi al Palio, da Guidoriccio a Curtatone e Montanara

Mantova e Siena sembrano città lontane. Una è distesa nella pianura, circondata dall’acqua del Mincio e dei suoi laghi; l’altra è raccolta sulle colline toscane, costruita in pietra e mattoni attorno alla forma inconfondibile di Piazza del Campo. Una è stata capitale dei Gonzaga, l’altra grande città comunale e repubblicana. Eppure, se si guarda con attenzione, le due città si incontrano molte volte.

Non le unisce una sola storia, ma una costellazione di personaggi, oggetti, devozioni, cavalli, battaglie e memorie civiche. Alcuni legami sono celebri, altri più curiosi, altri ancora si nascondono nei dettagli: un papa senese che soggiorna a Mantova, un condottiero celebrato nel Palazzo Pubblico di Siena e invitato dai Gonzaga, un santo mantovano devoto a Santa Caterina, studenti senesi caduti o feriti nella pianura mantovana durante il Risorgimento.

Questo articolo prova a mettere in fila dieci passaggi. Non per dimostrare che Mantova e Siena siano città “uguali”, ma per mostrare quanto la storia italiana sia fatta di fili che attraversano territori diversi e li collegano in modi spesso inattesi.

1. Due città d’arte dalla forte identità urbana

Mantova e Siena sono due città che conservano un’immagine storica potentissima. Non sono soltanto luoghi ricchi di monumenti, ma organismi urbani in cui la storia continua a farsi spazio nella vita quotidiana.

Siena è inseparabile da Piazza del Campo, dal Palazzo Pubblico, dalla Torre del Mangia, dalla cattedrale con i pali del carroccio di Montaperti, dalle contrade e dal Palio. La città mantiene ancora oggi una forte impronta medievale, non come semplice scenario turistico, ma come struttura profonda della sua identità.

Mantova, a sua volta, si riconosce nei grandi spazi gonzagheschi: Palazzo Ducale, il Castello di San Giorgio, Piazza Sordello, Sant’Andrea, Palazzo Te, i laghi. Qui il Medioevo comunale si intreccia con la lunga stagione della signoria e poi del ducato dei Gonzaga.

Entrambe sono città da leggere lentamente. Le piazze, le chiese, le strade e i palazzi non sono elementi isolati: compongono un racconto. Siena racconta la forza della città comunale e della sua memoria civica; Mantova racconta la costruzione di una corte rinascimentale padana, aperta all’Europa e capace di attirare artisti, architetti, papi, letterati e ambasciatori.

2. I Sacri Vasi e la spada nella roccia

Uno dei confronti più suggestivi tra Mantova e Siena passa attraverso gli oggetti sacri. Oggetti che non sono soltanto reliquie, ma condensano fede, leggenda, identità e memoria.

Mantova custodisce nella basilica di Sant’Andrea la tradizione dei Sacri Vasi, legati al culto del Preziosissimo Sangue di Cristo. La reliquia ha segnato profondamente la storia religiosa della città e ha contribuito anche alla costruzione della sua immagine monumentale. Non è un caso che proprio Sant’Andrea, progettata da Leon Battista Alberti, sia diventata uno dei luoghi simbolici della Mantova rinascimentale.

Nel territorio senese, invece, l’immaginario medievale trova uno dei suoi simboli più potenti nella spada nella roccia di San Galgano, conservata nella Rotonda di Montesiepi. Anche qui un oggetto diventa racconto: non solo memoria di un santo, ma immagine di conversione, rinuncia, cavalleria e spiritualità.

I Sacri Vasi e la spada nella roccia appartengono a tradizioni molto diverse. Tuttavia parlano entrambi di un Medioevo in cui il sacro prendeva forma in oggetti concreti, visibili, venerabili. Mantova e Siena, in questo senso, condividono la capacità di trasformare una reliquia o un simbolo religioso in parte essenziale della propria identità. Senza dimenticare Artù, il Graal e la spada nella roccia.

3. Guidoriccio da Fogliano, tra Siena e il mondo dei Gonzaga

Guidoriccio da Fogliano è una figura che appartiene innanzitutto alla memoria senese. Nato nel territorio reggiano, divenne capitano al soldo di Siena e fu celebrato nell’affresco del Palazzo Pubblico tradizionalmente attribuito a Simone Martini, dove appare a cavallo nel paesaggio di Montemassi.

L’immagine di Guidoriccio è una delle più celebri del Medioevo italiano: il cavaliere solitario, l’armatura, il profilo elegante del cavallo, le colline, gli accampamenti, le bandiere. È una sintesi visiva dell’ideale cavalleresco e della propaganda politica senese.

Il legame con Mantova passa dall’arrivo di Guidoriccio in città per i quattro matrimoni gonzagheschi. Il fondatore Luigi Gonzaga lo invitò a Mantova in occasione delle sue nozze con Novella Malaspina. È un episodio che mette in contatto il celebre condottiero legato a Siena con la corte gonzaghesca nascente. In quel momento, Mantova e Siena si incontrano non attraverso un trattato o una reliquia, ma attraverso il mondo cavalleresco, le armi, le nozze dinastiche e la politica delle signorie.

4. Pio II e la Dieta di Mantova

Uno dei legami più forti tra Siena e Mantova passa da Enea Silvio Piccolomini, nato nel territorio senese e divenuto papa con il nome di Pio II.

Pio II fu umanista, scrittore, diplomatico e pontefice. Il suo nome è legato in modo indissolubile a Pienza, la città ideale nata dalla trasformazione del borgo natale di Corsignano. Ma la sua storia incrocia in modo decisivo anche Mantova.

Nel 1459 Pio II convocò a Mantova una Dieta per promuovere una crociata contro i Turchi dopo la caduta di Costantinopoli. Il progetto non ebbe l’esito sperato, ma per Mantova l’evento fu importantissimo. Per mesi la città divenne un centro della diplomazia europea e ospitò il papa, cardinali, ambasciatori e principi.

Il soggiorno di Pio II ebbe conseguenze profonde. La presenza del papa contribuì a rafforzare il prestigio dei Gonzaga e della città. Mantova cambiò veste per accogliere il pontefice: i Gonzaga lasciarono il Palazzo del Capitano al papa e si trasferirono nel castello. In quegli anni si concentrano episodi fondamentali per l’immagine rinascimentale della città, dalla stagione di Mantegna alla progettazione albertiana di Sant’Andrea e San Sebastiano.

Il papa senese ebbe anche un rapporto diretto con la devozione mantovana. Secondo la tradizione, prestò particolare venerazione ai Sacri Vasi e collegò la reliquia a una sua guarigione dalla podagra. Siena, attraverso Pio II, entra così nel cuore della Mantova rinascimentale: nella politica, nella devozione, nell’arte e nell’architettura.

5. Le collezioni Gonzaga arrivate a Siena

Le città si incontrano anche attraverso gli oggetti. Le opere d’arte viaggiano, passano di mano, vengono vendute, ereditate, disperse, ricomposte in nuove raccolte. Nel caso di Mantova, la dispersione delle collezioni gonzaghesche è uno dei capitoli più dolorosi e affascinanti della sua storia culturale.

Dopo il sacco di Mantova del 1630, il patrimonio artistico della città subì perdite gravissime. Tra le figure che compaiono in questa vicenda c’è Ottavio Piccolomini, generale imperiale, incaricato di registrare danni e perdite subite dalla reggia gonzaghesca. Al suo seguito troviamo il nipote Enea Silvio Piccolomini, nome che richiama inevitabilmente quello del papa senese.

Proprio Enea Silvio Piccolomini acquistò dai lanzichenecchi luterani pezzi importanti delle collezioni gonzaghesche. Alcune di queste opere sono oggi conservate a Siena nella raccolta Spannocchi-Piccolomini.

È un legame concreto e materiale. Non si tratta soltanto di personaggi che passano da una città all’altra, ma di opere nate o raccolte nell’orbita mantovana e poi confluite nel patrimonio senese. In questo modo, una parte della memoria dei Gonzaga continua a vivere lontano da Mantova, dentro un altro racconto urbano e museale.

6. Il Palio e i cavalli dei Gonzaga

Il Palio di Siena è una delle feste popolari più famose d’Italia. Ma nella storia dei palii italiani compare anche Mantova, grazie ai cavalli dei Gonzaga.

La corte mantovana fu celebre per l’allevamento dei cavalli. I Gonzaga investirono molto in questa tradizione, non solo per ragioni militari o di prestigio cortigiano, ma anche per la partecipazione alle corse e ai palii. I cavalli mantovani erano apprezzati e potevano correre in varie città italiane.

Il legame con Siena è particolarmente suggestivo. Il Palio non era soltanto una gara: era spettacolo pubblico, festa cittadina, competizione simbolica. Far correre un cavallo legato alla corte gonzaghesca significava portare il nome di Mantova dentro uno degli spazi rituali più intensi della vita senese.

È un collegamento diverso dagli altri, meno istituzionale e più vivido. Qui non ci sono soltanto papi, santi o condottieri, ma cavalli, folla, colori, rumore di zoccoli, orgoglio cittadino. Mantova entra a Siena attraverso la festa e la competizione, con il prestigio dei suoi allevamenti e della sua corte.

7. Risorgimento: gli studenti senesi a Curtatone e Montanara

Nel Risorgimento il legame tra Mantova e Siena assume un tono civile e patriottico. La battaglia di Curtatone e Montanara, combattuta il 29 maggio 1848, è uno degli episodi più importanti della Prima guerra d’indipendenza.

In territorio mantovano combatterono volontari toscani, tra cui studenti universitari senesi. Nell’aprile del 1848 professori, assistenti e studenti dell’Università di Siena formarono una compagnia della Guardia Universitaria per partecipare alla guerra. A Curtatone e Montanara il Battaglione Universitario Toscano fu sconfitto e costretto a ripiegare, ma riuscì a ritardare l’avanzata austriaca, contribuendo indirettamente alla vittoria piemontese di Goito del giorno successivo.

Questa pagina unisce Mantova e Siena in modo profondo. La pianura mantovana diventa luogo di sacrificio per giovani provenienti dalla Toscana. La memoria senese entra così nella storia risorgimentale mantovana.

Ancora oggi questa vicenda vive nei monumenti, nelle lapidi, nelle commemorazioni. È una memoria di studenti, professori e volontari che lasciarono le aule universitarie per prendere parte alla costruzione dell’Italia. In questo caso il filo tra le due città non passa dalla corte o dalla Chiesa, ma dall’idea moderna di patria.

8. Santa Caterina, Osanna Andreasi e San Luigi Gonzaga

Il rapporto religioso tra Siena e Mantova è ricchissimo. Al centro c’è anzitutto Santa Caterina da Siena, una delle figure più importanti della spiritualità italiana ed europea. Mistica domenicana, donna di preghiera ma anche di azione politica, Caterina scrisse lettere a papi, sovrani e autorità, intervenne nelle questioni del suo tempo e divenne un modello di santità attiva.

A Mantova, una figura che può essere accostata a Caterina è la beata Osanna Andreasi. Anche Osanna fu laica domenicana, mistica, donna di intensa spiritualità e di forte presenza nella vita cittadina. Fu legata alla corte dei Gonzaga e, secondo la tradizione, ebbe un ruolo di consigliera morale e spirituale. Venne beatificata nel 1515 anche grazie all’impegno di Isabella d’Este.

L’accostamento tra Caterina e Osanna mostra una linea comune: la spiritualità femminile che non resta chiusa nello spazio privato, ma entra nella città, nella politica, nella carità, nella memoria collettiva.

A questo legame si aggiunge un episodio particolarmente bello: il passaggio di San Luigi Gonzaga a Siena. Il giovane principe mantovano, futuro santo gesuita, fu grande devoto di Santa Caterina. Durante un suo viaggio verso Roma, sostò a Siena e rese omaggio alla santa. Secondo la tradizione, servì messa nell’oratorio accanto alla cella di Caterina e parlò a un gruppo di giovani con grande fervore.

9. Bernardino da Siena a Mantova

Un altro legame diretto tra le due città passa da San Bernardino da Siena. Nato a Massa Marittima da famiglia senese, Bernardino fu uno dei più grandi predicatori francescani del Quattrocento. Viaggiò instancabilmente per l’Italia, parlando nelle piazze, richiamando alla pace, alla carità, alla lotta contro l’usura e alla riforma dei costumi.

Bernardino fu chiamato a Mantova nel 1421 da Paola Malatesta, moglie di Gianfrancesco Gonzaga, per predicare la Quaresima. Le sue prediche ebbero grande risonanza in città e nel contado. Il suo passaggio lasciò segni nella memoria urbana, a cominciare dal trigramma IHS, il nome di Gesù iscritto nel sole, ancora visibile in alcuni punti della città.

La presenza di Bernardino a Mantova è importante anche per il rapporto con la corte gonzaghesca. Paola Malatesta progettò con lui il convento delle Clarisse e la chiesa di Santa Paola, dedicata al Corpus Domini.

Così Siena arriva a Mantova attraverso una voce: quella di un predicatore capace di parlare alle folle, di usare immagini semplici e potenti, di trasformare la predicazione in intervento sulla vita concreta della città.

10. I Monti di Pietà

L’ultimo legame riguarda un tema meno appariscente, ma fondamentale per capire la vita urbana: il credito, l’usura, la povertà e la carità.

Nel Quattrocento i Monti di Pietà nacquero come istituzioni pensate per offrire prestiti su pegno a basso interesse, cercando di contrastare l’usura. Erano luoghi in cui economia, religione e politica cittadina si incontravano.

A Mantova il Monte di Pietà fu fondato nel 1484 da fra’ Bernardino da Feltre, con il concorso finanziario di Francesco II Gonzaga, di nobili e mercanti. L’obiettivo era offrire un’alternativa ai prestiti usurari e intervenire in modo concreto su un problema sociale molto sentito.

A Siena, già nel 1476, era nato il Monte Pio, poi destinato a entrare nella lunga storia del Monte dei Paschi. Anche qui si vede come le città italiane cercassero strumenti per regolare il credito, sostenere chi era in difficoltà e controllare un settore delicatissimo della vita economica.

Mantova e Siena condividono dunque anche questa storia: non solo grandi personaggi e grandi eventi, ma istituzioni nate per rispondere ai bisogni concreti delle persone. La storia delle città passa anche da qui: dai debiti, dai pegni, dalle botteghe, dai banchi, dalle famiglie in difficoltà, dalle soluzioni inventate per tenere insieme economia e solidarietà.

Conclusione: seguire i fili

Mantova e Siena non sono città gemelle. Hanno paesaggi diversi, storie politiche diverse, forme urbane diverse. Proprio per questo il loro dialogo è interessante.

A unirle non è una somiglianza immediata, ma una rete di fili: i Sacri Vasi e la spada nella roccia, Guidoriccio e il mondo dei condottieri, Pio II e la Dieta di Mantova, le collezioni gonzaghesche arrivate a Siena, i cavalli dei Gonzaga nel clima dei palii, gli studenti senesi a Curtatone e Montanara, Santa Caterina, Osanna Andreasi, San Luigi Gonzaga, Bernardino da Siena, i Monti di Pietà.

Sono storie diverse, ma insieme costruiscono una mappa. Una mappa fatta di viaggi, devozioni, battaglie, opere d’arte, reliquie, cavalli, predicatori e memorie civiche.

Forse il modo migliore per raccontare il rapporto tra Mantova e Siena è proprio questo: non cercare una sola origine, ma seguire gli intrecci. Perché la storia delle città italiane è spesso così: non una linea dritta, ma una trama fitta, piena di ritorni, coincidenze e scoperte.

Giacomo Cecchin

Alcuni link per approfondire

Mantova e Siena: due città, una storia parallela
Un precedente approfondimento di Mantova Storia sui legami tra le due città, con una cronologia parallela tra santi, Gonzaga, Bernardino da Siena e Monti di Pietà.
https://mantovastoria.it/2016/02/27/mantova-e-siena-due-citta-una-storia-parallela/

Preziosissimo Sangue e Sacri Vasi – Diocesi di Mantova
Pagina della Diocesi di Mantova dedicata alla reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo e ai Sacri Vasi conservati nella basilica di Sant’Andrea.
https://www.diocesidimantova.it/storia-e-territorio/preziosissimo-sangue-e-sacri-vasi/

San Galgano e la spada nella roccia
Approfondimento sull’eremo di Montesiepi, l’abbazia di San Galgano e la tradizione della spada nella roccia nel territorio senese.
https://www.sangalgano.info/spada_it.html

Guidoriccio da Fogliano – Museo Civico di Siena
Scheda del Museo Civico di Siena dedicata al celebre affresco di Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi, nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico.
https://museocivico.comune.siena.it/opere/guidoriccio-fogliano-assedio-montemassi

Pio II e la Dieta di Mantova nei Registri Vaticani
Approfondimento del Centro Studi Pientini sulla Dieta di Mantova del 1459, convocata da papa Pio II per promuovere la crociata contro gli Ottomani.
https://www.centrostudipientini.it/wordpress/la-dieta-di-mantova-nei-registri-vaticani/

I cavalli dei Gonzaga – Centro Palazzo Te
Pagina dedicata al mito dei cavalli gonzagheschi, elemento centrale del prestigio della corte mantovana e della cultura equestre rinascimentale.
https://www.centropalazzote.it/il-mito-dei-cavalli-gonzagheschi-2/

Il Palio di Siena – sito ufficiale del Comune di Siena
Pagina ufficiale dedicata al Palio, con sezioni su storia, corse, contrade, tutela del cavallo, palii recenti e guida ufficiale.
https://palio.comune.siena.it/

Curtatone e Montanara – Università di Siena
Pagina dell’Università di Siena dedicata alla memoria ottocentesca dell’Ateneo, con riferimento agli studenti senesi e alla battaglia di Curtatone e Montanara.
https://www.unisi.it/ateneo/storia-dellateneo/il-percorso-storico-museale/sala-5-lottocento-la-citt%C3%A0-si-stringe-attorno

San Bernardino da Siena a Mantova
Approfondimento sul passaggio di San Bernardino a Mantova nel 1421, chiamato da Paola Malatesta Gonzaga per predicare la Quaresima.
https://www.sanfrancescomantova.it/bernardino-e-paola/

Monte di Pietà di Mantova
Scheda storica sul Monte di Pietà di Mantova, fondato nel 1484 dopo la predicazione di Bernardino da Feltre.
https://www.monspietatis.org/it/montipieta/view/monte_pieta_mantova.html?p=6

Mantua and Siena, Interwoven Histories

Mantua and Siena are linked by a surprising network of people, symbols and memories. From the Holy Vessels to the sword in the stone of San Galgano, from Pius II and Guidoriccio da Fogliano to the Gonzaga horses racing in the Palio, the two cities meet across the centuries. Their connection continues into the Risorgimento, with the Senese students who fought at Curtatone and Montanara.

Mantoue et Sienne, histoires croisées

Mantoue et Sienne sont unies par un réseau inattendu de personnages, de symboles et de mémoires. Des Saints Vases à l’épée dans la roche de San Galgano, de Pie II à Guidoriccio da Fogliano, des chevaux des Gonzague courant au Palio jusqu’aux étudiants siennois engagés à Curtatone et Montanara, les deux villes se rencontrent à travers les siècles.

Luglio 2026: la caccia alla Balena dalla camera dello Zodiaco

01 mercoledì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Storia Locale

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Calendario, calendario 2026, Giacomo Cecchin, Giovanna Caleffi, luglio 2026, Mantovastoria

La caccia alla Balena dipinta da Giulio Romano nella sala dello Zodiaco, sopra il camino e in corrispondenza del segno zodiacale dei Pesci. L’artista immagina il cetaceo come un mostro marino probabilmente non avendolo mai visto mentre invece realizza perfettamente l’elefante e il cammello che troviamo nella precedente camera di Amore e Psiche.

Tra i santi e le ricorrenze di questo mese legate alla Diocesi ma non solo ricordo:

2 luglio Palio della Madonna di Provenzano
9 luglio Beato Giovanni Cacciafronte
18 Festa del Redentore a Venezia
25 luglio San Giacomo Maggiore
27 luglio San Simeone

Qui trovate i calendari degli anni passati

Calendario 2025 UNA CARTOLINA DA MANTOVA

Calendario 2024 CHIESE E SANTI MANTOVANI

Calendario 2023 MANTOVA SEGRETA

Calendario 2022 I GONZAGA

Buon anno SANTO!

“La guida che insegna a perdersi: la Mantova estrosa di Piero Genovesi”

28 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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Ci sono libri che nascono per accompagnare il viaggiatore. Altri, più rari, accompagnano il cittadino a ritrovare la propria città. La Guida estrosa di Mantova di Piero Genovesi appartiene a questa seconda famiglia: non è soltanto un libretto da tenere in tasca per orientarsi fra vie, chiese e palazzi, ma un piccolo invito a cambiare passo, a guardare Mantova con occhi meno frettolosi, più disponibili alla sorpresa.

Lo avevo già segnalato nell’articolo di MantovaStoria del 14 novembre 2017 : la guida di Genovesi accostata alla Guida di Mantova di Ercolano Marani, ma per distinguerla. Dove Marani è preciso, puntuale, quasi “pignolo” nel senso migliore del termine, Genovesi è estroso, evocativo, suggestivo. Non inutile, ma utile in un altro modo. Non guida soltanto nello spazio: guida nello sguardo.

L’estrosa messo in evidenza nel titolo

Il titolo, in fondo, è già una dichiarazione di poetica. Guida estrosa non significa guida capricciosa o superficiale. Significa guida libera. Una guida che non procede soltanto per schede ordinate, ma per impressioni, memorie, scorci, deviazioni, ritorni. Piero Genovesi non rinuncia alla storia, ma la scioglie dentro il piacere della passeggiata. La città non viene presentata come un museo immobile, bensì come un organismo vivo, attraversato da voci, ombre, ricordi, stratificazioni.

La prima edizione del 1963

La prima edizione uscì nel 1963 per le Edizioni Cocai. Nel 1978 il testo venne ripreso e ampliato dalla Banca Agricola Mantovana con il titolo Guida estrosa di Mantova. Con la giunta di altri luoghi e memorie. È significativo che il libro abbia avuto questa seconda vita editoriale: una guida così legata al gusto del racconto e alla memoria locale non si esaurisce con la sua prima pubblicazione. Può essere ripresa, accresciuta, riaperta. Come certe passeggiate mantovane, che non finiscono mai davvero perché ogni volta portano a notare un dettaglio diverso.

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Luigi Gonzaga Vs Cangrande della Scala…un’intervista doppia su MCG – Mantova Chiama Garda

20 sabato Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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E se potessimo intervistare due nemici/amici come Luigi Gonzaga e Cangrande della Scala che cosa ne uscirebbe? Io me la sono immaginata stile interviste de Le Iene, uno scambio di battute senza esclusione di colpi perché la politica è così da sempre: davanti alleati e dietro le quinte coltelli.

Provate a leggere e a vedere come vi sembrano e soprattutto a decidere con chi andreste in vacanza.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2026/Luglio 2026

LUIGI CORRADI DE’ GONZAGA

VS …CANGRANDE DELLA SCALA

Da contadino a signore, da alleato a futuro problema… l’Italia del Trecento è roba da duri. Altro che Game of Thrones.

A cura di Giacomo Cecchin

Benvenuti nell’Italia del Trecento: niente social, niente telegiornali, niente conferenze stampa.

Solo città armate, famiglie rivali, alleanze fragili e colpi di scena degni di una serie TV.

Da una parte Luigi Gonzaga, uomo pratico, ambizioso, appena diventato signore di Mantova dopo aver tolto di mezzo i Bonacolsi. Dall’altra Cangrande della Scala, signore di Verona, condottiero, politico spietato e alleato tanto utile quanto ingombrante.

Li abbiamo messi uno davanti all’altro per una intervista doppia senza filtri, tra politica, tradimenti, rivalità territoriali, fiumi, banchetti e qualche cadavere lasciato nella storia.

Come ti chiami?

LUIGI: Luigi Corradi de Gonzaga… e adesso anche “Signore di Mantova”, grazie.

CANGRANDE: Cangrande della Scala. Il nome basta, il resto è silenzio.

Cosa fai nella vita?

LUIGI: Faccio quello che serve. Ho zappato, commerciato… ora comando.

CANGRANDE: Conquisto. Quando non ammazzo i miei nemici, li metto a libro paga.

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Luigi e Francesco: una scelta che diventa missione – giovedì 18 giugno ore 21.00 al Convento di Santa Maria a Castiglione delle Stiviere

14 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Conferenze

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Giacomo Cecchin torna a Castiglione delle Stiviere dopo aver parlato dei Gonzaga di Castiglione delle Stiviere per un focus su San Luigi Gonzaga Mantova in questo Anno Aloisiano (e ringrazio ancora Barbara Bicelli e la parrocchia di Castiglione delle Stiviere per l’invito).

In questa occasione metteremo a confronto Luigi (3 secoli dalla canonizzazione) e Francesco (8 secoli dalla morte) per scoprire che se all’apparenza sono due santi molto lontani anche solo pensando all’ordine Francescano e ai Gesuiti sono molto più simili di quello che si pensa.

Vi aspettiamo quindi a
“LUIGI E FRANCESCO: LA SCELTA DIVENTA MISSIONE” ore 21.00
con Giacomo Cecchin alla voce e il M° Antonio D’Alessandro alle corde
Convento di Santa Maria a Castiglione delle Stiviere
DURATA 60 MINUTI circa

Grazie a Unità Pastorale Aloisiana, Città di Castiglione delle Stiviere, Gruppo Presepe Vivente, Festa di San Luigi Gonzaga, Fondazione Comunità Mantovana

L’iniziativa si svolge nell’ambito dell’Anno Aloisiano 1726/2026

Qui trovate il programma completo https://www.diocesidimantova.it/news/festa-di-san-luigi-gonzaga/

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Quelli che il Festivaletteratura…una pagina doppia su MCG – Mantova Chiama Garda

12 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Quest’anno il Festivaletteratura compie 30 anni e ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 1997 quando si tenne la prima edizione. Però alcune cose non cambiano mai come ad esempio il rapporto di amore (assoluto) e odio (intermittente) per la manifestazione. Mi sono divertito allora a raccogliere alcune frasi fatte che al Festivaletteratura si sentono quasi ogni anno.

Provate a leggere e a vedere se anche voi ne avete pronunciata almeno qualcuna o se ne aggiungereste altre.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2026/Luglio 2026

QUELLI CHE IL FESTIVALETTERATURA

5 frasi che si sentono spesso a Mantova…

di Giacomo Cecchin

Nei cinque giorni del Festivaletteratura Mantova viene inondata da una marea di gente che si muove all’unisono al ritmo degli incontri e della fiumana dei volontari in maglietta blu. La manifestazione è arrivata alla edizione n. 30 eppure tra i mantovani continuano a sentirsi delle frasi che, ripetute ogni anno, raccontano una sorta di fenomenologia dei “nativi” al Festivaletteratura. Ecco 5 gruppi di lettori o non lettori individuati dalle frasi che ne rappresentano l’essenza. Sono categorie mobili, perché il mantovano può passare dall’una all’altra in una mattina, secondo la coda trovata, il caldo, l’autore ascoltato e il posto libero al bar.

Quelli che il Festival era meglio l’anno scorso

Il Festival migliore è sempre quello dell’anno prima: più gente, più volontari, autori più famosi. I mantovani di questa categoria ne parlano come quando per stigmatizzare i cambiamenti climatici si dice “Non ci sono più le mezze stagioni”. Non è importante che in effetti l’edizione precedente sia stata davvero migliore (e come si fa a fare una vera classifica?) ma fondamentale è poter vivere in questa atmosfera nostalgica e soprattutto far capire a chi viene per la prima volta a Mantova che “Sì, il Festival è un successo, ma se l’avessi visto gli anni scorsi o quelli prima…”. Pronunciano la frase con un programma piegato in quattro, fingendo di non guardarlo, perché loro sanno già tutto e ricordano un incontro leggendario in cui, giurano, non si trovava nemmeno una sedia libera.
Categoria: I Nostalgici, quelli del “non ci sono più le mezze stagioni”.

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I Mantovani sono emiliani di cattivo umore?

07 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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La domanda mi è venuta in mente leggendo Jean Cocteau che dice che “I Francesi sono italiani di cattivo umore” e scoprendo che esiste una versione lombarda della filastrocca che inizia “Veneziani gran signori” (alla fine sarò più chiaro).

E non nasce per caso. Perché i mantovani, noi mantovani siamo strani. Geograficamente, culturalmente, gastronomicamente. Siamo un’intersezione: lombardi per la carta d’identità, veneti perché confinanti, emiliani per affinità.

Vi invito a fare un esperimento incrociando un mantovano:
Provate a dare del veneto a un mantovano: si irrigidisce.
Provate a dargli del veronese: si offende.
Provate a dargli dell’emiliano: dipende.

Dipende da come glielo dite.
Dipende da che zona della provincia viene.
Dipende soprattutto se in tavola ci sono tortelli di zucca, agnoli, salame, mostarda, Lambrusco, Grana Padano o Parmigiano Reggiano che sono piatti che parlano il linguaggio universale della Pianura Padana di qua e di là del Po.

Perché Mantova è fatta così: una moneta a due facce.
Due volte festeggia l’Unità d’Italia: la destra Mincio nel 1861 con tutti gli altri, Mantova e la sinistra Mincio nel 1866 insieme al veneto.
Produce tutte e due i formaggi più famosi del mondo: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

Forse è per questo che se la guardate sulla mappa la provincia di Mantova ha una forma triangolare, sembra una fetta di formaggio duro — grana se siete sinistra Po o parmigiano se siete destra Po — infilata di taglio tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Una scaglia padana incastrata fra tre mondi che la tirano per la giacca.

Ma perché tristi? Perché la domanda i mantovani sono emiliani di cattivo umore?

L’idea, in fondo, è una variazione padana su Jean Cocteau, che diceva che i francesi sono italiani di cattivo umore (e allo stesso gli italiani sono francesi di buon umore). L’applicazione a Mantova nasce dagli ultimi versi della filastrocca veneta in salsa lombarda.

Venesiani gran signori,
Padovani gran dottori,
Vicentini magna gatti,
Veronesi tutti matti,
Bergamaschi brusa Cristi,
Mantovani tutti tristi.

Ecco dove sono i mantovani tutti tristi.
Che poi se volessimo cambiare la metrica e la rima ci danno una mano perché la filastrocca funziona anche così:

Mantovani brusa Cristi,
Bergamaschi tutti tristi.

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Casting per il Duca di Mantova: da Federico II a Vincenzo I

06 sabato Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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C’è una domanda che mi faccio spesso quando penso a Rigoletto: ma il Duca di Mantova di Verdi chi sarebbe, tra i Gonzaga?

La risposta più corretta, naturalmente, sarebbe: nessuno.

Il Duca del Rigoletto non ha nome. È un personaggio nato da un altro personaggio teatrale. Prima di arrivare a Verdi, infatti, la vicenda era quella de Le roi s’amuse di Victor Hugo, ambientata alla corte di Francesco I di Francia. Poi arrivò la censura austriaca a Venezia, il re diventò duca, Parigi diventò Mantova e il sovrano libertino fu trasformato in un anonimo Duca di Mantova.

Anonimo, appunto.

Eppure è proprio quell’anonimato che ci permette di giocare. Perché se Verdi non ci dice chi sia, noi mantovani possiamo provare a immaginarlo. Possiamo guardare la storia dei Gonzaga, aprire il sipario e chiederci: chi reggerebbe davvero quel ruolo?

Io da sempre dico Federico II che è la risposta più naturale. E’ il primo duca di Mantova, vive nella prima metà del Cinquecento (lo stesso periodo di Francesco I che tra l’altro conosce di persona), ha intorno una corte raffinatissima e porta con sé l’immaginario più forte della Mantova rinascimentale. Se dovessi rispondere da storico o da guida turistica direi Federico II.

Perché Federico II è il Duca che si vede: Palazzo Te, gli affreschi di Giulio Romano, la sensualità colta, la città del desiderio trasformata in architettura e affresco. È la scelta più immediata, più elegante, più “mantovana”.

Ma poi ho provato a cambiare prospettiva e mi mi sono messo nei panni di un regista.

Non devo più scegliere il Gonzaga giusto ma il Duca da mandare in scena.

E allora facciamo davvero il casting.

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