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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Giacomo Cecchin

Giulio Romano e l’alternanza scuola-lavoro nella bottega di Raffaello

02 mercoledì Set 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Prima degli stage c’erano le botteghe. Alcune avevano maestri piuttosto qualificati.

Prima di diventare il Giulio Romano che conosciamo a Mantova, quello di Palazzo Te, delle stanze che sembrano muoversi e delle architetture che giocano con le regole, Giulio Pippi è un ragazzo che entra in bottega.

Non una bottega qualunque, naturalmente. La bottega di Raffaello.

Oggi siamo abituati a separare molto le cose: prima si studia, poi si lavora; prima si imparano le basi, poi si entra nei luoghi dove quelle basi devono diventare decisioni, responsabilità, mestiere. Nel Rinascimento questa distinzione era molto meno netta. La formazione avveniva dentro il lavoro, vicino ai materiali, ai disegni, ai cartoni, alle pareti da dipingere, ai committenti da soddisfare e ai maestri da osservare senza perdere troppo tempo a fare domande inutili.

La bottega non era un’aula, ma nemmeno una semplice officina. Era un mondo organizzato, con gerarchie, abitudini, compiti, fiducia costruita giorno per giorno. Un giovane imparava guardando e facendo, copiando e correggendo, preparando e rifinendo, fino a quando la mano diventava abbastanza sicura da meritare parti più importanti del lavoro. La teoria non mancava, ma passava attraverso la pratica. E la pratica, quando il maestro si chiamava Raffaello, voleva dire stare dentro uno dei cantieri più decisivi dell’arte europea.

Giulio Romano nasce a Roma intorno al 1499. Quando entra nell’orbita di Raffaello, si trova in una città che nei primi decenni del Cinquecento sembra voler raccogliere in sé tutto: l’antico, il papato, le ambizioni dei grandi committenti, la competizione fra artisti, la memoria di ciò che era stato e il desiderio di apparire ancora più grande. Per un ragazzo dotato, Roma poteva essere una scuola formidabile. Anche un posto dove sentirsi molto piccoli, almeno all’inizio.

Imparare dentro un nome più grande

Raffaello nasce a Urbino nel 1483 e muore a Roma nel 1520, a soli trentasette anni. In un tempo breve, quasi ingiusto, diventa una delle figure centrali del Rinascimento. Le Stanze Vaticane, le Madonne, i ritratti, i progetti romani: tutto concorre a costruire l’immagine di un artista capace di unire grazia, chiarezza e monumentalità con una naturalezza che, come spesso accade, era probabilmente il risultato di moltissimo lavoro.

Per Giulio, crescere in quella bottega significa imparare dentro un nome più grande del proprio. Non è una condizione facile. Da un lato offre protezione, occasioni, prestigio. Dall’altro rischia di trattenere l’allievo in una specie di zona d’ombra, dove ogni merito sembra appartenere prima di tutto al maestro.

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Settembre 2025: la storia di Davide e Golia dalla Loggia d’onore di Palazzo Te

01 martedì Set 2026

Posted by mantovastoria in Storia Locale

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Calendario, calendario 2026, Giacomo Cecchin, Giovanna Caleffi, Mantovastoria, settembre 2026

Tra tante storie tratte dalla mitologia a Palazzo Te troviamo anche episodi biblici come la storia di Davide. Nell’immagine di copertina vediamo Davide che sta per decapitare Golia che si tiene la fronte dopo essere stato colpito dalla pietra scagliata dal frombolo del giovane pastore.

Tra i santi e le ricorrenze di questo mese legate alla Diocesi ma non solo ricordo:

22 settembre San Maurizio
26 settembre Santi Cosma e Damiano
29 settembre Santi Arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele

Qui trovate i calendari degli anni passati

Calendario 2025 UNA CARTOLINA DA MANTOVA

Calendario 2024 CHIESE E SANTI MANTOVANI

Calendario 2023 MANTOVA SEGRETA

Calendario 2022 I GONZAGA

Buon anno SANTO!

Mantova è un mappamondo – giovedì 10 settembre 2026 ore 18.00, una passeggiata che parte da Corso Umberto I, 34 a Mantova

31 lunedì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Itinerari

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Durante il Festivaletteratura ma fuori dal Festivaletteratura, una passeggiata disordinata e circolare con Giacomo Cecchin che parte dal negozio MAPPAMONDO di corso Umberto I e finisce al negozio MAPPAMONDO sempre in corso Umberto I a Mantova.

Ecco i dettagli

Mantova è un Mappamondo
Giovedì 10 settembre – h 18:00

Una passeggiata nel centro storico con Giacomo Cecchin, storico e divulgatore culturale, tra nomi, storie e connessioni che legano questa città al resto del mondo. Una sorta di cammino urbano in 10 tappe per riscoprire Mantova.

Ritrovo h. 17:45 in C.so Umberto I, 34 – A seguire, rientro in negozio e aperitivo.

Ingresso libero – prenotazione consigliata – tel: 0376 196 0619 – 340 8122580

MAPPAMONDO – LA BOTTEGA DEL COMMERCIO – EQUO E SOLIDALE – ON EARTH

Mantua Is a Map of the World

A walk through Mantua’s historic centre becomes a journey across the world. Together with Giacomo Cecchin, historian and cultural communicator, participants will discover names, stories, curiosities and unexpected connections linking the city to distant places and cultures. An invitation to look at familiar streets with fresh eyes and discover how much of the world can be found within Mantua.

Mantoue est une mappemonde

Une promenade dans le centre historique de Mantoue se transforme en véritable voyage autour du monde. Avec Giacomo Cecchin, historien et médiateur culturel, les participants découvriront des noms, des histoires, des curiosités et des liens inattendus qui relient la ville à des lieux et des cultures lointaines. Une invitation à regarder les rues familières d’un œil nouveau et à découvrir combien de monde se cache au cœur de Mantoue.

La Vie en road di Andrea Piazza: cammini, storie e cartoline sonore

30 domenica Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Itinerari, Mostre

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Tag

Andrea Piazza, cammini italiani, cammini spirituali, Cammino di San Benedetto, Cammino di Santiago, cartes postales sonores, Cartoline sonore, chemins historiques, chemins italiens, chemins spirituels, cultural trekking, Giacomo Cecchin, historic routes, Italia Coast to Coast, Italian walking routes, La Vie en road, local stories, Mikroradio, pèlerinages, pellegrinaggi, pilgrimages, podcast de randonnée, podcast de voyage, podcast di viaggio, podcast sui cammini, randonnée culturelle, récits des territoires, Sentiero Italia, slow tourism, slow travel, sound postcards, spiritual paths, storie dei territori, tourisme lent, travel podcast, trekking culturale, turismo lento, Via Francigena, Via Vandelli, viaggio lento, vie storiche, voyage lent, walking podcast

Camminare, ascoltare, raccontare

Ci sono viaggi che si fanno con le scarpe.
Altri si fanno con le orecchie.

La Vie en road ideato e condotto da Andrea Piazza è il podcast di Mikroradio dedicato al mondo dei cammini.

Ogni puntata parte da un cammino, una strada storica, un itinerario spirituale o civile. Ma non si limita a dire quanti chilometri sono, dove si parte, dove si arriva e che cosa bisogna mettere nello zaino.

Il podcast prova a fare qualcosa di più interessante: raccontare che cosa succede quando un territorio viene attraversato lentamente.

Perché un cammino non è mai soltanto una linea su una mappa. È un insieme di paesi, santuari, ponti, pievi, boschi, reliquie, battaglie, leggende, cibi, dialetti, incontri e storie che riemergono passo dopo passo.

Dove ascoltare il podcast

Il podcast si può ascoltare dalla pagina ufficiale di Mikroradio:

La Vie en road Podcast
https://www.mikroradio.it/podcast/la-vie-en-road-podcast/

La trasmissione è dedicata ai cammini e accompagna gli ascoltatori tra itinerari, ospiti, consigli, musica e approfondimenti culturali.

Andrea Piazza: la radio accesa lungo il cammino

A condurre La Vie en road è Andrea Piazza.

La sua è una passione nata dall’incontro tra radio, trekking e cammini. Non una radio da studio chiuso, ma una radio che ha bisogno di aria, strada e scarpe sporche.

Andrea porta nel podcast il punto di vista di chi ama mettersi in viaggio davvero: preparare lo zaino, scegliere una traccia, misurare le energie, ascoltare chi ha già camminato prima di noi.

Il risultato è una trasmissione che parla a chi cammina, ma anche a chi vorrebbe iniziare; a chi conosce già i grandi itinerari e a chi, invece, scopre che dietro un nome come Via Vandelli, Via Francigena, Cammino di San Benedetto o Sentiero Italia c’è un mondo intero da attraversare.

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Visita alla cupola di Sant’Andrea – Domenica 13 settembre 2026 Visita guidata con Giacomo Cecchin

29 sabato Ago 2026

Posted by mantovastoria in Itinerari

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Giacomo Cecchin

Ecco un’altra possibilità di VISITA ALLA CUPOLA della Basilica di Sant’Andrea.

DOMENICA 13 SETTEMBRE – Visita guidata con GIACOMO CECCHIN

1° GRUPPO – Ritrovo davanti alla Basilica alle 14:15 – Ingresso ore 14:30

2° GRUPPO – Ritrovo davanti alla Basilica alle 15:45 – Ingresso ore 16:00

LA VISITA
188 gradini per salire a circa 40 metri d’altezza

Visita con elmetto di sicurezza – Caschetto fornito all’ingresso

Accesso al tamburo della cupola – con gli affreschi di Giorgio Anselmi

Camminamento esterno – con panorama a 360° su Mantova

⚠️ NON ADATTO A CHI SOFFRE DI VERTIGINI

Massimo 18 persone per gruppo

COSTO € 20 a persona per ingresso e guida

PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
CATIA – +39 349 1364992

Passeggiando per i 70 comuni con Renzo Dall’Ara: una guida, una bicicletta e una provincia che è cambiata

28 venerdì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli

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Un libretto, un adesivo e una bicicletta

Ci sono libri che non entrano nella nostra vita come “grandi libri”.

Non hanno copertine memorabili, non stanno nelle vetrine delle librerie, non ricevono premi, non diventano oggetti da collezione. Entrano in casa in silenzio, magari attraverso un ente pubblico, una biblioteca, un ufficio turistico, una fiera, un regalo.

Poi, però, restano.

Per me uno di questi libri è “Mantova, Passeggiando per i 70 comuni alla scoperta di fiumi, laghi, canali, borghi, corti, pievi e campanili dell’antica terra di Virgilio e dei Gonzaga”.

Titolo lunghissimo, quasi una pedalata.

Era un volumetto di 144 pagine, pubblicato nel 1984 dall’Amministrazione Provinciale di Mantova e dall’Ente Provinciale per il Turismo, stampato da Publi Paolini. In quarta di copertina c’era anche la sponsorizzazione Gubela. Nella mia copia, a renderlo davvero mio, avevo applicato un adesivo con scritto CECCHIN, realizzato da mio padre.

Lo stesso tipo di adesivo che avevo anche sulla bicicletta.

E infatti quel libro, per me, è legato alla bicicletta.

Avevo sedici anni e lo usai come una guida per scoprire la provincia insieme a un amico. Non era ancora il tempo delle app, dei navigatori, delle tracce GPX, dei percorsi cicloturistici perfettamente confezionati. C’erano le cartine, i nomi dei paesi, le strade provinciali, un po’ di incoscienza e quella sensazione bellissima di andare lontano anche restando dentro i confini di casa.

La provincia come avventura

A sedici anni la provincia non è una categoria amministrativa.

È un’avventura.

Partire da Castellucchio, prendere la bici e andare a vedere un altro comune mantovano significava già uscire dal proprio mondo. Alcuni paesi sembravano vicinissimi sulla carta, ma lontanissimi nella percezione.

Ricordo ancora lo sconforto ironico nello scoprire che abitavo nel Medio Mantovano. Avrei preferito distinguermi nell’Alto o nel Basso. Invece niente: medio. Una parola che suona già come un compromesso geografico.

Poi però il libro spiegava che Castellucchio aveva “un impianto territoriale molto articolato per la presenza di frazioni con una loro storia”. E allora anche quel “medio” diventava interessante. Perché dietro ogni comune, anche il più apparentemente normale, c’erano frazioni, corti, pievi, canali, campanili, storie minori.

Era questo il bello del volume di Renzo Dall’Ara: non trattava la provincia come periferia della città. La trattava come un territorio da attraversare e da capire.

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Giulio Romano “il moderno”: trasformare senza demolire ovvero il maquillage rinascimentale di Mantova

26 mercoledì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantova, Storia Locale

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Giulio Romano non arriva a Mantova con il piccone.

Arriva con un mestiere molto più difficile: la capacità di guardare quello che esiste già e capire che cosa potrebbe diventare.

Demolire, in fondo, è un gesto semplice. Drastico, rumoroso, qualche volta necessario, ma semplice. Si cancella una cosa e se ne costruisce un’altra. Trasformare invece richiede più attenzione. Bisogna capire dove mettere le mani, quali vincoli rispettare, quali regole forzare, quali parti lasciare in ombra e quali, invece, portare finalmente alla luce.

Giulio Romano fa esattamente questo. Non cancella Mantova e non prova a rifarla a immagine di Roma, che pure era stata la sua grande scuola. Preferisce lavorare su quello che trova: una città di corte, d’acqua e di potere, già ricca di memoria, ma desiderosa di assumere un volto nuovo.

Per questo il termine “maquillage” può essere utile, se non lo intendiamo come una cosa leggera o superficiale. Non si tratta di mettere un po’ di trucco sulle rughe della città. Giulio interviene sull’immagine profonda di Mantova, sul modo in cui la corte gonzaghesca vuole presentarsi, sulla capacità degli edifici e delle stanze di diventare racconto politico.

A Mantova non fa semplicemente il pittore ma il regista. Diventa, poco alla volta, l’uomo che aiuta la città a immaginarsi diversa.

Un moderno che non ha bisogno delle macerie

Quando diciamo “moderno” pensiamo spesso a una rottura. Prima c’è il vecchio, poi arriva il nuovo e spazza via tutto, possibilmente con una certa soddisfazione. È una tentazione molto diffusa anche oggi, quando basta cambiare un logo, una facciata o il nome di un ufficio per sentirsi già proiettati nel futuro. A volte funziona; più spesso il futuro, dopo qualche settimana, assomiglia moltissimo al passato, solo con un carattere tipografico diverso.

Giulio Romano è moderno in un altro modo.

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La città che cambia: la Rotonda di San Lorenzo tra vedere e non vedere

24 lunedì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari, Storia Locale

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Una città immobile? Solo in apparenza

Noi mantovani abbiamo spesso un’idea molto precisa della città: Mantova è sempre stata così.

Piazza Erbe è sempre stata Piazza Erbe.
La Rotonda di San Lorenzo è sempre stata lì.
La Torre dell’Orologio è sempre stata davanti a noi.
Il profilo della città è quello e non può cambiare.

È un’illusione comprensibile. Le città storiche sembrano immobili perché cambiano lentamente. Ma cambiano. Eccome se cambiano.

A volte cambiano aggiungendo qualcosa.
A volte togliendo.
A volte nascondendo.
A volte facendo riapparire ciò che sembrava perduto.

Mantova è piena di luoghi che funzionano così: li guardiamo come se fossero eterni, ma in realtà sono il risultato di apparizioni, sparizioni, demolizioni, restauri, dimenticanze e riscoperte.

Partiamo ad esempio alla Rotonda di San Lorenzo.

Oggi la vediamo tutti, in Piazza Erbe. Ma non è sempre stato così.

Per secoli c’è chi l’ha vista.
C’è chi non poteva ancora vederla.
C’è chi l’ha vista senza sapere che un giorno sarebbe scomparsa.
C’è chi le è passato accanto senza accorgersi che era nascosta dentro altre case.
E poi ci siamo noi, che la vediamo ogni giorno e rischiamo di non guardarla più.

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Mantova letteraria: una passeggiata tra scrittori, viaggiatori e poeti

23 domenica Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari, Storia Locale

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Una città da leggere a piedi

Ci sono città che si visitano guardando i monumenti.
Altre si capiscono meglio leggendo le parole di chi le ha attraversate.

Mantova appartiene a entrambe le categorie.

È città d’acqua, di palazzi, di piazze, di torri, di cortili e di chiese. Ma è anche una città piena di voci: poeti nati qui, scrittori passati di qui, viaggiatori più o meno benevoli, autori che l’hanno trasformata in luogo letterario, personaggi che l’hanno resa scenario, rifugio, esilio, farmacia, memoria.

Una passeggiata letteraria serve proprio a questo: non soltanto a spostarsi da un luogo all’altro, ma a cambiare modo di guardare.

Non è una visita guidata tradizionale. È una guida nello sguardo.

Le guide letterarie, da Giampaolo Dossena a Maurer e Maurer, hanno insegnato che un luogo può essere letto come una pagina: ci sono frasi da ritrovare, personaggi da evocare, citazioni da verificare, errori da perdonare e dettagli da far parlare. Il post originale di Mantovastoria su Robert Byron ricordava proprio alcuni testi di riferimento per una Mantova letteraria: I luoghi letterari di Giampaolo Dossena, la Guida letteraria dell’Italia di Maurer e Maurer e anche il Fai da te di Dossena, che contiene una passeggiata sulle tracce del Baldus di Teofilo Folengo.

E allora partiamo.

Non dal centro, ma da un ingresso.

Il Ponte dei Mulini: Robert Byron entra in città

Il punto di partenza è il Ponte dei Mulini.

Qui entra in scena Robert Byron, scrittore e viaggiatore inglese, autore di Europe in the Looking Glass, tradotto in italiano come L’Europa vista dal parabrezza.

Nel 1925 Byron arriva a Mantova in automobile. L’ingresso non è proprio poetico nel senso da cartolina. È caotico, rumoroso, quasi animalesco. Byron descrive un “ponte coperto stretto e buio” dove regna una confusione indescrivibile, tra carretti e mandrie spaventate. Quel ponte era il Ponte dei Mulini, poi bombardato durante la Seconda guerra mondiale e mai più ricostruito nella sua forma originaria.

C’è anche una svista irresistibile: Byron scrive di aver attraversato il Po entrando a Mantova, ma naturalmente si trattava del Mincio. Anche i grandi viaggiatori, ogni tanto, sbagliano fiume.

È un inizio perfetto: Mantova appare non come città immobile e silenziosa, ma come luogo vivo, trafficato, rumoroso, confuso. Una città che si conquista entrando, inciampando, osservando male e poi correggendo lo sguardo.

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Come sembrare mantovano durante il Festivaletteratura…5 semplici mosse da mettere in pratica su MCG – Mantova Chiama Garda

20 giovedì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Durante Festivaletteratura Mantova cambia volto, ma i mantovani restano fedeli alle proprie abitudini. Tra biciclette lanciate nella folla, necrologi letti al bar, lamentele sui parcheggi e antiche ferite mai dimenticate, ecco cinque mosse ironiche per confondersi tra i nativi e vivere il Festival con autentico spirito mantovano.

Provate a leggere e a verificare se siete anche voi mantovani dentro oppure no.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Agosto 2026/Settembre 2026

COME SEMBRARE MANTOVANO DURANTE IL FESTIVALETTERATURA

Per chi desiderasse mimetizzarsi tra i nativi proponiamo cinque semplici mosse da mettere in pratica

DI GIACOMO CECCHIN

A settembre Mantova entrerà nel pieno della trentesima edizione di Festivaletteratura. Per cinque giorni il centro storico cambierà volto: le piazze si riempiranno di incontri, i cortili dei palazzi accoglieranno scrittori e lettori e persino le code sembreranno accettabili.

Gli autori ospiti, gli editori, i volontari e soprattutto i lettori non mantovani si riconoscono facilmente. Passeggiano per il centro con il programma stretto tra le mani, lo sguardo sognante e una certa apprensione per l’evento successivo.

È quasi impossibile scambiarli per abitanti del posto. Per chi desiderasse mimetizzarsi tra i nativi e non essere immediatamente identificato come forestiero, proponiamo dunque cinque semplici mosse da mettere in pratica.

Il suggerimento è di sperimentarne almeno una al giorno, così da arrivare preparati alla prossima edizione.

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