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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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I Gonzaga prendono Mantova: storia di un colpo di Stato, di un sogno e di una città (698 anni fa) che cambia padrone tra il 15 e 16 agosto 1328

16 domenica Ago 2026

Posted by mantovastoria in Gonzaga, Storia Locale

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Una notte d’agosto

Nella storia di Mantova ci sono date che funzionano come una porta girevole o meglio una sliding door. Prima c’è una città. Dopo ce n’è un’altra.

La notte tra il 15 e il 16 agosto 1328 è una di queste.

Mantova è ancora governata dai Bonacolsi, famiglia potente e temuta. Ma mentre la città è reduce dai festeggiamenti dell’Assunta, un gruppo di congiurati entra in azione. Il momento è scelto con intelligenza: dopo la festa, dopo il vino, dopo la confusione, la guardia può essere più bassa.

E infatti lo è.

A guidare la congiura c’è Luigi Corradi da Gonzaga, poi ricordato come Luigi Gonzaga. Non è un ragazzo impaziente, non è un capitano alla prima avventura, non è un ambizioso qualsiasi. Ha circa sessant’anni. Per il Trecento è un’età importante, quasi da patriarca. Eppure proprio a quell’età riesce a fare quello che forse aveva sognato per tutta la vita: prendere Mantova.

Da quella notte comincia la lunga storia dei Gonzaga al potere. Una storia durata quasi quattro secoli.

Prima dei Gonzaga: i Bonacolsi

Per capire il colpo di Stato bisogna ricordare chi c’era prima.

Prima dei Gonzaga, Mantova era la città dei Bonacolsi. Il nome più celebre è quello di Rinaldo Bonacolsi, detto Passerino, ultimo signore della famiglia. I Bonacolsi avevano governato Mantova per decenni, trasformandola in una signoria cittadina, inserita nei complicati equilibri politici dell’Italia comunale e signorile.

Erano anni in cui le città non vivevano tranquille. Alleanze, tradimenti, imperatori, papi, famiglie rivali, eserciti mercenari e signori vicini rendevano ogni equilibrio provvisorio.

Mantova non faceva eccezione.

I Bonacolsi erano forti, ma non invincibili. Attorno a loro crescevano malcontenti, ambizioni, inimicizie. E tra coloro che osservavano, attendevano e preparavano il momento giusto c’era Luigi Corradi da Gonzaga.

La notte dell’Assunta, quel momento arriva.

Luigi Gonzaga e il sogno di conquistare una città

L’immagine più bella, e anche più umana, è quella di Luigi.

Possiamo immaginarlo da bambino, mentre qualcuno gli chiede: “Tu che cosa vuoi fare da grande?”

Altri avrebbero risposto: il cavaliere, il mercante, il notaio, il capitano.

Lui, nella fantasia, avrebbe potuto rispondere: “Voglio conquistare una città.”

È una battuta, certo. Ma rende bene l’idea. Luigi Gonzaga arriva al potere tardi, dopo una lunga attesa. Non è il giovane eroe che prende il mondo d’assalto. È l’uomo maturo che aspetta, costruisce relazioni, valuta gli alleati, misura i tempi e alla fine colpisce.

E colpisce nel punto giusto.

Nel 1328 prende il potere su Mantova. Non lo fa con una successione ordinata, non con un passaggio elegante di consegne, non con un’investitura da romanzo cavalleresco. Lo fa con un colpo di Stato.

La politica medievale, del resto, raramente aveva i guanti bianchi.

Luigi morirà molti anni dopo, quasi novantenne, lasciando dietro di sé mogli, figli, discendenti e soprattutto una dinastia destinata a cambiare per sempre la storia della città.

La notte della congiura

La scena merita di essere immaginata.

È agosto. Fa caldo. Mantova è una città d’acqua, di ponti, di porte, di piazze, di palazzi fortificati. La festa dell’Assunta ha riempito le strade. Dopo il giorno sacro, arriva la notte politica.

I congiurati entrano da Porta Mulina, punto strategico per l’accesso alla città. Da lì l’azione si sposta verso il cuore del potere: il Palazzo del Capitano, il centro politico e simbolico di Mantova.

Lo scontro è rapido e violento.

Passerino Bonacolsi viene ucciso. La famiglia che aveva retto Mantova esce di scena. I Gonzaga entrano nella storia.

È uno di quei momenti in cui la città cambia padrone, ma anche racconto. Perché da lì in avanti la versione dei fatti sarà scritta dai vincitori. E i vincitori, come si sa, hanno sempre molta fantasia quando devono trasformare un omicidio politico in una liberazione provvidenziale.

Passerino Bonacolsi e il corpo del nemico

La fine di Passerino Bonacolsi è uno degli episodi più cupi e curiosi della storia mantovana.

Secondo la tradizione, il suo corpo mummificato sarebbe stato conservato a lungo nei palazzi dei Gonzaga, addirittura collocato sopra un ippopotamo impagliato.

Sembra una leggenda nera, una di quelle storie che a Mantova piacciono moltissimo perché mescolano potere, superstizione, teatro e macabro. Ma il significato simbolico è chiaro: il nemico sconfitto non viene semplicemente eliminato. Viene trattenuto, esposto, trasformato in ammonimento.

È il potere che dice: guardate che cosa accade a chi perde.

Anche qui la storia diventa racconto. E il racconto diventa memoria politica.

La vendetta nella Torre della Fame di Castel d’Ario

La fine dei Bonacolsi, però, non si consuma soltanto nella notte mantovana del 1328. Dopo la morte di Passerino, la tragedia familiare continua a Castel d’Ario.

Qui entra in scena una delle pagine più nere della vicenda. Secondo la tradizione, alcuni membri della famiglia Bonacolsi furono rinchiusi nella torre interna del castello e lasciati morire di fame. Non è un dettaglio secondario, perché quella torre ancora oggi è ricordata come Torre della Fame.

Durante lavori ottocenteschi furono rinvenuti sette scheletri, attribuiti dalla tradizione locale a tre membri della famiglia Pico della Mirandola e a quattro membri della famiglia Bonacolsi, lasciati morire di fame rispettivamente nel 1321 e nel 1328.

Il meccanismo della vendetta è terribile. Prima erano stati alcuni membri dei Pico a morire nella torre per ordine dei Bonacolsi; dopo la caduta dei Bonacolsi, la stessa sorte sarebbe toccata ai discendenti di Passerino. La politica medievale, quando decideva di chiudere i conti, non aveva bisogno di molte sfumature.

Il riferimento letterario viene quasi da sé: il conte Ugolino nel canto XXXIII dell’Inferno di Dante. Anche lì c’è una torre, anche lì c’è la fame, anche lì c’è una famiglia condannata a una morte lenta e atroce. Ugolino non è un paragone storico diretto, ma è un parallelo potentissimo: la fame come punizione politica, la prigionia come vendetta, il corpo del nemico trasformato in messaggio.

Così la caduta dei Bonacolsi esce dalla cronaca cittadina e diventa qualcosa di più grande: una storia italiana di potere, vendetta e memoria. Mantova ha la sua notte del colpo di Stato; Castel d’Ario conserva il suo epilogo più cupo.

La Cacciata dei Bonacolsi: un film dipinto

Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1494, il marchese Francesco II Gonzaga commissiona a Domenico Morone un grande dipinto dedicato proprio a quell’episodio: La Cacciata dei Bonacolsi.

È passato abbastanza tempo perché il sangue diventi memoria ufficiale.

Il quadro è straordinario perché non racconta un solo momento, ma una sequenza. Sembra quasi un film prima del cinema, oppure una grande tavola a fumetti. Gli eventi si dispongono uno dopo l’altro: l’ingresso dei congiurati, gli scontri in piazza, la vittoria, il ringraziamento religioso.

Tutto è costruito per dire una cosa precisa: i Gonzaga non hanno semplicemente preso il potere. Hanno liberato Mantova.

Naturalmente è una lettura di parte. Ma proprio per questo è interessantissima. Il quadro non è solo una testimonianza artistica. È propaganda dinastica. È il modo in cui una famiglia racconta la propria nascita politica, rendendola solenne, inevitabile, quasi sacra.

Un quadro pieno di anacronismi

Come spesso accade nelle immagini storiche, il dipinto di Morone non va letto come una fotografia.

Nel 1328 la piazza era occupata da un quartiere. La cattedrale ha la facciata gotica del 1400 che oggi non esiste più. La città viene raccontata con gli occhi del Quattrocento, non con quelli del Trecento.

Ma questo non è un difetto.

È proprio il bello del quadro.

Morone non vuole ricostruire archeologicamente l’evento. Vuole renderlo comprensibile, memorabile, politico. Vuole trasformare una congiura cittadina in una scena epica. E per farlo usa la Mantova che conosce, quella del suo tempo, la città ormai pienamente gonzaghesca.

Il passato viene rimesso in scena per parlare al presente.

Cangrande della Scala: l’alleato che voleva vincere due volte

Nella presa di Mantova c’è un altro personaggio decisivo: Cangrande della Scala, signore di Verona.

Cangrande aiuta i Gonzaga, ma non per generosità. Nella politica medievale la generosità era merce rara, e quasi sempre aveva una contropartita.

Il suo obiettivo era probabilmente usare i Gonzaga per indebolire i Bonacolsi e poi ottenere per sé un vantaggio decisivo su Mantova, magari attraverso il riconoscimento imperiale. In sostanza: far fare ad altri il lavoro sporco e poi incassare il risultato.

Il piano però non riesce.

Nel 1329, l’anno successivo alla presa di Mantova, Cangrande muore dopo la conquista di Treviso. Per molto tempo si è parlato di malore, congestione, colpo di calore. Le analisi moderne sui resti hanno invece individuato la presenza di digitale, un potente veleno vegetale e quindi la fantasia storica corre.

Chi lo avvelenò? Perché? E se in quel veleno ci fosse anche l’ombra dei giochi politici nati attorno a Mantova?

Non abbiamo certezze. Ma la domanda resta perfetta per una città che, secoli dopo, avrebbe dato a Shakespeare il farmacista capace di vendere il veleno a Romeo.

Dante non vide i Gonzaga al potere

C’è un dettaglio importante: Dante non parla dei Gonzaga nella Divina Commedia.

Non perché li ignorasse per scelta, ma perché muore nel 1321, sette anni prima della presa del potere da parte di Luigi Corradi. Dante conosce però il mondo politico in cui i Gonzaga si muovono: conosce i Bonacolsi, conosce Mantova, conosce Cangrande della Scala, che lo ospitò a Verona.

Nel XX canto dell’Inferno, parlando della situazione politica mantovana, Dante ricorda l’inganno subito dai Casalodi da parte di Pinamonte Bonacolsi:

“Già fuor le genti sue dentro più spesse,
prima che la mattia da Casalodi
da Pinamonte inganno ricevesse.”

È una terzina severa. Ci ricorda che Mantova, prima ancora dei Gonzaga, era già entrata nella grande letteratura attraverso le sue lotte politiche.

Cangrande, invece, compare nel Paradiso con toni ben più alti. Dante ne parla come del “gran Lombardo”.

La storia, come sempre, dipende anche da chi la racconta.

Dal colpo di Stato alla dinastia

Quella notte d’agosto non fu soltanto la fine dei Bonacolsi. Fu l’inizio di una delle dinastie più importanti del Rinascimento italiano.

I Gonzaga avrebbero trasformato Mantova in una corte europea. Avrebbero chiamato artisti, architetti, musicisti, diplomatici e letterati. Avrebbero costruito palazzi, collezionato meraviglie, intrecciato matrimoni, guerre e alleanze. Avrebbero portato la città da signoria locale a capitale culturale.

Ma all’inizio di tutto non c’è un affresco elegante.

C’è una congiura.

C’è una porta.

C’è una notte d’agosto.

C’è un uomo di sessant’anni che aspetta il momento giusto e decide che il suo tempo è arrivato.

Luigi, Ludovico, Aloisio: un nome solo, molti Gonzaga

C’è poi una curiosità genealogica, ma molto utile per raccontare i Gonzaga: il nome Luigi.

Il primo grande Luigi della famiglia è naturalmente Luigi Corradi da Gonzaga, il protagonista della presa di Mantova del 1328. È lui il fondatore politico della dinastia mantovana: l’uomo che, già avanti con gli anni, riesce a trasformare un’ambizione familiare in un potere cittadino.

Poi il nome ritorna, ma con forme diverse: Luigi, Ludovico, Aloisio, Aluigi. Sono nomi affini, spesso trattati come varianti o forme imparentate. Ed è qui che nasce una piccola confusione, soprattutto per chi guarda la storia dei Gonzaga da fuori Mantova.

Gli storici non mantovani infatti chiamano il nipote di Luigi Ludovico II Gonzaga, signore di Mantova dal 1369 al 1382. Viene considerato “secondo di questo nome” perché prima di lui contano Luigi/Ludovico I, cioè il fondatore del 1328. A questo punto il Ludovico della Camera degli Sposi viene chiamato Ludovico III Gonzaga.

I mantovani si perdono in questa situazione perché per loro Ludovico II (terzo per gli altri) è un marchese giusto e colto mentre Ludovico I (secondo per gli altri) è un crudele fratricida.

Il nome ritorna poi in altri rami della famiglia.

C’è San Luigi Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere nel 1568, figura completamente diversa dal fondatore: non il conquistatore di una città, ma il giovane nobile che rinuncia alla carriera dinastica e militare per entrare nella Compagnia di Gesù.

E c’è Luigi Gonzaga, detto anche Aloisio, signore di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino, figura militare e politica del Cinquecento e nonno di San Luigi. Alla sua discendenza si collegano i rami di Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere e Solferino.

Insomma, nella famiglia Gonzaga il nome Luigi non è solo un nome. È una piccola chiave dinastica. Apre il racconto del potere, della santità, dei rami cadetti, delle confusioni genealogiche e perfino della Camera degli Sposi.

Potremmo dirla così: a Mantova Luigi prende la città; Ludovico la trasforma in corte; San Luigi rinuncia al potere; Aloisio lo porta nei rami di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino.

Quattro modi diversi di portare, più o meno, lo stesso nome.

La storia scritta dai vincitori

La presa del potere dei Gonzaga è un episodio perfetto per capire come funziona la memoria storica.

Per i Bonacolsi fu una tragedia.
Per i Gonzaga fu una liberazione.
Per Morone fu un grande quadro celebrativo.
Per Mantova fu l’inizio di un nuovo racconto.

A distanza di secoli, possiamo guardare quella notte senza dover scegliere per forza una tifoseria. Possiamo riconoscere la violenza del colpo di Stato e, insieme, comprendere l’importanza storica di ciò che ne seguì.

I Gonzaga non nacquero come dinastia raffinata tra quadri, feste e giardini. Nacquero dentro la politica dura del Trecento. Solo dopo arrivarono Mantegna, Giulio Romano, Palazzo Te, le collezioni, la corte, il mito rinascimentale.

Prima del Rinascimento c’è sempre qualcosa di meno elegante.

In questo caso, una presa di potere.

Una città cambia nome senza cambiare mura

Il 16 agosto 1328 Mantova non cambia geografia. Restano le acque, le strade, le porte, le case, le chiese, i palazzi. Ma cambia il centro del potere.

È questo il fascino delle città storiche: sembrano immobili, ma sotto le pietre si muovono rivoluzioni.

Quel giorno Mantova smette lentamente di essere la città dei Bonacolsi e inizia a diventare la città dei Gonzaga.

Non accade tutto in una notte, naturalmente. Le dinastie si costruiscono nel tempo. Ma ogni lunga storia ha bisogno di un primo capitolo. E quello dei Gonzaga comincia così: con una festa religiosa, una congiura notturna, un alleato ingombrante, un signore ucciso, una vendetta consumata nella fame e un nome, Luigi, destinato a ritornare più volte nella storia della famiglia.

Un sogno non proprio innocente.

Ma decisamente riuscito.

Alcuni link per approfondire

1. Post originale – Mantovastoria
Il punto di partenza di questo articolo esteso: la presa del potere dei Gonzaga nella notte dell’Assunta del 1328, Luigi Corradi da Gonzaga, i Bonacolsi, Cangrande della Scala e i riferimenti danteschi.
https://mantovastoria.it/2018/08/15/690-anni-fa-i-gonzaga/

2. Catalogo generale dei Beni Culturali – “Cacciata dei Bonacolsi ed elevazione dei Gonzaga”
Scheda ufficiale del Ministero della Cultura dedicata all’opera collegata al dipinto di Domenico Morone, utile per il riferimento iconografico e storico alla scena della cacciata.
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300150324

3. Treccani – Gonzaga
Scheda enciclopedica sulla famiglia Gonzaga: dalle origini come Corradi di Gonzaga alla presa di Mantova nel 1328, fino allo sviluppo della dinastia. Utile per inquadrare il passaggio da signoria cittadina a grande famiglia rinascimentale.
https://www.treccani.it/enciclopedia/gonzaga/

4. Comune di Castel d’Ario – Il Castello
Fonte ufficiale locale sul castello di Castel d’Ario e sulla Torre della Fame, legata alla tragica fine di membri dei Pico della Mirandola e dei Bonacolsi.
https://www.comune.casteldario.mn.it/it/vivere/il-castello-di-castel-d-ario

5. Treccani – Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova
Scheda utile per il focus sul nome Luigi/Ludovico e sulla numerazione dinastica: Ludovico III è il marchese legato alla Camera degli Sposi di Mantegna.
https://www.treccani.it/enciclopedia/ludovico-iii-gonzaga-marchese-di-mantova_%28Dizionario-Biografico%29/

The Gonzaga Take Mantua: A Night That Changed the City

On the night between 15 and 16 August 1328, Luigi Gonzaga led the conspiracy that ended Bonacolsi rule in Mantua. Starting from that violent turning point, the article follows the rise of the Gonzaga dynasty, the memory shaped by Domenico Morone’s painting, the dark epilogue of Castel d’Ario, and the long story of a family that turned a coup into a Renaissance court.

Les Gonzague prennent Mantoue : une nuit qui changea la ville

Dans la nuit du 15 au 16 août 1328, Luigi Gonzaga mena la conspiration qui mit fin au pouvoir des Bonacolsi à Mantoue. À partir de cet épisode violent, l’article raconte la naissance de la dynastie des Gonzague, la mémoire construite par le tableau de Domenico Morone, le sombre épilogue de Castel d’Ario et l’histoire d’une famille qui transforma un coup d’État en cour de la Renaissance.

La Vie en road: Walking Routes, Stories and Sound Postcards

La Vie en road is a Mikroradio podcast dedicated to walking routes, slow travel and the stories hidden within landscapes. Hosted by Andrea Piazza, it brings together 24 episodes devoted to historic roads, pilgrim paths and cultural itineraries across Italy and Europe. Each episode combines practical information, personal experiences and a deeper look at the territories crossed on foot. A distinctive feature of the podcast is Cartoline sonore, the “sound postcards” curated by Giacomo Cecchin: short narrative stops that explore places, memories, saints, relics, battles, villages and curiosities along the way. The result is not just a guide to walking, but an invitation to listen to the world step by step.

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La Vie en road : chemins, récits et cartes postales sonores

La Vie en road est un podcast de Mikroradio consacré aux chemins, au voyage lent et aux histoires cachées dans les territoires. Animé par Andrea Piazza, il réunit 24 épisodes dédiés aux routes historiques, aux itinéraires de pèlerinage et aux parcours culturels en Italie et en Europe. Chaque épisode associe informations pratiques, expériences personnelles et découverte des lieux traversés à pied. L’un des éléments les plus originaux du podcast est constitué par les Cartoline sonore, les « cartes postales sonores » de Giacomo Cecchin : de courtes étapes narratives consacrées aux lieux, aux mémoires, aux saints, aux reliques, aux batailles, aux villages et aux curiosités rencontrés en chemin. Plus qu’un guide de randonnée, le podcast devient une invitation à écouter le monde pas après pas.

Mantova, la Firenze low cost che sorprende gli inglesi

04 martedì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Grand Tour, Itinerari

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Io dico spesso che Mantova è una Firenze low cost.

Non perché valga meno, naturalmente. Ma perché offre palazzi, chiese, affreschi, corti rinascimentali e grandi protagonisti della storia dell’arte senza le folle, le code e i prezzi di Firenze.

In un recente articolo pubblicato sul Times, la giornalista britannica Helen Pickles racconta Mantova come «l’alternativa senza folla a Firenze che probabilmente non avete mai visitato». Il testo, che ho scoperto grazie alla Voce di Mantova, ha questo titolo “The crowd-free alternative to Florence you’ve probably never been to” è stato pubblicato sul Times venerdì 31 luglio 2026 (ecco il link dove leggerlo in originale https://www.thetimes.com/travel/destinations/europe-travel/italy/italy-mantua-lombardy-art-culture-hrqrn639j

Una città «quasi caricaturalmente italiana»

L’articolo si apre con uno sguardo decisamente britannico.

Mantova appare «quasi caricaturalmente italiana»: le automobili percorrono rumorosamente le strade acciottolate, i ciclisti si muovono disinvolti parlando al telefono, cortili monumentali si intravedono dietro portoni anonimi, mentre cupole, torri e merlature compaiono improvvisamente tra gli edifici.

È una descrizione affettuosa, anche se costruita attraverso molti degli elementi che un visitatore straniero associa all’Italia: biciclette, campane, vicoli, piazze, gelati e piccole automobili.

I Gonzaga come i Medici

Il confronto con Firenze è immediato.

Come Firenze ebbe i Medici, Mantova ebbe i Gonzaga: altrettanto potenti, ambiziosi e generosi nel finanziare artisti e opere destinate a celebrare la propria dinastia.

Per quasi quattro secoli i Gonzaga richiamarono a Mantova protagonisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano e Claudio Monteverdi.

La vera sorpresa, per l’autrice, è che una città con un simile patrimonio rinascimentale sia ancora così poco conosciuta dal turismo internazionale.

Ed è forse proprio questo il suo vantaggio.

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15 curiosità sul Palazzo Ducale di Mantova

05 domenica Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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La prima domenica del mese Palazzo Ducale di Mantova si può visitare gratuitamente, come tutti i musei statali italiani. È una buona occasione per entrare in una delle regge più grandi d’Europa senza avere scuse: il biglietto non c’è, resta solo il rischio di perdersi tra cortili, sale, giardini pensili e corridoi gonzagheschi.

Per chi invece vuole tornarci con calma, più di una volta e senza l’ansia di “vedere tutto subito”, esiste anche la possibilità dell’abbonamento: una scelta saggia, perché Palazzo Ducale non è un luogo da liquidare in una visita sola. È più simile a una città dentro la città: la prima volta si guarda, la seconda si capisce qualcosa, dalla terza si comincia davvero a orientarsi.

Ecco i costi dell’abbonamento annuale (il biglietto singolo costa 18 euro)
Abbonamento “Amico di Palazzo Ducale” con ingressi illimitati della durata di 365 giorni dalla data di acquisto (con Camera degli Sposi in base alla disponibilità giornaliera) € 25
Abbonamento “Mecenate Ducale” € 100 (oltre agli ingressi illimitati, anche molti altri vantaggi)

E per prepararsi un po’ ecco 15 domande e risposte per orientarsi in un palazzo che voleva essere una città.

1. Palazzo Ducale è davvero un palazzo?

Sì, ma solo se usiamo la parola “palazzo” in un senso molto ampio. Il Palazzo Ducale di Mantova è in realtà un enorme complesso di edifici, cortili, giardini, chiese, corridoi, appartamenti, sale di rappresentanza e passaggi interni realizzato in circa tre secoli.

Più che un singolo edificio, è una città dentro la città. Non a caso viene spesso definito “città-palazzo”. È il risultato di secoli di aggiunte, trasformazioni e collegamenti: ogni generazione ci ha messo mano, ogni Gonzaga ha voluto lasciare un segno, ogni epoca ha aggiunto un pezzo.

Chi entra pensando di visitare “un palazzo” rischia quindi una piccola sorpresa: si tratta di un labirinto vero e proprio.

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Il cielo in tre stanze tra Mantova, Parma e Fontanellato

03 venerdì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari

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Mantova, Parma e Fontanellato: tre capolavori dipinti da Mantegna, Correggio e Parmigianino

Ci sono stanze che non sembrano fatte per restare chiuse. Ambienti raccolti, intimi, persino piccoli, che la pittura trasforma in spazi aperti. Basta alzare lo sguardo e il soffitto scompare: entra il cielo, entrano il mito, la natura, il teatro della corte, il gioco dell’illusione.

È questo il filo che unisce tre capolavori del Rinascimento padano: la Camera degli Sposi, la Camera della Badessa e la Saletta di Diana e Atteone. Tre stanze diverse, custodite a Mantova, Parma e Fontanellato, ma accomunate dalla stessa meraviglia: la capacità della pittura di spalancare lo spazio e portare altrove chi guarda.

La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova

La Camera degli Sposi, detta anche Camera Picta, è una delle stanze dipinte più celebri del Rinascimento italiano. L’ambiente è interamente trasformato dalla pittura: le pareti raccontano la corte dei Gonzaga, mentre la volta si apre nel celebre oculo, una finta apertura verso il cielo da cui si affacciano putti, donne, animali e figure curiose.

Qui il soffitto non è più un limite, ma una soglia. La stanza diventa teatro, celebrazione dinastica dei Gonzaga, esperimento prospettico e meraviglia visiva. Chi entra non si trova semplicemente davanti a degli affreschi, ma dentro un dispositivo illusionistico che modifica la percezione dello spazio.

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Mantova e il “TripAdvisor” dei bombardamenti: quando gli Alleati classificavano le città d’arte

26 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Qualche volta la storia salta fuori da una fotografia.
Non da un grande documento diplomatico, non da un memoriale militare, ma da un’immagine vista quasi per caso: una Mantova fotografata dall’alto, con i monumenti principali segnati come luoghi da riconoscere, proteggere, evitare. Per quanto possibile.

La foto, segnalata anni fa dal giornalista Luciano Ghelfi mostra una città ancora precedente all’estate del 1944. Un dettaglio lo conferma: accanto alla basilica di Sant’Andrea è ancora visibile la Casa della Cervetta, destinata a scomparire sotto le bombe pochi mesi dopo.

Quell’immagine racconta una cosa poco nota: durante la Seconda guerra mondiale gli Alleati disponevano di elenchi, istruzioni e mappe per distinguere gli obiettivi militari dai monumenti da salvaguardare. Una specie di guida turistica alla rovescia. Non indicava dove andare, ma dove non colpire. O dove colpire solo se strettamente necessario.

Si potrebbe chiamarla, con un po’ di ironia amara, il “TripAdvisor dei bombardamenti”.

Le città di serie A, B e C

Il 7 aprile 1944 il comando della Mediterranean Allied Air Force emanò istruzioni relative alle città italiane di particolare valore storico e artistico. L’obiettivo dichiarato era evitare, quando possibile, la distruzione di edifici religiosi e monumentali di valore universale. Ma il documento divideva le città in categorie molto diverse tra loro.

Nella prima categoria comparivano Roma, Firenze, Venezia, Fiesole e Torcello: città da non bombardare senza autorizzazione del Quartier Generale.

Nella seconda categoria erano inserite città e centri che il comando riteneva preferibile risparmiare: Ravenna, Assisi, San Gimignano, Pavia, Urbino, Montepulciano, Parma, Aosta, Tivoli, Udine, Gubbio, Volterra, Spoleto, Ascoli Piceno, Como, Pesaro e altri luoghi, compresi alcuni nomi trascritti in modo incerto o curioso.

Nella terza categoria, invece, stavano città nelle quali erano presenti obiettivi militari importanti: Verona, Padova, Bologna, Brescia, Cremona, Ferrara, Vicenza, Pisa, Modena, Rimini, Ancona e molte altre. In questi casi il bombardamento era considerato accettabile, anche se comportava danni collaterali al patrimonio storico.

E Mantova?

Mantova, sorprendentemente, non compare (o almeno io non l’ho trovata).

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Isabella d’Este Vs Leonardo da Vinci: un’intervista doppia su MCG – Mantova Chiama Garda

17 domenica Mag 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Oggi 17 maggio 2026 compie gli anni Isabella d’Este (nel 1474 il 17 maggio era un martedì) e ho voluto ricordarla provando a immaginare un’intervista doppia tra lei e il grande Leonardo da Vinci. I due si stimavano sicuramente ma non si amavano o almeno questo possiamo immaginare dalle lettere piccate che Isabella scriveva all’artista richiedendo opere e dal fatto che lui non rispondesse o lo facesse tramite i suoi segretari.

Sono due personaggi che avevano e hanno schiere di seguaci, oggi diremmo fan o follower e quindi si rischia sempre di inimicarsi qualcuno a meno di non scriverne in modo entusiastico. Per questo ho provato a immedesimarmi in un giornalista che avesse la possibilità di metterli a confronto in un’intervista doppia stile le iene.

Provate a leggere e a vedere cosa ne pensate e soprattutto chi alla fine ne esce vincitore: se Isabella, Leonardo o il giornalista.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Aprile 2026/Maggio 2026

ISABELLA VS LEONARDO: Quando il Rinascimento diventa pop
UN DUELLO IMMAGINARIO TRA AMBIZIONE E GENIALITÀ, TRA CORONE E TACCUINI.
A cura di Giacomo Cecchin

Nell’intervista doppia più sorprendente di sempre, Isabella d’Este e Leonardo da Vinci si confrontano su potere, arte, social network e intelligenza artificiale: uno scontro brillante tra passato e presente.

C’è un momento nella storia del Rinascimento dove Isabella d’Este e Leonardo da Vinci si trovano nello stesso luogo: a Mantova. L’artista è in fuga da Milano, la marchesana non vede l’ora che le faccia un ritratto. Siamo nell’inverno del 1499, in un momento cruciale per la storia d’Italia e non solo.

Per Leonardo termina il suo periodo milanese, uno dei più intensi e produttivi e per Isabella è l’occasione della vita: avere un ritratto realizzato dal più grande artista del mondo che possa eguagliare la bellezza della Dama con l’ermellino ovvero Cecilia Gallerani, l’amante di Ludovico il Moro. Ma forse non è il momento giusto per nessuno dei due: il pittore è assillato dalla preoccupazione per il suo futuro e sopporta sempre meno il fatto di dover sottostare alle imposizioni dei suoi committenti. Isabella è in dolce attesa e molto nervosa perché non è ancora riuscita a dare un erede al marito Francesco II Gonzaga (Federico, il primo figlio maschio, nascerà il 17 maggio del 1500).

L’incontro a Mantova tra Leonardo e Isabella sarà indimenticabile per entrambi. Ecco perché ho provato ad immaginare un’intervista doppia stile “Le Iene” realizzata nella Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio.
Ecco il risultato.

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La Camera degli Sposi: un capolavoro assoluto del Rinascimento

20 martedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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affreschi rinascimentali, Andrea Mantegna, Art de la Renaissance, arte a Mantova, camera degli sposi, Camera of the Spouses, Camera Picta, Chambre des Époux, famille Gonzague, fresques de Mantoue, Gonzaga family, Gonzaga Mantova, Italian Renaissance art, La mela, Ludovico II Gonzaga, Mantegna oculus, Mantua art history, oculo Mantegna, oculus de Mantegna, Palais Ducal de Mantoue, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Renaissance illusionism, Renaissance italienne, Rinascimento italiano

La Camera degli Sposi – conosciuta anche come Camera Picta – è un ambiente del Palazzo Ducale di Mantova affrescato da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. È considerata una delle realizzazioni più alte e innovative del Quattrocento italiano, non solo per la perfezione del linguaggio prospettico, ma anche per la profondità narrativa delle scene che coinvolgono la famiglia Gonzaga e la loro corte in un racconto figurativo unico.

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Un ricordo del Professor Rodolfo Signorini tra libri e trascrizioni

27 sabato Dic 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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Andrea Mantegna, camera degli sposi, Chambre des Époux, cultura mantovana, cultural heritage, culture mantouane, divulgazione culturale, Histoire de Mantoue, historical research, historien de l’art, Italian Renaissance, Mantoue art et histoire, Mantova arte e storia, Mantua art and history, Mantua history, Mantuan culture, patrimoine culturel, patrimonio storico, recherche historique, Renaissance italienne, Rinascimento mantovano, Rodolfo Signorini, storia di mantova, studi umanistici

Non posso dire che lo conoscevo il professor Signorini, l’ho incrociato qualche volta e abbiamo scambiato qualche parola ma niente di più. Anzi mi aveva amichevolmente bacchettato alcune volte via e-mail per una leggerezza sul nome della nana della Camera degli Sposi e per telefono nel caso dell’itinerario sui luoghi che Dante aveva visto a Mantova. Nel primo caso accettai la revisione visto che aveva come al solito ragione e nel secondo aggiunsi un “forse” che magari strappò un sorriso al suo animo goliardico.

Eppure anche se non posso definirlo un amico posso sicuramente considerarlo un maestro per tutto quello che ha scritto e pubblicato su Mantova e sulla sua storia. Soprattutto continuerò a dialogare con lui a distanza per un confronto che nasce dai libri che ha pubblicato e non solo. Ecco perché ho deciso di scrivere questo post, è un grazie per tutto quello che ha scoperto e ci ha lasciato e per tutto quello che si potrà scoprire ulteriormente portando avanti le sue ricerche.

Ecco allora almeno 5 libri che considero dei punti di riferimento nella mia attività di divulgatore, giornalista e guida turistica.

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Andrea Mantegna inizia a dipingere la Camera degli Sposi (era domenica) – i 10 giorni che cambiarono la storia di Mantova

25 domenica Ago 2024

Posted by mantovastoria in Articoli, Storia Locale

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16 giugno 1465, Andrea Mantegna, camera degli sposi, Camera Picta, Castello di San Giorgio, finto graffito, Giacomo Cecchin, i 10 giorni che cambiarono la storia di Mantova, Mantegna, Mantova

Camera degli Sposi o Camera Picta? Entrambe le definizioni sono corrette per questo ambiente del Castello di San Giorgio dipinto da Andrea Mantegna su incarico del marchese Ludovico II Gonzaga. Oggi lo definiremmo uno spazio multipotenziale perché rispondeva a più funzioni: studiolo, stanza per ricevere gli ospiti illustri, camera da letto. Con la Camera degli Sposi il Rinascimento è ufficialmente arrivato a Mantova. Un ambiente così pieno di storie, personaggi, curiosità che ogni volta che lo si visita si scoprono dettagli diversi.

E’ per tutti questi motivi che ho scelto quella domenica 16 giugno del 1465 come uno dei 10 giorni che ha cambiato la storia di Mantova.

Perché Andrea Mantegna a Mantova? Cercava il posto fisso…

Andrea Mantegna è il più grande pittore del quattrocento italiano. Nasce ad Isola di Carturo probabilmente nel 1431, il padre lo manda a scuola di pittura dallo Squarcione a Padova e lì il ragazzo inizia una carriera folgorante che poi lo porterà a Mantova nel 1460. Ma perché un artista del suo calibro decide di diventare pittore di corte dei Gonzaga? Io scherzando dico che cercava un posto fisso perché non ne poteva più dei clienti che non capivano la sua arte come accade con Imperatrice Ovetari che gli fa causa per il cantiere della chiesa degli Eremitani a Padova.

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Una playlist da ascoltare in 5 luoghi magici di Mantova

31 domenica Lug 2022

Posted by mantovastoria in Articoli, le 5 cose...

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Biblioteca Baratta, camera degli sposi, Cirano, Cyrano, Francesco Guccini, Giacomo Cecchin, Gino Paoli, Il cielo in una stanza, Il suffirait de presque rien, Jovanotti, L'ombelico del Mondo, La notte dei desideri, Mina, palazzo d'arco, Palazzo Te, Piazza Canossa, playlist, Sala dei Giganti, Sala del Falconetto, Sala dello Zodiaco, Serge Reggiani

Vi è mai capitato di canticchiare delle canzoni mentre entrate in un museo o passeggiate per una piazza? A me capita spesso e oggi voglio regalarvi una playlist personale da utilizzare la prossima volta che vi capiterà di entrare in 5 luoghi magici di Mantova.

Com’è nata la scelta? In alcuni casi perché il titolo ricorda un particolare della stanza, in altri perché la piazza ha un aspetto parigino oppure perché il tema dello zodiaco è legato per me alla notte di San Lorenzo, senza dimenticare che in uno degli ambienti è stato girato il video della canzone e da ultimo il personaggio che dà il titolo al pezzo è un divoratore e scrittore di libri.

Quindi si tratta di scelte assolutamente arbitrarie e non legate ad un ragionamento scientifico. D’altra parte le playlist sono forse l’approccio più personale alla musica che io conosca e cambiano nel tempo con il modificarsi dei gusti, dell’età e delle emozioni del momento.

Ecco allora la playlist che io ascolto (o immagino di ascoltare) ogni volta che entro in uno di questi luoghi magici o passeggio per piazza Canossa.

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