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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Parmigianino

Giulio Romano e il network degli artisti dopo il Sacco di Roma

23 mercoledì Set 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Quando una tragedia disperde i talenti e ridisegna la geografia dell’arte europea

Nel 1527 Roma non perde soltanto ricchezze, palazzi violati, chiese saccheggiate e la propria sicurezza politica.

Perde anche artisti.

O meglio: li vede partire.

Il Sacco di Roma è una ferita enorme nella storia del Cinquecento. Le truppe imperiali entrano in città, la devastano, la umiliano, la svuotano. Per chi viveva e lavorava attorno alla corte pontificia, Roma smette improvvisamente di essere il luogo più desiderabile del mondo e diventa un posto da cui fuggire, se si riesce. Alcuni artisti muoiono, altri subiscono violenze, altri ancora cercano riparo altrove. Il grande laboratorio romano, che nei decenni precedenti aveva attirato talenti da tutta Italia, si rompe e sparge i suoi frammenti.

È una tragedia, naturalmente. Ma nella storia dell’arte le tragedie hanno spesso conseguenze impreviste. Quella dispersione contribuisce a portare in giro per l’Italia e per l’Europa un linguaggio che a Roma si era formato: il classicismo raffaellesco, la memoria dell’antico, la nuova libertà manierista, il gusto per l’invenzione, per la figura elegante o inquieta, per gli ambienti decorativi complessi.

André Chastel ha letto proprio in questa chiave il Sacco di Roma, insistendo sulla sua dimensione culturale oltre che politica: lo spostamento degli artisti produce una sorta di “europeizzazione” del Manierismo, perché ciò che era maturato a Roma comincia a viaggiare con chi da Roma è costretto ad andarsene.

Giulio Romano, in questa storia, ha una posizione particolare. Non fugge da Roma nel 1527, perché a Mantova era già arrivato qualche anno prima. Ma proprio per questo diventa un caso interessante: mentre molti artisti cercano dopo il trauma una nuova destinazione, Giulio aveva già trovato il suo luogo. La diaspora lo raggiunge indirettamente, come conferma del fatto che il futuro dell’arte non sarebbe rimasto chiuso dentro Roma.

Roma, il centro che si spezza

Prima del Sacco, Roma è una calamita.

Vi arrivano artisti in cerca di incarichi, protezioni, modelli antichi, occasioni. La città offre rovine da studiare, cantieri papali, committenze altissime, botteghe prestigiose. È il luogo in cui la lezione di Raffaello e il confronto con Michelangelo costruiscono una tensione formidabile. Chi vuole contare deve passare di lì, o almeno misurarsi con ciò che da lì proviene.

Poi, nel 1527, quel centro si spezza.

Treccani ricorda che il Sacco colpisce direttamente gli artisti: Marco Dente da Ravenna e Maturino muoiono; Rosso Fiorentino, Baldassarre Peruzzi e Perin del Vaga subiscono violenze e riescono poi a fuggire; Parmigianino viene risparmiato, secondo la tradizione, perché i soldati restano colpiti dalla sua arte, ma viene riportato in fretta a Parma dallo zio.

È un passaggio brutale. Gli artisti non partono per una tournée ben organizzata, né per conquistare serenamente nuovi mercati. Partono perché Roma non garantisce più quello che prima prometteva. La città resta importantissima, ma non è più, per un certo periodo, il centro intatto e rassicurante della produzione artistica.

Da questa frattura nascono nuove traiettorie.

Genova, Mantova, Parma, Bologna, la Francia di Fontainebleau diventano luoghi in cui la cultura romana viene rielaborata, adattata, mescolata a esigenze diverse. Il linguaggio di Raffaello e dei suoi allievi non rimane fermo. Cambia casa, e cambiando casa cambia anche tono.

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Il cielo in tre stanze tra Mantova, Parma e Fontanellato

03 venerdì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari

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Mantova, Parma e Fontanellato: tre capolavori dipinti da Mantegna, Correggio e Parmigianino

Ci sono stanze che non sembrano fatte per restare chiuse. Ambienti raccolti, intimi, persino piccoli, che la pittura trasforma in spazi aperti. Basta alzare lo sguardo e il soffitto scompare: entra il cielo, entrano il mito, la natura, il teatro della corte, il gioco dell’illusione.

È questo il filo che unisce tre capolavori del Rinascimento padano: la Camera degli Sposi, la Camera della Badessa e la Saletta di Diana e Atteone. Tre stanze diverse, custodite a Mantova, Parma e Fontanellato, ma accomunate dalla stessa meraviglia: la capacità della pittura di spalancare lo spazio e portare altrove chi guarda.

La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova

La Camera degli Sposi, detta anche Camera Picta, è una delle stanze dipinte più celebri del Rinascimento italiano. L’ambiente è interamente trasformato dalla pittura: le pareti raccontano la corte dei Gonzaga, mentre la volta si apre nel celebre oculo, una finta apertura verso il cielo da cui si affacciano putti, donne, animali e figure curiose.

Qui il soffitto non è più un limite, ma una soglia. La stanza diventa teatro, celebrazione dinastica dei Gonzaga, esperimento prospettico e meraviglia visiva. Chi entra non si trova semplicemente davanti a degli affreschi, ma dentro un dispositivo illusionistico che modifica la percezione dello spazio.

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La Conversione di Paolo di Caravaggio: due versioni per la stessa storia

25 sabato Gen 2020

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Alessandro Obino, Caravaggio, Collezione Odescalchi, Conversione di Paolo, Conversione di Saulo, due versioni, Giacomo Cecchin, Michelangelo, Michelangelo Merisi, Parmigianino, Raffaello, Roma, Santa Maria del Popolo

Oggi 25 gennaio si festeggia la Conversione di Paolo, uno degli episodi degli Atti degli Apostoli tra i più rappresentati dagli artisti. Molte sono le versioni di questa famosissima caduta da cavallo, come ad esempio quella di Raffaello (qui trovate l’arazzo realizzato su cartoni dell’Urbinate per la Cappella Sistina), quella di Michelangelo (la potete vedere nella cappella Paolina in Vaticano) o quella di Parmigianino (la trovate a Vienna).
Vorrei però raccontarvi una storia legata alle due versioni realizzate da Caravaggio per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma. Il pittore è lo stesso e la storia anche ma quanto diversi sono i risultati finali.
Eccovi la vicenda per intero.

Caravaggio: la storia è la stessa il risultato diverso Continua a leggere →

Tre stanze vista Paradiso: tra Mantegna, Correggio e Parmigianino

04 giovedì Gen 2018

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari

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Andrea Mantegna, Antonio Allegri, Bagno di Paola Gonzaga, camera degli sposi, Camera della Badessa, Camera di San Paolo, Camera Picta, Correggio, Fontanellato, Mantova, Parma, Parmigianino

Domenica prossima ci sarà ancora l’occasione per visitare gratuitamente Palazzo ducale e in particolare la Camera degli Sposi dipinta da Andrea Mantegna. E’ uno dei capolavori del Rinascimento italiano ed è una fortuna che sia ancora integra viste le sciagure che hanno colpito altri affreschi mantegneschi (basti pensare al bombardamento che ha colpito la cappella Ovetari agli Eremitani di Padova o la distruzione della cappella affrescata da Mantegna nei Palazzi vaticani ad opera del papa Pio VII per far posto al suo museo archeologico).
Ma oggi vorrei invitarvi ad un itinerario in tre luoghi diversi, in tre stanze che offrono davvero una vista paradisiaca e sono in qualche modo legate tra loro e a Mantova.
Eccole:

1. La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna (Mantova)

L’occhio della volta fa entrare il cielo con le nuvole e porta lo sguardo a giocare con i putti che scherzano in bilico sul cornicione o infilando la testa nella balaustra (come fanno spesso i bambini con le ringhiere, rimanendone a volte prigionieri).
Per alcuni approfondimenti sulla Camera Picta potete leggere su questo sito:
– 5 donne da osservare nella Camera degli Sposi tra marchese, nutrici e nanette
– 5 modi diversi per guardare la Camera degli Sposi
– La fedeltà è una virtù: 5 cani da osservare nella Camera degli Sposi
– 5 particolari da non perdere nella Camera degli Sposi tra mele, scritte e un indice isolato

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