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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Michelangelo

Giulio Romano, Michelangelo e la guerra delle botteghe

09 mercoledì Set 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Quando l’eredità di Raffaello diventa una questione di muri, incarichi e reputazione

Il Rinascimento non era un pranzo di gala con tutti gli artisti seduti allo stesso tavolo a scambiarsi complimenti.

O meglio: qualche pranzo ci sarà stato, qualche complimento pure, ma sotto la superficie elegante delle corti, delle lettere e delle dediche, il mondo dell’arte era anche un luogo di concorrenza durissima. Si combatteva per una cappella, per una parete, per un incarico papale, per il favore di un cardinale, per la possibilità di lasciare il proprio nome dentro un edificio che tutti avrebbero visto.

Giulio Romano cresce proprio lì, nel punto in cui il talento non basta più e diventa necessario difendere un’eredità. Raffaello muore nel 1520 e lascia dietro di sé non solo opere, disegni e cantieri incompiuti, ma anche una bottega di allievi che deve dimostrare di non essere soltanto l’ombra del maestro.

Tra questi allievi c’è Giulio.

Dall’altra parte, o comunque in una posizione non comoda per i raffaelleschi, c’è Michelangelo. Non un avversario diretto di Giulio nel senso più semplice del termine, perché i due non si fronteggiano come due pugili sullo stesso ring. Michelangelo è qualcosa di più ingombrante: è un sistema alternativo di prestigio, un altro modo di pensare l’arte, un gigante vivo mentre Raffaello diventa improvvisamente memoria.

E poi c’è Sebastiano del Piombo, il personaggio che rende questa storia meno astratta e molto più umana. Perché Sebastiano scrive, si muove, si lamenta, cerca appoggi. E quando si parla di rivalità artistiche, le lettere spesso raccontano più verità di molti monumenti.

Dopo Raffaello, chi resta nella stanza?

La morte di Raffaello apre un problema pratico prima ancora che sentimentale. I cantieri non si fermano per rispetto del dolore. Le stanze vanno completate, i committenti aspettano, i programmi decorativi devono trovare una forma. La grande bottega costruita dal maestro diventa improvvisamente un’eredità da amministrare.

La Sala di Costantino, la più grande delle Stanze Vaticane, è il luogo ideale per capire questa tensione. I Musei Vaticani ricordano che la sala, destinata a ricevimenti e cerimonie ufficiali, venne decorata dalla scuola di Raffaello sulla base dei disegni dell’artista, morto prematuramente prima del completamento dei lavori. Le pareti raffigurano episodi della vita di Costantino, dalla Visione della Croce alla Battaglia di Ponte Milvio, fino al Battesimo e alla Donazione di Roma.

Il punto non è soltanto artistico. È anche politico. Quelle immagini raccontano il trionfo del Cristianesimo e, nello stesso tempo, servono a costruire un’immagine del papato. Non si tratta di decorare una stanza qualunque. Si tratta di parlare in uno dei luoghi simbolici del potere europeo.

Per questo la domanda diventa delicata: chi può continuare Raffaello?

La risposta, almeno in prima battuta, è la sua bottega. Giulio Romano e Giovan Francesco Penni assumono un ruolo centrale nel portare avanti quell’eredità. I Musei Vaticani, in occasione degli studi e restauri sulla Sala di Costantino, ricordano infatti i grandi affreschi delle pareti eseguiti dalla bottega raffaellesca guidata da Giulio Romano e da Giovan Francesco Penni.

Detta così sembra una successione ordinata. Ma le successioni, soprattutto quando in gioco c’è il nome di Raffaello, raramente sono ordinate davvero.

Michelangelo, l’altro gigante

Michelangelo è già Michelangelo. Non ha bisogno di presentazioni, né allora né oggi.

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Scrivere sui muri? da Palazzo Te alla Domus Aurea una moda che non cambia

09 venerdì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Passeggiando tra palazzi storici e monumenti antichi capita spesso di imbattersi in scritte incise o tracciate sui muri, talvolta sopra affreschi di grande valore. La reazione più comune è un coro di insulti rivolti ai vandali di turno, a chi — spesso “ad altezza di imbecille” — ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio. Eppure non tutti sanno che questa abitudine ha radici molto lontane nel tempo.

Basti pensare alle scritte ancora visibili nel Camarone dei Giganti di Palazzo Te o a quelle sulla volta della Domus Aurea di Nerone: testimonianze che, oggi, sono diventate documenti storici a tutti gli effetti.

Le firme degli artisti nella Domus Aurea

Nel caso romano, le scritte hanno un valore del tutto particolare. Riportano infatti i nomi di celebri pittori del Quattrocento che, calandosi letteralmente “in grotta” per esplorare gli ambienti sotterranei della Domus Aurea, rimasero affascinati dalle pitture romane del I secolo d.C.

Tra le firme compaiono nomi fondamentali per la storia dell’arte come Raffaello, Michelangelo e Pinturicchio. Queste tracce sono preziosissime perché ci dicono esattamente quali artisti ebbero accesso diretto alle decorazioni antiche.

La firma di Pinturicchio, Bernardino di Betto, è resa ancora più curiosa da un’aggiunta tanto infamante quanto enigmatica: sotto il suo nome qualcuno scrisse l’epiteto “sodomita”. Uno scherzo crudele di un allievo? Un attacco di un rivale? Qualunque sia la risposta, da cinque secoli quella parola continua ad alimentare dubbi e pettegolezzi postumi sulle abitudini dell’artista.

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La Conversione di Paolo di Caravaggio: due versioni per la stessa storia

25 sabato Gen 2020

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Alessandro Obino, Caravaggio, Collezione Odescalchi, Conversione di Paolo, Conversione di Saulo, due versioni, Giacomo Cecchin, Michelangelo, Michelangelo Merisi, Parmigianino, Raffaello, Roma, Santa Maria del Popolo

Oggi 25 gennaio si festeggia la Conversione di Paolo, uno degli episodi degli Atti degli Apostoli tra i più rappresentati dagli artisti. Molte sono le versioni di questa famosissima caduta da cavallo, come ad esempio quella di Raffaello (qui trovate l’arazzo realizzato su cartoni dell’Urbinate per la Cappella Sistina), quella di Michelangelo (la potete vedere nella cappella Paolina in Vaticano) o quella di Parmigianino (la trovate a Vienna).
Vorrei però raccontarvi una storia legata alle due versioni realizzate da Caravaggio per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma. Il pittore è lo stesso e la storia anche ma quanto diversi sono i risultati finali.
Eccovi la vicenda per intero.

Caravaggio: la storia è la stessa il risultato diverso Continua a leggere →

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