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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Mantua

A zonzo per Mantova: piccolo manuale di flânerie padana e meraviglia quotidiana

12 domenica Lug 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari

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C’è un modo classico di attraversare una città: uscire, andare da qualche parte, fare quello che si deve fare, tornare. È efficiente ma è anche il modo migliore per smettere di vedere davvero il posto in cui si vive.

Poi c’è un altro modo: andare a zonzo.

Andare a zonzo non significa perdere tempo. O meglio: significa anche perdere tempo, ma perderlo bene e quindi in realtà investirlo. Significa camminare senza una meta rigida, lasciare spazio alla deviazione, al dettaglio, all’errore di strada, alla sosta inutile che poi inutile non era. È un esercizio semplice e difficile insieme.

Mantova è perfetta per questo. Non è una metropoli da attraversare in apnea, né un centro storico da consumare come una lista di monumenti. È una città raccolta, stratificata, piena di soglie: ponti, cortili, portici, piazze, rive, vicoli, campanili, lapidi, affacci sull’acqua. Una città che non urla sempre la propria bellezza, ma la dissemina. Chi va di fretta vede Palazzo Ducale, Sant’Andrea, Palazzo Te. Chi va a zonzo comincia a vedere anche tutto il resto.

Che cosa vuol dire davvero andare a zonzo?

“Andare a zonzo” sembra una cosa leggera, quasi da domenica pomeriggio. In realtà è una disciplina dello sguardo. Vuol dire smettere di usare la città soltanto come corridoio tra due impegni e ricominciare a leggerla come un testo.

Le città, infatti, si possono leggere. Si leggono nei nomi delle vie, nelle facciate che hanno “digerito male i cambiamenti”, nelle finestre murate, nelle lapidi, nelle curve improvvise, nei ponti, nei vuoti, nei negozi scomparsi, nei campanelli di chi oggi abita dove altri hanno abitato prima. Ogni città è un libro riscritto molte volte. Il problema è che, abitando sempre nello stesso posto, finiamo per saltare le pagine.

Andare a zonzo serve a questo: riaprire il libro per leggerlo con più calma.

Non occorre un programma complicato. Anzi, il programma a volte rovina tutto. Basta decidere una zona, un tempo minimo e una regola di osservazione. Per esempio: oggi guardo solo in alto. Oppure: oggi seguo l’acqua. Oppure: oggi leggo tutte le lapidi. Oppure: oggi percorro una strada che conosco, ma dall’altro lato.

Sembra poco. È già moltissimo.

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Il profilo di Mantova: un elettrocardiogramma che racconta la storia di una città unica al mondo

10 venerdì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Ci sono città che si riconoscono da un monumento. Altre da una piazza, da una cupola, da un ponte o da una torre. Mantova, invece, si riconosce da una linea.

Vista da lontano, soprattutto dall’acqua o dalle strade che la raggiungono attraversando la pianura, Mantova non appare come una semplice città distesa all’orizzonte. Appare come un profilo continuo: torri, cupole, campanili, tetti, palazzi e masse murarie si alzano e si abbassano come il tracciato di un elettrocardiogramma.

È un’immagine suggestiva, ma anche precisa. Perché quel profilo non è decorazione: è il battito storico della città. Ogni punto che sale racconta un potere, una fede, una famiglia, una stagione artistica, una trasformazione urbana. La linea di Mantova non registra il cuore di una persona, ma quello di una città.

In passato Philippe Daverio definì Mantova una sorta di “Manhattan padana”. L’espressione è ironica e memorabile. Naturalmente Mantova non ha grattacieli, né traffico newyorkese, né taxi gialli che corrono lungo i laghi. Ma possiede una sua verticalità storica: torri, campanili, cupole e palazzi che, visti da lontano, costruiscono una vera skyline padana.

Una skyline non di vetro e acciaio, ma di acqua, mattoni e cielo.

Che cosa racconta il profilo di Mantova?

Il profilo di Mantova è una specie di calligrafia che rende inconfondibile la città.

La Torre della Gabbia parla della città medievale. La cupola di Sant’Andrea porta nel profilo urbano il segno della fede e della grande architettura rinascimentale. Palazzo Ducale e il Castello di San Giorgio raccontano il potere dei Gonzaga e la corte.

Guardata da lontano, Mantova sembra quasi disegnare la propria autobiografia. Il suo “elettrocardiogramma” sale e scende perché la città ha avuto molte vite: comunale, signorile, ducale, religiosa, militare, museale, turistica, quotidiana.

Una linea piatta sarebbe una città senza scosse. Mantova, invece, ha un profilo mosso. E in quel movimento c’è la sua storia.

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Il Forte di Pietole: viaggio nel tempo a due passi da Mantova

07 martedì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari, Storia Locale

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Mantova non è soltanto Palazzo Ducale, Palazzo Te, Sant’Andrea e le piazze del centro. La città ha anche un’altra storia, meno visibile ma decisiva: quella delle acque, dei forti e delle opere costruite per trasformare il paesaggio in una macchina strategica.

Tra questi luoghi, il Forte di Pietole occupa un posto speciale. È vicino alla città, ma sembra lontanissimo. Basta arrivare nei pressi del Bosco Virgiliano, seguire la strada verso Pietole e guardare la grande massa verde che nasconde bastioni, fossati, gallerie, casematte e terrapieni. Si ha subito l’impressione di entrare in un tempo diverso.

Il Forte di Pietole è un frammento enorme della Mantova militare ottocentesca, iniziato in età napoleonica, completato dagli Austriaci, usato poi dall’esercito italiano e infine abbandonato per decenni. Oggi, dopo anni di oblio, è tornato al centro di un progetto culturale e ambientale: il Parco Museo Virgilio.

Perché il Forte di Pietole è così importante?

Il Forte di Pietole è uno dei luoghi più sorprendenti del territorio mantovano perché unisce tre storie in una.

La prima è la storia militare. Il forte nasce per difendere Mantova dagli attacchi provenienti da sud e per inserirsi nel grande sistema della piazzaforte mantovana. Non era una costruzione isolata, ma una parte di un dispositivo più ampio, fatto di fortificazioni, acque, strade, argini e controllo del territorio.

La seconda è la storia idraulica. Mantova è una città che ha sempre usato l’acqua come difesa. Il Forte di Pietole aveva un ruolo fondamentale nel controllo della valle del Paiolo: attraverso chiuse e regolazioni delle acque, in caso di necessità si poteva allagare l’area a sud della città e trasformare il paesaggio in una barriera naturale.

La terza è la storia virgiliana. Pietole corrisponde all’antica Andes, il luogo che la tradizione indica come patria natale di Virgilio. Così, nello stesso spazio, convivono il poeta latino, Napoleone, gli Austriaci, l’esercito italiano, la natura del Mincio e la memoria del territorio. Non male per un posto che per anni molti hanno considerato soltanto “una zona abbandonata”.

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15 curiosità sul Palazzo Ducale di Mantova

05 domenica Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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La prima domenica del mese Palazzo Ducale di Mantova si può visitare gratuitamente, come tutti i musei statali italiani. È una buona occasione per entrare in una delle regge più grandi d’Europa senza avere scuse: il biglietto non c’è, resta solo il rischio di perdersi tra cortili, sale, giardini pensili e corridoi gonzagheschi.

Per chi invece vuole tornarci con calma, più di una volta e senza l’ansia di “vedere tutto subito”, esiste anche la possibilità dell’abbonamento: una scelta saggia, perché Palazzo Ducale non è un luogo da liquidare in una visita sola. È più simile a una città dentro la città: la prima volta si guarda, la seconda si capisce qualcosa, dalla terza si comincia davvero a orientarsi.

Ecco i costi dell’abbonamento annuale (il biglietto singolo costa 18 euro)
Abbonamento “Amico di Palazzo Ducale” con ingressi illimitati della durata di 365 giorni dalla data di acquisto (con Camera degli Sposi in base alla disponibilità giornaliera) € 25
Abbonamento “Mecenate Ducale” € 100 (oltre agli ingressi illimitati, anche molti altri vantaggi)

E per prepararsi un po’ ecco 15 domande e risposte per orientarsi in un palazzo che voleva essere una città.

1. Palazzo Ducale è davvero un palazzo?

Sì, ma solo se usiamo la parola “palazzo” in un senso molto ampio. Il Palazzo Ducale di Mantova è in realtà un enorme complesso di edifici, cortili, giardini, chiese, corridoi, appartamenti, sale di rappresentanza e passaggi interni realizzato in circa tre secoli.

Più che un singolo edificio, è una città dentro la città. Non a caso viene spesso definito “città-palazzo”. È il risultato di secoli di aggiunte, trasformazioni e collegamenti: ogni generazione ci ha messo mano, ogni Gonzaga ha voluto lasciare un segno, ogni epoca ha aggiunto un pezzo.

Chi entra pensando di visitare “un palazzo” rischia quindi una piccola sorpresa: si tratta di un labirinto vero e proprio.

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Il cielo in tre stanze tra Mantova, Parma e Fontanellato

03 venerdì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari

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Mantova, Parma e Fontanellato: tre capolavori dipinti da Mantegna, Correggio e Parmigianino

Ci sono stanze che non sembrano fatte per restare chiuse. Ambienti raccolti, intimi, persino piccoli, che la pittura trasforma in spazi aperti. Basta alzare lo sguardo e il soffitto scompare: entra il cielo, entrano il mito, la natura, il teatro della corte, il gioco dell’illusione.

È questo il filo che unisce tre capolavori del Rinascimento padano: la Camera degli Sposi, la Camera della Badessa e la Saletta di Diana e Atteone. Tre stanze diverse, custodite a Mantova, Parma e Fontanellato, ma accomunate dalla stessa meraviglia: la capacità della pittura di spalancare lo spazio e portare altrove chi guarda.

La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova

La Camera degli Sposi, detta anche Camera Picta, è una delle stanze dipinte più celebri del Rinascimento italiano. L’ambiente è interamente trasformato dalla pittura: le pareti raccontano la corte dei Gonzaga, mentre la volta si apre nel celebre oculo, una finta apertura verso il cielo da cui si affacciano putti, donne, animali e figure curiose.

Qui il soffitto non è più un limite, ma una soglia. La stanza diventa teatro, celebrazione dinastica dei Gonzaga, esperimento prospettico e meraviglia visiva. Chi entra non si trova semplicemente davanti a degli affreschi, ma dentro un dispositivo illusionistico che modifica la percezione dello spazio.

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Mantova e Siena: dieci storie intrecciate

02 giovedì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Storia Locale

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Oggi 2 luglio 2026 a Siena si corre il Palio della Madonna di Provenzano. Non so perché mi affascina e mi appassiona da sempre questa cometa medioevale che torna per due volte durante l’anno. Forse perché Mantova e Siena sono più legate di quando sembri.

Ecco 10 spunti per osservare da vicino i punti di contatto tra Mantova e Siena.

Dai Sacri Vasi al Palio, da Guidoriccio a Curtatone e Montanara

Mantova e Siena sembrano città lontane. Una è distesa nella pianura, circondata dall’acqua del Mincio e dei suoi laghi; l’altra è raccolta sulle colline toscane, costruita in pietra e mattoni attorno alla forma inconfondibile di Piazza del Campo. Una è stata capitale dei Gonzaga, l’altra grande città comunale e repubblicana. Eppure, se si guarda con attenzione, le due città si incontrano molte volte.

Non le unisce una sola storia, ma una costellazione di personaggi, oggetti, devozioni, cavalli, battaglie e memorie civiche. Alcuni legami sono celebri, altri più curiosi, altri ancora si nascondono nei dettagli: un papa senese che soggiorna a Mantova, un condottiero celebrato nel Palazzo Pubblico di Siena e invitato dai Gonzaga, un santo mantovano devoto a Santa Caterina, studenti senesi caduti o feriti nella pianura mantovana durante il Risorgimento.

Questo articolo prova a mettere in fila dieci passaggi. Non per dimostrare che Mantova e Siena siano città “uguali”, ma per mostrare quanto la storia italiana sia fatta di fili che attraversano territori diversi e li collegano in modi spesso inattesi.

1. Due città d’arte dalla forte identità urbana

Mantova e Siena sono due città che conservano un’immagine storica potentissima. Non sono soltanto luoghi ricchi di monumenti, ma organismi urbani in cui la storia continua a farsi spazio nella vita quotidiana.

Siena è inseparabile da Piazza del Campo, dal Palazzo Pubblico, dalla Torre del Mangia, dalla cattedrale con i pali del carroccio di Montaperti, dalle contrade e dal Palio. La città mantiene ancora oggi una forte impronta medievale, non come semplice scenario turistico, ma come struttura profonda della sua identità.

Mantova, a sua volta, si riconosce nei grandi spazi gonzagheschi: Palazzo Ducale, il Castello di San Giorgio, Piazza Sordello, Sant’Andrea, Palazzo Te, i laghi. Qui il Medioevo comunale si intreccia con la lunga stagione della signoria e poi del ducato dei Gonzaga.

Entrambe sono città da leggere lentamente. Le piazze, le chiese, le strade e i palazzi non sono elementi isolati: compongono un racconto. Siena racconta la forza della città comunale e della sua memoria civica; Mantova racconta la costruzione di una corte rinascimentale padana, aperta all’Europa e capace di attirare artisti, architetti, papi, letterati e ambasciatori.

2. I Sacri Vasi e la spada nella roccia

Uno dei confronti più suggestivi tra Mantova e Siena passa attraverso gli oggetti sacri. Oggetti che non sono soltanto reliquie, ma condensano fede, leggenda, identità e memoria.

Mantova custodisce nella basilica di Sant’Andrea la tradizione dei Sacri Vasi, legati al culto del Preziosissimo Sangue di Cristo. La reliquia ha segnato profondamente la storia religiosa della città e ha contribuito anche alla costruzione della sua immagine monumentale. Non è un caso che proprio Sant’Andrea, progettata da Leon Battista Alberti, sia diventata uno dei luoghi simbolici della Mantova rinascimentale.

Nel territorio senese, invece, l’immaginario medievale trova uno dei suoi simboli più potenti nella spada nella roccia di San Galgano, conservata nella Rotonda di Montesiepi. Anche qui un oggetto diventa racconto: non solo memoria di un santo, ma immagine di conversione, rinuncia, cavalleria e spiritualità.

I Sacri Vasi e la spada nella roccia appartengono a tradizioni molto diverse. Tuttavia parlano entrambi di un Medioevo in cui il sacro prendeva forma in oggetti concreti, visibili, venerabili. Mantova e Siena, in questo senso, condividono la capacità di trasformare una reliquia o un simbolo religioso in parte essenziale della propria identità. Senza dimenticare Artù, il Graal e la spada nella roccia.

3. Guidoriccio da Fogliano, tra Siena e il mondo dei Gonzaga

Guidoriccio da Fogliano è una figura che appartiene innanzitutto alla memoria senese. Nato nel territorio reggiano, divenne capitano al soldo di Siena e fu celebrato nell’affresco del Palazzo Pubblico tradizionalmente attribuito a Simone Martini, dove appare a cavallo nel paesaggio di Montemassi.

L’immagine di Guidoriccio è una delle più celebri del Medioevo italiano: il cavaliere solitario, l’armatura, il profilo elegante del cavallo, le colline, gli accampamenti, le bandiere. È una sintesi visiva dell’ideale cavalleresco e della propaganda politica senese.

Il legame con Mantova passa dall’arrivo di Guidoriccio in città per i quattro matrimoni gonzagheschi. Il fondatore Luigi Gonzaga lo invitò a Mantova in occasione delle sue nozze con Novella Malaspina. È un episodio che mette in contatto il celebre condottiero legato a Siena con la corte gonzaghesca nascente. In quel momento, Mantova e Siena si incontrano non attraverso un trattato o una reliquia, ma attraverso il mondo cavalleresco, le armi, le nozze dinastiche e la politica delle signorie.

4. Pio II e la Dieta di Mantova

Uno dei legami più forti tra Siena e Mantova passa da Enea Silvio Piccolomini, nato nel territorio senese e divenuto papa con il nome di Pio II.

Pio II fu umanista, scrittore, diplomatico e pontefice. Il suo nome è legato in modo indissolubile a Pienza, la città ideale nata dalla trasformazione del borgo natale di Corsignano. Ma la sua storia incrocia in modo decisivo anche Mantova.

Nel 1459 Pio II convocò a Mantova una Dieta per promuovere una crociata contro i Turchi dopo la caduta di Costantinopoli. Il progetto non ebbe l’esito sperato, ma per Mantova l’evento fu importantissimo. Per mesi la città divenne un centro della diplomazia europea e ospitò il papa, cardinali, ambasciatori e principi.

Il soggiorno di Pio II ebbe conseguenze profonde. La presenza del papa contribuì a rafforzare il prestigio dei Gonzaga e della città. Mantova cambiò veste per accogliere il pontefice: i Gonzaga lasciarono il Palazzo del Capitano al papa e si trasferirono nel castello. In quegli anni si concentrano episodi fondamentali per l’immagine rinascimentale della città, dalla stagione di Mantegna alla progettazione albertiana di Sant’Andrea e San Sebastiano.

Il papa senese ebbe anche un rapporto diretto con la devozione mantovana. Secondo la tradizione, prestò particolare venerazione ai Sacri Vasi e collegò la reliquia a una sua guarigione dalla podagra. Siena, attraverso Pio II, entra così nel cuore della Mantova rinascimentale: nella politica, nella devozione, nell’arte e nell’architettura.

5. Le collezioni Gonzaga arrivate a Siena

Le città si incontrano anche attraverso gli oggetti. Le opere d’arte viaggiano, passano di mano, vengono vendute, ereditate, disperse, ricomposte in nuove raccolte. Nel caso di Mantova, la dispersione delle collezioni gonzaghesche è uno dei capitoli più dolorosi e affascinanti della sua storia culturale.

Dopo il sacco di Mantova del 1630, il patrimonio artistico della città subì perdite gravissime. Tra le figure che compaiono in questa vicenda c’è Ottavio Piccolomini, generale imperiale, incaricato di registrare danni e perdite subite dalla reggia gonzaghesca. Al suo seguito troviamo il nipote Enea Silvio Piccolomini, nome che richiama inevitabilmente quello del papa senese.

Proprio Enea Silvio Piccolomini acquistò dai lanzichenecchi luterani pezzi importanti delle collezioni gonzaghesche. Alcune di queste opere sono oggi conservate a Siena nella raccolta Spannocchi-Piccolomini.

È un legame concreto e materiale. Non si tratta soltanto di personaggi che passano da una città all’altra, ma di opere nate o raccolte nell’orbita mantovana e poi confluite nel patrimonio senese. In questo modo, una parte della memoria dei Gonzaga continua a vivere lontano da Mantova, dentro un altro racconto urbano e museale.

6. Il Palio e i cavalli dei Gonzaga

Il Palio di Siena è una delle feste popolari più famose d’Italia. Ma nella storia dei palii italiani compare anche Mantova, grazie ai cavalli dei Gonzaga.

La corte mantovana fu celebre per l’allevamento dei cavalli. I Gonzaga investirono molto in questa tradizione, non solo per ragioni militari o di prestigio cortigiano, ma anche per la partecipazione alle corse e ai palii. I cavalli mantovani erano apprezzati e potevano correre in varie città italiane.

Il legame con Siena è particolarmente suggestivo. Il Palio non era soltanto una gara: era spettacolo pubblico, festa cittadina, competizione simbolica. Far correre un cavallo legato alla corte gonzaghesca significava portare il nome di Mantova dentro uno degli spazi rituali più intensi della vita senese.

È un collegamento diverso dagli altri, meno istituzionale e più vivido. Qui non ci sono soltanto papi, santi o condottieri, ma cavalli, folla, colori, rumore di zoccoli, orgoglio cittadino. Mantova entra a Siena attraverso la festa e la competizione, con il prestigio dei suoi allevamenti e della sua corte.

7. Risorgimento: gli studenti senesi a Curtatone e Montanara

Nel Risorgimento il legame tra Mantova e Siena assume un tono civile e patriottico. La battaglia di Curtatone e Montanara, combattuta il 29 maggio 1848, è uno degli episodi più importanti della Prima guerra d’indipendenza.

In territorio mantovano combatterono volontari toscani, tra cui studenti universitari senesi. Nell’aprile del 1848 professori, assistenti e studenti dell’Università di Siena formarono una compagnia della Guardia Universitaria per partecipare alla guerra. A Curtatone e Montanara il Battaglione Universitario Toscano fu sconfitto e costretto a ripiegare, ma riuscì a ritardare l’avanzata austriaca, contribuendo indirettamente alla vittoria piemontese di Goito del giorno successivo.

Questa pagina unisce Mantova e Siena in modo profondo. La pianura mantovana diventa luogo di sacrificio per giovani provenienti dalla Toscana. La memoria senese entra così nella storia risorgimentale mantovana.

Ancora oggi questa vicenda vive nei monumenti, nelle lapidi, nelle commemorazioni. È una memoria di studenti, professori e volontari che lasciarono le aule universitarie per prendere parte alla costruzione dell’Italia. In questo caso il filo tra le due città non passa dalla corte o dalla Chiesa, ma dall’idea moderna di patria.

8. Santa Caterina, Osanna Andreasi e San Luigi Gonzaga

Il rapporto religioso tra Siena e Mantova è ricchissimo. Al centro c’è anzitutto Santa Caterina da Siena, una delle figure più importanti della spiritualità italiana ed europea. Mistica domenicana, donna di preghiera ma anche di azione politica, Caterina scrisse lettere a papi, sovrani e autorità, intervenne nelle questioni del suo tempo e divenne un modello di santità attiva.

A Mantova, una figura che può essere accostata a Caterina è la beata Osanna Andreasi. Anche Osanna fu laica domenicana, mistica, donna di intensa spiritualità e di forte presenza nella vita cittadina. Fu legata alla corte dei Gonzaga e, secondo la tradizione, ebbe un ruolo di consigliera morale e spirituale. Venne beatificata nel 1515 anche grazie all’impegno di Isabella d’Este.

L’accostamento tra Caterina e Osanna mostra una linea comune: la spiritualità femminile che non resta chiusa nello spazio privato, ma entra nella città, nella politica, nella carità, nella memoria collettiva.

A questo legame si aggiunge un episodio particolarmente bello: il passaggio di San Luigi Gonzaga a Siena. Il giovane principe mantovano, futuro santo gesuita, fu grande devoto di Santa Caterina. Durante un suo viaggio verso Roma, sostò a Siena e rese omaggio alla santa. Secondo la tradizione, servì messa nell’oratorio accanto alla cella di Caterina e parlò a un gruppo di giovani con grande fervore.

9. Bernardino da Siena a Mantova

Un altro legame diretto tra le due città passa da San Bernardino da Siena. Nato a Massa Marittima da famiglia senese, Bernardino fu uno dei più grandi predicatori francescani del Quattrocento. Viaggiò instancabilmente per l’Italia, parlando nelle piazze, richiamando alla pace, alla carità, alla lotta contro l’usura e alla riforma dei costumi.

Bernardino fu chiamato a Mantova nel 1421 da Paola Malatesta, moglie di Gianfrancesco Gonzaga, per predicare la Quaresima. Le sue prediche ebbero grande risonanza in città e nel contado. Il suo passaggio lasciò segni nella memoria urbana, a cominciare dal trigramma IHS, il nome di Gesù iscritto nel sole, ancora visibile in alcuni punti della città.

La presenza di Bernardino a Mantova è importante anche per il rapporto con la corte gonzaghesca. Paola Malatesta progettò con lui il convento delle Clarisse e la chiesa di Santa Paola, dedicata al Corpus Domini.

Così Siena arriva a Mantova attraverso una voce: quella di un predicatore capace di parlare alle folle, di usare immagini semplici e potenti, di trasformare la predicazione in intervento sulla vita concreta della città.

10. I Monti di Pietà

L’ultimo legame riguarda un tema meno appariscente, ma fondamentale per capire la vita urbana: il credito, l’usura, la povertà e la carità.

Nel Quattrocento i Monti di Pietà nacquero come istituzioni pensate per offrire prestiti su pegno a basso interesse, cercando di contrastare l’usura. Erano luoghi in cui economia, religione e politica cittadina si incontravano.

A Mantova il Monte di Pietà fu fondato nel 1484 da fra’ Bernardino da Feltre, con il concorso finanziario di Francesco II Gonzaga, di nobili e mercanti. L’obiettivo era offrire un’alternativa ai prestiti usurari e intervenire in modo concreto su un problema sociale molto sentito.

A Siena, già nel 1476, era nato il Monte Pio, poi destinato a entrare nella lunga storia del Monte dei Paschi. Anche qui si vede come le città italiane cercassero strumenti per regolare il credito, sostenere chi era in difficoltà e controllare un settore delicatissimo della vita economica.

Mantova e Siena condividono dunque anche questa storia: non solo grandi personaggi e grandi eventi, ma istituzioni nate per rispondere ai bisogni concreti delle persone. La storia delle città passa anche da qui: dai debiti, dai pegni, dalle botteghe, dai banchi, dalle famiglie in difficoltà, dalle soluzioni inventate per tenere insieme economia e solidarietà.

Conclusione: seguire i fili

Mantova e Siena non sono città gemelle. Hanno paesaggi diversi, storie politiche diverse, forme urbane diverse. Proprio per questo il loro dialogo è interessante.

A unirle non è una somiglianza immediata, ma una rete di fili: i Sacri Vasi e la spada nella roccia, Guidoriccio e il mondo dei condottieri, Pio II e la Dieta di Mantova, le collezioni gonzaghesche arrivate a Siena, i cavalli dei Gonzaga nel clima dei palii, gli studenti senesi a Curtatone e Montanara, Santa Caterina, Osanna Andreasi, San Luigi Gonzaga, Bernardino da Siena, i Monti di Pietà.

Sono storie diverse, ma insieme costruiscono una mappa. Una mappa fatta di viaggi, devozioni, battaglie, opere d’arte, reliquie, cavalli, predicatori e memorie civiche.

Forse il modo migliore per raccontare il rapporto tra Mantova e Siena è proprio questo: non cercare una sola origine, ma seguire gli intrecci. Perché la storia delle città italiane è spesso così: non una linea dritta, ma una trama fitta, piena di ritorni, coincidenze e scoperte.

Giacomo Cecchin

Alcuni link per approfondire

Mantova e Siena: due città, una storia parallela
Un precedente approfondimento di Mantova Storia sui legami tra le due città, con una cronologia parallela tra santi, Gonzaga, Bernardino da Siena e Monti di Pietà.
https://mantovastoria.it/2016/02/27/mantova-e-siena-due-citta-una-storia-parallela/

Preziosissimo Sangue e Sacri Vasi – Diocesi di Mantova
Pagina della Diocesi di Mantova dedicata alla reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo e ai Sacri Vasi conservati nella basilica di Sant’Andrea.
https://www.diocesidimantova.it/storia-e-territorio/preziosissimo-sangue-e-sacri-vasi/

San Galgano e la spada nella roccia
Approfondimento sull’eremo di Montesiepi, l’abbazia di San Galgano e la tradizione della spada nella roccia nel territorio senese.
https://www.sangalgano.info/spada_it.html

Guidoriccio da Fogliano – Museo Civico di Siena
Scheda del Museo Civico di Siena dedicata al celebre affresco di Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi, nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico.
https://museocivico.comune.siena.it/opere/guidoriccio-fogliano-assedio-montemassi

Pio II e la Dieta di Mantova nei Registri Vaticani
Approfondimento del Centro Studi Pientini sulla Dieta di Mantova del 1459, convocata da papa Pio II per promuovere la crociata contro gli Ottomani.
https://www.centrostudipientini.it/wordpress/la-dieta-di-mantova-nei-registri-vaticani/

I cavalli dei Gonzaga – Centro Palazzo Te
Pagina dedicata al mito dei cavalli gonzagheschi, elemento centrale del prestigio della corte mantovana e della cultura equestre rinascimentale.
https://www.centropalazzote.it/il-mito-dei-cavalli-gonzagheschi-2/

Il Palio di Siena – sito ufficiale del Comune di Siena
Pagina ufficiale dedicata al Palio, con sezioni su storia, corse, contrade, tutela del cavallo, palii recenti e guida ufficiale.
https://palio.comune.siena.it/

Curtatone e Montanara – Università di Siena
Pagina dell’Università di Siena dedicata alla memoria ottocentesca dell’Ateneo, con riferimento agli studenti senesi e alla battaglia di Curtatone e Montanara.
https://www.unisi.it/ateneo/storia-dellateneo/il-percorso-storico-museale/sala-5-lottocento-la-citt%C3%A0-si-stringe-attorno

San Bernardino da Siena a Mantova
Approfondimento sul passaggio di San Bernardino a Mantova nel 1421, chiamato da Paola Malatesta Gonzaga per predicare la Quaresima.
https://www.sanfrancescomantova.it/bernardino-e-paola/

Monte di Pietà di Mantova
Scheda storica sul Monte di Pietà di Mantova, fondato nel 1484 dopo la predicazione di Bernardino da Feltre.
https://www.monspietatis.org/it/montipieta/view/monte_pieta_mantova.html?p=6

Mantua and Siena, Interwoven Histories

Mantua and Siena are linked by a surprising network of people, symbols and memories. From the Holy Vessels to the sword in the stone of San Galgano, from Pius II and Guidoriccio da Fogliano to the Gonzaga horses racing in the Palio, the two cities meet across the centuries. Their connection continues into the Risorgimento, with the Senese students who fought at Curtatone and Montanara.

Mantoue et Sienne, histoires croisées

Mantoue et Sienne sont unies par un réseau inattendu de personnages, de symboles et de mémoires. Des Saints Vases à l’épée dans la roche de San Galgano, de Pie II à Guidoriccio da Fogliano, des chevaux des Gonzague courant au Palio jusqu’aux étudiants siennois engagés à Curtatone et Montanara, les deux villes se rencontrent à travers les siècles.

Perché Mantova ha bisogno di un Museo della città: la riscoperta di “La Città e il Fiume” riapre il tema del racconto urbano

30 martedì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Libri

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Mantova è una città che è stata raccontata molte volte e in molti modi. Ci sono le guide turistiche, i volumi di storia, i libri fotografici, le pubblicazioni dedicate ai suoi monumenti più celebri, da Palazzo Ducale a Palazzo Te. Eppure, accanto ai grandi libri “da scaffale”, esistono opere più discrete, forse meno conosciute, che hanno avuto il merito di porre domande fondamentali: come si è formata Mantova? In che modo l’acqua ne ha determinato il destino? Perché porte, ponti, chiese, strade e quartieri si trovano proprio dove li vediamo ancora oggi o perché non esistono più?

Tra questi libri da riscoprire c’è La Città e il Fiume. Appunti per una didattica della storia urbana di Mantova, pubblicato nel 1983 da Publi Paolini. Un titolo semplice, quasi scolastico, che però contiene un’intuizione ancora attualissima: per comprendere Mantova bisogna partire dal suo rapporto con il fiume, con i laghi, con le acque che l’hanno protetta, nutrita, trasformata e resa unica.

Un libro forse dimenticato, ma ancora necessario

Il sottotitolo dell’opera — Appunti per una didattica della storia urbana di Mantova — potrebbe oggi sembrare poco invitante. La parola “didattica” spesso fa pensare a qualcosa di rigido, scolastico, destinato agli addetti ai lavori o agli studenti costretti a seguire una lezione. In realtà, proprio questa impostazione è uno dei punti di forza del volume.

La Città e il Fiume non è un libro da leggere soltanto in modo lineare. È un libro da consultare, sfogliare, attraversare. È costruito per schede, immagini, mappe, riferimenti puntuali. Aiuta il lettore a orientarsi nello spazio urbano e a capire che la città non è un insieme casuale di edifici, ma il risultato di scelte, necessità, difese, commerci, trasformazioni ambientali e politiche.

In questo senso, la sua natura “didattica” non è un limite. Al contrario, è ciò che lo rende ancora prezioso. Spiegare bene, indicare i luoghi, mostrare le connessioni, accompagnare chi guarda: sono tutte operazioni fondamentali per rendere la storia accessibile e viva.

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“La guida che insegna a perdersi: la Mantova estrosa di Piero Genovesi”

28 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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écriture de voyage, city guide, cultural heritage, eccentric guide, esplorazione urbana, exploration urbaine, flânerie, Giacomo Cecchin, guida cittadina, Guida estrosa, Guida Estrosa di Mantova, guide de ville, guide fantasque, histoire locale, literary Mantua, local history, Mantoue, Mantoue littéraire, Mantova, Mantova letteraria, Mantua, mémoire, memoria, memory, monumenti, monuments, passeggiata lenta, patrimoine culturel, patrimonio culturale, Piero Genovesi, scrittura di viaggio, slow walking, Storia Locale, travel writing, urban exploration

Ci sono libri che nascono per accompagnare il viaggiatore. Altri, più rari, accompagnano il cittadino a ritrovare la propria città. La Guida estrosa di Mantova di Piero Genovesi appartiene a questa seconda famiglia: non è soltanto un libretto da tenere in tasca per orientarsi fra vie, chiese e palazzi, ma un piccolo invito a cambiare passo, a guardare Mantova con occhi meno frettolosi, più disponibili alla sorpresa.

Lo avevo già segnalato nell’articolo di MantovaStoria del 14 novembre 2017 : la guida di Genovesi accostata alla Guida di Mantova di Ercolano Marani, ma per distinguerla. Dove Marani è preciso, puntuale, quasi “pignolo” nel senso migliore del termine, Genovesi è estroso, evocativo, suggestivo. Non inutile, ma utile in un altro modo. Non guida soltanto nello spazio: guida nello sguardo.

L’estrosa messo in evidenza nel titolo

Il titolo, in fondo, è già una dichiarazione di poetica. Guida estrosa non significa guida capricciosa o superficiale. Significa guida libera. Una guida che non procede soltanto per schede ordinate, ma per impressioni, memorie, scorci, deviazioni, ritorni. Piero Genovesi non rinuncia alla storia, ma la scioglie dentro il piacere della passeggiata. La città non viene presentata come un museo immobile, bensì come un organismo vivo, attraversato da voci, ombre, ricordi, stratificazioni.

La prima edizione del 1963

La prima edizione uscì nel 1963 per le Edizioni Cocai. Nel 1978 il testo venne ripreso e ampliato dalla Banca Agricola Mantovana con il titolo Guida estrosa di Mantova. Con la giunta di altri luoghi e memorie. È significativo che il libro abbia avuto questa seconda vita editoriale: una guida così legata al gusto del racconto e alla memoria locale non si esaurisce con la sua prima pubblicazione. Può essere ripresa, accresciuta, riaperta. Come certe passeggiate mantovane, che non finiscono mai davvero perché ogni volta portano a notare un dettaglio diverso.

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Mantova e il “TripAdvisor” dei bombardamenti: quando gli Alleati classificavano le città d’arte

26 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Qualche volta la storia salta fuori da una fotografia.
Non da un grande documento diplomatico, non da un memoriale militare, ma da un’immagine vista quasi per caso: una Mantova fotografata dall’alto, con i monumenti principali segnati come luoghi da riconoscere, proteggere, evitare. Per quanto possibile.

La foto, segnalata anni fa dal giornalista Luciano Ghelfi mostra una città ancora precedente all’estate del 1944. Un dettaglio lo conferma: accanto alla basilica di Sant’Andrea è ancora visibile la Casa della Cervetta, destinata a scomparire sotto le bombe pochi mesi dopo.

Quell’immagine racconta una cosa poco nota: durante la Seconda guerra mondiale gli Alleati disponevano di elenchi, istruzioni e mappe per distinguere gli obiettivi militari dai monumenti da salvaguardare. Una specie di guida turistica alla rovescia. Non indicava dove andare, ma dove non colpire. O dove colpire solo se strettamente necessario.

Si potrebbe chiamarla, con un po’ di ironia amara, il “TripAdvisor dei bombardamenti”.

Le città di serie A, B e C

Il 7 aprile 1944 il comando della Mediterranean Allied Air Force emanò istruzioni relative alle città italiane di particolare valore storico e artistico. L’obiettivo dichiarato era evitare, quando possibile, la distruzione di edifici religiosi e monumentali di valore universale. Ma il documento divideva le città in categorie molto diverse tra loro.

Nella prima categoria comparivano Roma, Firenze, Venezia, Fiesole e Torcello: città da non bombardare senza autorizzazione del Quartier Generale.

Nella seconda categoria erano inserite città e centri che il comando riteneva preferibile risparmiare: Ravenna, Assisi, San Gimignano, Pavia, Urbino, Montepulciano, Parma, Aosta, Tivoli, Udine, Gubbio, Volterra, Spoleto, Ascoli Piceno, Como, Pesaro e altri luoghi, compresi alcuni nomi trascritti in modo incerto o curioso.

Nella terza categoria, invece, stavano città nelle quali erano presenti obiettivi militari importanti: Verona, Padova, Bologna, Brescia, Cremona, Ferrara, Vicenza, Pisa, Modena, Rimini, Ancona e molte altre. In questi casi il bombardamento era considerato accettabile, anche se comportava danni collaterali al patrimonio storico.

E Mantova?

Mantova, sorprendentemente, non compare (o almeno io non l’ho trovata).

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Quattro matrimoni e un funerale: la grande festa dei Gonzaga nella Mantova del 1340 (e non è un film…)

21 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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1340, Azzo da Correggio, banchetto medievale, banquet médiéval, Cangrande della Scala, corte gonzaghesca, cour des Gonzague, dynastic marriages, Este family, Estensi, famille d’Este, Four Weddings and a Funeral, Franceschina Malaspina, Gonzaga, Gonzaga court, Gonzaga family, Gonzaga lordship, Gonzague, Guidoriccio da Fogliano, Histoire de Mantoue, histoire médiévale, history of mantua, Italie du Nord, Luigi Gonzaga, magna curia, Mantoue, Mantoue médiévale, Mantova, Mantova Medievale, Mantovastoria, Mantua, mariages dynastiques, matrimoni dinastici, medieval banquet, medieval history, medieval Mantua, Medioevo mantovano, Northern Italy, Quatre mariages et un enterrement, Quattro matrimoni e un funerale, Scaligeri, seigneurie des Gonzague, signoria gonzaghesca, storia di mantova, storia medievale, Tommasina Gonzaga, Ugolino Gonzaga, Verde della Scala, Visconti

Ci sono documenti d’archivio che a prima vista sembrano fatti apposta per scoraggiare il lettore: registri di spese, elenchi di vivande, conti di bottega, formule notarili, nomi oggi dimenticati. Eppure, a saperli interrogare, possono trasformarsi in una macchina del tempo.

È quello che accade con il Liber Magne Curie, il registro che racconta la grande festa organizzata dai Gonzaga a Mantova nel febbraio del 1340. Una festa durata otto giorni, con banchetti, cerimonie cavalleresche, ospiti illustri, alleanze matrimoniali e un messaggio politico chiarissimo: i Gonzaga, da poco padroni della città, non erano più soltanto una famiglia emergente. Volevano essere riconosciuti come una dinastia.

Mantova, 1340: dodici anni dopo il colpo di mano

Per capire il senso di quella festa bisogna tornare al 1328, quando Luigi Gonzaga e i suoi figli rovesciarono il potere dei Bonacolsi e presero il controllo di Mantova. Il passaggio non fu soltanto un cambio di famiglia al governo: fu l’inizio di una nuova stagione politica.

Nel 1340, quindi, i Gonzaga governavano Mantova da appena dodici anni. Erano ancora una potenza recente, bisognosa di consolidare il proprio prestigio, di mostrare ricchezza, di tessere alleanze e di farsi accettare dalle grandi casate dell’Italia settentrionale. La magna curia servì precisamente a questo: non fu solo una festa di famiglia, ma una messa in scena del potere.

Una festa lunga otto giorni

La parola curia, in questo contesto, non indica un tribunale o un ufficio amministrativo, ma una grande adunanza signorile, una cerimonia solenne in cui si mescolavano politica, cavalleria, diplomazia e spettacolo.

Per otto giorni Mantova divenne il palcoscenico dei Gonzaga. Arrivarono ospiti di rango, rappresentanti delle principali famiglie del Nord Italia, cavalieri, uomini d’arme, funzionari, servitori, fornitori, cuochi, macellai, pescatori e artigiani. Il registro delle spese ci permette di intravedere l’enorme macchina organizzativa che stava dietro all’evento: carni, pesci, pollame, vino, spezie, argenti, abiti, addobbi, doni e persino quelle “spese straordinarie” che ogni organizzatore di matrimoni, medievale o moderno, conosce benissimo.

Tra i dettagli più gustosi compare l’acquisto di centinaia di uova: un particolare minimo, quasi domestico, ma capace di riportarci dentro la concretezza di quella festa. Dietro la grande politica, dopotutto, c’erano cucine accese, tavole da preparare e conti da far quadrare.

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