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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi della categoria: Libri

Perché Mantova ha bisogno di un Museo della città: la riscoperta di “La Città e il Fiume” riapre il tema del racconto urbano

30 martedì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Libri

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Mantova è una città che è stata raccontata molte volte e in molti modi. Ci sono le guide turistiche, i volumi di storia, i libri fotografici, le pubblicazioni dedicate ai suoi monumenti più celebri, da Palazzo Ducale a Palazzo Te. Eppure, accanto ai grandi libri “da scaffale”, esistono opere più discrete, forse meno conosciute, che hanno avuto il merito di porre domande fondamentali: come si è formata Mantova? In che modo l’acqua ne ha determinato il destino? Perché porte, ponti, chiese, strade e quartieri si trovano proprio dove li vediamo ancora oggi o perché non esistono più?

Tra questi libri da riscoprire c’è La Città e il Fiume. Appunti per una didattica della storia urbana di Mantova, pubblicato nel 1983 da Publi Paolini. Un titolo semplice, quasi scolastico, che però contiene un’intuizione ancora attualissima: per comprendere Mantova bisogna partire dal suo rapporto con il fiume, con i laghi, con le acque che l’hanno protetta, nutrita, trasformata e resa unica.

Un libro forse dimenticato, ma ancora necessario

Il sottotitolo dell’opera — Appunti per una didattica della storia urbana di Mantova — potrebbe oggi sembrare poco invitante. La parola “didattica” spesso fa pensare a qualcosa di rigido, scolastico, destinato agli addetti ai lavori o agli studenti costretti a seguire una lezione. In realtà, proprio questa impostazione è uno dei punti di forza del volume.

La Città e il Fiume non è un libro da leggere soltanto in modo lineare. È un libro da consultare, sfogliare, attraversare. È costruito per schede, immagini, mappe, riferimenti puntuali. Aiuta il lettore a orientarsi nello spazio urbano e a capire che la città non è un insieme casuale di edifici, ma il risultato di scelte, necessità, difese, commerci, trasformazioni ambientali e politiche.

In questo senso, la sua natura “didattica” non è un limite. Al contrario, è ciò che lo rende ancora prezioso. Spiegare bene, indicare i luoghi, mostrare le connessioni, accompagnare chi guarda: sono tutte operazioni fondamentali per rendere la storia accessibile e viva.

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“La guida che insegna a perdersi: la Mantova estrosa di Piero Genovesi”

28 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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écriture de voyage, city guide, cultural heritage, eccentric guide, esplorazione urbana, exploration urbaine, flânerie, Giacomo Cecchin, guida cittadina, Guida estrosa, Guida Estrosa di Mantova, guide de ville, guide fantasque, histoire locale, literary Mantua, local history, Mantoue, Mantoue littéraire, Mantova, Mantova letteraria, Mantua, mémoire, memoria, memory, monumenti, monuments, passeggiata lenta, patrimoine culturel, patrimonio culturale, Piero Genovesi, scrittura di viaggio, slow walking, Storia Locale, travel writing, urban exploration

Ci sono libri che nascono per accompagnare il viaggiatore. Altri, più rari, accompagnano il cittadino a ritrovare la propria città. La Guida estrosa di Mantova di Piero Genovesi appartiene a questa seconda famiglia: non è soltanto un libretto da tenere in tasca per orientarsi fra vie, chiese e palazzi, ma un piccolo invito a cambiare passo, a guardare Mantova con occhi meno frettolosi, più disponibili alla sorpresa.

Lo avevo già segnalato nell’articolo di MantovaStoria del 14 novembre 2017 : la guida di Genovesi accostata alla Guida di Mantova di Ercolano Marani, ma per distinguerla. Dove Marani è preciso, puntuale, quasi “pignolo” nel senso migliore del termine, Genovesi è estroso, evocativo, suggestivo. Non inutile, ma utile in un altro modo. Non guida soltanto nello spazio: guida nello sguardo.

L’estrosa messo in evidenza nel titolo

Il titolo, in fondo, è già una dichiarazione di poetica. Guida estrosa non significa guida capricciosa o superficiale. Significa guida libera. Una guida che non procede soltanto per schede ordinate, ma per impressioni, memorie, scorci, deviazioni, ritorni. Piero Genovesi non rinuncia alla storia, ma la scioglie dentro il piacere della passeggiata. La città non viene presentata come un museo immobile, bensì come un organismo vivo, attraversato da voci, ombre, ricordi, stratificazioni.

La prima edizione del 1963

La prima edizione uscì nel 1963 per le Edizioni Cocai. Nel 1978 il testo venne ripreso e ampliato dalla Banca Agricola Mantovana con il titolo Guida estrosa di Mantova. Con la giunta di altri luoghi e memorie. È significativo che il libro abbia avuto questa seconda vita editoriale: una guida così legata al gusto del racconto e alla memoria locale non si esaurisce con la sua prima pubblicazione. Può essere ripresa, accresciuta, riaperta. Come certe passeggiate mantovane, che non finiscono mai davvero perché ogni volta portano a notare un dettaglio diverso.

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Mantova e Ferrara, capitali lente del Rinascimento padano

19 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Itinerari, Libri, Storia Locale

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addizione erculea, anima padana, Bartolino da Novara, bicicletta, cappellacci di zucca, Castelli, Castello di San Giorgio, Castello estense, città d’acqua, città padane, comunità ebraica, corti rinascimentali, cotechino, Delizie Estensi, Este, Estensi, Ferrara, Ferrara UNESCO, Ghetto ebraico, Gonzaga, Mantova, Mantova e Ferrara, Mantova e Ferrara: una faccia, Mantova UNESCO, Mincio, Nebbia, Palazzo Ducale Mantova, Palazzo Te, patrimonio culturale, pianura padana, Po, Rinascimento, Rinascimento padano, salama da sugo, storia di Ferrara, storia di mantova, Tortelli di zucca, Turismo culturale, una razza, Unesco

Mantova e Ferrara sono città che sembrano guardarsi da lontano, separate da confini regionali, dinastie diverse e traiettorie storiche autonome. Eppure, appena si comincia a osservarle più da vicino, emergono legami profondi: l’acqua, i castelli, le corti rinascimentali, le comunità ebraiche, le biciclette, la nebbia, la cucina di zucca e di maiale, il Po come grande orizzonte comune.

Una è città del Mincio e dei Gonzaga, l’altra del Po e degli Este. Una appartiene alla Lombardia, l’altra all’Emilia-Romagna. Ma entrambe condividono una stessa grammatica padana, fatta di lentezza, memoria, urbanistica raffinata e paesaggi d’acqua.

Questo articolo prova a raccontare Mantova e Ferrara non come due città isolate, ma come due capitali sorelle della pianura: diverse nella forma, simili nell’anima. Quindici punti per scoprire ciò che le unisce, dai castelli alle cattedrali, dai tortelli di zucca ai cappellacci, fino al riconoscimento UNESCO che ne conferma il valore universale.

Questo post nasce da una piccola pubblicazione che avevo scritto per evidenziare i punti di contatto tra Mantova e Ferrara.

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510 anni di meraviglia: la prima edizione dell’Orlando Furioso e la Mantova di Isabella d’Este (22 aprile 1516)

22 mercoledì Apr 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Libri, Mantova2016 - Mantova 1516, Storia Locale

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Giacomo Cecchin, Giampaolo Dossena, Isabella d'Este, Ludovico Ariosto, Matteo Maria Boiardo, Orlando Furioso, Orlando innamorato

Nel 2026 celebriamo un anniversario straordinario: 510 anni dalla prima pubblicazione dell’“Orlando Furioso”, il poema in ottave di Lodovico Ariosto, stampato a Ferrara il 22 aprile 1516. Un’opera che non solo segna una vetta della letteratura italiana, ma che nasce in un mondo in pieno fermento: proprio in quell’anno Carlo d’Asburgo diventa re di Spagna, preludio a quel vasto impero su cui “non tramontava mai il sole”. È un tempo di scoperte, di guerre, di rinascite artistiche e intellettuali.
E, tra Ferrara e Mantova, anche di poesia.

Ariosto e la corte di Isabella d’Este

Lodovico Ariosto, gentiluomo ferrarese e cortigiano al servizio del cardinale Ippolito d’Este, era legato a Mantova e alla sua raffinata corte.
Si racconta che Isabella d’Este, marchesa e mecenate colta e coetanea del poeta, ascoltasse in anteprima alcuni canti dell’Orlando Furioso letti dalla viva voce di Ariosto. Ludovico soggiorna a Mantova nella primavera del 1516, portando con sé una “capsa di libri” appena stampati.

Lo racconta una lettera del 5 maggio 1516 di Ippolito Calandra a Federico Gonzaga, allora sedicenne e futuro marchese e poi duca di Mantova:

“Non eri l’altro in questa terra mess. Ludovico Ariosto, gentilhomo ferrarese, quale à portato una capsa di libri la quale à composto sopra Orlando […] et lui l’à intitulato l’Orlando furioso, quale è un bello libro, più bello che l’Innamoramento di Orlando.”

Una piccola ma eloquente testimonianza di come, già nel Rinascimento, gli autori sapessero autopromuoversi e autodistribuire le proprie opere – una sorta di “self publishing” ante litteram.

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Piccoli Segreti di Provincia di e con Fabrizio Binacchi a Castellucchio giovedì 12 febbraio alle 20.45 al Teatro SOMS

04 mercoledì Feb 2026

Posted by mantovastoria in Conferenze, Libri

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Bassa mantovana, Castellucchio, cultura mantovana, eventi culturali Mantova, Fabrizio Binacchi, Giacomo Cecchin, giornalismo italiano, libri Mantovani, Mantova, memoria collettiva, Oligo editore, Piccoli segreti di provincia, presentazione libro, Storia Locale, tradizioni locali

Piccoli segreti di provincia, presentazione del libro di Fabrizio Binacchi
Giovedì 12 febbraio – ore 20.45 Teatro SOMS, Castellucchio (MN)

Dialoga con l’autore Giacomo Cecchin
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Una serata dedicata alle storie che si incontrano in un provincia e raccontano i luoghi ma soprattutto le persone, quelle che dai per scontate ma che invece restano nel tempo.
Fabrizio Binacchi, giornalista di lungo corso – nato alla Gazzetta di Mantova e con una vita professionale alla Rai tra Roma, Milano, Bologna, Torino e Trieste – presenta il suo libro Piccoli segreti di provincia.

E ci sarò anch’io visto che molti dei luoghi che racconta Fabrizio Binacchi e molte delle persone le ho incontrate e conosciute.

Come negli antichi almanacchi, Binacchi raccoglie racconti, storie di riti antichi, fiabe popolari, personaggi istrionici e bizzarri, custodite in una memoria collettiva fatta di dettagli, atmosfere e silenzi.
Dalla Bassa mantovana sotto il Po, dove l’autore è cresciuto, ai salotti di Castellucchio, dagli angoli di Mantova ai treni e alle littorine, dalla fiera delle Grazie agli argini e ai fossi: dietro ogni curva affiorano ricordi e figure che hanno incarnato pezzi di territorio un po’ come faceva Guareschi in quella fettaccia di terra tra il Po e l’appennino che chi ci ha vissuto chiama “la bassa”.

Perché i luoghi sono importanti ma le persone di più.
E, a ben guardare e a ben pensare, la provincia è una questione di cuore e non solo di territori.

Un appuntamento imperdibile per chi ama la storia locale, la memoria e i racconti che danno senso ai territori.

Mantova la bella addormentata e le altre capitali perdute dell’Italia rinascimentale

22 giovedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri, Storia Locale

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È possibile uccidere una città?

La domanda può sembrare provocatoria, eppure la storia italiana – così ricca di splendori e di capitali improvvisamente decadute – mostra che, in alcuni momenti, un centro urbano può davvero perdere il proprio ruolo vitale, politico e simbolico. Non sempre si tratta di una distruzione fisica totale: talvolta la città resta intatta nelle sue architetture, ma viene privata della funzione che la teneva viva. In altri casi, come insegna la storia, alla morte segue una rinascita.

Basti pensare a Milano, rasa al suolo nel 1162 dall’imperatore Federico Barbarossa e capace, nel giro di pochi decenni, di tornare protagonista della storia italiana ed europea. Oppure a Roma, piegata dal terribile Sacco del 1527 a opera dei Lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V: una ferita profonda, demografica e morale, dalla quale però la città seppe risollevarsi, reinventando il proprio ruolo di capitale spirituale e artistica nel pieno della Controriforma.

Accanto a queste storie di rinascita, esistono però città che, una volta colpite, non si sono più davvero risvegliate. Non sono morte del tutto: si sono piuttosto “addormentate”, sospese in una lunga attesa. È il destino che accomuna Mantova (1630), Ferrara (1597), Urbino (1625) e Piacenza (1547): quattro capitali rinascimentali che in momenti diversi hanno perso la loro centralità politica.

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Le strade di Ercolano (II): Un libro imprescindibile su Mantova

13 martedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Libri, Storia Locale

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Coertina dello stradario di Ercolano Marani

Il più bel libro scritto sulle strade, le vie e le piazze di Mantova è senza dubbio lo stradario di Ercolano Marani. Fidatevi. Non si tratta di una semplice affermazione affettuosa o campanilistica: lo stradario di Marani è un’opera che, per profondità, rigore e sensibilità, non ha eguali nel panorama degli studi dedicati alla città. La bella notizia è che, se fino a pochi anni fa occorreva rintracciare pazientemente i singoli articoli dispersi nelle diverse annate della rivista Civiltà Mantovana, oggi quel materiale è stato finalmente raccolto e ordinato in un numero speciale che restituisce unità e continuità alla ricerca.

Non un elenco, ma una lettura della città

Lo stradario non è un catalogo freddo di toponimi. È piuttosto un racconto urbano, una lettura lenta e stratificata del tessuto cittadino. Marani accompagna il lettore tra vie principali e vicoli secondari, tra piazze celebri e slarghi dimenticati, mostrando come ogni nome custodisca una storia: di mestieri scomparsi, di famiglie, di istituzioni religiose e civili, di trasformazioni urbanistiche che hanno lasciato segni talvolta evidenti, talvolta quasi invisibili.

La città come palinsesto

La chiave di lettura proposta da Marani è chiara e affascinante. Come egli stesso scriveva, un’antica città è un libro da leggersi con attenzione e pazienza. Le strade non sono semplici tracciati funzionali, ma testimonianze complesse; le piazze non sono solo spazi di passaggio, ma luoghi simbolici; gli edifici, siano essi monumentali o modesti, sono spesso veri e propri palinsesti, nei quali epoche diverse convivono e dialogano. In questo senso, lo stradario diventa uno strumento per allenare lo sguardo, per imparare a interrogare ogni dettaglio urbano.

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Gli errori di Napoleone: si impara più da una sconfitta che da una vittoria

10 sabato Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri, Napoleonica

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Abbiamo già superato le grandi celebrazioni della battaglia di Waterloo (2015) e della morte di Napoleone (2021) ma l’imperatore offre sempre dei grandi spunti di riflessione e quindi mi fa piacere segnalare alcune letture particolarmente interessanti dedicate a Bonaparte.

Si tratta di libri che affrontano l’ultimo Napoleone: quello che passa da Fontainebleau all’Isola d’Elba, dall’Elba a Parigi, e infine da Waterloo a Sant’Elena. È proprio in questa fase estrema della sua parabola che emergono con maggiore chiarezza i punti di forza e le debolezze di un personaggio che, ancora oggi, può insegnare molto agli imprenditori, ai leader e a chiunque si occupi di organizzazioni complesse.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma cosa si può imparare da una grande sconfitta? In realtà, moltissimo. Basta pensare che, ancora oggi, il primo nome che viene in mente evocando Waterloo è quello dello sconfitto: Napoleone Bonaparte. E che a Sant’Elena il grande corso riuscì a costruire una leggenda potente, fatta di vittorie meritate e di sconfitte attribuite al destino — contro il quale, come tutti sanno, nulla si può.

Oggi va di moda parlare di storytelling o di narrazione: ecco cos’è l’ultima parte dell’epopea napoleonica. È la straordinaria capacità di trasformare la propria storia personale in un racconto esemplare, influenzando il modo in cui la posterità avrebbe interpretato la sua vita. Che lo si ami o lo si detesti, è impossibile prescindere da un prima di Napoleone e da un dopo Napoleone.

Di seguito, alcune letture consigliate per chi desidera approfondire.


Sui Cento Giorni

Cento giorni da imperatore, l’ultima vittoria di Napoleone

Sergio Valzania – Mondadori (2015)

Valzania ricostruisce con grande rigore narrativo e documentario l’incredibile parentesi dei Cento Giorni, dal ritorno dall’Elba all’epilogo di Waterloo. Il libro mostra un Napoleone ancora lucidissimo sul piano politico e comunicativo, capace di riconquistare la Francia senza sparare un colpo. L’“ultima vittoria” evocata dal titolo non è militare, ma simbolica: la capacità di riaccendere consenso, entusiasmo e fedeltà in un paese stanco ma ancora affascinato dal mito imperiale.

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La Buona Strada. Viaggiare lentamente con Philippe Daverio

08 giovedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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La Buona Strada è uno di quei libri che invitano a cambiare passo. Philippe Daverio propone 127 passeggiate in Lombardia, con frequenti sconfinamenti nelle regioni limitrofe, suggerendo mete poco note o, quando celebri, raccontate da angolazioni inattese. Il lettore è incoraggiato a mettersi in viaggio con curiosità, senza la fretta del turismo di consumo, seguendo piuttosto il filo della storia, dell’arte e delle stratificazioni culturali.

La vera sorpresa, soprattutto per chi non vive in questa regione, è scoprire come la Lombardia – e Milano in particolare – rappresenti una delle aree a più alta densità di monumenti, città d’arte, musei e chiese degne di un viaggio. Daverio accompagna ogni itinerario con riferimenti all’attualità, aneddoti, episodi minori e storie dimenticate, rendendo la lettura vivace e continuamente stimolante.

I cinque itinerari mantovani: un Rinascimento diffuso

Tra le molte proposte del volume, spiccano i cinque itinerari mantovani, che prendono avvio da Mantova e si spingono fino a Sabbioneta e Suzzara. Particolarmente significativa è l’attenzione riservata al Santuario delle Grazie, al quale Daverio dedica ben due pagine dense di suggestioni, passando con naturalezza dal celebre coccodrillo appeso al soffitto alla tomba di Baldassarre Castiglione.

1. Mantova – New York del Rinascimento

Una capitale culturale ante litteram, tra Gonzaga, architetture e modernità

Mantova viene raccontata come una metropoli rinascimentale: compatta, colta, densissima di opere e idee, paragonabile – con una provocazione tipicamente daveriana – a una New York del Quattro-Cinquecento. E d’altra parte è una sua definizione quella di “Mantova come una Manhattan padana”, un’isola piena di torri, i grattacieli del Medioevo. Qui il potere dei Gonzaga si traduce in urbanistica, pittura e architettura, creando un laboratorio culturale di respiro europeo.

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Le letture e gli ascolti del 2025: una lista sintetica

30 martedì Dic 2025

Posted by mantovastoria in Libri

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2025, Biblioteca, elenchi delle letture, Letture, Libri, liste di libri

Quando si arriva alla fine dell’anno ci si guarda indietro e per me è consuetudine condividere con i lettori di Mantovastoria le mie letture, gli ascolti e molto di quello che mi ha colpito nel 2025. Eccovi la mia selezione. Si parte.
Saggio – L’atto creativo (Rick Rubin) (B)
Romanzi – Tutta la serie de I casi della sezione Q (Jussi Adler Olsen)
Teatro – Teatro d’improvvisazione sulla sicurezza IMPROSAFE (Teatro di Villastrada)
Varie – Scrivere con l’AI (Fulvio Julita) – La scimmia nel cassetto (Riccardo Scandellari)
Riletture – Tutti i film di Harry Potter (che non è proprio una rilettura ma…)
Il Podcast – Hacking Creativity (Edoardo Scognamiglio/Federico Favot)
Blog – Raffaele Gaito
I classici da (ri) leggere per il 2025 – ho riletto Maus di Art Spiegelman

L’idea della lista mi è venuta dal sito di Austin Kleon (qui trovate la sua lista 2024)

Qui trovate le mie liste degli anni passati: 2024, 2023, 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015  e 2014.

La (B) indica che il testo si può trovare nella biblioteca Baratta di Mantova o in una delle biblioteche della provincia di Mantova.

Nella foto la biblioteca di Palazzo d’Arco uno dei miei luoghi magici di Mantova.

Giacomo Cecchin

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