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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Tourisme culturel

La Rossa a Mantova: guida seria, dettagli comici e custodi con le chiavi in mano

16 martedì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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C’è un modo infallibile per capire quanto una città sia complicata: affidarla a una guida turistica molto seria. Nel 1914 il Touring Club Italiano ci prova con Mantova, armato della sua prima Guida Rossa, di grande precisione, ottime intenzioni e una fiducia quasi commovente nella possibilità di mettere ordine tra Gonzaga, restauri, scalette, sale chiuse e custodi poco numerosi.

Il risultato è una piccola meraviglia: una Mantova descritta con rigore, ma attraversata da dettagli che oggi fanno sorridere. C’è il Palazzo Ducale in restauro, ci sono gli ambienti dell’Appartamento dei Nani, ci sono le guide che vorrebbero raccontare tutto e i custodi che, invece, “tendono ad accorciare”. Insomma: il patrimonio è immenso, il personale è poco, e la storia dell’arte, quando vuole, sa essere più comica di una commedia.

Una guida rossa, molto rossa

Nel 1914 il Touring Club Italiano pubblica la sua Guida d’Italia dedicata a Piemonte, Lombardia e Canton Ticino. Una guida rossa, naturalmente: rossa di copertina, rossa di ambizione e, per chi ama le minuzie storico-artistiche, quasi rossa di emozione. Perché dentro quelle pagine non c’è soltanto un elenco di cose da vedere, ma un modo molto preciso di guardare l’Italia: con il metro, la lente, la pazienza e quella sottile fiducia novecentesca secondo cui ogni città, se descritta bene, diventa più ordinata. Illusione nobilissima, soprattutto a Mantova.

Mantova con le mura, la fossa magistrale e il Rio tutto scoperto

Le pagine dedicate alla nostra città sono da leggere assolutamente. Non solo per la curiosità di ritrovare luoghi noti con nomi, percorsi e attenzioni di un secolo fa, ma anche per riscoprire una Mantova che, alla vigilia della Prima guerra mondiale, è ancora una città diversa da quella che attraversiamo oggi. Ci sono le mura, c’è la fossa magistrale, c’è un Palazzo Ducale in piena stagione di restauri, giudicati dal Touring lenti ma intelligenti. Che già basterebbe come formula da incidere all’ingresso di qualunque cantiere pubblico: lenti, sì, ma intelligenti. Quando poi sono solo lenti, purtroppo, manca la parte migliore.

A muovere quella stagione di interventi ci sono figure importanti come l’architetto Achille Patricolo e l’intendente Clinio Cottafavi, impegnati in un lavoro di recupero che oggi possiamo guardare con il senno di poi, cioè con quel comodo strumento che rende tutti bravissimi restauratori, urbanisti e direttori di museo, purché a distanza di almeno cento anni.

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Quelli che il Festivaletteratura…una pagina doppia su MCG – Mantova Chiama Garda

12 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Quest’anno il Festivaletteratura compie 30 anni e ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 1997 quando si tenne la prima edizione. Però alcune cose non cambiano mai come ad esempio il rapporto di amore (assoluto) e odio (intermittente) per la manifestazione. Mi sono divertito allora a raccogliere alcune frasi fatte che al Festivaletteratura si sentono quasi ogni anno.

Provate a leggere e a vedere se anche voi ne avete pronunciata almeno qualcuna o se ne aggiungereste altre.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2026/Luglio 2026

QUELLI CHE IL FESTIVALETTERATURA

5 frasi che si sentono spesso a Mantova…

di Giacomo Cecchin

Nei cinque giorni del Festivaletteratura Mantova viene inondata da una marea di gente che si muove all’unisono al ritmo degli incontri e della fiumana dei volontari in maglietta blu. La manifestazione è arrivata alla edizione n. 30 eppure tra i mantovani continuano a sentirsi delle frasi che, ripetute ogni anno, raccontano una sorta di fenomenologia dei “nativi” al Festivaletteratura. Ecco 5 gruppi di lettori o non lettori individuati dalle frasi che ne rappresentano l’essenza. Sono categorie mobili, perché il mantovano può passare dall’una all’altra in una mattina, secondo la coda trovata, il caldo, l’autore ascoltato e il posto libero al bar.

Quelli che il Festival era meglio l’anno scorso

Il Festival migliore è sempre quello dell’anno prima: più gente, più volontari, autori più famosi. I mantovani di questa categoria ne parlano come quando per stigmatizzare i cambiamenti climatici si dice “Non ci sono più le mezze stagioni”. Non è importante che in effetti l’edizione precedente sia stata davvero migliore (e come si fa a fare una vera classifica?) ma fondamentale è poter vivere in questa atmosfera nostalgica e soprattutto far capire a chi viene per la prima volta a Mantova che “Sì, il Festival è un successo, ma se l’avessi visto gli anni scorsi o quelli prima…”. Pronunciano la frase con un programma piegato in quattro, fingendo di non guardarlo, perché loro sanno già tutto e ricordano un incontro leggendario in cui, giurano, non si trovava nemmeno una sedia libera.
Categoria: I Nostalgici, quelli del “non ci sono più le mezze stagioni”.

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La Buona Strada. Viaggiare lentamente con Philippe Daverio

08 giovedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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La Buona Strada è uno di quei libri che invitano a cambiare passo. Philippe Daverio propone 127 passeggiate in Lombardia, con frequenti sconfinamenti nelle regioni limitrofe, suggerendo mete poco note o, quando celebri, raccontate da angolazioni inattese. Il lettore è incoraggiato a mettersi in viaggio con curiosità, senza la fretta del turismo di consumo, seguendo piuttosto il filo della storia, dell’arte e delle stratificazioni culturali.

La vera sorpresa, soprattutto per chi non vive in questa regione, è scoprire come la Lombardia – e Milano in particolare – rappresenti una delle aree a più alta densità di monumenti, città d’arte, musei e chiese degne di un viaggio. Daverio accompagna ogni itinerario con riferimenti all’attualità, aneddoti, episodi minori e storie dimenticate, rendendo la lettura vivace e continuamente stimolante.

I cinque itinerari mantovani: un Rinascimento diffuso

Tra le molte proposte del volume, spiccano i cinque itinerari mantovani, che prendono avvio da Mantova e si spingono fino a Sabbioneta e Suzzara. Particolarmente significativa è l’attenzione riservata al Santuario delle Grazie, al quale Daverio dedica ben due pagine dense di suggestioni, passando con naturalezza dal celebre coccodrillo appeso al soffitto alla tomba di Baldassarre Castiglione.

1. Mantova – New York del Rinascimento

Una capitale culturale ante litteram, tra Gonzaga, architetture e modernità

Mantova viene raccontata come una metropoli rinascimentale: compatta, colta, densissima di opere e idee, paragonabile – con una provocazione tipicamente daveriana – a una New York del Quattro-Cinquecento. E d’altra parte è una sua definizione quella di “Mantova come una Manhattan padana”, un’isola piena di torri, i grattacieli del Medioevo. Qui il potere dei Gonzaga si traduce in urbanistica, pittura e architettura, creando un laboratorio culturale di respiro europeo.

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Mantova, città-teatro: quando la storia va in scena

04 giovedì Set 2025

Posted by mantovastoria in Itinerari, Storia Locale

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Candida Höfer, Mantova, Teatro Scientifico Bibiena , 2010, 180×225 cm © Candida Höfer

Una città che porta il teatro nel nome

Forse non ci pensiamo, ma in quasi tutti i teatri del mondo si pronuncia il nome di Mantova. Accade quando, indicando il tendaggio che corre sopra il sipario, si parla della mantovana.
Eppure il legame tra la città e il teatro non è solo nominale: basta passeggiare tra le piazze e i palazzi per capire che qui ogni angolo è scenografia, ogni spazio è palcoscenico.

Piazza Sordello: il potere in scena

Oggi è il cuore monumentale della città, ma nel Trecento Piazza Sordello non esisteva: c’era il sagrato del duomo e un quartiere medioevale che occupava questo spazio. La piazza la vediamo nella Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone, dipinto nel 1494 e quindi dopo che i Gonzaga avevano creato lo slargo chiamato all’epoca Piazza Grande di San Pietro. Da sempre Piazza Sordello è un doppio teatro: luogo del potere politico e sagrato della Cattedrale. Un tempo era chiusa da un’esedra cinquecentesca che collegava Duomo e Palazzo Ducale: immaginate l’effetto scenografico… oggi purtroppo perduto.

piazza Broletto e piazza Erbe: le cartoline della Mantova comunale

Le piazze più vissute sono però Broletto ed Erbe, collegate dal sottoportico dei Lattonai che attraversa il Palazzo del Podestà. Qui c’è Virgilio che osserva sornione il mercato dalla sua cattedra universitaria, la torre civica che un tempo era carcere e le tracce di tortura medievale negli anelli posti sotto l’Arengario.
Attraversando il passaggio del sottoportico dei lattonai si fa un viaggio al tempo della Mantova medioevale, quella dove il Romeo di Shakespeare langue per la usa Giulietta. Sbucando in piazza Erbe la storia incontra il mercato, il palazzo della Ragione, l’orologio astronomico e la Rotonda di San Lorenzo oltre alla casa del Mercante e al cupolone di Sant’Andrea che custodisce la reliquia del Sangue di Cristo e incombe sui portici che sono il teatro della vita quotidiana.

Giancarlo Businelli – olio su tela
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Rigoletto, Verdi, Dan Brown e il Festivaletteratura

28 giovedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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Cultural tourism, Culture Lombardie, Dan Brown Mantoue, Dan Brown Mantova, Dan Brown Mantua, Destination fiction, Destinazione Mantova, Fiction historique, Fictional tourism, Finzione narrativa, Giacomo Cecchin, Historical fiction, Literary tourism, Lombardia cultura, Lombardy culture, Mantova, Mantua travel, Opéra Mantoue, Opera Mantova, Opera Mantua, Rigoletto Mantoue, Rigoletto Mantova, Rigoletto Mantua, Storia e turismo, Tourisme culturel, Tourisme littéraire, Turismo culturale, Turismo letterario, Verdi Mantoue, Verdi Mantova, Verdi Mantua, Voyage Mantoue

Quanti turisti porta Rigoletto a Mantova? E Romeo e Giulietta? Non lo so, e forse non lo sa nessuno. Ma una cosa è certa: le storie – belle o brutte, vere o inventate – hanno sempre avuto il potere di far muovere le persone. Chi ascolta un racconto appassionante, prima o poi, vuole vedere di persona dove tutto è accaduto. Anche quando non è accaduto affatto.

Rigoletto, per Mantova, è stato un colpo di fortuna. Una storia che nasce come “falso storico al quadrato”: un personaggio inventato, in una vicenda che all’inizio non aveva nulla a che vedere con Mantova.

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