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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Tourisme culturel

Il Palio di Siena non è una corsa di cavalli

18 martedì Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Aldous Huxley, cavalli mantovani, chevaux de Mantoue, community identity, contrade di Siena, contrades de Sienne, course de chevaux, Cultural tourism, Duccio Balestracci, Fruttero e Lucentini, Giacomo Cecchin, Gonzaga, Gonzague, histoire de Sienne, history of Siena, horse race, identità di comunità, identité communautaire, Italian tradition, letteratura e Palio, Mantoue, Mantova, Mantova e Siena, Mantua, Mantua and Siena, Mantuan horses, Palazzo Te, Palio and literature, Palio de Sienne, Palio di Siena, Palio et littérature, Palio of Siena, Piazza del Campo, Sala dei Cavalli, Siena, Siena contrade, Sienne, storia di Siena, Tourisme culturel, tradition italienne, tradizione italiana, Turismo culturale

Il Palio di Siena non è una corsa di cavalli.

O meglio: è anche una corsa di cavalli.
Ma se lo raccontiamo così, abbiamo già perso quasi tutto.

Scrivo questo post oggi perché oggi si dovrebbe correre il Palio dell’Assunta spostato al 17 e poi al 18 agosto per il maltempo.

Il Palio è città, rito, appartenenza, contrade, memoria, teatro civile, rivalità, regole antiche e passione contemporanea. È una festa che si può amare, criticare, discutere. Ma difficilmente si può liquidare in poche parole.

Su Mantovastoria, negli anni, il Palio è tornato più volte. Non solo come evento senese, ma come occasione per parlare di letteratura, di storia italiana e anche dei legami sorprendenti tra Siena e Mantova.

Tre spunti per rileggerlo.

1. Il Palio letterario

Il Palio è entrato anche nella letteratura. Aldous Huxley lo osservò con occhi stranieri, cogliendo la forza dell’attesa, della città che cambia ritmo nei giorni della corsa, della tensione che precede quei pochi minuti in Piazza del Campo.

Fruttero e Lucentini, invece, ci hanno lasciato una delle invenzioni più affascinanti: Il Palio delle contrade morte, un giallo costruito attorno alle contrade scomparse di Siena. Perché il Palio non vive soltanto nella corsa presente. Vive anche nelle assenze, nei nomi perduti, nelle memorie che continuano a lavorare sotto la superficie.

2. I legami con Mantova

Siena e Mantova sono più vicine di quanto sembri.

I Gonzaga furono grandi allevatori e appassionati di cavalli. I cavalli mantovani correvano nei palii, compreso quello di Siena, e Palazzo Te conserva ancora oggi nella Sala dei Cavalli una delle immagini più potenti di questa cultura equestre.

Mantova, prima dei motori, aveva già una sua “motor valley”: scuderie, razze pregiate, corse, prestigio, competizione.

E poi ci sono altri fili: santi, artisti, collezioni, personaggi, episodi storici che legano le due città in modi inattesi.

3. L’amore per il Palio

Il Palio si ama o si odia. Spesso si critica. Qualche volta si fraintende.

Ma per capirlo bisogna accettare che non è uno spettacolo costruito per il turista. È una cosa più difficile: una tradizione viva, con le sue regole, le sue tensioni, le sue contraddizioni.

Il Palio insegna che una comunità non è fatta solo di consenso, ma anche di conflitto regolato. Che la vittoria conta, eccome. Che la sconfitta brucia. Che l’identità non è uno slogan, ma qualcosa che si eredita, si pratica e si difende.

Forse è per questo che continua a parlarci.

Perché sotto la polvere della Piazza, sotto i colori delle contrade, sotto i cavalli e i fantini, c’è una domanda molto moderna: che cosa tiene insieme una comunità?

Ecco alcuni articoli di Mantovastoria per approfondire:

  • Mantova e Siena: dieci storie intrecciate
    https://mantovastoria.it/2026/07/02/mantova-e-siena-dieci-storie-intrecciate/
  • Il Palio e Aldous Huxley: oggi si corre il Palio dell’Assunta
    https://mantovastoria.it/2025/08/16/il-palio/
  • Oggi si corre il Palio e io rileggo Fruttero e Lucentini
    https://mantovastoria.it/2024/08/16/oggi-si-corre-il-palio/
  • Siena e Mantova: personaggi e storie
    https://mantovastoria.it/2022/08/16/siena-e-mantova-personaggi-e-storie/
  • Si parla di Palio di Siena con il prof. Duccio Balestracci
    https://mantovastoria.it/2019/11/02/si-parla-di-palio-di-siena-con-il-prof-duccio-balestraccilazzo-ducale/
  • Il Palio di Siena: si ama, si odia, si critica ma per me… non si discute
    https://mantovastoria.it/2019/08/16/il-palio-si-ama-si-odia-si-critica/
  • Il Palio di Siena si corre oggi ma c’era prima Ferrara o Verona e anche Mantova
    https://mantovastoria.it/2019/07/02/il-palio-di-siena-si-corre-oggi-ma-cera-prima-ferrara-o-verona-e-anche-mantova/
  • I cavalli mantovani correvano al Palio
    https://mantovastoria.it/2018/07/02/i-cavalli-mantovani-correvano-al-palio-da-palazzo-te-a-siena-per-il-palio-della-madonna-di-provenzano/

The Palio of Siena: More Than a Horse Race

The Palio of Siena is not just a horse race. It is ritual, identity, memory and belonging. Over the years, Mantova Storia has explored the Palio through literature, history and its unexpected links with Mantua: from Aldous Huxley’s impressions to Fruttero and Lucentini’s fictional contrade, from the Gonzaga passion for horses to the cultural legacy of Palazzo Te. This article brings together different perspectives to show why the Palio remains a living tradition, full of emotion, conflict, rules and collective memory.

Estratto SEO

Il Palio di Siena non è solo una corsa di cavalli: è rito, identità, memoria e appartenenza. Da anni Mantova Storia racconta il Palio attraverso prospettive diverse: la letteratura di Aldous Huxley e Fruttero & Lucentini, i legami storici con Mantova e i Gonzaga, la cultura equestre delle corti rinascimentali, l’amore per una tradizione che divide, emoziona e continua a interrogare il presente. Dai cavalli mantovani che correvano nei palii alla Sala dei Cavalli di Palazzo Te, dai romanzi ispirati alle contrade alle riflessioni di Duccio Balestracci, il Palio diventa una chiave per leggere Siena, ma anche la storia italiana delle comunità, delle regole, della rivalità e della festa. Un percorso tra articoli, suggestioni e approfondimenti per capire perché il Palio non si può ridurre a spettacolo turistico: è una forma viva di racconto collettivo.

The Palio of Siena: More Than a Horse Race

The Palio of Siena is not just a horse race. It is ritual, identity, memory and belonging. Over the years, Mantova Storia has explored the Palio through literature, history and its unexpected links with Mantua: from Aldous Huxley’s impressions to Fruttero and Lucentini’s fictional contrade, from the Gonzaga passion for horses to the cultural legacy of Palazzo Te. This article brings together different perspectives to show why the Palio remains a living tradition, full of emotion, conflict, rules and collective memory.

Le Palio de Sienne : bien plus qu’une course de chevaux

Le Palio de Sienne n’est pas seulement une course de chevaux. C’est un rite, une identité, une mémoire et une appartenance. Au fil des années, Mantova Storia a raconté le Palio à travers la littérature, l’histoire et ses liens inattendus avec Mantoue : d’Aldous Huxley à Fruttero et Lucentini, de la passion des Gonzague pour les chevaux à l’héritage culturel du Palazzo Te. Cet article réunit plusieurs regards pour comprendre pourquoi le Palio reste une tradition vivante, faite d’émotion, de rivalité, de règles et de mémoire collective.

Mantova, 21 storie della buonanotte e un buongiorno gonzaghesco per il regalo di Ferragosto ai lettori di Mantovastoria

15 sabato Ago 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Itinerari, Mantova, Storia Locale

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Carlo V, Charles Quint, Charles V, Cultural tourism, Ducal Palace, Ferrara, Ferrare, Giacomo Cecchin, Gonzaga, Gonzague, histoire locale, local history, Mantoue, Mantova, Mantovastoria, Mathilde de Canossa, Matilda of Canossa, Matilde di Canossa, Palais Ducal, Palazzo Ducale, Renaissance, Rinascimento, Risorgimento, Saint Dominic, saint Dominique, Saint Jacques, Saint James, Saint Laurent, Saint Lawrence, san domenico, San Giacomo, San Lorenzo, Siena, Sienne, Storia Locale, Tourisme culturel, turismo culturale.Mantua

Un piccolo regalo per chi legge Mantovastoria.

In questi anni abbiamo raccontato Mantova in molti modi: attraverso i suoi palazzi, i santi, le piazze, i personaggi, i libri, le battaglie, le curiosità e quelle storie minori che spesso aiutano a capire meglio anche la grande storia.

Per questa estate abbiamo deciso di raccoglierne alcune in una forma nuova.

Nasce così “Mantova, 21 storie della buonanotte e un buongiorno gonzaghesco”: una piccola rivista digitale che vogliamo regalare ai lettori di Mantovastoria.

Ventuno storie da leggere una alla volta, senza fretta. Magari la sera, prima di chiudere la giornata. Oppure durante una pausa, in viaggio, sotto l’ombrellone o semplicemente quando viene voglia di tornare a curiosare tra le strade di Mantova.

Ogni storia è condensata in una scheda: una copertina, un breve racconto, alcune parole chiave e una frase da ricordare. Non vuole sostituire gli articoli del blog, ma offrire un piccolo assaggio di Mantova, da sfogliare con leggerezza e, speriamo, con un po’ di curiosità.

Vuoi riceverla subito?

Compila il modulo e ti invieremo gratuitamente la rivista digitale.

https://forms.gle/eVx6qmwG4FYkoSnBA

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Il Forte di Pietole: viaggio nel tempo a due passi da Mantova

07 martedì Lug 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari, Storia Locale

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Mantova non è soltanto Palazzo Ducale, Palazzo Te, Sant’Andrea e le piazze del centro. La città ha anche un’altra storia, meno visibile ma decisiva: quella delle acque, dei forti e delle opere costruite per trasformare il paesaggio in una macchina strategica.

Tra questi luoghi, il Forte di Pietole occupa un posto speciale. È vicino alla città, ma sembra lontanissimo. Basta arrivare nei pressi del Bosco Virgiliano, seguire la strada verso Pietole e guardare la grande massa verde che nasconde bastioni, fossati, gallerie, casematte e terrapieni. Si ha subito l’impressione di entrare in un tempo diverso.

Il Forte di Pietole è un frammento enorme della Mantova militare ottocentesca, iniziato in età napoleonica, completato dagli Austriaci, usato poi dall’esercito italiano e infine abbandonato per decenni. Oggi, dopo anni di oblio, è tornato al centro di un progetto culturale e ambientale: il Parco Museo Virgilio.

Perché il Forte di Pietole è così importante?

Il Forte di Pietole è uno dei luoghi più sorprendenti del territorio mantovano perché unisce tre storie in una.

La prima è la storia militare. Il forte nasce per difendere Mantova dagli attacchi provenienti da sud e per inserirsi nel grande sistema della piazzaforte mantovana. Non era una costruzione isolata, ma una parte di un dispositivo più ampio, fatto di fortificazioni, acque, strade, argini e controllo del territorio.

La seconda è la storia idraulica. Mantova è una città che ha sempre usato l’acqua come difesa. Il Forte di Pietole aveva un ruolo fondamentale nel controllo della valle del Paiolo: attraverso chiuse e regolazioni delle acque, in caso di necessità si poteva allagare l’area a sud della città e trasformare il paesaggio in una barriera naturale.

La terza è la storia virgiliana. Pietole corrisponde all’antica Andes, il luogo che la tradizione indica come patria natale di Virgilio. Così, nello stesso spazio, convivono il poeta latino, Napoleone, gli Austriaci, l’esercito italiano, la natura del Mincio e la memoria del territorio. Non male per un posto che per anni molti hanno considerato soltanto “una zona abbandonata”.

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La Rossa a Mantova: guida seria, dettagli comici e custodi con le chiavi in mano

16 martedì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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C’è un modo infallibile per capire quanto una città sia complicata: affidarla a una guida turistica molto seria. Nel 1914 il Touring Club Italiano ci prova con Mantova, armato della sua prima Guida Rossa, di grande precisione, ottime intenzioni e una fiducia quasi commovente nella possibilità di mettere ordine tra Gonzaga, restauri, scalette, sale chiuse e custodi poco numerosi.

Il risultato è una piccola meraviglia: una Mantova descritta con rigore, ma attraversata da dettagli che oggi fanno sorridere. C’è il Palazzo Ducale in restauro, ci sono gli ambienti dell’Appartamento dei Nani, ci sono le guide che vorrebbero raccontare tutto e i custodi che, invece, “tendono ad accorciare”. Insomma: il patrimonio è immenso, il personale è poco, e la storia dell’arte, quando vuole, sa essere più comica di una commedia.

Una guida rossa, molto rossa

Nel 1914 il Touring Club Italiano pubblica la sua Guida d’Italia dedicata a Piemonte, Lombardia e Canton Ticino. Una guida rossa, naturalmente: rossa di copertina, rossa di ambizione e, per chi ama le minuzie storico-artistiche, quasi rossa di emozione. Perché dentro quelle pagine non c’è soltanto un elenco di cose da vedere, ma un modo molto preciso di guardare l’Italia: con il metro, la lente, la pazienza e quella sottile fiducia novecentesca secondo cui ogni città, se descritta bene, diventa più ordinata. Illusione nobilissima, soprattutto a Mantova.

Mantova con le mura, la fossa magistrale e il Rio tutto scoperto

Le pagine dedicate alla nostra città sono da leggere assolutamente. Non solo per la curiosità di ritrovare luoghi noti con nomi, percorsi e attenzioni di un secolo fa, ma anche per riscoprire una Mantova che, alla vigilia della Prima guerra mondiale, è ancora una città diversa da quella che attraversiamo oggi. Ci sono le mura, c’è la fossa magistrale, c’è un Palazzo Ducale in piena stagione di restauri, giudicati dal Touring lenti ma intelligenti. Che già basterebbe come formula da incidere all’ingresso di qualunque cantiere pubblico: lenti, sì, ma intelligenti. Quando poi sono solo lenti, purtroppo, manca la parte migliore.

A muovere quella stagione di interventi ci sono figure importanti come l’architetto Achille Patricolo e l’intendente Clinio Cottafavi, impegnati in un lavoro di recupero che oggi possiamo guardare con il senno di poi, cioè con quel comodo strumento che rende tutti bravissimi restauratori, urbanisti e direttori di museo, purché a distanza di almeno cento anni.

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Quelli che il Festivaletteratura…una pagina doppia su MCG – Mantova Chiama Garda

12 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Quest’anno il Festivaletteratura compie 30 anni e ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 1997 quando si tenne la prima edizione. Però alcune cose non cambiano mai come ad esempio il rapporto di amore (assoluto) e odio (intermittente) per la manifestazione. Mi sono divertito allora a raccogliere alcune frasi fatte che al Festivaletteratura si sentono quasi ogni anno.

Provate a leggere e a vedere se anche voi ne avete pronunciata almeno qualcuna o se ne aggiungereste altre.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2026/Luglio 2026

QUELLI CHE IL FESTIVALETTERATURA

5 frasi che si sentono spesso a Mantova…

di Giacomo Cecchin

Nei cinque giorni del Festivaletteratura Mantova viene inondata da una marea di gente che si muove all’unisono al ritmo degli incontri e della fiumana dei volontari in maglietta blu. La manifestazione è arrivata alla edizione n. 30 eppure tra i mantovani continuano a sentirsi delle frasi che, ripetute ogni anno, raccontano una sorta di fenomenologia dei “nativi” al Festivaletteratura. Ecco 5 gruppi di lettori o non lettori individuati dalle frasi che ne rappresentano l’essenza. Sono categorie mobili, perché il mantovano può passare dall’una all’altra in una mattina, secondo la coda trovata, il caldo, l’autore ascoltato e il posto libero al bar.

Quelli che il Festival era meglio l’anno scorso

Il Festival migliore è sempre quello dell’anno prima: più gente, più volontari, autori più famosi. I mantovani di questa categoria ne parlano come quando per stigmatizzare i cambiamenti climatici si dice “Non ci sono più le mezze stagioni”. Non è importante che in effetti l’edizione precedente sia stata davvero migliore (e come si fa a fare una vera classifica?) ma fondamentale è poter vivere in questa atmosfera nostalgica e soprattutto far capire a chi viene per la prima volta a Mantova che “Sì, il Festival è un successo, ma se l’avessi visto gli anni scorsi o quelli prima…”. Pronunciano la frase con un programma piegato in quattro, fingendo di non guardarlo, perché loro sanno già tutto e ricordano un incontro leggendario in cui, giurano, non si trovava nemmeno una sedia libera.
Categoria: I Nostalgici, quelli del “non ci sono più le mezze stagioni”.

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La Buona Strada. Viaggiare lentamente con Philippe Daverio

08 giovedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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La Buona Strada è uno di quei libri che invitano a cambiare passo. Philippe Daverio propone 127 passeggiate in Lombardia, con frequenti sconfinamenti nelle regioni limitrofe, suggerendo mete poco note o, quando celebri, raccontate da angolazioni inattese. Il lettore è incoraggiato a mettersi in viaggio con curiosità, senza la fretta del turismo di consumo, seguendo piuttosto il filo della storia, dell’arte e delle stratificazioni culturali.

La vera sorpresa, soprattutto per chi non vive in questa regione, è scoprire come la Lombardia – e Milano in particolare – rappresenti una delle aree a più alta densità di monumenti, città d’arte, musei e chiese degne di un viaggio. Daverio accompagna ogni itinerario con riferimenti all’attualità, aneddoti, episodi minori e storie dimenticate, rendendo la lettura vivace e continuamente stimolante.

I cinque itinerari mantovani: un Rinascimento diffuso

Tra le molte proposte del volume, spiccano i cinque itinerari mantovani, che prendono avvio da Mantova e si spingono fino a Sabbioneta e Suzzara. Particolarmente significativa è l’attenzione riservata al Santuario delle Grazie, al quale Daverio dedica ben due pagine dense di suggestioni, passando con naturalezza dal celebre coccodrillo appeso al soffitto alla tomba di Baldassarre Castiglione.

1. Mantova – New York del Rinascimento

Una capitale culturale ante litteram, tra Gonzaga, architetture e modernità

Mantova viene raccontata come una metropoli rinascimentale: compatta, colta, densissima di opere e idee, paragonabile – con una provocazione tipicamente daveriana – a una New York del Quattro-Cinquecento. E d’altra parte è una sua definizione quella di “Mantova come una Manhattan padana”, un’isola piena di torri, i grattacieli del Medioevo. Qui il potere dei Gonzaga si traduce in urbanistica, pittura e architettura, creando un laboratorio culturale di respiro europeo.

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Mantova, città-teatro: quando la storia va in scena

04 giovedì Set 2025

Posted by mantovastoria in Itinerari, Storia Locale

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Candida Höfer, Mantova, Teatro Scientifico Bibiena , 2010, 180×225 cm © Candida Höfer

Una città che porta il teatro nel nome

Forse non ci pensiamo, ma in quasi tutti i teatri del mondo si pronuncia il nome di Mantova. Accade quando, indicando il tendaggio che corre sopra il sipario, si parla della mantovana.
Eppure il legame tra la città e il teatro non è solo nominale: basta passeggiare tra le piazze e i palazzi per capire che qui ogni angolo è scenografia, ogni spazio è palcoscenico.

Piazza Sordello: il potere in scena

Oggi è il cuore monumentale della città, ma nel Trecento Piazza Sordello non esisteva: c’era il sagrato del duomo e un quartiere medioevale che occupava questo spazio. La piazza la vediamo nella Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone, dipinto nel 1494 e quindi dopo che i Gonzaga avevano creato lo slargo chiamato all’epoca Piazza Grande di San Pietro. Da sempre Piazza Sordello è un doppio teatro: luogo del potere politico e sagrato della Cattedrale. Un tempo era chiusa da un’esedra cinquecentesca che collegava Duomo e Palazzo Ducale: immaginate l’effetto scenografico… oggi purtroppo perduto.

piazza Broletto e piazza Erbe: le cartoline della Mantova comunale

Le piazze più vissute sono però Broletto ed Erbe, collegate dal sottoportico dei Lattonai che attraversa il Palazzo del Podestà. Qui c’è Virgilio che osserva sornione il mercato dalla sua cattedra universitaria, la torre civica che un tempo era carcere e le tracce di tortura medievale negli anelli posti sotto l’Arengario.
Attraversando il passaggio del sottoportico dei lattonai si fa un viaggio al tempo della Mantova medioevale, quella dove il Romeo di Shakespeare langue per la usa Giulietta. Sbucando in piazza Erbe la storia incontra il mercato, il palazzo della Ragione, l’orologio astronomico e la Rotonda di San Lorenzo oltre alla casa del Mercante e al cupolone di Sant’Andrea che custodisce la reliquia del Sangue di Cristo e incombe sui portici che sono il teatro della vita quotidiana.

Giancarlo Businelli – olio su tela
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Rigoletto, Verdi, Dan Brown e il Festivaletteratura

28 giovedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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Cultural tourism, Culture Lombardie, Dan Brown Mantoue, Dan Brown Mantova, Dan Brown Mantua, Destination fiction, Destinazione Mantova, Fiction historique, Fictional tourism, Finzione narrativa, Giacomo Cecchin, Historical fiction, Literary tourism, Lombardia cultura, Lombardy culture, Mantova, Mantua travel, Opéra Mantoue, Opera Mantova, Opera Mantua, Rigoletto Mantoue, Rigoletto Mantova, Rigoletto Mantua, Storia e turismo, Tourisme culturel, Tourisme littéraire, Turismo culturale, Turismo letterario, Verdi Mantoue, Verdi Mantova, Verdi Mantua, Voyage Mantoue

Quanti turisti porta Rigoletto a Mantova? E Romeo e Giulietta? Non lo so, e forse non lo sa nessuno. Ma una cosa è certa: le storie – belle o brutte, vere o inventate – hanno sempre avuto il potere di far muovere le persone. Chi ascolta un racconto appassionante, prima o poi, vuole vedere di persona dove tutto è accaduto. Anche quando non è accaduto affatto.

Rigoletto, per Mantova, è stato un colpo di fortuna. Una storia che nasce come “falso storico al quadrato”: un personaggio inventato, in una vicenda che all’inizio non aveva nulla a che vedere con Mantova.

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