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Mantova non è soltanto Palazzo Ducale, Palazzo Te, Sant’Andrea e le piazze del centro. La città ha anche un’altra storia, meno visibile ma decisiva: quella delle acque, dei forti e delle opere costruite per trasformare il paesaggio in una macchina strategica.
Tra questi luoghi, il Forte di Pietole occupa un posto speciale. È vicino alla città, ma sembra lontanissimo. Basta arrivare nei pressi del Bosco Virgiliano, seguire la strada verso Pietole e guardare la grande massa verde che nasconde bastioni, fossati, gallerie, casematte e terrapieni. Si ha subito l’impressione di entrare in un tempo diverso.
Il Forte di Pietole è un frammento enorme della Mantova militare ottocentesca, iniziato in età napoleonica, completato dagli Austriaci, usato poi dall’esercito italiano e infine abbandonato per decenni. Oggi, dopo anni di oblio, è tornato al centro di un progetto culturale e ambientale: il Parco Museo Virgilio.
Perché il Forte di Pietole è così importante?
Il Forte di Pietole è uno dei luoghi più sorprendenti del territorio mantovano perché unisce tre storie in una.
La prima è la storia militare. Il forte nasce per difendere Mantova dagli attacchi provenienti da sud e per inserirsi nel grande sistema della piazzaforte mantovana. Non era una costruzione isolata, ma una parte di un dispositivo più ampio, fatto di fortificazioni, acque, strade, argini e controllo del territorio.
La seconda è la storia idraulica. Mantova è una città che ha sempre usato l’acqua come difesa. Il Forte di Pietole aveva un ruolo fondamentale nel controllo della valle del Paiolo: attraverso chiuse e regolazioni delle acque, in caso di necessità si poteva allagare l’area a sud della città e trasformare il paesaggio in una barriera naturale.
La terza è la storia virgiliana. Pietole corrisponde all’antica Andes, il luogo che la tradizione indica come patria natale di Virgilio. Così, nello stesso spazio, convivono il poeta latino, Napoleone, gli Austriaci, l’esercito italiano, la natura del Mincio e la memoria del territorio. Non male per un posto che per anni molti hanno considerato soltanto “una zona abbandonata”.
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