Quest’anno sono tre secoli dalla canonizzazione di San Luigi Gonzaga e molti mantovani hanno detto la solita frase “Come passa il tempo…”. Eppure Luigi è un santo molto attuale nonostante muoia quel 21 giugno del 1591 a Roma.
Ecco perché diventa interessante provare a fare una sintesi della sua vita tra miracoli, storie familiari e ordini religiosi. Vi aspettiamo a
LUIGI, SANTO BENCHE’ GESUITA, PURO BENCHE’ GONZAGA con Giacomo Cecchin Mercoledì 22 luglio 2026 ore 21.00 – Giardino della Ghiacciaia – Marengo (MN) INGRESSO LIBERO
La storia dei Gonzaga è affascinante perché c’è dentro tutto: dai valorosi ai lestofanti, dai furfanti ai santi. E san Luigi è un personaggio che spicca in questa storia perché diventa santo nonostante: nonostante sia il primogenito con un destino già scritto, nonostante sia un gesuita che è un ordine controverso, nonostante non ci siano più i Gonzaga a spingere per la canonizzazione. Raccontiamo allora in breve la storia di un ragazzo che diventa prima uomo, poi santo e oggi ci dice ancora che scegliere si può e si deve.
Durata 60 minuti
L’incontro è inserito nell’ambito della Rassegna MARENGO VIVE.
Andare a Marengo è ormai una tradizione: ecco gli eventi degli anni scorsi
Oggi 2 luglio 2026 a Siena si corre il Palio della Madonna di Provenzano. Non so perché mi affascina e mi appassiona da sempre questa cometa medioevale che torna per due volte durante l’anno. Forse perché Mantova e Siena sono più legate di quando sembri.
Ecco 10 spunti per osservare da vicino i punti di contatto tra Mantova e Siena.
Dai Sacri Vasi al Palio, da Guidoriccio a Curtatone e Montanara
Mantova e Siena sembrano città lontane. Una è distesa nella pianura, circondata dall’acqua del Mincio e dei suoi laghi; l’altra è raccolta sulle colline toscane, costruita in pietra e mattoni attorno alla forma inconfondibile di Piazza del Campo. Una è stata capitale dei Gonzaga, l’altra grande città comunale e repubblicana. Eppure, se si guarda con attenzione, le due città si incontrano molte volte.
Non le unisce una sola storia, ma una costellazione di personaggi, oggetti, devozioni, cavalli, battaglie e memorie civiche. Alcuni legami sono celebri, altri più curiosi, altri ancora si nascondono nei dettagli: un papa senese che soggiorna a Mantova, un condottiero celebrato nel Palazzo Pubblico di Siena e invitato dai Gonzaga, un santo mantovano devoto a Santa Caterina, studenti senesi caduti o feriti nella pianura mantovana durante il Risorgimento.
Questo articolo prova a mettere in fila dieci passaggi. Non per dimostrare che Mantova e Siena siano città “uguali”, ma per mostrare quanto la storia italiana sia fatta di fili che attraversano territori diversi e li collegano in modi spesso inattesi.
1. Due città d’arte dalla forte identità urbana
Mantova e Siena sono due città che conservano un’immagine storica potentissima. Non sono soltanto luoghi ricchi di monumenti, ma organismi urbani in cui la storia continua a farsi spazio nella vita quotidiana.
Siena è inseparabile da Piazza del Campo, dal Palazzo Pubblico, dalla Torre del Mangia, dalla cattedrale con i pali del carroccio di Montaperti, dalle contrade e dal Palio. La città mantiene ancora oggi una forte impronta medievale, non come semplice scenario turistico, ma come struttura profonda della sua identità.
Mantova, a sua volta, si riconosce nei grandi spazi gonzagheschi: Palazzo Ducale, il Castello di San Giorgio, Piazza Sordello, Sant’Andrea, Palazzo Te, i laghi. Qui il Medioevo comunale si intreccia con la lunga stagione della signoria e poi del ducato dei Gonzaga.
Entrambe sono città da leggere lentamente. Le piazze, le chiese, le strade e i palazzi non sono elementi isolati: compongono un racconto. Siena racconta la forza della città comunale e della sua memoria civica; Mantova racconta la costruzione di una corte rinascimentale padana, aperta all’Europa e capace di attirare artisti, architetti, papi, letterati e ambasciatori.
2. I Sacri Vasi e la spada nella roccia
Uno dei confronti più suggestivi tra Mantova e Siena passa attraverso gli oggetti sacri. Oggetti che non sono soltanto reliquie, ma condensano fede, leggenda, identità e memoria.
Mantova custodisce nella basilica di Sant’Andrea la tradizione dei Sacri Vasi, legati al culto del Preziosissimo Sangue di Cristo. La reliquia ha segnato profondamente la storia religiosa della città e ha contribuito anche alla costruzione della sua immagine monumentale. Non è un caso che proprio Sant’Andrea, progettata da Leon Battista Alberti, sia diventata uno dei luoghi simbolici della Mantova rinascimentale.
Nel territorio senese, invece, l’immaginario medievale trova uno dei suoi simboli più potenti nella spada nella roccia di San Galgano, conservata nella Rotonda di Montesiepi. Anche qui un oggetto diventa racconto: non solo memoria di un santo, ma immagine di conversione, rinuncia, cavalleria e spiritualità.
I Sacri Vasi e la spada nella roccia appartengono a tradizioni molto diverse. Tuttavia parlano entrambi di un Medioevo in cui il sacro prendeva forma in oggetti concreti, visibili, venerabili. Mantova e Siena, in questo senso, condividono la capacità di trasformare una reliquia o un simbolo religioso in parte essenziale della propria identità. Senza dimenticare Artù, il Graal e la spada nella roccia.
3. Guidoriccio da Fogliano, tra Siena e il mondo dei Gonzaga
Guidoriccio da Fogliano è una figura che appartiene innanzitutto alla memoria senese. Nato nel territorio reggiano, divenne capitano al soldo di Siena e fu celebrato nell’affresco del Palazzo Pubblico tradizionalmente attribuito a Simone Martini, dove appare a cavallo nel paesaggio di Montemassi.
L’immagine di Guidoriccio è una delle più celebri del Medioevo italiano: il cavaliere solitario, l’armatura, il profilo elegante del cavallo, le colline, gli accampamenti, le bandiere. È una sintesi visiva dell’ideale cavalleresco e della propaganda politica senese.
Il legame con Mantova passa dall’arrivo di Guidoriccio in città per i quattro matrimoni gonzagheschi. Il fondatore Luigi Gonzaga lo invitò a Mantova in occasione delle sue nozze con Novella Malaspina. È un episodio che mette in contatto il celebre condottiero legato a Siena con la corte gonzaghesca nascente. In quel momento, Mantova e Siena si incontrano non attraverso un trattato o una reliquia, ma attraverso il mondo cavalleresco, le armi, le nozze dinastiche e la politica delle signorie.
4. Pio II e la Dieta di Mantova
Uno dei legami più forti tra Siena e Mantova passa da Enea Silvio Piccolomini, nato nel territorio senese e divenuto papa con il nome di Pio II.
Pio II fu umanista, scrittore, diplomatico e pontefice. Il suo nome è legato in modo indissolubile a Pienza, la città ideale nata dalla trasformazione del borgo natale di Corsignano. Ma la sua storia incrocia in modo decisivo anche Mantova.
Nel 1459 Pio II convocò a Mantova una Dieta per promuovere una crociata contro i Turchi dopo la caduta di Costantinopoli. Il progetto non ebbe l’esito sperato, ma per Mantova l’evento fu importantissimo. Per mesi la città divenne un centro della diplomazia europea e ospitò il papa, cardinali, ambasciatori e principi.
Il soggiorno di Pio II ebbe conseguenze profonde. La presenza del papa contribuì a rafforzare il prestigio dei Gonzaga e della città. Mantova cambiò veste per accogliere il pontefice: i Gonzaga lasciarono il Palazzo del Capitano al papa e si trasferirono nel castello. In quegli anni si concentrano episodi fondamentali per l’immagine rinascimentale della città, dalla stagione di Mantegna alla progettazione albertiana di Sant’Andrea e San Sebastiano.
Il papa senese ebbe anche un rapporto diretto con la devozione mantovana. Secondo la tradizione, prestò particolare venerazione ai Sacri Vasi e collegò la reliquia a una sua guarigione dalla podagra. Siena, attraverso Pio II, entra così nel cuore della Mantova rinascimentale: nella politica, nella devozione, nell’arte e nell’architettura.
5. Le collezioni Gonzaga arrivate a Siena
Le città si incontrano anche attraverso gli oggetti. Le opere d’arte viaggiano, passano di mano, vengono vendute, ereditate, disperse, ricomposte in nuove raccolte. Nel caso di Mantova, la dispersione delle collezioni gonzaghesche è uno dei capitoli più dolorosi e affascinanti della sua storia culturale.
Dopo il sacco di Mantova del 1630, il patrimonio artistico della città subì perdite gravissime. Tra le figure che compaiono in questa vicenda c’è Ottavio Piccolomini, generale imperiale, incaricato di registrare danni e perdite subite dalla reggia gonzaghesca. Al suo seguito troviamo il nipote Enea Silvio Piccolomini, nome che richiama inevitabilmente quello del papa senese.
Proprio Enea Silvio Piccolomini acquistò dai lanzichenecchi luterani pezzi importanti delle collezioni gonzaghesche. Alcune di queste opere sono oggi conservate a Siena nella raccolta Spannocchi-Piccolomini.
È un legame concreto e materiale. Non si tratta soltanto di personaggi che passano da una città all’altra, ma di opere nate o raccolte nell’orbita mantovana e poi confluite nel patrimonio senese. In questo modo, una parte della memoria dei Gonzaga continua a vivere lontano da Mantova, dentro un altro racconto urbano e museale.
6. Il Palio e i cavalli dei Gonzaga
Il Palio di Siena è una delle feste popolari più famose d’Italia. Ma nella storia dei palii italiani compare anche Mantova, grazie ai cavalli dei Gonzaga.
La corte mantovana fu celebre per l’allevamento dei cavalli. I Gonzaga investirono molto in questa tradizione, non solo per ragioni militari o di prestigio cortigiano, ma anche per la partecipazione alle corse e ai palii. I cavalli mantovani erano apprezzati e potevano correre in varie città italiane.
Il legame con Siena è particolarmente suggestivo. Il Palio non era soltanto una gara: era spettacolo pubblico, festa cittadina, competizione simbolica. Far correre un cavallo legato alla corte gonzaghesca significava portare il nome di Mantova dentro uno degli spazi rituali più intensi della vita senese.
È un collegamento diverso dagli altri, meno istituzionale e più vivido. Qui non ci sono soltanto papi, santi o condottieri, ma cavalli, folla, colori, rumore di zoccoli, orgoglio cittadino. Mantova entra a Siena attraverso la festa e la competizione, con il prestigio dei suoi allevamenti e della sua corte.
7. Risorgimento: gli studenti senesi a Curtatone e Montanara
Nel Risorgimento il legame tra Mantova e Siena assume un tono civile e patriottico. La battaglia di Curtatone e Montanara, combattuta il 29 maggio 1848, è uno degli episodi più importanti della Prima guerra d’indipendenza.
In territorio mantovano combatterono volontari toscani, tra cui studenti universitari senesi. Nell’aprile del 1848 professori, assistenti e studenti dell’Università di Siena formarono una compagnia della Guardia Universitaria per partecipare alla guerra. A Curtatone e Montanara il Battaglione Universitario Toscano fu sconfitto e costretto a ripiegare, ma riuscì a ritardare l’avanzata austriaca, contribuendo indirettamente alla vittoria piemontese di Goito del giorno successivo.
Questa pagina unisce Mantova e Siena in modo profondo. La pianura mantovana diventa luogo di sacrificio per giovani provenienti dalla Toscana. La memoria senese entra così nella storia risorgimentale mantovana.
Ancora oggi questa vicenda vive nei monumenti, nelle lapidi, nelle commemorazioni. È una memoria di studenti, professori e volontari che lasciarono le aule universitarie per prendere parte alla costruzione dell’Italia. In questo caso il filo tra le due città non passa dalla corte o dalla Chiesa, ma dall’idea moderna di patria.
8. Santa Caterina, Osanna Andreasi e San Luigi Gonzaga
Il rapporto religioso tra Siena e Mantova è ricchissimo. Al centro c’è anzitutto Santa Caterina da Siena, una delle figure più importanti della spiritualità italiana ed europea. Mistica domenicana, donna di preghiera ma anche di azione politica, Caterina scrisse lettere a papi, sovrani e autorità, intervenne nelle questioni del suo tempo e divenne un modello di santità attiva.
A Mantova, una figura che può essere accostata a Caterina è la beata Osanna Andreasi. Anche Osanna fu laica domenicana, mistica, donna di intensa spiritualità e di forte presenza nella vita cittadina. Fu legata alla corte dei Gonzaga e, secondo la tradizione, ebbe un ruolo di consigliera morale e spirituale. Venne beatificata nel 1515 anche grazie all’impegno di Isabella d’Este.
L’accostamento tra Caterina e Osanna mostra una linea comune: la spiritualità femminile che non resta chiusa nello spazio privato, ma entra nella città, nella politica, nella carità, nella memoria collettiva.
A questo legame si aggiunge un episodio particolarmente bello: il passaggio di San Luigi Gonzaga a Siena. Il giovane principe mantovano, futuro santo gesuita, fu grande devoto di Santa Caterina. Durante un suo viaggio verso Roma, sostò a Siena e rese omaggio alla santa. Secondo la tradizione, servì messa nell’oratorio accanto alla cella di Caterina e parlò a un gruppo di giovani con grande fervore.
9. Bernardino da Siena a Mantova
Un altro legame diretto tra le due città passa da San Bernardino da Siena. Nato a Massa Marittima da famiglia senese, Bernardino fu uno dei più grandi predicatori francescani del Quattrocento. Viaggiò instancabilmente per l’Italia, parlando nelle piazze, richiamando alla pace, alla carità, alla lotta contro l’usura e alla riforma dei costumi.
Bernardino fu chiamato a Mantova nel 1421 da Paola Malatesta, moglie di Gianfrancesco Gonzaga, per predicare la Quaresima. Le sue prediche ebbero grande risonanza in città e nel contado. Il suo passaggio lasciò segni nella memoria urbana, a cominciare dal trigramma IHS, il nome di Gesù iscritto nel sole, ancora visibile in alcuni punti della città.
La presenza di Bernardino a Mantova è importante anche per il rapporto con la corte gonzaghesca. Paola Malatesta progettò con lui il convento delle Clarisse e la chiesa di Santa Paola, dedicata al Corpus Domini.
Così Siena arriva a Mantova attraverso una voce: quella di un predicatore capace di parlare alle folle, di usare immagini semplici e potenti, di trasformare la predicazione in intervento sulla vita concreta della città.
10. I Monti di Pietà
L’ultimo legame riguarda un tema meno appariscente, ma fondamentale per capire la vita urbana: il credito, l’usura, la povertà e la carità.
Nel Quattrocento i Monti di Pietà nacquero come istituzioni pensate per offrire prestiti su pegno a basso interesse, cercando di contrastare l’usura. Erano luoghi in cui economia, religione e politica cittadina si incontravano.
A Mantova il Monte di Pietà fu fondato nel 1484 da fra’ Bernardino da Feltre, con il concorso finanziario di Francesco II Gonzaga, di nobili e mercanti. L’obiettivo era offrire un’alternativa ai prestiti usurari e intervenire in modo concreto su un problema sociale molto sentito.
A Siena, già nel 1476, era nato il Monte Pio, poi destinato a entrare nella lunga storia del Monte dei Paschi. Anche qui si vede come le città italiane cercassero strumenti per regolare il credito, sostenere chi era in difficoltà e controllare un settore delicatissimo della vita economica.
Mantova e Siena condividono dunque anche questa storia: non solo grandi personaggi e grandi eventi, ma istituzioni nate per rispondere ai bisogni concreti delle persone. La storia delle città passa anche da qui: dai debiti, dai pegni, dalle botteghe, dai banchi, dalle famiglie in difficoltà, dalle soluzioni inventate per tenere insieme economia e solidarietà.
Conclusione: seguire i fili
Mantova e Siena non sono città gemelle. Hanno paesaggi diversi, storie politiche diverse, forme urbane diverse. Proprio per questo il loro dialogo è interessante.
A unirle non è una somiglianza immediata, ma una rete di fili: i Sacri Vasi e la spada nella roccia, Guidoriccio e il mondo dei condottieri, Pio II e la Dieta di Mantova, le collezioni gonzaghesche arrivate a Siena, i cavalli dei Gonzaga nel clima dei palii, gli studenti senesi a Curtatone e Montanara, Santa Caterina, Osanna Andreasi, San Luigi Gonzaga, Bernardino da Siena, i Monti di Pietà.
Sono storie diverse, ma insieme costruiscono una mappa. Una mappa fatta di viaggi, devozioni, battaglie, opere d’arte, reliquie, cavalli, predicatori e memorie civiche.
Forse il modo migliore per raccontare il rapporto tra Mantova e Siena è proprio questo: non cercare una sola origine, ma seguire gli intrecci. Perché la storia delle città italiane è spesso così: non una linea dritta, ma una trama fitta, piena di ritorni, coincidenze e scoperte.
San Galgano e la spada nella roccia Approfondimento sull’eremo di Montesiepi, l’abbazia di San Galgano e la tradizione della spada nella roccia nel territorio senese. https://www.sangalgano.info/spada_it.html
Il Palio di Siena – sito ufficiale del Comune di Siena Pagina ufficiale dedicata al Palio, con sezioni su storia, corse, contrade, tutela del cavallo, palii recenti e guida ufficiale. https://palio.comune.siena.it/
San Bernardino da Siena a Mantova Approfondimento sul passaggio di San Bernardino a Mantova nel 1421, chiamato da Paola Malatesta Gonzaga per predicare la Quaresima. https://www.sanfrancescomantova.it/bernardino-e-paola/
Mantua and Siena are linked by a surprising network of people, symbols and memories. From the Holy Vessels to the sword in the stone of San Galgano, from Pius II and Guidoriccio da Fogliano to the Gonzaga horses racing in the Palio, the two cities meet across the centuries. Their connection continues into the Risorgimento, with the Senese students who fought at Curtatone and Montanara.
Mantoue et Sienne, histoires croisées
Mantoue et Sienne sont unies par un réseau inattendu de personnages, de symboles et de mémoires. Des Saints Vases à l’épée dans la roche de San Galgano, de Pie II à Guidoriccio da Fogliano, des chevaux des Gonzague courant au Palio jusqu’aux étudiants siennois engagés à Curtatone et Montanara, les deux villes se rencontrent à travers les siècles.
Giacomo Cecchin torna a Castiglione delle Stiviere dopo aver parlato dei Gonzaga di Castiglione delle Stiviere per un focus su San Luigi Gonzaga Mantova in questo Anno Aloisiano (e ringrazio ancora Barbara Bicelli e la parrocchia di Castiglione delle Stiviere per l’invito).
In questa occasione metteremo a confronto Luigi (3 secoli dalla canonizzazione) e Francesco (8 secoli dalla morte) per scoprire che se all’apparenza sono due santi molto lontani anche solo pensando all’ordine Francescano e ai Gesuiti sono molto più simili di quello che si pensa.
Vi aspettiamo quindi a “LUIGI E FRANCESCO: LA SCELTA DIVENTA MISSIONE” ore 21.00 con Giacomo Cecchin alla voce e il M° Antonio D’Alessandro alle corde Convento di Santa Maria a Castiglione delle Stiviere DURATA 60 MINUTI circa
Grazie a Unità Pastorale Aloisiana, Città di Castiglione delle Stiviere, Gruppo Presepe Vivente, Festa di San Luigi Gonzaga, Fondazione Comunità Mantovana
L’iniziativa si svolge nell’ambito dell’Anno Aloisiano 1726/2026
Che bello tornare al Mast Castel Goffredo (www.mastcastelgoffredo.it) per parlare di San Luigi Gonzaga, un santo famosissimo e per questo poco conosciuto davvero. Giacomo Cecchin lo racconta sullo sfondo di un secolo che ha visto la riforma luterana e la nascita di ordini come quello dei gesuiti, dei cappuccini e degli oratoriani. Senza dimenticare la famiglia Gonzaga che forse nei rami cadetti ha espresso le personalità più interessanti.
Luigi santo benché gesuita, puro benché Gonzaga Mercoledì 27 maggio 2026 – ore 20.30 – MAST Castel Goffredo – Museo della Città
A cura di Giacomo Cecchin, giornalista e divulgatore con la passione per la storia. Partecipazione gratuita fino a esaurimento posti
L’incontro si inserisce nel percorso Aloisiani a Castel Goffredo – Terzo centenario della canonizzazione di san Luigi Gonzaga
E’ ormai una tradizione per me dare un’occhiata agli anniversari del nuovo anno ed è davvero interessante. Si tratta di recuperare avvenimenti, scoprire storie e personaggi con tanto da raccontare. Eccovi allora un elenco di date da non dimenticare nel 2026. Io lavorerò sugli 800 anni dalla morte di San Francesco, sui 3 secoli dalla canonizzazione di San Luigi e sui Gonzaga nel 1626. E voi, avete qualcosa da aggiungere? Buon divertimento. (qui trovate gli anniversari del 2025, 2024, 2023, 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015
Una chiesa assolutamente da scoprire, un santo da riscoprire e tante storie da raccontare. Giacomo Cecchin fa da spalla a Monsignor Giangiacomo Sarzia Sartori in questa conversazione dedicata a San Luigi Gonzaga.
San Luigi Gonzaga e la sua storia Un santo giovane e sempre attuale
Mercoledì 16 ottobre ore 17.30 – Chiesa di San Luigi a Te Brunetti in Mantova
E’ sempre bello parlare di santi soprattutto in un’occasione come questa dove si mettono insieme una serie infinita di collegamenti e di rimandi incrociati. Ecco alcuni spunti: – San Luigi che rinuncia alla primogenitura ed entra nell’ordine dei Gesuiti – I Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, il ramo cadetto forse più arrabbiato di tutti – Una chiesa cappuccina intitolata ad un santo gesuita – Tre vetrate che mettono a confronto Cristo, Francesco e Luigi
E poi la chiesa che offre tantissimi spunti di approfondimento ed è una vera sorpresa per chi non c’è mai entrato o per chi non ci entra da anni.
Le iniziative per i 60 anni (1964-2024) di San Luigi
La conversazione è inserita nel programma di iniziative per i 60 anni della consacrazione della chiesa di San Luigi in Te Brunetti a Mantova. Si tratta di una serie di conferenze, spettacoli e tanto altro per valorizzare la storia di San Luigi e del quartiere di Te Brunetti. Ecco il programma completo:
E qui l’articolo di Emanuele Salvato dalla Gazzetta di Mantova di martedì 1 ottobre 2024
Te Brunetti in festa per la sua chiesa
Una mostra-racconto, un cortometraggio e, ancora, una meditazione teatrale, letture, giochi, musica e conferenze. Sessant’anni sono un traguardo importante e la chiesa di San Luigi Gonzaga, quartiere Te Brunetti, li festeggerà con una serie di eventi in programma da giovedì fino al 16 ottobre. L’iniziativa, anticipata qualche giorno fa dalla Gazzetta di Mantova, è stata presentata ieri tra le panche della chiesa dal parroco, don Andrea Ferraroni, e dai rappresentanti del gruppo di parrocchiani che si sono attivati per le celebrazioni. Tutto ruota attorno alla chiesa, che si caratterizza per una storia particolare e per un’architettura di pregio. Si tratta di un raro esempio di architettura contemporanea razionalista realizzato su progetto dell’architetto trentino Efrem Ferrari, fra i più quotati del periodo. A certificare quest’importanza, anche l’interesse manifestato negli ultimi anni da una rassegna preziosa come “MantovArchitettura”, organizzata dal Politecnico, che lo scorso maggio alla chiesa e alle sue caratteristiche architettoniche ha dedicato un convegno in collaborazione con l’Università di Parma. Ma anche il Fondo per l’ambiente italiano (Fai) si è accorto dell’unicità della costruzione, aprendola al pubblico nelle Giornate di Primavera. «La chiesa di San Luigi Gonzaga nasce per volontà dei frati cappuccini in un contesto sociale, per il periodo, piuttosto complesso – ha ricordato don Andrea Ferraroni – la chiesa ha da subito rappresentato un punto di riferimento spirituale e sociale per la comunità e oggi, in tempi decisamente cambiati con un quartiere che ha assunto caratteristiche sociali differenti, continua a esserlo». Importante elemento della chiesa è rappresentato dalle vetrate policrome che donano luce all’interno, contrastando con l’austerità del grigliato esterno. Vetrate che portano la firma di Giorgio Scalco, quotato pittore dell’epoca. Su tutte spicca la splendida parete interna di sinistra, dove Scalco ha dato vita al Cantico delle Creature. Fra gli eventi in programma, da segnalare l’inaugurazione di giovedì (alle 16.30) con la mostra-racconto sulla chiesa e la proiezione del cortometraggio di Giovanni Moreschi “I color dei ricordi” che, partendo dalla testimonianza di un quaderno di scuola del 1963 di due bambini del quartiere, ripercorre la storia della chiesa. Venerdì, alle 20.45, sarà proposto lo spettacolo “Francesco. L’infinitamente piccolo” con Lucilla Giagnoni, mentre il 5 ottobre, dalle 9 alle 12, si terrà la lettura continuata della lettera enciclica “Laudato Sì” con intermezzi musicali. Domenica, prima della messa con il vescovo Marco Busca, la simulazione 3D in realtà aumentata del campanile progettato e mai realizzato. Il 16 ottobre, in fine, è prevista una conferenza su Luigi Gonzaga. Emanuele Salvato
La facciata del Duomo di Mantova è una delle ferite aperte dei mantovani: troppo barocca e marmorea per uno spazio medioevale come piazza Sordello e per i mattoni a vista dei palazzi costruiti dai Bonacolsi. Eppure ci sono due metodi per riconciliarsi con questo blocco di marmo che ha nascosto l’immagine gotica della cattedrale di San Pietro: guardare la domus romana oppure salire sulle impalcature del restauro e toccarla da vicino.
Mantova Segreta ha colto questa seconda opportunità ed è salita sulle impalcature arrivando a parlare a tu per tu con i bassorilievi e soprattutto con le statue che coronano il duomo. Sarebbe stato bello consentire a tutti i mantovani di visitare il cantiere ma, vista l’impossibilità dell’impresa, per fortuna che abbiamo registrato ben due puntate per farvi toccare con mano i risultati del restaturo.
Un ringraziamento particolare va alla curia di Mantova e a don Stefano Savoia, direttore dei beni culturali della Diocesi, oltreché al restauratore Marco Negri.
Mantova Segreta alla scoperta del restauro della facciata del Duomo di Mantova
L’idea per questa puntata nasce dalla voglia di dialogare faccia a faccia con le statue che coronano la facciata del duomo di Mantova.
Lascia stare i santi…dice un vecchio proverbio e invece secondo me i santi bisogna andarli a cercare. Questo ho fatto nella puntata di Mantova Segreta andata in onda il 12 dicembre (la potete rivedere qui mentre a questo link potete invece guardare tutte le puntate già andate in onda.) nella vigilia della festa dedicata a Santa Lucia. E a Mantova di santi ce ne sono molti, alcuni di Mantova centro e alcuni invece venuti da fuori. Senza dimenticare che, per gli amanti del genere, in Duomo ci sono ben 8 corpi incorrotti di Santi e Beati (ne potete leggere cliccando qui).
Eccovi l’incipit della puntata:
“Bentornati a Mantova Segreta, una trasmissione che vi invita a scoprire non solo Mantova ma anche i mantovani. Oggi vogliamo raccontarvi alcuni dei santi festeggiati a Mantova con particolare devozione. Parleremo del patrono s.Anselmo e di Antonio, quello del porcellino. Racconteremo di Santa Caterina della Ruota e di San Martino. Poi andremo alla ricerca della Beata Osanna Andreasi e di San Luigi Gonzaga. Per concludere con una santa che forse non molti mantovani conoscono e con Santa Lucia, visto che domani è il 13 dicembre. Continua a leggere →
L’isola degli studi ovvero un isolato che ha visto la presenza dei Gesuiti per almeno due secoli. Una presenza che si coglie tuttora nel talento del luogo che ha mantenuto un contatto forte con gli studi: il Liceo Virgilio, la Biblioteca Teresiana e l’Archivio di Stato. Sembrano entità separate e invece no. La quinta puntata di Mantova Segreta vi porta all’interno di questi spazi e a riscoprire la Specola del Liceo Virgilio con una vista imperdibile su Mantova.
Ecco l’incipit della puntata: Continua a leggere →
Quali sono i santi mantovani? Quanti sono i patroni di Mantova? Quali sono i santi a cui votarsi? Mantova è un territorio particolarmente ricco di storie legate ai santi e ai beati. Una panoramica dei santi nati a Mantova o che ha Mantova hanno vissuto, dei santi più venerati e di quelli sconosciuti o dimenticati.
Giovedì 13 settembre alle 21.15 si chiude il ciclo delle Serate in Giardino a Casa Andreasi in via Frattini, 9 a Mantova. E’ stato un percorso divertente e coinvolgente.
Vi aspetto volentieri.