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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: storia di mantova

Quattro matrimoni e un funerale: la grande festa dei Gonzaga nella Mantova del 1340 (e non è un film…)

21 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Ci sono documenti d’archivio che a prima vista sembrano fatti apposta per scoraggiare il lettore: registri di spese, elenchi di vivande, conti di bottega, formule notarili, nomi oggi dimenticati. Eppure, a saperli interrogare, possono trasformarsi in una macchina del tempo.

È quello che accade con il Liber Magne Curie, il registro che racconta la grande festa organizzata dai Gonzaga a Mantova nel febbraio del 1340. Una festa durata otto giorni, con banchetti, cerimonie cavalleresche, ospiti illustri, alleanze matrimoniali e un messaggio politico chiarissimo: i Gonzaga, da poco padroni della città, non erano più soltanto una famiglia emergente. Volevano essere riconosciuti come una dinastia.

Mantova, 1340: dodici anni dopo il colpo di mano

Per capire il senso di quella festa bisogna tornare al 1328, quando Luigi Gonzaga e i suoi figli rovesciarono il potere dei Bonacolsi e presero il controllo di Mantova. Il passaggio non fu soltanto un cambio di famiglia al governo: fu l’inizio di una nuova stagione politica.

Nel 1340, quindi, i Gonzaga governavano Mantova da appena dodici anni. Erano ancora una potenza recente, bisognosa di consolidare il proprio prestigio, di mostrare ricchezza, di tessere alleanze e di farsi accettare dalle grandi casate dell’Italia settentrionale. La magna curia servì precisamente a questo: non fu solo una festa di famiglia, ma una messa in scena del potere.

Una festa lunga otto giorni

La parola curia, in questo contesto, non indica un tribunale o un ufficio amministrativo, ma una grande adunanza signorile, una cerimonia solenne in cui si mescolavano politica, cavalleria, diplomazia e spettacolo.

Per otto giorni Mantova divenne il palcoscenico dei Gonzaga. Arrivarono ospiti di rango, rappresentanti delle principali famiglie del Nord Italia, cavalieri, uomini d’arme, funzionari, servitori, fornitori, cuochi, macellai, pescatori e artigiani. Il registro delle spese ci permette di intravedere l’enorme macchina organizzativa che stava dietro all’evento: carni, pesci, pollame, vino, spezie, argenti, abiti, addobbi, doni e persino quelle “spese straordinarie” che ogni organizzatore di matrimoni, medievale o moderno, conosce benissimo.

Tra i dettagli più gustosi compare l’acquisto di centinaia di uova: un particolare minimo, quasi domestico, ma capace di riportarci dentro la concretezza di quella festa. Dietro la grande politica, dopotutto, c’erano cucine accese, tavole da preparare e conti da far quadrare.

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Mantova e Ferrara, capitali lente del Rinascimento padano

19 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Itinerari, Libri, Storia Locale

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Mantova e Ferrara sono città che sembrano guardarsi da lontano, separate da confini regionali, dinastie diverse e traiettorie storiche autonome. Eppure, appena si comincia a osservarle più da vicino, emergono legami profondi: l’acqua, i castelli, le corti rinascimentali, le comunità ebraiche, le biciclette, la nebbia, la cucina di zucca e di maiale, il Po come grande orizzonte comune.

Una è città del Mincio e dei Gonzaga, l’altra del Po e degli Este. Una appartiene alla Lombardia, l’altra all’Emilia-Romagna. Ma entrambe condividono una stessa grammatica padana, fatta di lentezza, memoria, urbanistica raffinata e paesaggi d’acqua.

Questo articolo prova a raccontare Mantova e Ferrara non come due città isolate, ma come due capitali sorelle della pianura: diverse nella forma, simili nell’anima. Quindici punti per scoprire ciò che le unisce, dai castelli alle cattedrali, dai tortelli di zucca ai cappellacci, fino al riconoscimento UNESCO che ne conferma il valore universale.

Questo post nasce da una piccola pubblicazione che avevo scritto per evidenziare i punti di contatto tra Mantova e Ferrara.

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I Mantovani sono emiliani di cattivo umore?

07 domenica Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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La domanda mi è venuta in mente leggendo Jean Cocteau che dice che “I Francesi sono italiani di cattivo umore” e scoprendo che esiste una versione lombarda della filastrocca che inizia “Veneziani gran signori” (alla fine sarò più chiaro).

E non nasce per caso. Perché i mantovani, noi mantovani siamo strani. Geograficamente, culturalmente, gastronomicamente. Siamo un’intersezione: lombardi per la carta d’identità, veneti perché confinanti, emiliani per affinità.

Vi invito a fare un esperimento incrociando un mantovano:
Provate a dare del veneto a un mantovano: si irrigidisce.
Provate a dargli del veronese: si offende.
Provate a dargli dell’emiliano: dipende.

Dipende da come glielo dite.
Dipende da che zona della provincia viene.
Dipende soprattutto se in tavola ci sono tortelli di zucca, agnoli, salame, mostarda, Lambrusco, Grana Padano o Parmigiano Reggiano che sono piatti che parlano il linguaggio universale della Pianura Padana di qua e di là del Po.

Perché Mantova è fatta così: una moneta a due facce.
Due volte festeggia l’Unità d’Italia: la destra Mincio nel 1861 con tutti gli altri, Mantova e la sinistra Mincio nel 1866 insieme al veneto.
Produce tutte e due i formaggi più famosi del mondo: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.

Forse è per questo che se la guardate sulla mappa la provincia di Mantova ha una forma triangolare, sembra una fetta di formaggio duro — grana se siete sinistra Po o parmigiano se siete destra Po — infilata di taglio tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Una scaglia padana incastrata fra tre mondi che la tirano per la giacca.

Ma perché tristi? Perché la domanda i mantovani sono emiliani di cattivo umore?

L’idea, in fondo, è una variazione padana su Jean Cocteau, che diceva che i francesi sono italiani di cattivo umore (e allo stesso gli italiani sono francesi di buon umore). L’applicazione a Mantova nasce dagli ultimi versi della filastrocca veneta in salsa lombarda.

Venesiani gran signori,
Padovani gran dottori,
Vicentini magna gatti,
Veronesi tutti matti,
Bergamaschi brusa Cristi,
Mantovani tutti tristi.

Ecco dove sono i mantovani tutti tristi.
Che poi se volessimo cambiare la metrica e la rima ci danno una mano perché la filastrocca funziona anche così:

Mantovani brusa Cristi,
Bergamaschi tutti tristi.

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Casting per il Duca di Mantova: da Federico II a Vincenzo I

06 sabato Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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C’è una domanda che mi faccio spesso quando penso a Rigoletto: ma il Duca di Mantova di Verdi chi sarebbe, tra i Gonzaga?

La risposta più corretta, naturalmente, sarebbe: nessuno.

Il Duca del Rigoletto non ha nome. È un personaggio nato da un altro personaggio teatrale. Prima di arrivare a Verdi, infatti, la vicenda era quella de Le roi s’amuse di Victor Hugo, ambientata alla corte di Francesco I di Francia. Poi arrivò la censura austriaca a Venezia, il re diventò duca, Parigi diventò Mantova e il sovrano libertino fu trasformato in un anonimo Duca di Mantova.

Anonimo, appunto.

Eppure è proprio quell’anonimato che ci permette di giocare. Perché se Verdi non ci dice chi sia, noi mantovani possiamo provare a immaginarlo. Possiamo guardare la storia dei Gonzaga, aprire il sipario e chiederci: chi reggerebbe davvero quel ruolo?

Io da sempre dico Federico II che è la risposta più naturale. E’ il primo duca di Mantova, vive nella prima metà del Cinquecento (lo stesso periodo di Francesco I che tra l’altro conosce di persona), ha intorno una corte raffinatissima e porta con sé l’immaginario più forte della Mantova rinascimentale. Se dovessi rispondere da storico o da guida turistica direi Federico II.

Perché Federico II è il Duca che si vede: Palazzo Te, gli affreschi di Giulio Romano, la sensualità colta, la città del desiderio trasformata in architettura e affresco. È la scelta più immediata, più elegante, più “mantovana”.

Ma poi ho provato a cambiare prospettiva e mi mi sono messo nei panni di un regista.

Non devo più scegliere il Gonzaga giusto ma il Duca da mandare in scena.

E allora facciamo davvero il casting.

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Attenti a quei due: Mantova 1530, quando la città diventa l’ombelico del mondo (per non tacer di Jovanotti)

05 venerdì Giu 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Storia Locale

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Quando ho scritto per la prima volta questo post me lo immaginavo come la sigla di un telefilm degli anni 70 che ho amato moltissimo: Attenti a quei due o The Persuaders in lingua originale. Si mettevano fianco a fianco le foto e le vite dei due personaggi, un inglese e un americano, interpretati da Roger Moore e da Tony Curtis (in fondo all’articolo trovate un approfondimento sulla serie tv).

Ecco Federico II e Carlo V potrebbero davvero diventare protagonisti di una serie televisiva o di un documentario che metta le loro vite a confronto.

Due ragazzi nati nel 1500

Oggi, a sedici anni, si fanno i compiti, si litiga con i genitori, si sogna il motorino o il monopattino e si guarda il mondo dallo schermo di un telefono. Nel Cinquecento, invece, poteva capitare che a sedici anni uno fosse già re e un altro si stesse preparando a diventare signore di uno Stato.

È il caso di Carlo d’Asburgo e Federico Gonzaga. Il primo nasce a Gand, tra le nebbie e i canali delle Fiandre. Il secondo nasce a Mantova, altra città d’acqua, ma di pianura padana, circondata da laghi, paludi addomesticate e ambizioni molto ben coltivate.

Carlo e Federico nascono entrambi nel 1500. Due coetanei, due adolescenti destinati a non avere un’adolescenza normale. Uno diventerà Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. L’altro diventerà Federico II Gonzaga, prima marchese e poi duca di Mantova. Le loro strade, apparentemente lontane, finiranno per incrociarsi proprio qui, sulle rive del Mincio.

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San Bernardino: tra prediche, pubblicitari… e un miracolo lacustre

19 martedì Mag 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Ogni 20 maggio, celebriamo San Bernardino da Siena, un francescano davvero fuori dal comune — e anche per Mantova ha lasciato tracce più consistenti di quelle che spesso pensiamo.
Invitato alla nostra città dalla signora Paola Malatesta (moglie di Gianfrancesco Gonzaga) per predicare in Quaresima nel 1421, Bernardino è famoso per le sue prediche che richiamavano folle e anche per essere stato considerato santo dal popolo già in vita.


Chi era Bernardino?

Nasce a Massa Marittima (nel territorio senese) nel 1380, in una nobile famiglia degli Albizzeschi. Rimane orfano da ragazzo e viene educato a Siena, dove si forma anche culturalmente. Nel 1402 entra nell’ordine dei Frati Minori osservanti, aderendo alla “stretta” osservanza della regola di san Francesco. In breve tempo si dedica alla predicazione.
Questo santo viaggiatore percorre l’Italia fra XIV e XV secolo, portando da città a città non solo concetti teologici, ma discorsi estremamente concreti per la gente. A differenza di molti predicatori che parlavano in latino o in toni elevatissimi, Bernardino usa immagini — semplici, familiari — per far capire concetti difficili.

Una delle sue “invenzioni” più note è il trigramma IHS (le prime tre lettere del nome di Gesù in greco) che egli voleva fosse esposto come simbolo di unità fra le fazioni in lotta (es: fra guelfi e ghibellini) e per richiamare l’attenzione alla centralità del Nome di Gesù. Bernardino rifiutò la nomina a vescovo per ben tre volte — motivo per cui, nella iconografia, è spesso rappresentato con tre mitrie ai suoi piedi.

Muore il 20 maggio 1444 all’Aquila (nel ducato di Spoleto) ed è canonizzato dal papa Niccolò V nel 1450, a soli sei anni dalla morte.

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Voci e storie al Monumentale: una giornata tra musica, natura e memoria – domenica 10 maggio 2026

26 domenica Apr 2026

Posted by mantovastoria in Itinerari

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Domenica 10 maggio 2026 il Cimitero Monumentale di Mantova diventa luogo di incontro, ascolto e scoperta con “Voci e storie al Monumentale”, una giornata speciale dedicata alla musica, alla natura, alla memoria e alle attività per ragazzi.

L’iniziativa, promossa da Gruppo Tea in collaborazione con Comune di Mantova, Officina OCM e l’associazione culturale Segni d’Infanzia, invita cittadini e visitatori a vivere il Monumentale non solo come spazio del ricordo, ma anche come patrimonio culturale, paesaggistico e umano da attraversare con sguardo nuovo.

Un focus speciale: le storie scolpite nella pietra

Tra gli appuntamenti della giornata, un ruolo particolare è affidato al percorso guidato da Giacomo Cecchin, “Storie scolpite nella pietra”, in programma alle 18:30.

La passeggiata tra le epigrafi del Cimitero Monumentale sarà un’occasione per osservare da vicino uno degli elementi più discreti e insieme più eloquenti del luogo: le iscrizioni funerarie. Nomi, date, parole d’affetto, formule religiose, titoli, professioni e dediche compongono un vero archivio diffuso della città, capace di restituire frammenti di vita privata e memoria collettiva.

Attraverso la lettura delle epigrafi, il Monumentale si rivela non solo come spazio del ricordo, ma anche come libro aperto sulla storia di Mantova. Le parole incise nella pietra raccontano legami familiari, appartenenze sociali, sensibilità artistiche e trasformazioni del linguaggio del lutto. Un itinerario per imparare a leggere ciò che spesso resta sullo sfondo, e per riconoscere nelle tracce materiali della memoria una parte viva del patrimonio cittadino.

Il programma della giornata

Il programma si apre alle ore 7:00 con “Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore”, un appuntamento musicale a cura di Officina OCM. Le canzoni da Schubert a De André accompagneranno il pubblico in un percorso sonoro intenso e suggestivo, con Alfredo Bruno come voce narrante, Debora Donnarumma al canto e Riccardo Mortara Cauzzi alla chitarra.

Alle ore 10:00 è prevista una passeggiata botanica tra natura e memoria, condotta in compagnia di Fabio Tosi del Servizio Verde pubblico di Mantova Ambiente. Un’occasione per scoprire il valore del verde all’interno del cimitero, tra alberature, presenze vegetali e paesaggio storico.

Nel pomeriggio, alle ore 17:00, spazio a “Tran–qui”, un attraversamento tra generazioni, memorie visibili e invisibili. L’attività, dedicata ai ragazzi, è realizzata in collaborazione con l’associazione culturale Segni d’Infanzia.

La giornata si conclude alle ore 18:30 con “Storie scolpite nella pietra”, una passeggiata tra le epigrafi a cura di Giacomo Cecchin, per leggere il Monumentale attraverso parole, nomi, iscrizioni e tracce di vite custodite nella pietra.

Tutti gli eventi sono gratuiti, con prenotazione obbligatoria scrivendo a relazioni.esterne@teaspa.it. Gli appuntamenti si terranno anche in caso di pioggia. Il punto di incontro è previsto all’ingresso principale del Cimitero Monumentale di Mantova, in via Cremona 40.

“Voci e storie al Monumentale” è un invito a entrare in un luogo carico di storia con attenzione e delicatezza, lasciandosi guidare da suoni, percorsi, racconti e dettagli spesso invisibili. Un modo per riscoprire il Monumentale come parte viva della memoria collettiva mantovana.

Qui trovate la precedente edizione di passeggiate al Cimitero Monumentale
Memorie di donne: una passeggiata al Cimitero Monumentale – domenica 8 marzo 2026 ore 10.30

Alle Carceri dei Martiri di Belfiore con salita al Mastio del Castello di San Giorgio con Giacomo Cecchin – sabato 2 maggio 2026 alle 9.30 e sabato 16 maggio 2026 alle 9.30

19 domenica Apr 2026

Posted by mantovastoria in Itinerari

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Cosa ne dite di una visita alle Carceri dei Martiri di Belfiore con la sorpresa di una salita al mastio del Castello di San Giorgio per godere di una vista incredibile di Mantova e dei suoi laghi.

Vi aspettiamo insieme a Giacomo Cecchin per una visita a
CARCERI DEI MARTIRI DI BELFIORE E SALITA ALLA TORRE DEL MASTIO
Castello di San Giorgio

ULTIMI 2 POSTI – PRIMA VISITA – Sabato 2 maggio 2026 alle 9.30 – Iscrivetevi qui – https://forms.gle/12KQTv45i1yGkbQD6

SECONDA VISITA – Sabato 16 maggio 2026 alle 9.30 – Iscrivetevi qui – https://forms.gle/fNAxXPxQJFwowhVR7

Il percorso avrà la durata di circa 1 ora

Attenzione: il percorso non è accessibile a persone con difficoltà motorie, sconsigliato per persone con problemi cardiaci o respiratori.

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Da via Pastro alle carceri della Mainolda: storia, legge austriaca e un sonetto cifrato

08 domenica Feb 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Oggi parliamo di via Pastro, che si apre al fianco della chiesetta della Madonna del Terremoto per sbucare in vicolo della Mainolda. Quando la si imbocca da piazza Canossa si ha una splendida vista del cupolone di Sant’Andrea, uno dei tanti scorci che rendono Mantova immediatamente riconoscibile (lo si vede nel quadro di Giancarlo Businelli che fa da copertina a questo post).

Ma forse non tutti sanno chi era Luigi Pastro (1822-1915), una vicenda in cui la grande storia si intreccia con una sorprendente curiosità letteraria.

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I 12 giorni che sconvolsero la storia di Mantova – venerdì 13 febbraio 2026 ore 21.00 a Rivalta sul Mincio

26 lunedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Conferenze, Storia Locale

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Si torna a Rivalta sul Mincio ospiti del Gruppo cultura Pietro Morelli per una serata dove si giocherà con la storia di Mantova

I 12 giorni che sconvolsero la storia di Mantova – venerdì 13 febbraio 2026 ore 21.00 a Rivalta sul Mincio (Sala Ascari di Corte Mincio)

Ingresso libero e gratuito – per info e prenotazioni: Simona tel. 328 5783684 – e-mail giovannistorti67@gmail.com

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