Tag
andare a zonzo, émerveillement quotidien, camminare a Mantova, città da scoprire, city to discover, dérive, dérive situationniste, Ecce Homo, everyday wonder, flâner, flânerie urbaine, flâneur, flâneur urbain, Friedrich Nietzsche, Gironzolare, Mantoue, Mantova, Mantua, Mantua Rio, marcher à Mantoue, mémoire urbaine, memoria urbana, meraviglia quotidiana, Nietzsche, passeggiata urbana, Porto Catena, promenade urbaine, psicogeografia, psychogéographie, psychogeography, randonnée urbaine, regard urbain, Rio de Mantoue, Rio di Mantova, San Francesco Mantova, sguardo urbano, Situationist dérive, slow tourism, tourisme lent, Trekking Urbano, turismo lento, urban flaneur, urban gaze, urban memory, urban trekking, urban walk, urban wandering, ville à découvrir, walking in Mantua

C’è un modo classico di attraversare una città: uscire, andare da qualche parte, fare quello che si deve fare, tornare. È efficiente ma è anche il modo migliore per smettere di vedere davvero il posto in cui si vive.
Poi c’è un altro modo: andare a zonzo.
Andare a zonzo non significa perdere tempo. O meglio: significa anche perdere tempo, ma perderlo bene e quindi in realtà investirlo. Significa camminare senza una meta rigida, lasciare spazio alla deviazione, al dettaglio, all’errore di strada, alla sosta inutile che poi inutile non era. È un esercizio semplice e difficile insieme.
Mantova è perfetta per questo. Non è una metropoli da attraversare in apnea, né un centro storico da consumare come una lista di monumenti. È una città raccolta, stratificata, piena di soglie: ponti, cortili, portici, piazze, rive, vicoli, campanili, lapidi, affacci sull’acqua. Una città che non urla sempre la propria bellezza, ma la dissemina. Chi va di fretta vede Palazzo Ducale, Sant’Andrea, Palazzo Te. Chi va a zonzo comincia a vedere anche tutto il resto.
Che cosa vuol dire davvero andare a zonzo?
“Andare a zonzo” sembra una cosa leggera, quasi da domenica pomeriggio. In realtà è una disciplina dello sguardo. Vuol dire smettere di usare la città soltanto come corridoio tra due impegni e ricominciare a leggerla come un testo.
Le città, infatti, si possono leggere. Si leggono nei nomi delle vie, nelle facciate che hanno “digerito male i cambiamenti”, nelle finestre murate, nelle lapidi, nelle curve improvvise, nei ponti, nei vuoti, nei negozi scomparsi, nei campanelli di chi oggi abita dove altri hanno abitato prima. Ogni città è un libro riscritto molte volte. Il problema è che, abitando sempre nello stesso posto, finiamo per saltare le pagine.
Andare a zonzo serve a questo: riaprire il libro per leggerlo con più calma.
Non occorre un programma complicato. Anzi, il programma a volte rovina tutto. Basta decidere una zona, un tempo minimo e una regola di osservazione. Per esempio: oggi guardo solo in alto. Oppure: oggi seguo l’acqua. Oppure: oggi leggo tutte le lapidi. Oppure: oggi percorro una strada che conosco, ma dall’altro lato.
Sembra poco. È già moltissimo.
Continua a leggere
Una bellissima esperienza quest’anno con il
Cosa c’entra un libro su Parigi con un blog dedicato a Mantova? Innanzitutto io sono un lettore onnivoro e qualsiasi libro mi interessa (e visto che decido io cosa pubblicare o meno…). In secondo luogo
“Star seduti il meno possibile; non fidarsi dei pensieri che non sono nati allaria aperta e in movimento – che non sono una festa anche per i muscoli. Tutti i pregiudizi vengono dagli intestini. Il sedere di pietra è il vero peccato contro lo spirito santo”.