Due passeggiate per Mantova domenica 31 luglio: all’alba (5.30) sui Ponti del Rio e alla sera (21.00) con Mantova Segreta in diretta

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Sfidiamo il caldo scegliendo le ore più favorevoli a due passeggiate di scoperta all’alba e alla sera di domenica 31 luglio 2022. Ecco le mie due proposte (potete iscrivervi qui) per voi: siete allodole o gufi.

DOMENICA 31 LUGLIO ORE 5.30
>> All’alba sui Ponti del Rio – (ritrovo in piazza Anconetta)

Il Rio nasce sul Lago Superiore e poi continua a giocare a nascondino con Mantova: si inabissa e poi riemerge. Lo sapete quanti sono i ponti sul Rio? Ve li ricordate tutti? Se ve ne dimenticate sempre qualcuno non preoccupatevi perché è come per i sette nani: ne manca sempre qualcuno. Una passeggiata che segue il corso del Rio e tocca tutti i ponti che lo attraversano raccontando storie di peccati e peccatori, santi e beate e soprattutto di una Mantova che non è mai quella che sembra. Dall’ultimo ponte a Porto Catena fino alla chiesa di San Francesco attraversiamo tutta la città per arrivare alle sorgenti del Rio. (durata 2 ore circa) massimo 20 partecipanti

Quota di partecipazione – 15 euro a testa  – Domenica 31 luglio 2022 – Ore 5.30 
Iscrivetevi qui https://forms.gle/ZxHFLr4DfWK8BuN3A

Domenica 31 luglio ore 21.00
>> Alla sera con Mantova Segreta in diretta: i veri segreti sono sotto gli occhi di tutti – (ritrovo in Piazza Sordello davanti a Palazzo Ducale)

E’ un percorso pensato per gli appassionati di Mantova Segreta: sarà come girare in diretta una puntata alla ricerca delle curiosità mantovane. Scoprirete dettagli e particolari che sono sotto gli occhi di tutti ma che pochi notano. I veri segreti infatti non sono le cose nascoste ma quelle di cui nessuno si accorge. Partiremo da piazza Sordello e torneremo in piazza Sordello tra torri, santi che facevano pubblicità, piazze che non c’erano, passaggi segreti, cinematografi e statue che si spostano. (durata 2 ore circa) massimo 20 partecipanti

Quota di partecipazione – 15 euro a testa – domenica 31 luglio ore 21.00
Iscrivetevi qui https://forms.gle/ZxHFLr4DfWK8BuN3A

In viaggio con Matilde: il 24 luglio 1115 muore a Bondeno di Roncore

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Matilde di Canossa ha vissuto una vita sempre in viaggio: nata a Mantova, con un dominio che andava dal Mar Tirreno a Verona, la Grancontessa doveva spostarsi continuamente anche per far vedere che era viva (visto che all’epoca la presenza fisica in un luogo era l’unico modo di dimostrare la propria esistenza).

Quando si sposta Matilde si sposta nel Nord Europa e anche lì continuerà a viaggiare.

La morte di Matilde e la devozione a San Giacomo Maggiore

Matilde morirà a Bondeno di Roncore la vigilia della festa di San Giacomo Maggiore, santo dei pellegrini e dei viaggiatori cui aveva dedicato una cappella posta di fronte al proprio letto. La Grancontessa soffriva infatti di gotta e seguiva la messa senza muoversi dal suo giaciglio.

E’ bello pensare alla scelta di San Giacomo Maggiore da parte di una donna che è stata una delle più grandi viaggiatrici del Medioevo.

Aveva viaggiato così tanto in vita Matilde che il suo corpo continuò a viaggiare per successive traslazioni anche dopo la sua morte.

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Learco Guerra, la maglia Rosa e il fiume Po: in bicicletta con Giacomo Cecchin e Mantova Segreta

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San Nicolò Po è un paese famoso per la nascita di Learco Guerra, uno dei campioni del ciclismo degli anni eroici. Sugli argini e sulle strade di campagna si allenava “la locomotiva umana” e, in occasione del passaggio del Giro d’Italia e dei 90 anni della prima maglia rosa, ne ripercorriamo la storia.

Sarà il nipote Learco Guerra Jr. a raccontarci le gesta del nonno campione tra biciclette, corse e campionati del mondo.

Mantova Segreta sulle tracce di Learco Guerra a San Benedetto Po

L’idea per questa puntata nasce da un’esposizione temporanea sulla storia del ciclismo eroico a San Benedetto Po: tra bici e maglie, campioni e campionissimi e una navigazione del Po che ci racconta vicende del fiume e dei suoi uomini e donne.

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L’onda verde di Palazzo Ducale: a spasso tra i giardini dei Gonzaga con Giacomo Cecchin e Mantova Segreta

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La vista del giardino dei Semplici dall'appartamento delle Metamorfosi

A Palazzo Ducale i tesori non sono solo sulle pareti o nelle sale ma anche nei giardini. Ce ne sono molti in giro per la reggia gonzaghesca: è una vera e propria onda verde che ci consente di capire quanto gli spazi verdi fossero importanti per i Gonzaga.

Due giardini pensili, un giardino segreto e un cortile d’onore abitato da tre tartarughe: una passeggiata dentro Palazzo Ducale ma vivendo gli spazi aperti della reggia.

Mantova Segreta nei Giardini dei Gonzaga a Palazzo Ducale

L’idea per questa puntata nasce da un itinerario attraverso i giardini aperto per la prima volta nel 1986 dall’allora soprintendente Antonio Paolucci insieme all’architetto Roberto Soggia. Tra tartarughe, platani, giardini pensili e cani Mantova Segreta vi porta a scoprire l’anima verde del Palazzo Ducale di Mantova.

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Ci vediamo a Curtatone con “Mantova, 5 cose che so di lei” – giovedì 28 luglio ore 21.00 nei giardini del Comune a Corte Spagnola

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Vi aspettiamo alla prossima tappa della tournée di presentazione del libro di Giacomo Cecchin giovedì 28 luglio alle ore 21.00 nei giardini di Corte Spagnola a Montanara.

L’evento è organizzato dalla Città di Curtatone con il contributo di Regione Lombardia.

Saranno presenti Giacomo Cecchin e l’editore Nicola Sometti.

Per prenotare è sufficiente compilare il modulo a questo link https://forms.gle/HA9UrEvY2d5cNNxX9

La presentazione è inserita nella manifestazione CURTATONE, LA TUA ESTATE A CORTE SPAGNOLA, rassegna estiva di incontri, concerti, cinema e spettacoli promossi dalla Città di Curtatone.

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L’Ombelico del Mondo a Palazzo Te tra Jovanotti e la Camera dei Giganti su Mantova Segreta

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Quando Jovanotti girò il video dell’Ombelico del Mondo nella Camera dei Giganti a Palazzo Te a Mantova ci furono molte polemiche (come sempre). Però a ben vedere era una scelta perfettamente filologica: non solo si poterono rivedere i colpi di luce sulle pareti (come accadeva quando c’era il camino) ma quella stanza fu davvero l’ombelico del mondo sabato 2 aprile del 1530.

Federico II e Carlo V si ritrovarono a Palazzo Te per una festa incredibile e, anche se forse la camera non era completa, possiamo pensare che la villa pensata da Giulio Romano fosse davvero l’ombelico del mondo con i due personaggi più importanti dell’epoca il signore di Mantova e il signore del Mondo.

Mantova Segreta tra Jovanotti e la Camera dei Giganti

L’idea per questa puntata nasce dal raccontare “l’effetto wow” della Camera dei Giganti: dalle storie sulle pareti a Dickens, da Giulio Romano all’errore delle scimmie, dalle scritte sui muri a Jovanotti. Girare Mantova Segreta all’interno di un unico ambiente è una sfida ma se ci era già riuscito Jovanotti perché non riprovare…

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Quando il Mincio mormorava – venerdì 15 luglio ore 21.00 a Marengo

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Torniamo a raccontare la storia del Generale Giuseppe Govone, uno dei generali più valorosi di tutto il Risorgimento italiano. Il titolo della conversazione-spettacolo è

Quando il Mincio mormorava – venerdì 15 luglio 2022 ore 21.00 a Marengo nel giardino della Ghiacciaia

Giacomo Cecchin racconterà l’avventurosa storia risorgimentale del generale Giuseppe Govone che ha combattuto sulle rive del Mincio tra il 1848 e il 1866.
Sarà un racconto a più voci sul Risorgimento italiano: quando il Mincio mormorava, i Savoia balbettavano e i generali discutevano senza combattere. La storia del Generale Giuseppe Govone sullo sfondo di tre guerre di indipendenza, del Risorgimento italiano e della carica dei 600 per non parlar del fatto che alla fine si capirà anche perché il Lugana è meglio del Custoza (almeno per me).

La partecipazione è libera.

L’iniziativa è inserita nell’ambito della manifestazione MARENGOVIVE

Per approfondire su Giuseppe Govone:
Govone chi? una conversazione con Marco Scardigli su un protagonista del Risorgimento
Ricordati del generale Govone: un bellissimo libro risorgimentale

I mantovani di Mantova Centro? Quelli che sentono suonare le campane di Sant’Andrea

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Nelle città italiane, e Mantova in questo non è un’eccezione, una delle frasi che si sente dire più spesso è “Andiamo a fare un giro in centro”. Ma se nelle città grandi è facile capire chi abita in centro e chi no a Mantova diventa difficile visto e considerate le dimensioni del comune e il numero di abitanti. Dovremmo dire che tutti i mantovani abitano in centro ma in realtà la geografia è un punto di vista e da noi a complicare le cose ci si mette anche l’acqua ovvero i tre laghi (ma sono davvero laghi e sono davvero tre?) e il Rio. Andiamo però con ordine e vediamo chi sono davvero i mantovani, quanti sono e soprattutto come si distinguono i mantovani di Mantova Centro.

Chi sono i mantovani?

Chi sono i mantovani? E’ difficile definirli non solo per noi che ci abitiamo ma soprattutto per chi viene da fuori. Facciamo un sondaggio non scientifico sui turisti che arrivano a Mantova: il 30 per cento dice che i mantovani sono emiliani, il 30 per cento dice che i mantovani sono lombardi, il 30 per cento dice invece che sono veneti. L’ultimo 10 per cento non si sbilancia e in questo è molto mantovano. Questa fetta di terra (se la guardate dall’alto sembra proprio una fetta di Grana Padano, se le guardi da nord, e di Parmigiano Reggiano, se la guardi da sud) si infila tra Veneto ed Emilia e costituisce l’estremo vertice di una Lombardia che gravita sull’asse Brescia-Bergamo-Milano.

Siamo la Terra di Mezzo

Siamo proprio una terra di confine, una Terra di Mezzo che ha preso il meglio e il peggio di tutte le genti confinanti e degli eserciti che l’hanno attraversata e che ha vissuto circa 4 secoli di pace sotto i Gonzaga. Dal 1328 al 1707 i mantovani hanno vissuto separati dal mondo e non se ne sono avuti a male: prima e dopo invece sono stati terra di conquista e di guerra, tanto che il Mincio, insieme all’Adda, è il fiume dove più si è combattuto in Italia. Il Mincio mormorava prima del Piave e non è un caso che le tre guerre di Indipendenza avessero uno schema fisso: si attraversa il Mincio e poi si vede come va. I fiumi, l’acqua, come si diceva prima è un confine e marca differenze.

I Mantovani sono un patchwork, un cocktail

Ma torniamo alla domanda: chi sono davvero i mantovani. Sono un patchwork, sono a macchia di leopardo. Se penso al sottoscritto ad esempio posso dire che sono nato a Mantova (questo dice la carta di identità) ma se solo risalgo ai miei genitori, il papà è nato a Castellucchio (sempre provincia di Mantova ma tra il 1859 e il 1866 per andare in centro serviva il passaporto) e la mamma a Coltaro di Sissa (PR) e se andiamo ai nonni abbiamo un quarto di mantovanità (mia nonna Grazia nata a Viadana – MN), un quarto di Emilia (mio nonno Agide nato a Parma) e 2/4 di Veneto (mio nonno Giacomo nato a Villaverla Vicentina (VC) e mia nonna Rina nata a Illasi (VR)). E’ per questo che posso dire che sono un mantovano perfetto perché nato a Mantova ma con origini nelle tre regioni che fronteggiano questa fettaccia di terra.
E’ per questo che il mitico parlamento del Nord che aveva sede a Villa Riva Berni nel comune di Bagnolo San Vito, ai tempi della Lega ruggente di Umberto Bossi, in zona non ha mai suscitato entusiasmi. L’unica provincia italiana che produce sia il Grana Padano che il Parmigiano Reggiano e che festeggia l’Unità d’Italia sia nel 1861 (sinistra Mincio) che nel 1866 (destra Mincio) ne ha viste troppe per farsi conquistare da una sorta di appello alla purezza delle origini.

I Mantovani sono emiliani di cattivo umore?

E questa mescolanza di tratti ha contribuito a dare ai mantovani un carattere difficilmente inquadrabile. Non siamo emiliani, non siamo veneti e nemmeno lombardi. Potremmo dire di essere emiliani di cattivo umore. O almeno così sembra se recitiamo la filastrocca che dice:
<<Venesiani gran signori,
Padovani gran dottori
Vicentini magna gatti
Veronesi tutti matti
Bergamaschi brusa Cristi
Mantovani tutti tristi.>>

In realtà noi mantovani non siamo tristi ma riservati e abbiamo un’autoironia che molti ci invidiano: almeno quelli di provincia. Sì perché dobbiamo fare una distinzione tra Mantova e Provincia, un po’ come succede con Parigi e la Francia. E dobbiamo fare una distinzione anche nel comune di Mantova tra i mantovani di Mantova Centro e quelli che abitano in periferia.

Ma quanti sono i Mantovani?

Ma quanti sono i mantovani. Quelli di città nel 2011 erano 46.000 circa mentre quelli della provincia erano invece 362000. Dopo la grande crescita del centro città che dai 30.000 abitanti degli inizi del 1900 era arrivata a sfiorare i 70.000 oggi siamo in continua decrescita a favore dei comuni della cintura. Un progetto denominato la Grande Mantova che vorrebbe unire il capoluogo ai comuni limitrofi viene continuamente rilanciato ma mai attuato forse proprio per la differenza-diffidenza che divide i mantovani di città da quelli di provincia. E’ un po’ la storia di noi italiani. Se dobbiamo combattere un nemico comune ci uniamo ed esaltiamo la nostra unicità (basta vedere la guerra santa per non perdere la sede della Camera di Commercio a favore di Cremona e Pavia) mentre all’interno sono botte da orbi. E non può essere altrimenti in una provincia che vede i comuni dell’Oltre Po gravitare sull’Emilia, quelli delle colline moreniche sul Bresciano e quelli del destra Mincio su Verona (e lo si sente anche nel dialetto).

I Mantovani di Mantova Centro e la periferia

E non può essere altrimenti in una Mantova che definisce i mantovani di Mantova Centro come quelli che sentono suonare le campane della basilica di Sant’Andrea. A Mantova per andare in periferia basta attraversare uno dei ponti sul Rio e la zona di Fiera-Catena viene considerata piena periferia (anche se per me è una delle più vivaci della città). Non parliamo poi di quello che i mantovani di Mantova Centro pensano di quello che si può trovare attraversando il ponte di San Giorgio. “Ma davvero esiste qualcosa al di là del ponte? Dite che c’è un posto chiamato Lunetta? Magari qualche volta andremo a vedere ma forse è più vicina la Luna di Lunetta”. Naturalmente sto estremizzando ma non troppo.
Pensate che anche Palazzo Te, che è raggiungibile da piazza Sordello con una agevole passeggiata, per i mantovani di Mantova centro è fuori città forse perché ricordano ancora quando c’erano le mura della città e la villa di Giulio Romano era sull’isola del Tejeto. Non ci credete? Vi aspettiamo a Mantova, Mantova centro però, perché in periferia non si sa mai.

A lezione di marketing da Giulio Romano con Mantova Segreta

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Cosa tiene insieme Palazzo Te e il Marketing? La risposta per me è Giulio Romano, un artista che ha saputo creare un insieme di storie imperdibile sulle pareti della villa del Marchese (e poi duca) Federico II Gonzaga. Ne parleremo in compagnia del direttore Veronica Ghizzi in questa puntata di Mantova Segreta che ripercorre la festa di sabato 2 aprile 1530 che vide la presenza a Palazzo Te dell’imperatore Carlo V.

Mantova Segreta tra marketing e Giulio Romano a Palazzo Te

L’idea per questa puntata mi è venuta nel 2019 quando organizzai una serata chiamata A lezione di Marketing da Giulio Romano con l’obiettivo di spiegare il marketing degli artisti del Rinascimento. Il tema abbinato a Giulio Romano era quello del “funnel marketing”, un imbuto ideale che porta i clienti ad acquistare e che portò l’imperatore Carlo V a dare il titolo di duca a Federico II Gonzaga.

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