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La domanda mi è venuta in mente leggendo Jean Cocteau che dice che “I Francesi sono italiani di cattivo umore” e scoprendo che esiste una versione lombarda della filastrocca che inizia “Veneziani gran signori” (alla fine sarò più chiaro).
E non nasce per caso. Perché i mantovani, noi mantovani siamo strani. Geograficamente, culturalmente, gastronomicamente. Siamo un’intersezione: lombardi per la carta d’identità, veneti perché confinanti, emiliani per affinità.
Vi invito a fare un esperimento incrociando un mantovano:
Provate a dare del veneto a un mantovano: si irrigidisce.
Provate a dargli del veronese: si offende.
Provate a dargli dell’emiliano: dipende.
Dipende da come glielo dite.
Dipende da che zona della provincia viene.
Dipende soprattutto se in tavola ci sono tortelli di zucca, agnoli, salame, mostarda, Lambrusco, Grana Padano o Parmigiano Reggiano che sono piatti che parlano il linguaggio universale della Pianura Padana di qua e di là del Po.
Perché Mantova è fatta così: una moneta a due facce.
Due volte festeggia l’Unità d’Italia: la destra Mincio nel 1861 con tutti gli altri, Mantova e la sinistra Mincio nel 1866 insieme al veneto.
Produce tutte e due i formaggi più famosi del mondo: il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.
Forse è per questo che se la guardate sulla mappa la provincia di Mantova ha una forma triangolare, sembra una fetta di formaggio duro — grana se siete sinistra Po o parmigiano se siete destra Po — infilata di taglio tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Una scaglia padana incastrata fra tre mondi che la tirano per la giacca.
Ma perché tristi? Perché la domanda i mantovani sono emiliani di cattivo umore?
L’idea, in fondo, è una variazione padana su Jean Cocteau, che diceva che i francesi sono italiani di cattivo umore (e allo stesso gli italiani sono francesi di buon umore). L’applicazione a Mantova nasce dagli ultimi versi della filastrocca veneta in salsa lombarda.
Venesiani gran signori,
Padovani gran dottori,
Vicentini magna gatti,
Veronesi tutti matti,
Bergamaschi brusa Cristi,
Mantovani tutti tristi.
Ecco dove sono i mantovani tutti tristi.
Che poi se volessimo cambiare la metrica e la rima ci danno una mano perché la filastrocca funziona anche così:
Mantovani brusa Cristi,
Bergamaschi tutti tristi.
Naturalmente i bergamaschi potrebbero non essere d’accordo ma anche noi, dopo secoli di “tutti tristi”, potremmo voler essere dei Brusa Cristi, ovvero dei “senzadio”, quindi persone empie o sacrileghe e potrebbe essere perfetta per proseguire in vena emiliana dove come scrive Giovannino Guareschi “Questa è la Bassa, terra dove c’è gente che non battezza i figli e bestemmia non per negare Dio, ma per far dispetto a Dio“.
Forse la verità è che il mantovano non è triste.
È prudente o potremmo dire ottimista con il freno a mano.
Ha avuto i Gonzaga, il Rinascimento, la corte, i palazzi, l’acqua intorno. Poi ha avuto assedi, sacchi, austriaci, caserme, nebbia, zanzare.
Il mantovano non è depresso: è storicamente informato.
Per questo, forse, l’identità mantovana non sta bene dentro una sola regione. Lombardia è troppo poco. Veneto è troppo anche per noi. Emilia è una tentazione continua ma con il rischio di rimanere periferici.
E allora viene fuori quella vecchia idea, un po’ geografica e un po’ visionaria: la Lunezia.
Una regione immaginata tra il Po, l’Appennino e il mare, capace di tenere insieme terre che oggi stanno divise tra Lombardia, Emilia, Toscana e Liguria. E magari, finalmente, con uno sbocco al mare.
Che per una città circondata dai laghi e condannata alla nebbia sarebbe il più bel colpo di teatro della storia.
E come si crea la Lunezia? Togliendo Parma, Piacenza e Reggio all’Emilia-Romagna, Massa-Carrara alla Toscana, La Spezia alla Liguria, Cremona e Mantova alla Lombardia. E si avrebbe così la ventunesima regione d’Italia,
Mantova in realtà sarebbe sempre una periferia ma di una regione intersezione che sarebbe perfetta per i mantovani, insieme di più caratteri e bastian contrari da sempre.
E quindi siamo Emiliani di cattivo umore?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Noi intanto tra due formaggi, tre confini, una capitale perduta e una voglia di mare per essere tristi, ci siamo organizzati benissimo.
Alcuni link per approfondire
Mantovastoria – I mantovani sono emiliani di cattivo umore?
E’ l’articolo originala da cui nasce la domanda sui mantovani
https://mantovastoria.it/2016/03/13/i-mantovani-sono-emiliani-di-cattivo-umore/
Mantovastoria – I Francesi sono degli Italiani di cattivo umore: Parigi è la Francia
E’ un approfondimento sul detto attribuito a Jean Cocteau: “I francesi sono degli italiani di cattivo umore”. È il riferimento da cui deriva, per analogia ironica, la formula “i mantovani sono emiliani di cattivo umore?”.
https://mantovastoria.it/2015/12/12/i-francesi-sono-degli-italiani-di-cattivo-umore-parigi-e-la-francia/
Venezia-it – Venessiani gran signori fra storia, miti e leggende
Pagina divulgativa sulla celebre filastrocca veneta: “Veneziani gran signori, Padovani gran dottori, Vicentini magnagatti…”. Utile per confrontare le varianti e capire come gli stereotipi locali entrino nella tradizione popolare.
https://www.venezia-it.com/venessiani-gran-signori-fra-storia-miti-e-leggende/
Serenissima News – Veneziani gran signori, Padovani gran dotori…
Articolo dedicato alle filastrocche dello Stato veneto. È particolarmente utile per il significato di “brusacristi”, soprannome attribuito ai bergamaschi e legato alla tradizione popolare.
https://www.serenissima.news/veneziani-gran-signori-padovani-gran-dotori-e-ce-anche-listria-le-filastrocche-dello-stato-veneto/
Treccani – Lunezia
Voce enciclopedica sul progetto della Lunezia, regione immaginata tra Emilia, Liguria, Toscana e Lombardia. Offre il quadro più autorevole sul termine, sulla proposta geografica e sul tema dello sbocco al mare.
https://www.treccani.it/enciclopedia/lunezia_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/
Thedotcultura – Pazza idea? Da Mantova a Spezia: il sogno della Lunezia non tramonta
Articolo giornalistico che collega direttamente Mantova a La Spezia e racconta la Lunezia come sogno territoriale, tra suggestione geografica e desiderio padano di arrivare al mare.
https://www.thedotcultura.it/pazza-ideada-mantova-a-spezia-il-sogno-della-lunezia-non-tramonta/
Are Mantuans Just Emilians Feeling Blue?
Mantua is officially part of Lombardy, but its identity has always been harder to pin down. Suspended between Lombardy, Veneto and Emilia-Romagna, Mantua appears as a borderland of geography, cuisine and temperament. Starting from the old folk rhyme that calls Mantuans “all sad”, and echoing Jean Cocteau’s famous remark about the French as “Italians in a bad mood”, the article plays with stereotypes, local pride and historical ambiguity. Between Grana Padano and Parmigiano Reggiano, Austrian memories and the dream of Lunezia, Mantua emerges not as a provincial margin, but as a witty and melancholy centre of its own imagined map.
Les Mantouans sont-ils des Émiliens de mauvaise humeur ?
Mantoue appartient officiellement à la Lombardie, mais son identité échappe aux frontières trop nettes. Située entre Lombardie, Vénétie et Émilie-Romagne, elle apparaît comme un territoire d’intersection, à la fois géographique, gastronomique et mental. À partir d’une vieille comptine populaire qui qualifie les Mantouans de “tous tristes”, et en écho à la formule attribuée à Jean Cocteau sur les Français comme “Italiens de mauvaise humeur”, l’article joue avec les stéréotypes, l’orgueil local et les ambiguïtés de l’histoire. Entre Grana Padano et Parmigiano Reggiano, souvenirs autrichiens et rêve de Lunezia, Mantoue se révèle moins comme une périphérie que comme le centre ironique et mélancolique d’une géographie imaginaire.