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La domenica delle Palme si ascolta il vangelo della Passione e da sempre uno dei momenti che mi ha colpito di più è la scena dell’arrivo di Giuda e dei soldati nell’Orto degli Ulivi. E’ per questo che per gli auguri pasquali del 2025 ho pensato di proporvi il quadro di Caravaggio che rappresenta la Cattura di Cristo nell’orto e che ha una storia molto interessante e curiosa.

Fino al 1990 questo capolavoro di Caravaggio dipinto per la collezione Mattei si pensava perduto. E invece a Dublino nel convento dei Gesuiti viene chiamato Sergio Benedetti, curatore della National Gallery of Ireland per restaurare un dipinto con il soggetto della Cattura di Cristo attribuito a Gherardo delle Notti (il nome italianizzato di Gerard van Honthorst).

Dopo aver visto direttamente la tela Benedetti si convince di trovarsi di fronte all’opera originale che arriva a Dublino da Roma attraverso la Scozia e una serie di vendite e passaggi di mano. Non riesco ad immaginare la scena in cui Sergio Benedetti rivela ai Gesuiti che il loro Gherardo delle Notti era un Caravaggio, con un aumento della quotazione esponenziale.

Oggi La Cattura di Cristo nell’Orto è conservato alla Galleria Nazionale di Irlanda e io l’ho visto a Roma durante la splendida mostra su Caravaggio allestita alle Scuderie del Quirinale: un’esperienza davvero emozionante.

Ma le sorprese non sono ancora finite e, nel 2003, dopo il restauro di un’altra versione dell’opera considerata una copia di alta qualità in collezione privata si arriva ad attribuire alla mano diretta di Caravaggio anche questa tela, più grande di quella di Dublino. Prima di proseguire in questa incredibile storia raccontiamo il dipinto.

La Cattura di Cristo nell’Orto: il tema e i dettagli

La tela rappresenta il momento dove Giuda ha appena baciato il Cristo rivelandone l’identità ai soldati che intervengono subito per arrestarlo e portarlo dal sommo sacerdote. La scena è descritta come se fosse un piano sequenza cinematografico che inizia sulla destra con un uomo che porta la lanterna (e anche questo cela una sorpresa) e finisce sulla sinistra con il discepolo Giovanni che sconvolto fugge e le sue mani sono già fuori dal quadro.

Ecco la versione dell’arresto dal Vangelo di Matteo:
47 Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48 Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». 49 Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. 50 E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

La scena pensata da Caravaggio assomiglia ad un bassorilievo, con le figure che emergono da un’oscurità assolute e si rivelano per il colpo di luce che vediamo riflettersi sullo spallaccio del soldato in primo piano. E’ cinema allo stato puro la pittura di Caravaggio. Solo la luce ti consente di cogliere i dettagli.

Dal metallo delle armature ai tessuti degli abiti, dalle stringhe di cuoio con le fibbie dei soldati alle mani del intrecciate del Cristo, dal viso rassegnato di Gesù ai volti quasi scultorei di Giovanni e di Giuda: è il climax del dramma della Passione e il momento in cui gli eventi accelerano.

E Caravaggio partecipa facendosi il ritratto nel personaggio all’estrema destra che regge la lanterna e osserva con attenzione lo svolgersi della scena.

Caravaggio andata e ritorno passando per Gherardo delle Notti

Come quasi sempre nella storia dell’arte le informazioni si ricavano dai libri dei conti e così accade anche per quest’opera di Caravaggio. Il 2 gennaio 1603 nel Libro del riscontro del banco del marchese Ciriaco Mattei (1545-1614) si legge di un pagamento di 125 scudi a favore di Michelangelo Merisi per “un quadro con la sua cornice depinta d’un Cristo preso nell’orto”. Ritroviamo l’opera nel testamento del figlio di Ciriaco: il Caravaggio entra nella proprietà del ramo dei Mattei di Giove.

Passano due secoli e in un inventario del 1793 l’opera viene indicata come di Gherardo delle Notti, ovvero Gerard von Honthorst (1592-1656), noto artista olandese caravaggesco. Probabilmente in quel momento l’artista fiammingo è più quotato di Caravaggio e con questa attribuzione l’opera viene venduta nel 1802 a William Hamilton Nisbet e finisce in Scozia fino all’asta del 1921 quando acquistata dalla pediatra irlandese Maria-Lea Wilson arriva a Dublino. L’ultimo passaggio è l’ingresso nella proprietà dei padri gesuiti di Leeson Street.

Oggi La Cattura di Cristo è tornata a Caravaggio ed è esposta nella Galleria Nazionale d’Irlanda.tornata

Un nuovo autografo di Caravaggio: la Cattura della collezione Bigetti

Da un capolavoro che si credeva perduto con ben 15 copie che dimostravano il successo dell’invenzione di Caravaggio oggi abbiamo due dipinti che vengono considerati entrambi autografi. Dopo la versione di Dublino è stata riconsiderata anche l’opera che Roberto Longhi aveva esposto nella mitologica mostra di Milano del 1951 su Caravaggio e i caravaggeschi. In quel momento scoppia una sorta di “febbre Caravaggio”. E’ qui che troviamo esposta una versione della Cattura di Cristo nell’Orto che Longhi decide di inserire nella mostra nonostante la cattiva situazione della tela. Sarà con il restauro del 2004 che finalmente si riapre il dibattito sull’opera e che oggi è considerata un autografo di Caravaggio.

La tela della collezione Bigetti è più grande di quella di Dublino e presenta molte differenze. Questo fa pensare che si tratti di opere autonome e per alcuni l’opera più antica e quindi quella che da origine all’invenzione di Caravaggio è quella della collezione Bigetti che conserva ancora la cornice originale dipinta. Ecco le differenze tra le due opere evidenziate nelle parole dell’architetto Francesco Petrucci, curatore del catalogo della mostra tenutasi nel 2023 al Palazzo Chigi di Ariccia:

“Numerose sono le divergenze tra le due versioni nei rapporti luministici, nei dettagli esecutivi, nel disegno e nel ritmo delle pennellate: dal volto di Giuda, più stempiato e calvo nella replica per accentuarne la volgarità, che qui presenta un profilo del naso regolare e meno gibboso, all’elmo dell’armato con la barba a destra che è troppo compresso, lì più tondeggiante; dal volto del Cristo, qui stretto e allungato, lì più largo e armonico, ai riccioli della sua capigliatura che hanno andamento autonomo; la cresta dorata dell’elmo dell’armigero in primo piano presenta ornamentazioni sintetiche, appena accennate, là descritte in maniera accurata. Ogni particolare insomma è variato, anche in chiave chiaroscurale.

Quasi generalizzate sono comunque le differenze nell’esecuzione dei singoli dettagli, dimostrando la sostanziale indipendenza delle due opere: tra le più eclatanti la maggiore estensione in altezza del lume nella tela irlandese, l’allargamento dei glutei dell’armigero in primo piano, l’andamento variato delle pieghe nella veste di Cristo e dell’evangelista e altro ancora”.

Io non ho ancora visto la tela della collezione Bigetti e mi piacerebbe prima o poi provare questa esperienza. Nel frattempo chi volesse approfondire la conoscenza di Caravaggio potrebbe vedere la mostra attualmente in corso a Palazzo Barberini a Roma fino al 7 luglio 2025 (le informazioni le trovate qui)

Per approfondire su questo blog

Ecco gli auguri di Pasqua degli anni scorsi:
Un pellegrinaggio sulle tracce dei Sacri Vasi a Mantova
Gli affreschi dell’abside del Duomo di Mantova
La Crocifissione dipinta da Rinaldo Mantovano nella Basilica di Sant’Andrea
Una Resurrezione ritrovata: scoperte mantegnesche tra Bergamo, Princeton e Mantova
Il Cristo risorto in una tavola di Andrea Mantegna, da Copenaghen
Quando la Resurrezione di Piero salvò Sansepolcro

Per approfondire sul web

La Cattura di Cristo sulla pagina di wikipedia

La Cattura di Cristo arriva in Irlanda

La mostra di Ariccia e il nuovo autografo di Caravaggio

Una descrizione della versione di Dublino secondo i personaggi evangelici

Un approfondimento molto interessante sulle due versioni

Un’intervista a Carla Mariani la restauratrice della versione di Ariccia e un suo testo di approfondimento (scaricatelo qui)