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Non posso dire che lo conoscevo il professor Signorini, l’ho incrociato qualche volta e abbiamo scambiato qualche parola ma niente di più. Anzi mi aveva amichevolmente bacchettato alcune volte via e-mail per una leggerezza sul nome della nana della Camera degli Sposi e per telefono nel caso dell’itinerario sui luoghi che Dante aveva visto a Mantova. Nel primo caso accettai la revisione visto che aveva come al solito ragione e nel secondo aggiunsi un “forse” che magari strappò un sorriso al suo animo goliardico.
Eppure anche se non posso definirlo un amico posso sicuramente considerarlo un maestro per tutto quello che ha scritto e pubblicato su Mantova e sulla sua storia. Soprattutto continuerò a dialogare con lui a distanza per un confronto che nasce dai libri che ha pubblicato e non solo. Ecco perché ho deciso di scrivere questo post, è un grazie per tutto quello che ha scoperto e ci ha lasciato e per tutto quello che si potrà scoprire ulteriormente portando avanti le sue ricerche.
Ecco allora almeno 5 libri che considero dei punti di riferimento nella mia attività di divulgatore, giornalista e guida turistica.
Hopus Hoc Tenue – 1985 – editrice Sintesi
E’ il libro che mi ha consentito di approfondire la conoscenza della Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. Preciso, puntuale, pieno di immagini è un’opera da leggere e da rileggere perché ogni volta ci scopri qualcosa di nuovo. Ho a casa una delle prime edizioni e mi piacerebbe trasformare il testo in una sorta di racconto orale della Camera Picta e chi lo sa che prima o poi non ci riesca.
Collana Mantua Felix – 2012/2015 – Sometti editore
E’ una collana di agili volumetti ma di grande interesse. Affronta molti degli argomenti che stavano a cuore a Rodolfo Signorini: dalle imprese dei Gonzaga all’orologio astronomico di piazza Erbe, da Vittorino da Feltre a Sordello da Goito, da Palazzo Te ai quartieri cittadini. Molti testi erano già stati pubblicati altrove ma rivisti e rieditati sono ancora utili e soprattutto godibili per la serie di informazioni che offrono su Mantova e la sua storia.
Il palazzo D’Arco in Mantova. Da casa a museo – 2016 – Sometti Editore
E’ una guida sintetica ma molto precisa della Casa Museo dei Conti d’Arco in Mantova. Il testo riprende aggiornandolo il libro uscito nel 2000 a cura dello stesso professor Signorini e pubblicato da una banca locale. Rodolfo Signorini è stato per lunghi anni conservatore di Palazzo d’Arco e chi meglio di lui poteva raccontare questa splendida dimora ancora interamente ammobiliata. Tra l’altro il fatto di aver conosciuto di persona l’ultima dei D’Arco, la contessa Giovanna, faceva del professore Signorini l’uomo giusto per questo tipo di pubblicazione.
Saggi nei Quaderni di Casa Andreasi – 2003/2024
Rodolfo Signorini ha scritto molti saggi per questa splendida pubblicazione edita dall’Associazione per i monumenti domenicani di Mantova. E sono davvero orgoglioso di aver pubblicato dei saggi nello stesso quaderno che lo vedeva presente come autore. Devo dire che però il testo di Rodolfo Signorini cui sono più legato in questa collana è quello dedicato agli affreschi che raccontano gli episodi del nuovo testamento lungo tutta la navata e il transetto della Basilica di Sant’Andrea. Sono opere che si perdono tra i tanti tesori che offre la concattedrale e l’analisi del professor Signorini è davvero utile e interessante.
Il libro di pietra a Mantova – centro storico della città
Se Mantova è un libro di pietra e le sue vie sono le pagine allora dobbiamo a Rodolfo Signorini aver valorizzato queste iscrizioni che si trovano un po’ ovunque nel centro storico. Tre delle mie preferite sono quelle che fanno riferimento in qualche modo all’acqua e si trovano: 1. vicolo Stabili, proprio di fianco alla riva del Rio dalla parte opposta del ponte; 2. Ponte di San Francesco vicino all’omonima chiesa (la trovate a sinistra guardando verso la casa liberty); 3. Via Cardone, la trovate sul lato destro della via andando verso l’Anconetta angolo con via Trieste, fa riferimento all’arsenale voluto dal duca Vincenzo I Gonzaga.
I libri, i saggi, la parola scritta sono l’eredità importante e unica del professor Rodolfo Signorini e spero che da lassù mi osservi con benevolenza nella mia attività di divulgatore perché quello che ci ha sempre unito è la passione per questa splendida Mantova e la, le sue storie.
La scomparsa del professor Signorini sulla stampa locale
Voce di Mantova di martedì 8 dicembre 2025
STORIA E CULTURA IN LUTTO Signorini: l’addio nel giorno dei “suoi” Martiri di Belfiore
di Davide Mattellini
Se avesse potuto scegliere il giorno della sua dipartita da questo mondo, Rodolfo Signorini avrebbe senz’altro optato per il 7 dicembre, anniversario del supplizio dei Martiri di Belfiore che tanto aveva amato e venerato, arrivando a editarne il Confortatorio. Quel suo mai espresso voto è stato esaudito quando il professore si è spento, a 84 anni, dopo mesi di infermità fisica che tuttavia non avevano mai sopraffatto la sua infinita sete di conoscenza e il suo fermo impegno civico per Mantova, tante volte ripensata e ricostruita sulle carte d’archivio. Con lui la città e la sua storia hanno perso una delle massime intelligenze che ne hanno segnato il corso millenario.
Figlio di un artigiano della panificazione, Signorini dimostrò sin da giovane un profondo interesse per le scienze umane, vissute però con assoluto rigore metodologico: storia, letteratura, arti figurative e persino la conoscenza di strade e lapidi cittadine dovevano sempre confrontarsi con fonti documentarie e testimonianze archivistiche.
La sua missione didattica si svolse nelle classi dell’Istituto tecnico per geometri Carlo d’Arco, ma il suo prestigio superò di gran lunga i confini provinciali e nazionali. Fu l’unico mantovano ad accedere alle pagine del Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, dove pubblicò contributi fondamentali su Vittorino da Feltre, Filippo Nuvoloni e Andrea Mantegna. Le sue relazioni lo portarono a intervenire in sedi prestigiose, dalle università europee al Metropolitan Museum di New York, fino a lezioni magistrali tenute a Londra e Copenaghen alla presenza della regina di Danimarca.
La sua bibliografia, vastissima, spazia dall’interpretazione della Camera degli Sposi e della Camera di Psiche a Palazzo Te, allo studio di affreschi e dimore patrizie mantovane, fino alla lunga attività di conservatore di Palazzo d’Arco. Bastava una lapide quasi illeggibile o un accenno in un testo umanistico per generare un saggio destinato a diventare riferimento per studi successivi.
Pur ricoprendo numerosi incarichi — accademico virgiliano, conservatore della Fondazione d’Arco, rettore dell’Università della Terza Età, membro di fondazioni e associazioni — Signorini non agì mai per vanità, ma per spirito di servizio. Non prese mai la patente per non sottrarre tempo allo studio. Con l’amore della moglie Laura e dei figli Matteo e Andrea riempì la sua vita di lavoro e passione intellettuale. Fu, nel senso più pieno e ormai raro del termine, un umanista.
UN’ENCICLOPEDIA DELLA MANTOVANITÀ
Il suo testamento nelle duemila pagine di Andrea da Schivenoglia
di Davide Mattellini
Se l’opera di Rodolfo Signorini più apprezzata a livello internazionale riguarda la lettura della Camera degli Sposi, il suo vero testamento spirituale è la monumentale edizione della Cronaca di Mantova di Andrea da Schivenoglia.
Dal manoscritto originale conservato alla Biblioteca Teresiana — poco più di un centinaio di pagine in scrittura umanistica — Signorini ha ricavato oltre duemila pagine di analisi storica, arricchite da una fitta rete di fonti documentarie. Un lavoro che lo ha occupato per più di mezzo secolo e che ha trasformato una cronaca essenziale in una vera e propria summa di storia, costumi e civiltà mantovana.
Tra le sue opere, spicca per originalità e rigore l’Opus hoc tenue, pubblicato negli anni Ottanta, autentica chiave di lettura della Camera dipinta di Andrea Mantegna. Decenni di ricerche d’archivio gli permisero di interpretare il ciclo pittorico grazie a una lettera di Bona di Savoia e a testi umanistici legati alla corte gonzaghesca. Giunse a rivedere attribuzioni consolidate, identificando nel presunto autoritratto di Mantegna il volto di Cristiano I di Danimarca e rintracciando invece l’artista in un dettaglio quasi invisibile.
Con l’uso di lampade di Wood individuò la firma autografa di Mantegna e una datazione nascosta in una cavalcata dei Magi, elementi oggi in gran parte compromessi da restauri invasivi. Signorini soffrì profondamente per questi interventi e non esitò a esprimere pubblicamente il proprio dissenso anche su scelte contemporanee che riteneva lesive del patrimonio storico e artistico cittadino.
Molto ascoltato, ma non sempre seguito, rimase fino all’ultimo una coscienza critica della città, fedele a un’idea di cultura come responsabilità civile.
Districarsi nella selva dei contributi umanistici di Rodolfo Signorini sarebbe impresa ardua per chiunque, forse persino per lui. Un’opera, tuttavia, svetta su tutte per originalità dei contributi, rigore nella ricerca delle fonti archivistiche e per la sensazionale novità delle conclusioni iconografiche e iconologiche: l’Opus hoc tenue, pubblicata negli anni Ottanta per i tipi di Giovetti, vera summa della Camera dipinta di Andrea Mantegna.
Decenni di ricerche negli archivi di Stato e nelle fonti manoscritte delle biblioteche lo condussero a comprendere il senso degli affreschi sulle pareti, a partire da una lettera di Bona di Savoia da lui rintracciata. Un dialogo di Luciano di Samosata, certamente posseduto dal committente Ludovico II Gonzaga, gli consentì di interpretare il significato della volta con il paradigmatico “occhio di cielo”. Altri documenti, fino ad allora del tutto ignorati, lo convinsero che il tradizionale autoritratto di Mantegna dovesse in realtà ricondursi a Cristiano I di Danimarca, mentre l’artista avrebbe scelto di immortalarsi in un volto quasi invisibile, nascosto in una parasta dipinta accanto all’Incontro di Bozzolo.
Non solo. Signorini, e solo lui, attrezzato di lampade di Wood, decifrò in un cartiglio tra le mani del cardinale Francesco Gonzaga la firma autografa dell’artista e individuò, in una cavalcata dei Magi, la datazione dell’evento rappresentato: testimonianze oggi pressoché rese illeggibili da scellerati restauri che, insieme alle pitture originali, hanno finito per rimuovere una parte significativa del patrimonio storico e storico-artistico.
Signorini soffriva nel raccontare tanto scempio e non nascose, anni dopo, la propria riprovazione nell’apprendere che nella basilica di Sant’Andrea il vescovo Busti avrebbe voluto collocare una vasca battesimale per catecumeni adulti, o che nella cattedrale di San Pietro fossero state introdotte seggioline di plastica. In entrambi i casi, insieme ad altre personalità cittadine, si oppose con fermezza, così come fece quando si scagliò contro i concerti “fracassoni” in piazza Sordello. Fu molto considerato. Fu poco ascoltato. (da. mat.)
LA RESPONSABILITÀ DI RACCOGLIERE IL “TESTIMONE DANTESCO”
Il ricordo del presidente della Società Dante Alighieri di Mantova
di Claudio Fraccari
Conoscevo Rodolfo Signorini di fama quando arrivai a Mantova negli anni Ottanta. Era già uno studioso riconosciuto, soprattutto per Opus hoc tenue, testo fondamentale sulla Camera degli Sposi. Le sue ricerche sul Rinascimento, su Teofilo Folengo, sugli stemmi gonzagheschi e sulla cultura umanistica ne avevano consolidato il prestigio.
Oltre ai volumi, i numerosi contributi apparsi su riviste specialistiche e l’intensa attività di conferenziere lo resero un punto di riferimento imprescindibile per la cultura mantovana. Fu docente di Lettere, Accademico virgiliano e Conservatore di Palazzo d’Arco.
Lo conobbi personalmente quando era presidente del comitato mantovano della Società Dante Alighieri. Già debilitato, volle assicurarsi che chi gli sarebbe subentrato fosse consapevole della responsabilità di valorizzare Dante e il patrimonio culturale che rappresentava. Mi mise alla prova, chiedendomi una Lectura Dantis pubblica: un esame vero e proprio, nel segno del suo rigore filologico e del rispetto assoluto per le fonti.
Oggi ne manca la voce baritonale, capace di animare conferenze e conversazioni quotidiane. Ma quella voce continua a vivere nei suoi scritti. Rileggerli è il modo migliore per tenerne vivo il ricordo e raccogliere il testimone che ci ha consegnato.
NAVARRINI
Segretario storico della Virgiliana
Per il professor Roberto Navarrini, presidente dell’Accademia Nazionale Virgiliana, «non è facile ricordare un personaggio come Rodolfo Signorini. Nell’ultima sua fatica su Andrea da Schivenoglia c’è tutta l’importanza della sua ricerca, c’è tutto il suo scibile che corre da Mantegna a Folengo fino ai Martiri di Belfiore. Rodolfo ha passato una vita per onorare la nostra città, e a questo suo sforzo si può anche sommare la sua simpatia, espressa sin da giovane come esponente dell’UGM. L’Accademia si onora di averlo avuto socio ordinario e segretario generale durante la presidenza del professor Claudio Gallico».
SCAIETTA
Un’arte oratoria ineguagliabile
È commosso il ricordo di Italo Scaietta, succeduto a Signorini nel ruolo di Conservatore di Palazzo d’Arco.
«Signorini era enormemente legato ai ricordi della contessa d’Arco e a quella dimora; un legame quasi inscindibile che ci ha trasmesso pienamente. Era un uomo capace di comunicare una grande passione, unita a un rigoroso senso della storia. Lo si percepiva anche nella correttezza della ricerca delle fonti: non lasciava nulla al caso. Ma, oltre a una cultura immensa, nelle conferenze raggiungeva livelli quasi attoriali, da grandissimo comunicatore, proprio come un interprete di scena: una capacità davvero non comune».
MALACARNE – IL QUATTROCENTO NON AVEVA SEGRETI PER LUI
«Signorini era Signorini, cioè qualcosa di fondamentale per la nostra storia di Mantova». Così lo storico Giancarlo Malacarne, amico e direttore di Civiltà mantovana, che nel corso dei decenni ha raccolto molti contributi dello studioso.
«Gli ho sempre rimproverato, con affetto, di essersi concentrato quasi esclusivamente sul XV secolo, che era davvero “il suo” secolo, visto da ogni possibile prospettiva. Se si fosse aperto maggiormente alla storia complessiva dei Gonzaga, avrebbe potuto spalancare porte che purtroppo oggi restano chiuse. Ma sotto il profilo dello studioso non può dire nulla nessuno: Signorini è inattaccabile. E io stesso ho sempre fatto tesoro dei suoi insegnamenti».
GENOVESI
Lo volli in Comune come assessore
«Io Rodolfo l’ho conosciuto al termine della maturità, nel 1960. Fu un incontro gradevolissimo con un uomo di sport, di cultura, brillantissimo e vivacissimo». È il ricordo di Sergio Genovesi, amico di una vita, di goliardia ma anche di impegno civico.
«Mi coinvolse, insieme a tanti altri, in iniziative piacevoli culminate nella rivista goliardica Su di giri, della quale fu la “prima donna” insieme a Sandro Zanella. In seguito, la sua attività di insegnante divenne preponderante. Mi tornò in mente nel 1992, quando da sindaco lo nominai assessore esterno alla cultura, insieme a Gianfranco Turganti, inimicandomi tutti i partiti. Ma lui, del resto, non sopportava la politica».
L’AMMINISTRAZIONE
Palazzi: «Il suo amore per la cultura era tale che era impossibile dire no»
«Ci ha lasciato un uomo di grande cultura e di profonda umanità, innamorato della nostra città, della sua storia e dei processi culturali che nei secoli hanno sedimentato quella civiltà mantovana di cui era conoscitore profondo». Così il sindaco Mattia Palazzi ha voluto esprimere il dolore cittadino per la scomparsa del professor Rodolfo Signorini.
«Signorini ha dedicato ogni ora della sua vita allo studio, alla divulgazione e alla promozione dei simboli della storia e, attraverso di essi, a un racconto anche popolare di Mantova, con particolare dedizione al periodo del Rinascimento. Credeva nella cultura e nella necessità di renderla visibile e accessibile a tutti, come dimostra il progetto di riscoperta degli stemmi delle antiche contrade, cui ha dedicato entusiasmo ed energia. Per tutti noi il Professore era uno stimolo continuo all’iniziativa e all’impegno. Era impossibile dirgli di no: il suo amore per la cultura era più forte di ogni ostacolo».
«NIENTE MARCIA DI RADETZKY DOVE MORIRONO I MARTIRI RISORGIMENTALI»
Fu un evento eccezionale, e per gli amanti della musica sinfonica storico se non unico: l’arrivo dei Wiener Philharmoniker a Mantova con un concerto al Teatro Sociale nel 2000, a ridosso del Natale. Per il professor Rodolfo Signorini fu però anche l’occasione per mettere in guardia la città dalle facili suggestioni.
Pochi giorni dopo, la celebre orchestra austriaca avrebbe dovuto eseguire, come da tradizione, la Marcia di Radetzky nel concerto di Capodanno a Vienna: un’esecuzione che Signorini ritenne assolutamente inopportuna nella patria del Risorgimento e dei Martiri di Belfiore. La sua istanza, che deluse molti ma convinse altri, produsse un effetto inatteso: la marcia non venne eseguita e il concerto mantovano si aprì invece con l’Inno di Mameli.
«NIENTE PIÙ CONCERTI FRACASSONI E NESSUNO SFREGIO NELLA CATTEDRALE»
Tra le azioni civiche rimaste memorabili del professor Signorini spiccano le sue battaglie contro i concerti “fracassoni” in piazza Sordello — una denuncia che nel 1994 costrinse Eros Ramazzotti a spostare la propria esibizione sul piazzale di Palazzo Te — e contro il progetto vescovile di realizzare una vasca battesimale per adulti nella basilica di Sant’Andrea. In entrambe le occasioni, Signorini fu sempre primo firmatario delle proteste.
L’ULTIMA BATTAGLIA
Rimettere la lapide con i versi per Sordello
Dagli anni Novanta non se ne trovava più traccia: la lapide con i versi del Purgatorio di Dante dedicati all’incontro con Sordello era scomparsa. Per decenni aveva rappresentato una testimonianza di amor patrio in piazza Sordello, murata sulla facciata di Palazzo Bonacolsi-Castiglioni, prima di essere smarrita durante lavori di recupero.
Rodolfo Signorini non si arrese. Dopo aver sollecitato le autorità competenti — Comune e Soprintendenza — e il proprietario Guido Castiglioni, riuscì a ottenere il ripristino della lapide. Oggi, grazie al suo impegno, quella testimonianza è tornata al proprio posto, con una cerimonia alla presenza del sindaco Mattia Palazzi, dominando nuovamente la piazza più storica della città, non a caso intitolata al trovatore goitese.
GAZZETTA DI MANTOVA – 8/9 DICEMBRE 2025
Addio a Rodolfo Signorini
Mantova perde il suo studioso
La sua voce ha orientato la conoscenza della storia artistica e letteraria della città: si è spento ieri a 84 anni. Dai riconoscimenti internazionali per gli studi su Andrea Mantegna alle letture pubbliche dantesche. Una vita dedicata a diffondere cultura: «Un ricercatore è tale solo se restituisce agli altri ciò che ha trovato».
di Gilberto Scuderi
Quando si spegne una vita come quella di Rodolfo Signorini – studioso, divulgatore, insegnante, accademico, indagatore di ogni aspetto dell’identità mantovana – non si perde soltanto un uomo di cultura, ma un modo di guardare il passato, di leggerlo, di raccontarlo.
La sua voce, che ha accompagnato e orientato la conoscenza della storia artistica e letteraria di Mantova, resta oggi patrimonio della città e di tutti coloro che hanno incrociato il suo cammino.
Signorini si è spento ieri mattina alle 7 nella struttura di Castenedolo (Brescia), dove era ospite da alcuni mesi, segnati da condizioni di salute fragili. Aveva 84 anni.
Lascia la moglie Laura Modena, i figli Andrea e Matteo, la sorella Anna Maria e quattro nipoti: Pietro (figlio di Andrea) e Diletta, Ettore e Violante (figli di Matteo).
I funerali si svolgeranno mercoledì mattina alle 9.30 nella basilica di Sant’Andrea; successivamente il feretro verrà accompagnato alla cappella di famiglia nel cimitero monumentale degli Angeli.
Le radici: Gabbiana, Bologna, la scuola
Nato il 27 gennaio 1941 a Gabbiana di Marcaria, Signorini compì gli studi universitari a Bologna, laureandosi in Lettere classiche. Per molti anni ha insegnato italiano, latino e storia negli istituti superiori mantovani: generazioni di studenti ricordano le sue lezioni come momenti in cui l’erudizione diventava racconto e il racconto scoperta.
Non spiegava soltanto: mostrava, collegava, faceva parlare le immagini.
L’insegnamento fu per lui un luogo essenziale della propria identità:
«Un ricercatore – diceva – è tale solo se restituisce agli altri ciò che ha trovato».
Mantegna e il Rinascimento mantovano
È impossibile separare il nome di Rodolfo Signorini da quello di Andrea Mantegna. Il suo contributo allo studio del grande artista è stato enorme e riconosciuto a livello internazionale.
Tra i risultati più importanti:
- la rilettura iconografica e iconologica della Camera degli Sposi (Camera Picta);
- la scoperta dell’autoritratto di Mantegna;
- l’individuazione di nuovi personaggi e dei loro ruoli politici e familiari;
- l’interpretazione dell’impianto simbolico;
- la ricostruzione della cultura letteraria del giovane Mantegna;
- ricerche documentarie sugli eredi dell’artista, sugli inventari post mortem e sulle dimore.
Nel 1976 fu Signorini a presentare la Camera Dipinta a Copenaghen, alla presenza della regina Margrethe e della regina madre Ingrid, in una conferenza ricordata come evento di portata europea.
Nel 2006 fu il Metropolitan Museum of Art di New York a invitarlo a illustrare la figura e l’opera di Mantegna.
A lui si devono testi oggi fondamentali: La più bella camera del mondo (1992), Opus hoc tenue (2007, edizione ampliata), centinaia di articoli su riviste internazionali (Warburg and Courtauld Institutes, Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz) e saggi per mostre come A casa di Andrea Mantegna (2006).
Uno studioso europeo
Ma Mantegna non esauriva l’opera di Signorini. Fu dantista appassionato, presidente del Comitato Mantovano della Società Dante Alighieri; studioso di Teofilo Folengo, Giulio Romano, Vittorino da Feltre, Luciano di Samosata e dell’eredità greca nel Quattrocento gonzaghesco.
Ricercatore scrupoloso delle fonti archivistiche per la storia urbana di Mantova – contrade, epigrafi, palazzi, chiese – è stato fino a oggi membro della Commissione per la Toponomastica del Comune.
Tra le sue pubblicazioni più note:
Il Palazzo del Te e la Camera di Psiche (2001),
La dimora dei Conti d’Arco (2000),
Non omnis moriar (2010), studio sulle epigrafi mantovane,
La chiesa di San Barnaba (2005).
Era convinto che la storia locale, se studiata con metodo rigoroso, potesse raggiungere risonanza universale.
Il lavoro istituzionale
Per decenni fu consigliere della Fondazione d’Arco e conservatore di Palazzo d’Arco. Qui maturò l’idea di ricordare il patriota tirolese Andreas Hofer attraverso una cerimonia annuale con gli Schützen, attività che gli valse l’onorificenza dell’Aquila d’Argento del Tirolo.
Fu inoltre:
- accademico virgiliano della Classe di Lettere e Arti e bibliotecario dell’Accademia;
- cavaliere dell’Ordine di Malta (2015);
- promotore del gemellaggio tra Mantova e Weingarten, nel nome del Preziosissimo Sangue.
Le letture dantesche
Fra le immagini più vive che la città conserverà di lui vi sono le letture pubbliche di Dante: alla Rotonda di San Lorenzo, alla Casa della beata Osanna Andreasi.
Leggeva Dante come un contemporaneo. Fu sua anche l’idea di collocare sulla facciata di Palazzo Castiglioni, in piazza Sordello, una lapide dedicata al poeta.
La passione civile e i Martiri di Belfiore
Non c’era celebrazione dei Martiri di Belfiore in cui non fosse presente. Ogni anno preparava testi e riflessioni, con emozione autentica. La storia civile di Mantova lo coinvolgeva profondamente: non solo le glorie artistiche, ma anche le sofferenze e i sacrifici.
Il fumetto sulla Camera degli Sposi
Nel 1997 nacque, da un’idea di Mariagrazia Scardovelli, un fumetto dedicato alla Camera degli Sposi, con Signorini protagonista come “professore detective”. Disegnato da Giancarlo Malagutti e Antonio Manganaro, il volume – rarissimo – fu ripubblicato nel 2015 e presentato alla Casa del Mantegna davanti agli studenti.
Un metodo: scrupolo, umiltà, tenacia
Chi lo ha conosciuto ne ricorda il rigore filologico: non affermava nulla senza documento. Prudenza nei giudizi, passione smisurata per gli archivi, amore urbanistico per Mantova, per le contrade, per le iscrizioni nella pietra.
Era convinto che nella storia non esistano dettagli minori.
L’ultima grande fatica
Quarant’anni di lavoro, tra ricerche e stesura, per un risultato monumentale: due volumi per oltre 1.600 pagine, pubblicati nel 2020.
È la Cronaca di Mantova di Andrea da Schivenoglia, manoscritto della Biblioteca Teresiana (n. 1019), trascritto integralmente e commentato con perizia straordinaria, fino a restituire la vita quotidiana della Mantova quattrocentesca anche nelle note.
L’eredità
Di Rodolfo Signorini resta un patrimonio enorme: migliaia di pagine pubblicate, un metodo, una visione civile dello studio.
E soprattutto l’idea che la cultura non sia mai accumulo, ma restituzione. Resta una nuova interpretazione di Mantegna, oggi acquisita dagli studi internazionali; un metodo di ricerca fondato sulla pazienza e sulla dedizione; un esempio di civismo culturale raro; un legame profondo con le istituzioni mantovane; un’eredità morale: la convinzione che lo studio sia un atto d’amore verso la comunità.
Mantova perde uno dei suoi interpreti più fedeli, uno dei suoi lettori più appassionati, uno dei suoi custodi. Molti lo chiamavano “il Professore”, ma i più vicini sapevano che era soprattutto un uomo semplice, cortese, discreto, sempre pronto a regalare un libro, a fotocopiare un documento, a dedicare ore del suo tempo a chiunque volesse capire qualcosa di più della nostra città.
Oggi Mantova si trova davanti a un vuoto grande. Ma il modo più autentico per colmarlo è continuare il lavoro di Signorini: studiare, preservare, raccontare, rispettare. E forse, in questa giornata di lutto, l’immagine più vera è quella che tanti hanno visto negli anni: Rodolfo seduto in Biblioteca Teresiana o all’Archivio di Stato, con un documento antico o un libro aperto tra le mani.
Una vita intensa e generosa, segnata da una passione per lo studio che è stata il suo modo di amare Mantova e il mondo.
Camera degli Sposi:
ne fu scopritore e tutt’uno
Capace di indagare e calarsi nel tempo e nell’arte.
Era un poligrafo rinascimentale di ritorno.
di Stefano Scansani
Il Rinascimento compresso in un solo uomo. Basso di statura, alto per energia: due gradini sotto, Rodolfo Signorini, al cospetto di Margrethe di Danimarca, spalancava le sue scoperte sul contesto storico e sull’identificazione dei personaggi della Camera degli Sposi. La “sua” Camera degli Sposi.
«Questo è l’imperatore Federico III d’Asburgo; quell’altro è Federico Gonzaga, primogenito del marchese Ludovico II; quest’ultimo, quello col nasone, è re Cristiano I Oldenburg, vostro avo, maestà…».
Margrethe condivise la sorpresa insieme alla regina madre Astrid. In quell’attimo – come poi in tutta la sua vita – Rodolfo si compenetrava in Andrea Mantegna, si immedesimava nella razza gonzaghesca, fondeva tutto con l’Umanesimo.
La fotografia in bianco e nero risale al 1976. E in essa accadono almeno tre cose: il professore che va a Copenaghen, invitato dall’Istituto Italiano di Cultura per illustrare le sue fresche esplorazioni documentarie sulla stanza affrescata che, grazie a lui, comincerà a chiamarsi col suo nome proprio, Camera Picta; la regina che entra immediatamente in sintonia con lo studioso, perché oltre a essere discendente del raffigurato Cristiano I è archeologa, pittrice, storica dell’arte; Signorini che le porge l’edizione speciale per il trecentesimo anniversario della Gazzetta di Mantova. Perché Rodolfo era molte cose insieme: essendo tutt’uno col Rinascimento, era naturalmente ambasciatore di Mantova.
Una voce rombante
Prima di lui giungeva la sua voce. Rombante. Una polifonia di suoni, riverberi latini, echi greci. Forse per la sua lunga carriera di insegnante di materie letterarie, vivacemente antiche, in diversi istituti superiori cittadini.
Il tono non era professorale, ma intonato a quella divulgazione che chiamava all’allerta, disponeva all’ascolto, preparava alle notizie che trapelavano dalle pieghe della storia. Non vi fu discorso di Rodolfo che non avesse il piglio di una lezione magistrale, di un pronunciamento dottorale.
Credo che gli studi bolognesi e la laurea in Lettere classiche lo avessero formato all’insegnamento, certo, ma anche alla familiarità con le carte d’archivio, con poeti e scrittori antichi e moderni – la scansione era canonica, ma arrivava fino al Cinquecento. Così come il liceo classico “Virgilio”, che forgiava la classe dirigente mantovana, lo addestrò alla sensibilità per le belle lettere, le belle arti (allora così si chiamavano) e ad amicizie mai ossidate.
Sono però altrettanto certo che il suo luogo natale, Gabbiana di Marcaria, 27 gennaio 1941, a una decina di chilometri da Corte Castiglioni di Casatico, abbia influito sul suo destino. Lì ebbe il cuore Baldassarre Castiglione, uomo di lettere, diplomatico, trattatista, autore del Cortegiano.
L’autoritratto
Se Signorini fosse nato fra Quattro e Cinquecento – avrebbe preferito il primo – sarebbe stato un poligrafo. Di quelli coltissimi, dall’appetito inestinguibile per più materie, legate da un sistema coerente di passioni originarie. Prima fra tutte quella per Andrea Mantegna, così generante che Rodolfo, sposato con Laura Modena, insegnante di educazione fisica, chiamò uno dei due figli con il nome dell’artista (l’altro, Matteo).
Ci sarà pure un motivo recondito per cui il professore, oltre ad aver disvelato personaggi e scene, fatti e correlazioni affrescati nella “camera più bella del mondo”, individuò il tosto autoritratto di Andrea nei girali dipinti nella lesena che chiude a sinistra la scena dell’Incontro. Immedesimazione.
La sua fu davvero una vita non parallela, ma immersa nel tempo che lui definiva migliore: corrente, presente. Grazie alle sue ricerche, agli inizi degli anni Settanta, ogni viso, paesaggio, gesto, abito, copricapo, cane, cavallo, circostanza raffigurati nella torre del Castello di San Giorgio andarono al loro posto. La ricostruzione signoriniana è da allora lineare, accettata, dimostrabile, verosimile. Così assimilata da consentirci oggi di conoscere fisicamente e psicologicamente, uno a uno, i personaggi della Corte e dell’Incontro, e di stimarli come contemporanei.
Esperienza militante
Conservo memorie personali di quando il professore viaggiava come un messo nelle scuole medie inferiori e superiori di città e provincia, accompagnato da un mirabile proiettore per diapositive, per raccontare la sua scoperta. Una scoperta che, col tempo, è diventata essa stessa mitologica. Sì, insieme al suo autore.
Non ci saranno più i Signorini di una volta. Egli appartenne a una generazione di studiosi, professionisti, arsi dalla voglia di cercare e trovare: quelli del tempo in cui le sale di studio – prima fra tutte quella dell’Archivio di Stato, in via Ardigò – erano affollate in nome e per conto della ricerca. Modalità di indagine che qui, col tempo, si sono esaurite nella ripetizione o nell’interpretazione del già noto.
Poligrafo, perché Rodolfo, seppur armato negli ultimi anni di enormi lenti d’ingrandimento e maxischermi del computer, ha proceduto con intatto entusiasmo in studi e pubblicazioni su Sordello da Goito, Giulio Romano, Teofilo Folengo, Vittorino da Feltre, la Torre dell’Orologio, la Ca’ Zoiosa, la Cronaca di Mantova di Andrea da Schivenoglia, l’astrologia di corte.
Infinita la sua bibliografia, innumerevoli gli articoli per riviste specializzate, incalcolabili le relazioni e le lezioni anche all’estero. Ebbe anche un’esperienza amministrativa come assessore alla Cultura nel 1992, chiamato dal sindaco Sergio Genovesi: pura Cultura al potere. Ma Mantova non era l’Atene di Pericle.
Accademico Virgiliano, già conservatore di Palazzo d’Arco, curatore della mostra A casa di Andrea Mantegna (2006), Signorini fu così poliedrico da orientare i suoi interessi anche in ambito sociale, popolare, alimentare. Fu priore della Confraternita della Zucca di Reggiolo, Comune che gli conferì la cittadinanza onoraria nel 2022. E mai mancò di rivendicare la sua esperienza militante nella goliardia.
Il professore dalla voce rombante, quando si calava fra amici in un clima consono alle sue sintonie, rimava, ironizzava, satirizzava alla maniera filosofica, sempre all’antica. E autorizzava a farsi chiamare Rondo. Rondo Signorini.
Il lascito
Per comprendere davvero la sua grandezza bisogna fare una cosa, da oggi e per sempre: leggere le sue pubblicazioni dalla parte degli apparati. Soprattutto delle note, che spesso sovrabbondano nel sottotesto o occupano più pagine della narrazione stessa.
Le note di Signorini sono fiumi, diramazioni, affluenti, sorgenti di infinita varietà e curiosità. Tali e quali a lui.
Il suo lascito è come un lago. No: come i tre laghi.
Lui è stato Mantova.
Vasto cordoglio per il prof
«Era innamorato della sua città»
di Sandro Mortari
Studioso attento e meticoloso, ma anche goliardo, capace di ridere e far ridere usando la cultura, e persino politico – ma per poco. Rodolfo Signorini era un eclettico e così lo ricordano, con immenso rimpianto, i tanti che hanno attraversato con lui gli anni della giovinezza prima e della maturità poi.
Un cordoglio che proviene dall’intera città e di cui si fa interprete il sindaco Mattia Palazzi, annunciando che «ci ha lasciato un uomo di grande cultura e di profonda umanità, innamorato della nostra città, della sua storia e dei suoi processi culturali che, nei secoli, hanno sedimentato quella civiltà mantovana di cui era conoscitore profondo».
Una vita per lo studio
Signorini, prosegue Palazzi, «ha dedicato ogni ora della sua vita a studiare, a divulgare e a promuovere i simboli della storia e, attraverso di essi, anche un racconto popolare di Mantova, con particolare dedizione al periodo del Rinascimento. Credeva nella cultura e nella necessità di renderla visibile e accessibile, come dimostra il progetto di riscoperta degli stemmi delle antiche contrade, cui ha dedicato entusiasmo ed energia. Per tutti noi il Professore era uno stimolo continuo all’iniziativa e all’impegno. Era impossibile – conclude il sindaco – dirgli di no: il suo amore per la cultura era più forte di ogni ostacolo».
Politico per poco
Con un ex sindaco Signorini ha sempre avuto un rapporto speciale. «La mia amicizia con lui – ricorda Sergio Genovesi – risale agli anni giovanili, per un comune spirito goliardico che ci aveva accomunati nell’UGM, l’Unione goliardica mantovana. Questo ha fatto sì che non ci perdessimo mai di vista».
Fu proprio Genovesi, nel giugno 1992, a chiamare Signorini nella sua giunta-bis come assessore esterno alla Cultura, affiancandolo a Gianfranco Turganti, cui vennero affidati i Lavori pubblici. Era il periodo successivo a Tangentopoli, quando anche a Mantova – pur non coinvolta direttamente negli scandali – i partiti erano invisi all’opinione pubblica.
«Contravvenimmo alle regole partitiche – spiega l’ex sindaco – che prevedevano la spartizione degli incarichi tra Dc e Psi. La legge non obbligava a nominare assessori esterni, ma noi li scegliemmo perché volevamo persone estranee ai partiti, capaci di mettere le loro competenze al servizio della città. Rodolfo aveva un senso rigidissimo delle istituzioni e faticava a conciliare il rigore con le esigenze della mediazione politica: questo lo fece soffrire e rese la sua esperienza breve, appena otto mesi. Ma ciò non gli impedì di imporsi nel mondo che gli apparteneva davvero: quello dello studio».
Ovunque sia stato, Signorini ha lasciato il segno. «La sua più grande passione era la Camera Picta, che aveva nel cuore e dove raccolse i successi più importanti. Ricordo anche la sua battaglia contro qualsiasi modifica alla basilica di Sant’Andrea, che definiva “il mio bel Sant’Andrea”. E molte delle targhe storiche che oggi si leggono su palazzi e vie di Mantova sono opera sua».
Simpatia e cultura
Signorini era accademico virgiliano, membro della massima istituzione culturale mantovana, tra le più antiche d’Italia. «Di lui ho moltissimi ricordi – dice commosso il presidente Roberto Navarrini – ma più di tutto rammento la sua capacità di studiare e, allo stesso tempo, di interessare le persone a ciò che studiava. Il suo ultimo lavoro immenso è stata la Cronaca di Andrea da Schivenoglia, senza dimenticare gli studi su Mantegna. E poi la sua simpatia: era una delle colonne dell’UGM, con l’indimenticabile episodio dell’inaugurazione-burla del ponte di Borgoforte. Insomma, un eclettico, uno studioso di storia mantovana che con le sue ricerche ha posato mattoni fondamentali».
Camera degli Sposi
Signorini era anche socio onorario della Società di Palazzo Ducale. «Era uno studioso eccezionale – ricorda Stefano L’Occaso, direttore della reggia gonzaghesca –. I suoi approfondimenti sulla Camera degli Sposi, sulle Metamorfosi e sui molteplici aspetti culturali di Mantova hanno segnato gli studi degli ultimi decenni. La lettura della Camera degli Sposi che oggi proponiamo al pubblico è quella da lui elaborata».
I Martiri di Belfiore
Signorini se n’è andato nel giorno in cui si commemorano i Martiri di Belfiore, celebrazioni alle quali non mancò mai. Memorabile quella del 2011, al Teatro Bibiena, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: Signorini fu l’oratore ufficiale e tenne un discorso di altissimo valore letterario e patriottico che commosse profondamente il capo dello Stato. Al termine della prolusione, Napolitano si alzò dalla poltrona e raggiunse il relatore sul palco per stringergli la mano.
L’episodio goliardico del ponte di Borgoforte
Un episodio con protagonista Rodolfo Signorini è rimasto negli annali della goliardia mantovana: l’inaugurazione-burla del ponte di Borgoforte, nel 1963, organizzata da un manipolo di studenti dell’UGM.
L’infrastruttura era pronta da tempo ma non ancora collaudata e quindi chiusa al traffico. Stanchi di attendere, i goliardi decisero di agire. Scelsero la domenica 10 novembre, all’ora della messa delle 11, e organizzarono un corteo di auto che entrò in paese. In testa c’era Signorini, con tanto di fascia tricolore ai fianchi.
Raggiunto il ponte, effettuò un paio di saltelli ritmati per verificarne la tenuta statica e, constatato che tutto reggeva, tagliò il nastro. Seguì un discorso – a dir poco irrituale – dal balcone di una casa della piazza, davanti a numerosi paesani.
Ma Signorini non fu solo goliardia. Fu anche colui che accolse a Mantova, durante le visite ufficiali, personalità come il presidente Giorgio Napolitano nel 2011 e papa Giovanni Paolo II nel 1991. Quest’ultimo venne accompagnato da Signorini nella visita all’orologio astronomico della Torre di Palazzo della Ragione; fu sempre lui a dettare le epigrafi delle lapidi commemorative delle tappe papali.
(Sa. Mor.)
Un giorno con Signorini
tra i suoi diecimila volumi
Nel 2021 la visita della Gazzetta di Mantova nella casa-studio dello studioso, per un articolo rimasto inedito fino a oggi.
di Gilberto Scuderi
Nella contrada dell’Unicorno, tra le chiese di San Maurizio e San Barnaba, in un vicolo un tempo intitolato a San Giuseppe, in un appartamento al primo piano ha abitato Rodolfo Signorini. Il 27 gennaio 2021 eravamo andati a trovarlo per un articolo destinato alla Gazzetta di Mantova, poi rimasto in sospeso per desiderio del professore, che in quel luogo conduceva una vita appartata, quasi monastica, interamente dedicata ai libri, allo studio e alla ricerca.
L’abitazione, collegata a una mansarda-studio da una scala con gradini rivestiti di velluto rosso, era costellata di libri: circa diecimila volumi, una quantità tale da costringerlo ad affittare anche un appartamento al piano terra, adibito esclusivamente a deposito librario. L’ambiente era già stipatissimo il giorno della nostra visita, in coincidenza con il suo ottantesimo compleanno – era nato il 27 gennaio 1941 a Gabbiana di Marcaria – e ogni scaffale, ogni tavolo, ogni angolo risultava occupato.
Perfino la culla del nipotino, nella cameretta, veniva talvolta utilizzata come appoggio per qualche volume importante, persino per un incunabolo, in piena coerenza con l’etimologia del termine: in cuna, nella culla, ovvero il libro appena nato nei primi decenni della stampa a caratteri mobili. In tutta la casa la carta regnava sovrana.
Carta sovrana
In quell’occasione Signorini, con la sua consueta ironia, si era definito il “principe consorte” della regina Carta. Al piano nobile una grande vetrata si apriva su un terrazzo trasformato in una piccola foresta amazzonica, rigogliosa e sorprendente: un’oasi naturale, quasi una dépendance verde dell’impero librario interno.
Tolte le pareti di muratura e quella vegetazione lussureggiante, tutto il resto della casa sembrava appartenere al regno della carta stampata o manoscritta, al regno della cultura. Sopra una cimasa campeggiava il motto latino «Hic solitarius nec solus». Tra le parole solitarius e nec era scolpita la testa di un lupo nero, emblema della famiglia Capilupi. Il motto significa: “Qui da solo, ma non solo”. Nulla descriveva meglio la vita del professore: circondato da migliaia di libri, non era mai davvero solo. Bastava aprirne uno per ritrovarsi in conversazione con autori, storici, poeti e umanisti di ogni tempo.
Edizioni preziose
Da una credenzina a vetri Signorini aveva estratto alcuni dei suoi tesori, custoditi con cura in involucri di carta. Il primo era un incunabolo veneziano del 1483: il De linguae latinae elegantia di Lorenzo Valla, testo fondamentale dell’Umanesimo dedicato alla raffinatezza della lingua latina. La legatura antica, ormai consumata, era stata sostituita nel 1976 dai monaci benedettini di Santa Giustina a Padova.
Seguiva una cinquecentina in due volumi di Battista Mantovano (Giovanni Battista Spagnoli), carmelitano e poeta fecondissimo, venerato come beato e citato persino da Shakespeare con l’appellativo di old Mantuan.
Tra le edizioni più preziose figurava poi l’aldina dell’aprile 1513, stampata a Venezia da Aldo Manuzio e dal suocero Andrea Torresano da Asola. Con la celebre marca tipografica dell’ancora e del delfino, il volume conteneva testi greci con prefazione dello stesso Manuzio. Signorini raccontò la storia di quella straordinaria collaborazione editoriale, nata nel 1495, consolidata dal matrimonio di Manuzio con Maria Torresano e proseguita fino al 1529. Il simbolo dell’ancora e del delfino – solidità e velocità – derivava da un’antica moneta romana donata a Manuzio da Pietro Bembo ed era, per Signorini, emblema non solo di un metodo tipografico, ma di un’intera filosofia culturale.
Alla carrellata si aggiunse un altro prezioso volume del Cinquecento: un’opera di Giovanni Battista Folengo, stampata a Basilea nel 1540, commento ai Salmi che testimonia la vastissima rete culturale dell’Italia umanistica e rinascimentale.
Infine emerse un manoscritto seicentesco, Il cappellano maggiore, cerimoniale della cappella palatina di Santa Barbara, redatto da Lodovico Franchetti e curato da Signorini in edizione anastatica nel 2014. A completare la raccolta, migliaia di edizioni d’uso che hanno accompagnato un’intera vita dedicata allo studio.
Le sue pubblicazioni
Il professore – già assessore alla Cultura del Comune di Mantova nella giunta del sindaco Sergio Genovesi – ha pubblicato decine di saggi e volumi su Andrea Mantegna, Giulio Romano, Teofilo Folengo, Sordello da Goito, Vittorino da Feltre, la beata Osanna Andreasi, Palazzo d’Arco, Palazzo Te, l’orologio pubblico di piazza Erbe, le chiese mantovane, l’astrologia a Mantova e persino su Pietro Adamo de Micheli, primo editore mantovano (1472). E naturalmente su Dante Alighieri, sul cui pensiero politico tenne una conferenza a Weingarten, in Germania, nel 1998.
La sua fatica più monumentale, conclusa poco prima di quella visita, fu la trascrizione integrale della Cronaca di Mantova di Andrea da Schivenoglia (1445-1481), pubblicata da Sometti nel 2020 in due volumi corredati da ampie note critiche: il frutto di quarant’anni di studio tenace e appassionato.
Memoria e congedo
In quella casa traboccante di storia e memoria, Rodolfo Signorini ha incarnato l’immagine più autentica della cultura mantovana: radicata nel passato, viva nel presente, protesa oltre ogni confine. La profondità delle sue ricerche ne ha fatto una figura chiave della cultura cittadina contemporanea.
La sfilata degli amici davanti alla bara tra poesia e ricordi
È come nelle antiche ballate, dove ciò che fu nel tempo remoto ritorna in quello presente senza che il nome di chi scrisse parole e musica emerga con certezza: Sant’Agostino, forse, o un oscuro pastore protestante, o Charles Péguy. Così è il ricordo poetico che accompagna il lutto, accanto al registro delle condoglianze, nella casa funeraria Maffioli, dove ieri era allestita la camera ardente.
La fotografia di Signorini era sul recto – così avrebbe detto lui, il Professore – della placchetta ricordo offerta a chi voleva portarla con sé. Sul verso era riportata una frase che riassume il senso di una vita:
«Ciò che ero per voi io sono sempre, parlatemi come mi avete sempre parlato».
Perché la morte è apparenza. Perché chi non c’è più può ancora ascoltare chi resta. E allora, accanto alla bara, i volti tristi non sono più solo tristi: riaffiorano i mille aneddoti, le facezie, le goliardie, gli scherzi intelligenti che Rodolfo amava condividere.
Riemerge la celebre “inaugurazione” del ponte di Borgoforte, con la fascia tricolore, i saltelli per verificarne la tenuta e il discorso dal balcone di una casa, applauditissimo. Riemerge il giovane Rodolfo ala sinistra nella squadra di calcio dell’UGM. Riemerge anche l’episodio, negli anni Novanta, dell’invito al Maurizio Costanzo Show, declinato con decisione: «Sono uno studioso».
Ora Rodolfo starà forse inaugurando qualche ponte lassù, in cielo.
Rodolfo Signorini era nato a Gabbiana di Marcaria il 27 gennaio 1941. Aveva 84 anni.
I funerali si svolgeranno domani mattina alle 9.30 nella basilica di Sant’Andrea; il feretro sarà poi accompagnato al cimitero monumentale degli Angeli.
(G. S.)
Voce di Mantova


Gazzetta di Mantova




Telemantova
In Memory of Professor Rodolfo Signorini
Professor Rodolfo Signorini (1941–2025) was a distinguished Mantuan historian, scholar, teacher and cultural promoter whose work deeply enriched the understanding of Mantua’s history, art and humanistic tradition. Celebrated for his rigorous archival research and notable interpretations—especially of Andrea Mantegna’s Camera degli Sposi—Signorini authored pivotal publications and influenced generations of local and international scholars. Beyond his academic contributions, he championed cultural preservation in Mantua, combining scholarly passion with civic commitment. His legacy endures in his writings, discoveries, and unwavering dedication to the life of the city.
En mémoire du professeur Rodolfo Signorini
Le professeur Rodolfo Signorini (1941–2025) fut un historien, enseignant et promoteur culturel de Mantoue, dont les recherches ont marqué la compréhension de l’histoire artistique et humaniste de la ville. Reconnu pour son travail rigoureux dans les archives et ses interprétations majeures—notamment de la Camera degli Sposi d’Andrea Mantegna—Signorini a publié de nombreux ouvrages influents et contribué à la diffusion de la culture mantouane au niveau international. Homme de culture passionné et engagé, il laisse une œuvre considérable, reflet d’une vie dédiée à l’étude, à la transmission et à l’amour de sa communauté.