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Ormai lo diamo per scontato: San Silvestro è l’ultimo giorno dell’anno e Capodanno cade il 1 gennaio. E invece in passato non per tutti era così e in alcune città o addirittura stati europei l’anno partiva ufficialmente in un’altra data. Il risultato? Pensate a cosa succedeva alle date inserite nei contratti e negli atti ufficiali e a come devono stare attenti oggi gli archivisti quando incontrano una data tra gennaio e marzo. E poi invece della sciarpa si usciva in maniche corte e le giornate erano più lunghe e si sentiva l’aria di primavera. Ma andiamo con ordine…

Firenze e lo stile ab incarnatione: l’anno nuovo inizia il 25 marzo

A Firenze per lungo tempo si adottò lo stile dell’Incarnazione (ab incarnatione): l’anno cominciava il 25 marzo, festa dell’Annunciazione (il concepimento di Gesù, nove mesi prima del Natale).
Quindi l’ultimo giorno dell’anno era il 24 marzo e “fare San Silvestro” era un modo di dire senza senso in Toscana. Perché la scelta cadeva sul 25 marzo? Proprio perché l’Annunciazione è un evento fondamentale dal punto di vista liturgico, addirittura alcune tradizioni dicevano che era stato creato il mondo e o fosse la data della crocifissione di Gesù (senza dimenticare che il viaggio di Dante all’inferno inizia proprio il 25 marzo che oggi è diventato il Dantedì).

Per gli archivisti questa consuetudine rappresenta un trabocchetto: una lettera datata, per esempio, “febbraio 1635” in area fiorentina può corrispondere al febbraio 1636 in un’altra zona geografica. Non è un errore: è un altro sistema.

Venezia e il more veneto: Capodanno il 1° marzo (e i mesi finalmente “tornano”)

A Venezia l’anno nuovo iniziava sempre a marzo ma more veneto (secondo l’uso veneto) capodanno cadeva il 1° marzo. Occhio allora alla sorpresa: in questo modo settembre, ottobre, novembre e dicembre tornano a essere davvero settimo, ottavo, nono, decimo mese dell’anno.

Anche Venezia gli equivoci erano dietro l’angolo: nei mesi di gennaio e febbraio, lo stesso giorno poteva “appartenere” all’anno precedente secondo l’uso veneziano. Per questo la dicitura more veneto serviva proprio a chiarire quale calendario si stesse usando.

Pisa e lo sfasamento d’anno sempre avanti Firenze (che se l’avesse saputo il Vernacoliere)

E poi c’è Pisa, che aggiunge il colpo di scena: sempre 25 marzo come capodanno, sì, ma “al modo pisano”, cioè con un anno sempre avanti rispetto al fiorentino. Facciamo un esempio pratico:

  • Prendiamo il 10 febbraio 1636 nel caso del nostro capodanno classico.
  • A Firenze (stile fiorentino, “posticipato”) quel giorno cade ancora nell’anno 1635, perché il 1636 inizierà solo il 25 marzo 1636.
  • A Pisa (stile pisano, “anticipato”) quel giorno è già nell’anno 1636, perché per Pisa l’anno 1636 è iniziato il 25 marzo 1635.

Morale: Pisa e Firenze non coincidono mai nel numero d’anno; Pisa risulta costantemente di un anno avanti rispetto a Firenze. È il genere di dettaglio che nei rogiti, nei contratti e nelle cronache crea gli equivoci più tenaci.

Quando (finalmente) si smette: Toscana e Venezia si allineano

Questa babele di calendari non dura per sempre. In Toscana la situazione viene “sanata” a metà Settecento: un decreto del 20 novembre 1749 abolisce gli usi precedenti e stabilisce che dal 1° gennaio 1750 l’anno inizi ovunque secondo lo stile moderno. A Firenze e Pisa lo ricordano anche lapidi pubbliche, proprio per evitare ambiguità.
A Venezia, invece, il more veneto viene abbandonato con la caduta della Repubblica: le ultime datazioni ufficiali arrivano a gennaio e febbraio 1796 m.v., che corrispondono al 1797 nello stile comune.

E se ci aggiungiamo Il mistero dei dieci giorni scomparsi con il calendario gregoriano…

A complicare ulteriormente la vita di chi studia le date c’è poi la riforma del calendario gregoriano: nei paesi che lo adottarono subito (tra cui vari stati italiani), nell’ottobre 1582 si cancellarono dieci giorni: da giovedì 4 ottobre si passò a venerdì 15 ottobre.
Insomma: non solo anni che iniziano in giorni diversi, ma anche giorni che… non esistono.

Anche l’Inghilterra iniziava il 25 marzo

Questa diversità di scelta non era un’esclusiva italiana: per secoli anche in Inghilterra l’anno civile/legale iniziò il 25 marzo (Lady Day), legato all’Annunciazione. La riforma arrivò nel Settecento: con il Calendar (New Style) Act, dal 1752 si spostò l’inizio dell’anno al 1° gennaio.

E il 24 marzo, che santo era? Santa Caterina di Svezia, San Gabriele arcangelo o il beato Simonino?

Quando l’anno iniziava il 25 marzo si poteva scegliere il santo dell’ultimo giorno dell’anno che però non era sicuramente San Silvestro. Ci si poteva affidare a Santa Caterina di Svezia, la figlia di Santa Brigida (la patrona della fattoria McKenzie di Lupo Alberto) oppure al beato Simonino di Trento (che però è stato “espulso” dal martirologio romano nel 1965) oppure a San Gabriele arcangelo, sì lui, quello dell’Annunciazione. E qui le cose si fanno complicate perché oggi San Gabriele si festeggia il 29 settembre insieme agli altri due arcangeli Michele e Raffaele. Ma la scelta di riunire i tre arcangeli in una festa sola nasce con il Concilio Vaticano II. Prima ogni arcangelo aveva il suo giorno: Gabriele l’annunziante il 24 marzo, Michele lo psicopompo il 29 settembre e Raffaele il taumaturgo il 24 ottobre.

Insomma anche sul santo dell’ultimo dell’anno a Firenze e Pisa i problemi non mancavano e non citiamo Venezia dove l’ultimo dell’anno dopo il 1582 e la riforma gregoriana poteva cadere il 28 febbraio o il 29 febbraio (negli anni bisestili).

Ormai lo diamo per scontato: San Silvestro è l’ultimo giorno dell’anno e Capodanno cade il 1 gennaio. E invece in passato non per tutti era così e in alcune città o addirittura stati europei l’anno partiva ufficialmente in un’altra data. Il risultato? Pensate a cosa succedeva alle date inserite nei contratti e negli atti ufficiali e a come devono stare attenti oggi gli archivisti quando incontrano una data tra gennaio e marzo. E poi invece della sciarpa si usciva in maniche corte e le giornate erano più lunghe e si sentiva l’aria di primavera. Ma andiamo con ordine…

Firenze e lo stile ab incarnatione: l’anno nuovo inizia il 25 marzo

A Firenze per lungo tempo si adottò lo stile dell’Incarnazione (ab incarnatione): l’anno cominciava il 25 marzo, festa dell’Annunciazione (il concepimento di Gesù, nove mesi prima del Natale).
Quindi l’ultimo giorno dell’anno era il 24 marzo e “fare San Silvestro” era un modo di dire senza senso in Toscana. Perché la scelta cadeva sul 25 marzo? Proprio perché l’Annunciazione è un evento fondamentale dal punto di vista liturgico, addirittura alcune tradizioni dicevano che era stato creato il mondo e o fosse la data della crocifissione di Gesù (senza dimenticare che il viaggio di Dante all’inferno inizia proprio il 25 marzo che oggi è diventato il Dantedì).

Per gli archivisti questa consuetudine rappresenta un trabocchetto: una lettera datata, per esempio, “febbraio 1635” in area fiorentina può corrispondere al febbraio 1636 in un’altra zona geografica. Non è un errore: è un altro sistema.

Venezia e il more veneto: Capodanno il 1° marzo (e i mesi finalmente “tornano”)

A Venezia l’anno nuovo iniziava sempre a marzo ma more veneto (secondo l’uso veneto) capodanno cadeva il 1° marzo. Occhio allora alla sorpresa: in questo modo settembre, ottobre, novembre e dicembre tornano a essere davvero settimo, ottavo, nono, decimo mese dell’anno.

Anche Venezia gli equivoci erano dietro l’angolo: nei mesi di gennaio e febbraio, lo stesso giorno poteva “appartenere” all’anno precedente secondo l’uso veneziano. Per questo la dicitura more veneto serviva proprio a chiarire quale calendario si stesse usando.

Pisa e lo sfasamento d’anno sempre avanti Firenze (che se l’avesse saputo il Vernacoliere)

E poi c’è Pisa, che aggiunge il colpo di scena: sempre 25 marzo come capodanno, sì, ma “al modo pisano”, cioè con un anno sempre avanti rispetto al fiorentino. Facciamo un esempio pratico:

  • Prendiamo il 10 febbraio 1636 nel caso del nostro capodanno classico.
  • A Firenze (stile fiorentino, “posticipato”) quel giorno cade ancora nell’anno 1635, perché il 1636 inizierà solo il 25 marzo 1636.
  • A Pisa (stile pisano, “anticipato”) quel giorno è già nell’anno 1636, perché per Pisa l’anno 1636 è iniziato il 25 marzo 1635.

Morale: Pisa e Firenze non coincidono mai nel numero d’anno; Pisa risulta costantemente di un anno avanti rispetto a Firenze. È il genere di dettaglio che nei rogiti, nei contratti e nelle cronache crea gli equivoci più tenaci.

Quando (finalmente) si smette: Toscana e Venezia si allineano

Questa babele di calendari non dura per sempre. In Toscana la situazione viene “sanata” a metà Settecento: un decreto del 20 novembre 1749 abolisce gli usi precedenti e stabilisce che dal 1° gennaio 1750 l’anno inizi ovunque secondo lo stile moderno. A Firenze e Pisa lo ricordano anche lapidi pubbliche, proprio per evitare ambiguità.
A Venezia, invece, il more veneto viene abbandonato con la caduta della Repubblica: le ultime datazioni ufficiali arrivano a gennaio e febbraio 1796 m.v., che corrispondono al 1797 nello stile comune.

E se ci aggiungiamo Il mistero dei dieci giorni scomparsi con il calendario gregoriano…

A complicare ulteriormente la vita di chi studia le date c’è poi la riforma del calendario gregoriano: nei paesi che lo adottarono subito (tra cui vari stati italiani), nell’ottobre 1582 si cancellarono dieci giorni: da giovedì 4 ottobre si passò a venerdì 15 ottobre.
Insomma: non solo anni che iniziano in giorni diversi, ma anche giorni che… non esistono.

Anche l’Inghilterra iniziava il 25 marzo

Questa diversità di scelta non era un’esclusiva italiana: per secoli anche in Inghilterra l’anno civile/legale iniziò il 25 marzo (Lady Day), legato all’Annunciazione. La riforma arrivò nel Settecento: con il Calendar (New Style) Act, dal 1752 si spostò l’inizio dell’anno al 1° gennaio.

E il 24 marzo, che santo era? Santa Caterina di Svezia, San Gabriele arcangelo o il beato Simonino?

Quando l’anno iniziava il 25 marzo si poteva scegliere il santo dell’ultimo giorno dell’anno che però non era sicuramente San Silvestro. Ci si poteva affidare a Santa Caterina di Svezia, la figlia di Santa Brigida (la patrona della fattoria McKenzie di Lupo Alberto) oppure al beato Simonino di Trento (che però è stato “espulso” dal martirologio romano nel 1965) oppure a San Gabriele arcangelo, sì lui, quello dell’Annunciazione. E qui le cose si fanno complicate perché oggi San Gabriele si festeggia il 29 settembre insieme agli altri due arcangeli Michele e Raffaele. Ma la scelta di riunire i tre arcangeli in una festa sola nasce con il Concilio Vaticano II. Prima ogni arcangelo aveva il suo giorno: Gabriele l’annunziante il 24 marzo, Michele lo psicopompo il 29 settembre e Raffaele il taumaturgo il 24 ottobre.

Insomma anche sul santo dell’ultimo dell’anno a Firenze e Pisa i problemi non mancavano e non citiamo Venezia dove l’ultimo dell’anno dopo il 1582 e la riforma gregoriana poteva cadere il 28 febbraio o il 29 febbraio (negli anni bisestili).

Conclusione: e se avessimo la macchina del tempo e arrivassimo a Firenze il 31 dicembre 1477?

Immaginiamo allora di avere davvero una macchina del tempo. La impostiamo su Firenze, Rinascimento, e la facciamo atterrare con precisione chirurgica il 31 dicembre 1477. Scendiamo in strada convinti di essere nell’ultimo giorno dell’anno, salutiamo un passante dicendogli:
«Buona fine e buon principio».

Lui ci guarda di sottecchi e risponde con quel tono che solo un toscanaccio può permettersi:
«Principio di che, grullo che tu sei? L’anno un tu’ lo vedi che ’un è finito? Torna il ventiquattro di marzo, poi se ne riparla.»

Ed ecco il punto. Il calendario non è mai stato solo una questione di giorni ma il tentativo di dare ordine al mondo. Cambiando il giorno in cui iniziava l’anno, cambiava il senso della fine, dell’attesa, perfino delle feste. A noi resta l’illusione di un tempo uniforme; a loro un sistema complesso in cui anche il Capodanno aveva bisogno di spiegazioni.

Forse se avessimo la macchina del tempo, la morale sarebbe questa: prima di fare gli auguri, conviene sempre chiedere in che città, anno e giorno si è.

Per approfondire

Firenze e lo stile ab incarnatione (25 marzo)

Wikipedia – Capodanno fiorentino
https://it.wikipedia.org/wiki/Capodanno_fiorentino

Comune di Firenze – 25 marzo Capodanno fiorentino
https://www.comune.firenze.it/novita/notizie/25-marzo-capodanno-fiorentino

Treccani – Annunciazione (contesto storico e liturgico)
https://www.treccani.it/enciclopedia/annunciazione/

Wikipedia – Stile dell’Incarnazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Stile_dell%27Incarnazione

Venezia e il more veneto (1° marzo)

Treccani – More veneto
https://www.treccani.it/enciclopedia/more-veneto/

Wikipedia – More veneto
https://it.wikipedia.org/wiki/More_veneto

Pisa e lo stile pisano (anno “avanti”)

Wikipedia – Calendario pisano
https://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_pisano

Wikipedia – Stile dell’Incarnazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Stile_dell%27Incarnazione

Inghilterra e il 25 marzo (Lady Day)

Wikipedia – Lady Day
https://it.wikipedia.org/wiki/Lady_Day

Wikipedia – Calendar (New Style) Act 1750
https://it.wikipedia.org/wiki/Calendar_(New_Style)_Act_1750

Riforma del calendario gregoriano (1582)

Wikipedia – Calendario gregoriano
https://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_gregoriano

Treccani – Calendario gregoriano
https://www.treccani.it/enciclopedia/calendario-gregoriano/

Mantovastoria
E’ l’ultimo dell’anno ma di quale anno? Il calendario gregoriano che fece sparire 10 giorni nel 1582 e tanti altri

Santi del 24 marzo (Martirologio Romano)

Wikipedia – Santa Caterina di Svezia
https://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_di_Svezia

Wikipedia – Beato Simonino di Trento (nota storica e rimozione dal martirologio)
https://it.wikipedia.org/wiki/Simonino_di_Trento

Santi e Beati – San Gabriele il 24 marzo
https://www.santiebeati.it/dettaglio/21650

When the Year Ended on 24 March

How Florence, Venice and Pisa Counted Time Before 1 January

For centuries, the beginning of the year was far from universal. In parts of Italy—and across Europe—the calendar followed local, religious and civic traditions rather than a shared convention. In Florence, the year began on 25 March, the Feast of the Annunciation (ab incarnatione), making 24 March the final day of the year. Venice adopted a different system, starting the year on 1 March (more veneto), while Pisa used yet another variation, counting the year one step ahead of Florence and creating a permanent chronological mismatch between the two cities.

These divergent systems complicated contracts, chronicles and administrative records, and they continue to challenge modern archivists and historians. The situation became even more complex after the introduction of the Gregorian calendar in 1582, when ten days were removed from October to realign the calendar with the solar year. Similar practices existed beyond Italy: in England, for example, the legal year began on 25 March until the eighteenth century.

This article explores how time was measured before the standardisation of the calendar, showing that dates were not merely numbers but cultural choices—shaped by theology, politics and tradition.

Quand l’année se terminait le 24 mars

Florence, Venise et Pise face au désordre du temps avant le 1er janvier

Pendant des siècles, le début de l’année n’a rien eu d’évident ni d’universel. En Italie comme dans d’autres régions d’Europe, le calendrier dépendait de traditions locales, religieuses et civiles. À Florence, l’année commençait le 25 mars, jour de l’Annonciation (ab incarnatione), ce qui faisait du 24 mars le dernier jour de l’année. Venise suivait une autre logique encore, avec un Nouvel An fixé au 1er mars (more veneto), tandis que Pise adoptait un comput toujours « en avance » sur Florence, créant un décalage permanent entre les deux villes.

Ces usages divergents compliquaient la rédaction des contrats, des chroniques et des actes officiels, et constituent aujourd’hui un véritable défi pour les historiens et les archivistes. La réforme du calendrier grégorien en 1582, avec la suppression de dix jours, ajouta une couche supplémentaire de complexité. L’Italie n’était d’ailleurs pas un cas isolé : en Angleterre aussi, l’année légale débuta le 25 mars jusqu’au XVIIIᵉ siècle.

Cet article propose un voyage dans un temps où les dates n’étaient pas neutres, mais le reflet de choix culturels, religieux et politiques.