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Dalla Terra Santa a Mantova: la Via Crucis, un cammino tra storia, arte e devozione
Nella cattedrale di Mantova, tra le navate, la Via Crucis in terracotta realizzata da Andrea Jori (1996) accompagna lo sguardo e il passo dei visitatori. Non è solo una sequenza di immagini: è un racconto che prende forma nella materia e che, come osserva il vescovo Marco Busca, diventa uno “specchio dell’anima”.
Ma perché fare gli auguri della Pasqua di Resurrezione con la via che porta alla morte del Cristo sulla Croce? Perché a Mantova come in altri luoghi il percorso si chiude con una scena che sorprende: la quindicesima stazione, la Risurrezione. Un’aggiunta moderna che cambia il significato dell’intero cammino.
Per comprenderla, però, bisogna tornare indietro nel tempo.
Un’origine lontana: il cammino a Gerusalemme
La Via Crucis nasce nei primi secoli del cristianesimo come esperienza concreta: i fedeli percorrevano a Gerusalemme i luoghi della Passione di Cristo.
Era un gesto semplice e potente: camminare dove Cristo aveva camminato.
Con il tempo, però, i pellegrinaggi divennero difficili. Fu così che quel percorso venne “replicato” altrove. Nacque una pratica che permetteva di vivere spiritualmente ciò che non era più accessibile fisicamente.
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