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Una città di retrovia nella Grande Guerra
Durante la Prima guerra mondiale, Mantova era considerata una città di seconda linea, lontana dai fronti, ma di grande importanza strategica per lo stoccaggio di armi e munizioni. In città e nei suoi immediati dintorni si concentravano numerosi depositi militari, caserme e polveriere, indispensabili per rifornire le truppe al fronte. Tra queste strutture, il Forte di Pietole rivestiva un ruolo di primo piano: una massiccia costruzione ottocentesca che, pur non più utilizzata come baluardo difensivo, era stata trasformata in enorme deposito di materiale bellico destinato alla guerra.
Dall’opera difensiva al deposito di munizioni
Il forte, costruito secondo i canoni tecnici dell’ingegneria militare ottocentesca, aveva perso la sua funzione originaria di fortificazione dopo l’annessione di Mantova al Regno d’Italia nel 1866, con il progressivo smantellamento delle mura e degli apparati difensivi cittadini. Inizialmente incluso nella lista delle opere radiate, il Forte di Pietole fu successivamente riammesso in servizio come deposito di materiali e munizioni, diventando uno dei principali punti di accumulo di esplosivi e proiettili.
La sera del 28 aprile 1917: l’incendio e la prima detonazione
La sera del 28 aprile 1917, con il forte colmo di munizioni oltre ogni limite di sicurezza, si sviluppò un incendio all’interno dell’edificio, innescato dalla perdita di liquidi incendiari fuoriusciti da alcuni proiettili destinati al fronte. Le fiamme si propagavano rapidamente attraverso gli spazi in cui erano stipate le scorte, raggiungendo la grande polveriera centrale e le casematte situate nella cortina di destra. La situazione precipitò in una lunga notte di terrore e scosse.
L’esplosione e il profondo cratere
Alle 22:30 circa dell’28 aprile una violenta esplosione squarciò la notte. La deflagrazione fu così potente da creare un profondo cratere nel punto dove sorgeva la polveriera austriaca all’interno del forte, un segno ancora visibile del disastro. Nonostante l’impressionante quantità di esplosivi coinvolti, la struttura stessa della polveriera – progettata con criteri robusti – fece sì che essa non si sollevasse completamente, ma sprofondasse su se stessa, riducendo in parte gli effetti catastrofici su Pietole e le corti vicine.
I pompieri e l’allarme alla popolazione
Furono i pompieri i primi ad attivarsi non solo per domare l’incendio, ma soprattutto per avvertire gli abitanti dei quartieri più esposti. La zona della Fiera, comprendente corso Garibaldi e vie limitrofe, era tra le più vicine al forte e quindi in pericolo. Le cronache dell’epoca descrivono i vigili che correvano a rischio della propria vita per informare gli abitanti, mentre si vedevano passare famiglie intere con materassi sulle spalle, dirette verso le piazze e gli spazi aperti, cercando di mettersi al riparo dal possibile peggio.
Testimonianze di una notte di paura
Verso sera si sentirono i primi scoppi: «forti scoppi e fiamme come di razzi, all’orizzonte…», scrive un testimone. All’improvviso «un immenso scoppio mi fece correre di salto in farmacia», racconta un’altra testimonianza diretta. Tra i civili coinvolti vi erano i Moretti Foggia, storica famiglia che gestiva la farmacia Santa Lucia nell’attuale via 20 Settembre. Ore di paura proseguirono mentre le famiglie si accampavano sotto il pronao di Sant’Andrea in attesa che la notte passasse.
La figlia minore dei Moretti Foggia, Sabina, riportò ferite lievi quando «ebbe sul capo alcuni pezzi di vetro della casa Finzi in via Bronzetti», un chiaro esempio della forza con cui l’onda d’urto aveva investito anche le zone abitative circostanti.
Gli shrapnel e le esplosioni prolungate
I colpi continuarono a susseguirsi nel cielo notturno: gli shrapnel – grosse granate a pallettoni – roteavano sull’orizzonte, producendo scintille e detonazioni intermittenti. La tensione non si allentò nemmeno dopo le dieci di sera, quando un secondo fortissimo scoppio costrinse molte persone a cercare riparo sotto i portoni. Alla luce di questi scoppi, che rischiaravano e al tempo stesso terrorizzavano, alcuni rientrarono nelle proprie abitazioni solo dopo le undici di sera.
Una lunga notte che durò giorni
Gli scoppi, pur con minore intensità, continuarono fino al 1° maggio, tenendo la popolazione in uno stato di costante allarme e incertezza. Il rumore e la paura non si dissolsero rapidamente, e la città dovette fare i conti con i danni materiali e psicologici lasciati da quell’evento.
Conseguenze materiali per il forte
La violenza dell’esplosione provocò gravi lesioni alle strutture del forte: i bastioni I, II e III subirono danni significativi e parti della volta della strada coperta cedettero in più punti. La struttura, pur sopravvissuta sul piano complessivo, risultò compromessa e la sua funzione militare non fu più pienamente recuperabile. Agli interventi di ripristino fu spesso preferita la costruzione di nuovi capannoni per il deposito materiali, mentre l’intero complesso fu definitivamente dismesso dall’Esercito nel 1983, dopo decenni di progressivo abbandono.
Una memoria collettiva duratura
Quella notte del 28 aprile 1917 rimase impressa nella memoria collettiva mantovana come uno degli eventi più inquietanti e significativi della Prima guerra mondiale sul territorio. Le esplosioni furono talmente potenti da essere ricordate ancora anni dopo e, secondo alcuni, si udì il boato perfino fino a Bologna – un ricordo che testimonia la forza dell’accaduto.
Giacomo Cecchin
Explosion at the Forte di Pietole (1917)
On April 28, 1917, a fire broke out in the ammunition depot of the Forte di Pietole near Mantua. Overloaded with munitions, the fort suffered violent explosions that caused panic among civilians. Thanks to its engineering design, the powder magazine collapsed inward, limiting destruction and preventing a greater catastrophe.
L’explosion du fort de Pietole (1917)
Le 28 avril 1917, un incendie éclata dans le dépôt de munitions du fort de Pietole, près de Mantoue. Surchargé d’explosifs, le fort fut secoué par de violentes explosions qui semèrent la panique. La poudrière s’effondra sur elle-même, réduisant les dégâts et évitant une catastrophe majeure.
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