Tag
Canzoniere, classic Italian poet, Francesco Petrarca, Giacomo Cecchin, historia de Petrarca, humanism Renaissance, interview with Petrarch, intervista Petrarca, Italian literature, Italian poetry history, Italian Renaissance writers, La Voce di Mantova, Laura Petrarch, literary interview, literary tourism Petrarch, literature festival interview, Mantua Festivaletteratura, Pétrarque, Petrarca Festivaletteratura, Petrarch, Petrarch and Laura, Petrarch biography, Petrarch cultural heritage, Petrarch festival, Petrarch influence, Petrarch interview, Petrarch legacy, Petrarch love poetry, Petrarch poetry, Petrarch quotes, Petrarcha interview, poésie de la Renaissance, poesia italiana, Renaissance poetry, Rerum vulgarium fragmenta, umanesimo, Voce di Mantova

Dopo Dante arriva Petrarca e di lui sappiamo che a Mantova c’è stato davvero. Era amico di Guido Gonzaga e in una lettera si lamentava del clima, delle rane e delle zanzare (ne ho parlato qui).
Ecco come avrebbe potuto rispondere ad un’intervista a tutto campo se l’avessimo incrociato durante l’ultima edizione del Festivaletteratura. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di sabato 6 settembre 2025 a pagina 9 .
L’intervista impossibile a Francesco Petrarca
di Giacomo Cecchin
Mantova, città dei Gonzaga, di Virgilio e – per un giorno – di Francesco Petrarca. Sì perché in un festival dove tra premi Nobel, scrittori e scrittrici best seller sono passati tutti o quasi è divertente immaginare di poter intervistare qualcuno dal passato. E oggi incontriamo Petrarca, il poeta che nel 1350 passò davvero da Mantova sulle tracce di Virgilio e per comprare libri e che qui trovò un amico in Guido Gonzaga.
Ecco allora microfono alla mano, l’intervista impossibile a Francesco Petrarca.
Nel 1350 lei è passato da Mantova. Com’era la città?
“Piccola ma vivace. I Gonzaga la governavano da soli vent’anni, avevano entusiasmo, passione e il mio amico Guido Gonzaga soprattutto pazienza. Ne avrebbe fatta di panchina in attesa che suo padre Luigi passasse la mano. Un po’ come il principe Carlo con la regina Elisabetta: scaldarsi va bene ma alla fine arrivi stufato”.