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Forte di Lunetta, Forte di Pietole, Giacomo Cecchin, i 10 giorni che cambiarono la storia di Mantova, Le mura di Mantova, Lungolago, Mantova, Mantova Fortezza, Porta Cerese, Porta dei Folli, Porta Pradella, Porta Pusterla, Via Allende, Via Fancelli, Via Fondamenta

Forse il trauma più grande (o la gioia) per un mantovano della fine del 1800 sarebbe vedere oggi Mantova senza le mura. E’ difficile oggi immaginare com’era con l’acqua dei laghi che arrivava fin sotto i bastioni e nessun lungolago da percorrere in auto ma solo un cammino di ronda interno alle mura. Per capire com’era la forma di Mantova basta guardare una delle tante mappe ottocentesche o quella pubblicata sulla prima Guida Rossa del Touring del 1914. Un turista che arrivasse in stazione in quell’anno avrebbe visto la città ancora completamente circondata dalle mura, un po’ come Sabbioneta oppure come Lucca. Perdere le mura è stato un colpo incredibile a Mantova che si è salvata da avere una periferia disordinata e dall’impossibilità di capire quando inizia la città solo dalla parte dei laghi. Però occorre sempre guardare il bicchiere mezzo pieno e quindi pensiamo che la demolizione dei bastioni ha consentito la creazione dei giardini, un’onda verde che collega Pradella a Bosco Virgiliano.
Ecco perché ho scelto questo sabato 3 marzo 1883 come undicesima data all’interno dei 10 giorni (+2) che hanno cambiato la storia di Mantova.
La Gazzetta di Mantova del 3 marzo 1883, era un sabato
La Gazzetta esordisce dicendo che non ha approvato la condotta dell’on. Conte Antonio d’Arco (il papà della contessa Giovanna) su molti punti ma che invece “gli rende lode per l’ultimo discorso che tenne alla Camera in favore della nostra disgraziata città”. Il motivo del favore del quotidiano per il deputato è dovuto al suo intervento molto deciso per richiedere la demolizione delle mura di Mantova. Ecco i brani che la Gazzetta riporta del discorso del conte: “Effettivamente oggi a Mantova toccano tutti danni e nessuno dei vantaggi dell’esser fortezza. Mantova è soffocata da un cerchio di forti proprio attorno attorno alle ultime case; non può respirare; non può risanarsi e ne avrebbe bisogno; non può strabilire (sic!) delle industrie; non può porsi convenientemente in comunicazione con il resto d’Italia e della provincia stessa per mezzo di ferrovie o per mezzo di , giacché vi è sempre l’enorme difficoltà delle opere fortilizie che non si possono in alcun modo toccare , opponendosi risolutamente il genio militare ad ogni lesione dell’integrità dei forti”. E poi l’onorevole prosegue ancora rincarando la dose:
“Una parte della popolazione, quella che lo può, abbandona il paese, l’altra che resta, più misera che mai, è malcontenta, si indigna, si indispone, si agita facilmente , e qualche volta questo malcontento , aggravato da tante altre cause, assume forme e proporzioni tali da impensierire anche l’on. Ministro dell’Interno”. A questo punto cosa si può fare in una città fortezza se non sfortezzarla (neologismo mio)?
La città del quadrilatero
Mantova è stata da sempre una città fortificata, almeno da quando i Gonzaga ne rinnovarono le mura più volte, allargandole fino a ricomprendere anche il suburbio e arrivando fino alla Fossa Magistrale, prima dell’isola del Te. Poi costruirono bastioni anche a protezione dell’isola e c’era anche la fortificazione del serraglio che proteggeva la parte sud ovest del territorio mantovano.
Le mura non salvarono Mantova dal Sacco e ne decretarono il destino di città fortezza quando dopo la caduta dei Gonzaga la città rientrò nell’impero austriaco. Ecco allora il periodo del Quadrilatero che tutti abbiamo studiato a scuola ed aveva una forma trapezoidale. Mantova occupava l’angolo posto a sud ovest e poi in senso orario avevamo Peschiera, Verona e Legnago.
Oggi se vogliamo capire come erano fatte le città del Quadrilatero dobbiamo andare a Peschiera o a Verona che ha conservato praticamente integra la cinta delle mura. Mantova e Legnago invece hanno perso completamente l’aspetto di fortezza e occorre fare uno sforzo di immaginazione e di ricerca per trovare tracce della loro storia militare.
Si demoliscono prima le porte (tranne una)
A Mantova facciamo il contrario di tutto quello che viene fatto nelle altre città. Noi iniziamo a demolire le porte e poi le mura a cosa serviranno mai? Dalle altre parti demoliscono le mura ma tengono le porte a marcare il punto dove finisce la periferia e inizia la città.
E’ così che scompaiono Porta Cerese detta anche porta dei Folli e che si trovava nella zona dove oggi c’è la Biblioteca Baratta. Poi perdiamo Porta Pusterla che era vicino al Palazzo di San Sebastiano e che conduceva al ponte che scavalcava la Fossa Magistrale per arrivare a Palazzo Te. Poi viene demolita anche Porta Pradella che era nei pressi dei giardini di Pradella appunto. Ci sono foto suggestive che fanno vedere i lavori per smontare la porta nel vero senso della parola. Smontare perché l’idea era quella di rimontarla. E si vedono i numeri sui blocchi che costituiscono la porta per uno smontaggio stile IKEA. Poi in realtà anche questa porta scompare e oggi se ne vedono i resti, sparpagliati al centro della rotonda di Pradella come monumento ai caduti.
L’unica porta che si salva è quella Porta Giulia a Cittadella che, per la sua posizione decentrata e non in asse con la strada principale, sopravvive ed è ancora lì a ricordarci cosa abbiamo perso con la demolizione delle mura.
Eppure le mura si vedono ancora
Una buona notizia per gli appassionati di mura. A Mantova le mura si vedono ancora. Basta andare in via Fancelli dove il muro che chiude il parcheggio della Provincia di Mantova ha ancora le feritoie. Oppure spingersi fino in via Allende dove si vedono le mura che proteggono il monastero del Gradaro e l’Orto Carolingio e anche un bastione tondeggiante che sbuca sulla destra appena la via fa una piccola curva sulla sinistra. Se proseguiamo in direzione porto Catena vediamo le mura che ripartono da via Fondamenta e, con la pausa di Palazzo Ducale, proseguono poi sul lungolago fino ad arrivare nei pressi di via Trento.
Molti si chiedono come mai le mura sono così basse, tali da poter essere scavalcate agevolmente da un buon saltatore con l’asta o utilizzando una piccola scala. In realtà dobbiamo pensare che le mura proseguano sotto, visto che sono state rincalzate praticamente ovunque con terra di riporto in modo da poter costruire la moderna viabilità.
Chi però volesse vedere traccia delle fortificazioni austriache del Risorgimento dovrebbe andare a Lunetta o a Pietole dove un forte militare di circa 33 ettari aspetta di essere pienamente valorizzato (un primo passo è stato fatto con l’apertura del museo dedicato a Virgilio).
Andiamo a Sabbioneta per ritrovare Mantova…
Oggi se vogliamo toccare con mano come doveva essere la Mantova fortificata dobbiamo andare a Sabbioneta, l’altra parte del nostro Patrimonio Unesco. Anche lì gli abitanti volevano demolire le mura per espandersi e fare arrivare la modernità che all’inizio era la corriera. Per questo si aprono due varchi nella cinta bastionata: il primo nei pressi dei resti del Castello e il secondo nei pressi del bastione che chiude l’Incoronata. Poi si fermano nella demolizione perché costa troppo eliminare le mura ed è una fortuna per noi oggi che possiamo renderci conto dell’aspetto di una città murata.
Forse però per capire davvero cosa ci siamo persi occorre andare a Ferrara o a Lucca dove le mura ospitano un percorso aereo che consente di osservare dall’alto il centro storico e allo stesso avere la vista dei difensori che si opponevano all’assedio della città
Per approfondire
– Il sito di Mantova Fortezza – https://mantovafortezza.it/
– 5 trekking urbani da fare a Mantova senza uscire dal centro (che è sempre rischioso…)
– Un biglietto per un viaggio nel tempo su Mantova Segreta: Giacomo Cecchin su un autobus a caccia di storie
Ho deciso di aggiungere due date alla serie dedicata ai 10 giorni che hanno cambiato la storia di Mantova.
Eccovi la serie completa già pubblicata.
I 10 giorni (+2) che cambiarono la storia di Mantova
1. 1422 La fondazione di Mantova da parte di Manto
2. 15 ottobre 70 A.C. Il Compleanno di Virgilio
3. 804 la scoperta della reliquia del Sangue di Cristo (12 marzo 1048 – sabato)
4. 24 luglio 1115 la morte di Matilde di Canossa (sabato)
5. 1190 intervento di Alberto Pitentino
6. 16 agosto 1328 i Gonzaga prendono il potere (martedì)
7. 16 giugno 1465 Mantegna inizia a dipingere nella Camera degli Sposi (domenica)
8. 2 aprile 1530 la festa a Palazzo Te per Carlo V (sabato)
9. 18 luglio 1630 il Sacco di Mantova (giovedì)
10. 7 dicembre 1852 L’esecuzione dei Martiri di Belfiore (martedì)
11. 3 marzo 1883 La demolizione delle mura di Mantova (sabato)
12. 1957 La copertura del Rio