Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


Oggi parliamo di via Pastro, che si apre al fianco della chiesetta della Madonna del Terremoto per sbucare in vicolo della Mainolda. Quando la si imbocca da piazza Canossa si ha una splendida vista del cupolone di Sant’Andrea, uno dei tanti scorci che rendono Mantova immediatamente riconoscibile (lo si vede nel quadro di Giancarlo Businelli che fa da copertina a questo post).

Ma forse non tutti sanno chi era Luigi Pastro (1822-1915), una vicenda in cui la grande storia si intreccia con una sorprendente curiosità letteraria.

Il sonetto scritto in prigione da Luigi Pastro per non impazzire

Luigi Pastro, rinchiuso nelle carceri della Mainolda, compose a memoria – poiché ai detenuti non era consentito scrivere – il seguente sonetto, poi confluito nei suoi Ricordi di prigione:

A febbre, a fame, a stenti in preda io verso,
Te sentir però allegra spero e presto,
E render lieto in tal pensier mio verso
Ommetter non potrei; or pur mi presto,
Nè ombra ti sien le lagrime ch’io verso!
Al rovesciar dei troni io fede presto,
T’arride Iddio che a te rivolto in verso
I forti accenna a vendicare e presto;
Ve’ donde pei tiranni il fulmin parte!
Odi potente? e le nazioni sole
si destano in un punto, e d’ogni parte
Un urto sol dei re salvarle sole
O moto imprime all’ozio, certo parte
Le lente nubi onde specchiarle al sole.

A una prima lettura il testo può apparire oscuro, talvolta forzato. Ma il suo segreto è altrove.

La spiegazione di Giampaolo Dossena

Lasciamo la parola allo scrittore Giampaolo Dossena, che ne svela il meccanismo nascosto:

“Non state a cercar di capire tutto, e non siate severi con certi versi, con certi giri di pensiero: la sorpresa di questo sonetto è altrove. Se leggete dall’alto in basso la prima lettera di ogni verso, e poi la seconda, e poi la terza, e poi la quarta avete:
Afeb
Tese
Eren
Omme
Nèom
Alro
Tarr
Ifor
Vedo
Odip
side
Unur
Omot
Lele
Penso che vi si debba aiutare: se leggete dall’alto in basso, come già vi avevo raccomandato, ma probabilmente non l’avete fatto, ottenete:

A te, o nativo suol
ferm’è la fede in me:
e se morrò di duol,
bene morrò per te.

Non mi risulta che in mille anni di letteratura italiana sia mai stato fatto niente di simile; e la confronto la Sala del Labirinto (in Palazzo ducale – aggiunta mia questa) mi fa ridere.
(Qualcuno potrà mettersi di buzzo buono e arrivare all’acrostico quintuplo, o sestuplo, e chissà che, se Iddio concede tempo alla nostra civiltà, non si arrivi all’acrostico undecuplo, cioè al perfetto sonetto incrociato.)
(Si potrebbe poi arrivare, salvo sempre l’acrostico undecuplo, al sonetto bifronte, secondo lo schema del Quadrato magico; ma bisognerebbe arrivarci a memoria, e in prigionia.)
(Estratto dal libro I Luoghi Letterari – Paesaggi, opere e personaggi Italia Settentrionale, Giampaolo Dossena, Sugar editore, Milano, 1972).”

Repressione e Codice penale austriaco*

I patrioti coinvolti nella Congiura dei Martiri di Belfiore furono giudicati secondo il Codice penale austriaco allora in vigore nel Regno Lombardo-Veneto (Franziskanisches Strafgesetzbuch, 1803), che qualificava la cospirazione politica come alto tradimento.

Un aspetto poco noto – ma decisivo – di quella legislazione è che la condanna a morte poteva essere inflitta solo in presenza di confessione: in altre parole, si poteva essere messi a morte solo se rei confessi. In assenza di ammissione di colpa, anche a fronte di gravi indizi, il tribunale doveva comminare pene detentive molto pesanti ma non capitali.

È in questo quadro giuridico che va compresa la fermezza di Luigi Pastro: il suo ostinato silenzio non fu soltanto un atto morale, ma anche una scelta consapevole che gli salvò la vita. Al contrario, molti dei Martiri di Belfiore, dopo confessioni estorte o rilasciate durante gli interrogatori, furono condannati all’impiccagione nella valletta di Belfiore.

Il carcere della Mainolda: perché la via vicina è intitolata a Luigi Pastro

Via Pastro è stata intitolata al patriota veneto perché parte da via Mainolda dove c’era una delle prigioni di massima sicurezza austriache. Tutti temevano il carcere della Mainolda perché era una detenzione dura, con le catene che non venivano mai tolte, nessuna possibilità di leggere o scrivere. Ne parla anche Luigi Pastro nelle sue memorie. Pochi ricordano questo carcere anche perché le lapidi “risorgimentali” come capita spesso a Mantova sono poste ad almeno 3 metri d’altezza nella maggior parte dei casi.

Ecco cosa dice la lapide affissa sul muro a destra di via Mainolda andando in direzione di Via Pastro.

“QUI DOVE UN GIORNO SORGEVA / LA MAINOLDA / CARCERE FUNESTO AI PATRIOTI ITALIANI / IN ATTESA DELLA REDENZIONE / RAMMENTI / OGNI ITALIANO / A QUALE PREZZO DI SACRIFICIO E DI SANGUE / FURONO CONQUISTATE / LIBERTA’ ED INDIPENDENZA / 1852 1952 / CENTENARIO DEL MARTIRIO DI BELFIORE.”

Luigi Pastro – breve biografia

Nato a Treviso nel 1822, Luigi Pastro fu medico condotto e patriota. Partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana e divenne presidente del comitato mazziniano di Treviso. Arrestato il 24 giugno 1851, fu tradotto a Mantova e rinchiuso nelle carceri della Mainolda.
Processato insieme ad altri congiurati, non confessò mai e non fece nomi, guadagnandosi l’appellativo di eroe del silenzio. Condannato a 18 anni di carcere, scontò la pena fino all’amnistia del 1857. In seguito divenne medico militare in Piemonte, fu nominato senatore del Regno d’Italia nel 1910 e morì nel 1915.

La congiura e i Martiri di Belfiore – sintesi

Tra il 1851 e il 1855 Mantova fu uno dei principali centri della repressione austriaca contro il movimento risorgimentale. Un gruppo di patrioti, ispirati agli ideali di Giuseppe Mazzini, organizzò una cospirazione per liberare il Lombardo-Veneto dal dominio asburgico.
Scoperti, molti furono arrestati, processati e giustiziati nella valletta di Belfiore, diventando simbolo del sacrificio per l’unità nazionale. Accanto ai nomi più noti, la figura di Luigi Pastro rappresenta la resistenza silenziosa: non il patibolo, ma il carcere, la memoria e la parola nascosta tra i versi.

Ancora una volta la grande storia si intreccia con una curiosità – in questo caso letteraria – che, a mio parere, resta il vero sale della vita.

* nel sistema di “prove legali” allora vigente, per arrivare a pene severissime (anche capitali) serviva la cosiddetta “prova piena”, ottenibile tipicamente con la confessione dell’imputato oppure con deposizioni pienamente concordanti di testimoni affidabili. Questo spiega perché gli inquirenti puntassero spesso a strappare un’ammissione e perché il silenzio potesse incidere sull’esito.

Per approfondire

Luigi Pastro – scheda biografica (Archivio storico del Senato)
https://patrimonio.archivio.senato.it/repertorio-senatori-regno/senatore/IT-SEN-SEN0001-001681/pastro-luigi

Martiri di Belfiore – quadro generale, cronologia e protagonisti (Wikipedia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Martiri_di_Belfiore

I martiri di Belfiore (Portale “150 anni”) – sintesi divulgativa e date delle esecuzioni
https://www.150anni.it/webi/stampa.php?stampa=1&wid=1172

Approfondimento su MantovaStoria: “L’esecuzione dei Martiri di Belfiore (7 dicembre 1852)”
https://mantovastoria.it/2024/09/15/lesecuzione-dei-martiri-di-belfiore/

Carcere della Mainolda – storia dell’edificio e del carcere politico (Wikipedia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Carcere_della_Mainolda

MantovaStoria: “5 carceri storiche a Mantova…” (contesto urbano e memoria dei luoghi di detenzione)
https://mantovastoria.it/2016/11/27/mantova2016-5-carceri-storiche-a-mantova-tra-gonzaga-austriaci-e-conventi/

Processo penale nel Lombardo-Veneto: prove legali, confessione, pena di morte e grazia sovrana (tesi di Francesca Brunet – PDF)
https://iris.unitn.it/retrieve/522fe21e-1563-40a7-8607-9af52b39b3e6/tesi_unita_Brunet.pdf

Giacomo Cecchin

Silence, Law, and Hidden Poetry: Luigi Pastro and Risorgimento Mantua

This article explores Via Pastro in Mantua as a gateway into a lesser-known episode of the Italian Risorgimento. It recounts the story of Luigi Pastro (1822–1915), a physician and patriot imprisoned in Mantua for his role in the Mazzinian movement connected to the Belfiore conspiracy. The post highlights a crucial legal detail of the Austrian penal code, according to which the death penalty for political crimes could be imposed only in cases of confession—making silence a form of resistance and survival. While incarcerated in the Mainolda prison, Pastro composed from memory a remarkable sonnet concealing a multiple acrostic patriotic message. Through this unique blend of urban history, political repression, and literary ingenuity, the article shows how the grand narratives of history are often preserved in unexpected and subtle forms.

Le silence comme résistance : Luigi Pastro, Mantoue et la poésie cachée du Risorgimento

Cet article propose une lecture historique et culturelle de la Via Pastro à Mantoue, en la reliant à la figure de Luigi Pastro (1822–1915), médecin et patriote du Risorgimento italien. Arrêté pour son engagement mazzinien et incarcéré à Mantoue, Pastro fut jugé selon le code pénal autrichien, qui prévoyait la peine de mort uniquement en cas d’aveu. Son silence obstiné lui sauva la vie, contrairement à d’autres conspirateurs de Belfiore exécutés. Durant sa détention dans la prison de la Mainolda, Pastro composa de mémoire un sonnet extraordinaire, dissimulant un message patriotique à travers un acrostiche multiple. À la croisée de l’histoire urbaine, du droit répressif et de la création littéraire, cet article montre comment la mémoire du Risorgimento s’est aussi transmise par l’ingéniosité et la parole cachée.