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Si avvicina il 16 agosto, l’anniversario della presa del potere dei Gonzaga su Mantova. Grazie all’aiuto di Cangrande della Scala Luigi Corradi fa fuori l’ultimo dei Bonacolsi, Rinaldo detto il Passerino, e dà il via a secoli di dominio gonzaghesco su Mantova.
Mi è venuto in mente di provare ad organizzare un’intervista doppia nello stile televisivo del programma Le iene che mettesse a confronto questi due uomini del Medioevo, diversi eppure simili, che si incrociano in quel 1328 e poi avranno un futuro completamente diverso: Cangrande morirà a soli 38 anni nel 1329, dopo aver sconfitto Treviso; Luigi Corradi de’ Gonzaga invece governerà su Mantova come primo capitano del popolo fino al 1368 quando a 92 anni lascerà il posto al figlio Guido.
Ecco allora un’intervista doppia in 10 domande e altrettante risposte (io ho immaginato che la voce di Luigi fosse simile a quella di Vittorio Gassman mentre quella di Cangrande stile Luca Ward).
INTERVISTA DOPPIA TRA LUIGI GONZAGA E CANGRANDE DELLA SCALA
Da contadino a signore, da alleato a futuro problema…
l’Italia del Trecento è roba da duri.
Altro che Game of Thrones.
1. Come ti chiami?
LUIGI:
Luigi Corradi de Gonzaga… e adesso anche “Signore di Mantova”, grazie.
CANGRANDE:
Cangrande della Scala. Il nome basta, il resto è silenzio.
2. Cosa fai nella vita?
LUIGI:
Faccio quello che serve. Ho zappato, commerciato… ora comando.
CANGRANDE:
Conquisto. Quando non ammazzo i miei nemici, li metto a libro paga.
3. Se ti dico Mantova, cosa ti viene in mente?
LUIGI:
Casa mia. Ma finalmente senza i Bonacolsi tra i piedi.
CANGRANDE:
Una città carina. Con un bel potenziale… che ora parla veronese.
4. Se ti dico Bonacolsi, cosa ti viene in mente?
LUIGI:
Un cadavere eccellente. Letteralmente.
CANGRANDE:
Uno che ha fatto il passo più lungo della spada. E l’ha pagata.
5. Perché hai scelto il 16 agosto per il colpo di stato?
LUIGI:
Ferragosto era pieno. Il giorno dopo erano tutti con la pancia piena… e la guardia bassa.
CANGRANDE:
Io non scelgo le date, scelgo le vittorie. E questa faceva comodo.
6. Quali sono i tuoi obiettivi adesso?
LUIGI:
Mettere radici. E farle diventare un regno. A modo mio.
CANGRANDE:
Tutti sognano un regno d’Italia. Io voglio che parli veronese.
7. Se dovessi scegliere una qualità dell’altro, cosa sceglieresti?
LUIGI:
La faccia tosta. Per fare quello che fa lui ci vuole pelo sullo stomaco, un cane grande non un grande cane
CANGRANDE:
La fame. Quella che ti fa digerire anche gli uccelli indigesti come un passerino.
8. Qual è il peggior difetto dell’altro?
LUIGI:
Si crede Cesare. Ma è più un Attila con il mantello buono.
CANGRANDE:
Ha l’aria del contadino… e l’ambizione del papa. Mix pericoloso.
9. Tra Mantova e Verona qual è la città con il futuro migliore?
LUIGI:
Mantova. Adesso che ha un vero padrone.
CANGRANDE:
Verona. Mantova è solo un bel trofeo da mensola.
10. Definisci l’altro con tre parole.
LUIGI:
Ambizioso. Spietato. Scomodo.
CANGRANDE:
Scaltro. Rustico. Temporaneo.
11. E per chiudere l’intervista provate a dire nel vostro dialetto questa frase “Il potere non è un gioco da signorine: è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare”.
Dialetto mantovano (Luigi Corradi):
“El puder l’è mia na roba da putele: quand i cancar i riva, iè quei bun chi zoga.”
Dialetto veronese (Cangrande):
“El potere l’è miga na giòga par tosette: quando i cóssi i se mete mal, i tosi boni i scomìnsa a far sul serio.”
Per approfondire
– Luigi Corradi de Gonzaga: la biografia sulla Treccani
– Cangrande della Scala: la biografia sulla Treccani
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