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I 12 giorni di Natale iniziano il 26 dicembre e si concludono il 6 gennaio (ne ho parlato qui).

In questo periodo di feste ho pensato di raccontare il presepe e i suoi personaggi o oggetti fondamentali. Tutti siamo abituati alle immagini della Natività e molti di noi hanno fatto o fanno ancora il presepio.

E’ diventata quindi un’abitudine che ci impedisce di andare oltre lo stereotipo, la statuina, una rappresentazione che appare finta con il muschio, lo specchio per l’acqua, la carta per le montagne e per il cielo con le stelle.

Per provare a cambiare le cose ho scelto dodici elementi diversi che compongono il presepe. Ecco qui la sequenza: Mangiatoia, Bambinello, Madonna, San Giuseppe, l’Asino e il Bue, la Stella cometa, gli Angeli, i Pastori, le Pecore, i Re Magi e i loro doni e infine la capanna o grotta.

Dal 26 dicembre al 6 gennaio ho quindi pubblicato ogni giorno sul mio stato di Whatsapp una breve descrizione dell’elemento del presepe e una parola chiave che gli ho associato. In questo modo i 12 giorni di Natale si sono trasformati in un viaggio dalla mangiatoia alla grotta. Perché se le statuine non cambiano, cambiamo noi quando torniamo a vederle davvero.

Ecco quindi la sequenza degli elementi del presepe insieme ai link alle immagini che ho utilizzato per rappresentarli.

1. Mangiatoia

Il presepe prende il nome dal latino praesepium, che significa proprio mangiatoia.
La tradizione racconta che i resti della mangiatoia di Gesù siano custoditi a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, la chiesa dove è sepolto Papa Francesco. Da un oggetto di vita quotidiana nasce una storia che attraversa i secoli. La sacra culla https://www.basilicasantamariamaggiore.va/it/basilica/storia-e-arte/sacra-culla.html

L’umiltà della mangiatoia – Una mangiatoia è un oggetto per animali, non una culla per i re.
Il Natale comincia da ciò che è basso, semplice, ignorato. L’umiltà non è essere meno ma essere autentici.
Il dipinto di Gerard David La Natività con i donatori e i santi Girolamo e Leonardo è conservato al Metropolitan Museum of Art https://www.metmuseum.org/art/collection/search/436099

2. Il Bambinello

Nel primo presepe della storia, a Greccio, la mangiatoia era vuota. Francesco d’Assisi non voleva “mettere in scena” la nascita di Gesù, ma vivere in prima persona la sua povertà.
Nel tempo abbiamo sentito il bisogno di riempire quella mangiatoia, è il caso del celebre Bambinello dell’Basilica di Santa Maria in Aracoeli, chiesa francescana sul Campidoglio a Roma: una statua in legno d’ulivo, rubata nel 1994 e mai più ritrovata.
Forse perché il vuoto ci inquieta più di una figura da contemplare.
La statua del Bambinello della Basilica di Santa Maria in Aracoeli https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-01/il-bambinello-dell-ara-coeli.html

La fragilità del bambinello – Dio entra nel mondo senza difese.
Un neonato che piange, dorme, ha bisogno.
Come scrive la poetessa polacca Szymborska, alla nascita di un bambino il mondo non è mai pronto.
La fragilità non è debolezza: è il modo più umano di esistere. Nell’immagine l’affresco di Giotto con la sua versione del presepe di Greccio. https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe_di_Greccio

3. La Madonna

Maria parla pochissimo nei Vangeli dell’infanzia. Accoglie, ascolta, custodisce.
Nel presepe non è mai al centro: spesso è di lato, quasi sempre a destra del Bambino, in atteggiamento contemplativo.
È gioiosa, ma nei suoi occhi la tradizione mette un velo di tristezza: una madre che intuisce che quella nascita porta già una promessa… e una ferita.
Non occupa la scena, ma la rende possibile.
Al link trovate la Madonna con il bambino del Santuario di Santa Maria delle Grazie al borgo delle Grazie
https://www.santuariodellegraziecurtatone.it/it/santuario/visita-guidata/il-presbiterio/

L‘Accoglienza della Madonna – Maria non capisce tutto, ma accoglie tutto.
Non trattiene, non possiede, non controlla.
Accogliere è dire “sì” anche quando il futuro non è chiaro e affidarsi alla provvidenza e alla volontà di Dio. Una Madonna dolcissima in un piccolo dipinto mantovano di Tiziano oggi al Louvre https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_del_Coniglio

4. San Giuseppe

San Giuseppe non pronuncia quasi una parola nei Vangeli.
Eppure sogna, obbedisce, decide, mette in salvo la sua famiglia.
Nel presepe, soprattutto dopo la Controriforma, viene rappresentato molto più anziano di Maria: la distanza d’età serve a proteggere il mistero della nascita. Spesso è raffigurato addormentato, mentre Maria veglia il Bambino: un particolare che ce lo rende ancora più simile ai padri di oggi e di ieri e di domani.
La sacra famiglia San Giuseppe compreso nel Tondo Doni di Michelangelo https://it.wikipedia.org/wiki/Tondo_Doni

La fiducia è San Giuseppe – Giuseppe sogna, ascolta, si fida, cambia strada.
Non parla quasi mai, ma agisce sempre.
Lavora in silenzio, protegge senza possedere.
La fiducia è agire anche senza avere tutte le risposte.
Il dipinto è di Correggio, la Madonna della scodella, conservato nelle Gallerie di Parma
https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Scodella#/media/File:Correggio_041.jpg

5. L’Asino e il Bue

L’Asino e il bue non sono citati nei Vangeli canonici anche se probabilmente con un asino Maria e Giuseppe arrivano a Betlemme. Sono una derivazione dai vangeli apocrifi e da una profezia di Isaia:
«Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone» (Is 1,3).
Nel presepe diventano simbolo dei popoli ebrei e pagani, chiamati entrambi a riconoscere il Bambino.
Prima ancora degli uomini, sono loro a capire chi hanno davanti.
Un’antica immagine del presepe dal Duomo di Mantova Natività dal duomo di Mantova

La semplicità sono l’Asino e il Bue.
Osservano il bambino, lo vegliano con la loro tranquilla presenza.
La loro calma rende la scena familiare, domestica, abitabile.
La semplicità è stare, senza pretendere di spiegare ogni cosa.
La scena è un affresco di Pinturicchio da Santa Maria del Popolo a Roma
https://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_del_Presepio

6. La stella cometa

L’evangelista Matteo non parla di cometa: scrive solo «una stella».
Nell’antichità, però, le comete erano viste come presagi di sventura, non di nascita.
Nell’Arazzo di Bayeux è raffigurata la Cometa di Halley, annunciatrice di guerra e cambiamento.
Forse per questo Matteo parla solo di una stella: non una minaccia dal cielo, ma una luce capace di indicare una direzione.
L’immagine che suggeriamo è quella dell’adorazione dei Magi realizzata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_Magi_(Giotto)

La guida è la Stella Cometa
Ognuno, guardando il cielo, attribuisce un significato alle stelle.
Per alcuni sono presagi, per altri speranze, per altri ancora solo luce lontana.
La stella dei Magi non illumina tutto il cielo: indica una direzione, senza imporre il percorso.
Basta una luce, se sai fidarti.
La guida non elimina il cammino: lo rende possibile.
L’Adorazione dei Magi di Stefano da Verona https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_da_Verona

7. Gli Angeli

Sono loro a rompere il silenzio della notte.
Annunciano e cantano: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».
Il Natale inizia con un annuncio di pace. E forse non è un caso che, nella notte di Natale del 1914, la prima dall’inizio della guerra, soldati inglesi e tedeschi smisero di combattere, uscirono dalle trincee, cantarono insieme e si scambiarono doni.
A volte una voce nel buio basta a fermare la guerra.
Ecco la natività di Piero della Francesca
https://it.wikipedia.org/wiki/Nativit%C3%A0_%28Piero_della_Francesca%29#/media/File:Piero_della_Francesca_041.jpg

L’annuncio sono gli Angeli
Prima della nascita c’è una parola: «Non temete».
Il Natale inizia così.
Gli angeli non parlano da soli: cantano in coro, segno di armonia e accordo.
Ogni annuncio vero non isola, ma unisce.
Porta pace, non paura.
La natività mistica di Botticelli
https://it.wikipedia.org/wiki/Nativit%C3%A0_mistica#/media/File:Boticelli_-_Mystische_Geburt.jpeg

8. I Pastori

I primi a sentire l’annuncio sono i pastori: poveri, diffidati, impuri, senza autorità.
Dio affida la notizia più grande a chi non aveva prestigio.
Accadrà di nuovo alla fine: saranno le donne, senza voce e senza potere, le prime testimoni della Risurrezione.
Il Cristo si rivela sempre agli ultimi, a chi non può imporre nulla, solo raccontare ciò che ha visto.
L’Adorazione dei Pastori di Giulio Romano oggi al Louvre e in copia in sant’Andrea a Mantova (ne parlo qui)

Lo stupore sono i Pastori – Erano svegli, di notte, a custodire il gregge.
Sono loro ad arrivare per primi.
Non è un caso: più avanti, Gesù userà spesso l’immagine del pastore e della pecorella smarrita per parlare di Dio.
Lo stupore appartiene a chi non si sente già arrivato, a chi veglia mentre altri dormono.
Un’Adorazione dei Pastori di Jacopo Bassano dalla Galleria Borghese di Roma
https://www.collezionegalleriaborghese.it/opere/adorazione-dei-pastori

9. Le pecore

Sembrano solo sfondo, ma non lo sono.
Nella Bibbia le pecore non esistono mai da sole: appartengono a un gregge.
Gesù parlerà del Buon Pastore e della pecorella smarrita per dire che nessuno è fuori.
L’appartenenza non toglie libertà: dà un nome e un luogo.
Proprio come noi.
La Natività realizzata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni https://it.wikipedia.org/wiki/Nativit%C3%A0_di_Ges%C3%B9_%28Giotto%29

L’appartenenza sono le pecore
Le pecore non camminano da sole.
Vivono di voce, di vicinanza, di passo condiviso.
Appartenere non è perdersi nel gruppo;
Nel gregge non si è uguali: si è insieme.
L’adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia
https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_pastori_(Lotto)#/media/File:Lotto,_adorazione_dei_pastori_00.jpg

10. I Re Magi

Nel Vangelo non si dice che siano re, né che siano tre.
I nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre nasceranno secoli dopo, dalla tradizione.
Incontrano Erode, il potere che ha paura, e lo lasciano alle spalle.
Scelgono di seguire la stella, anche quando questo significa cambiare strada.
La ricerca richiede coraggio, anche quello di non cedere di fronte al potere.
L’immagine è un’opera di Andrea Mantegna conservata al Getty Museum https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_Magi_(Mantegna)

La ricerca sono i Re Magi – Partono senza sapere bene cosa troveranno. Seguono segni, non certezze.
Incontrano il potere, ma non si lasciano trattenere: scelgono l’ignoto, fidandosi della stella più che delle parole di Erode.
Persino dopo la morte continuano a viaggiare: le loro reliquie, secondo la tradizione, passano da Milano fino a Colonia, dove sono ancora custodite.
La ricerca vera non si ferma: è una vocazione che va oltre il cammino… e oltre la vita. L’immagine è L’adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_Magi_(Gentile_da_Fabriano)

11. I doni dei Re Magi

È il Vangelo di Matteo a raccontare dei doni: oro, incenso e mirra.
L’oro è per il re, l’incenso per Dio, la mirra per l’uomo destinato a morire.
In quei doni è già racchiusa la doppia natura di Cristo, umana e divina,
e il suo destino: gloria, preghiera e croce.
Anche nella nascita, la storia è già scritta.
I doni dei Re Magi nell’adorazione di Beato Angelico
https://it.wikipedia.org/wiki/Opere_sull%27Adorazione_dei_Magi#/media/File:Fra_Angelico_-Adoration_of_the_Magi-_WGA00640.jpg

La rivelazione sono i Doni dei Re Magi – Oro, incenso e mirra non servono a un neonato.
Non sono scelti per utilità, ma per svelare chi è davvero.
Nel dono i Magi dicono: ti riconosciamo per ciò che sei.
Il dono autentico è gratuito e non risolve un bisogno ma è una rivelazione.
Un’opera di Antonio Vivarini https://it.wikipedia.org/wiki/Opere_sull%27Adorazione_dei_Magi#/media/File:Vivarini,AntonioDie_Anbetung_der_K%C3%B6nige-_Gem%C3%A4ldegalerie_Berlin.jpg

12. La capanna o la grotta

I Vangeli dicono solo che non c’era posto nell’albergo ma non fanno riferimento ad un luogo preciso.
La grotta nasce dalla tradizione orientale, la capanna da quella occidentale.
Cambia la forma, non il senso: Dio nasce fuori, ai margini.
Lo dice anche il testo di Tu scendi dalle stelle: «e vieni in una grotta al freddo e al gelo».
La rivelazione non avviene nei palazzi, ma dove c’è spazio per accogliere.
La natività nella versione di Giorgione https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_pastori_Allendale

L’epifania sono la Capanna o la grotta – Non c’era posto altrove. E in un luogo altro nasce tutto.
La grotta, luogo ancestrale, richiama anche il sepolcro: inizio e fine che si toccano.
Nascita e morte nello stesso spazio scavato nella terra.
L’epifania non dipende dal luogo ma dal cuore di chi la accoglie.
L’immagine è la natività di Caravaggio https://it.wikipedia.org/wiki/Nativit%C3%A0_con_i_santi_Lorenzo_e_Francesco_d%27Assisi

La sequenza è stata pubblicata sul mio stato di Whatsapp dal 26 dicembre 2025 e fino al 6 gennaio 2026.

Per approfondire dal sito de Ilpost.it

Il presepe racconta storie diverse a seconda dei Paesi — una panoramica su come il presepe cambia nelle culture e nelle tradizioni nel mondo, e su come la rappresentazione della Natività non sia un’unica immagine fissa. https://www.ilpost.it/2022/12/25/presepi-diversi-cultura-religione/

Anche il bue e l’asinello sono una bufala — articolo che spiega come animali oggi considerati “canonici” nel presepe non compaiono nei Vangeli, e come si sia diffusa l’iconografia della mangiatoia popolata da questi animali. https://www.ilpost.it/2016/12/11/presepe-bue-asinello-errore-traduzione/

Un’ultima curiosità

L’immagine di copertina è stata realizzata con ChatGpt. Si tratta però della seconda versione. Il primo risultato che trovate qui sotto aveva una mancanza evidente: non c’era San Giuseppe. E fa sorridere che come per molti di noi anche per l’intelligenza artificiale Giuseppe sia un personaggio tutto sommato secondario. E forse non ve ne siete accorti ma l’inserimento del santo ha tolto di mezzo il bue che infatti è sparito dalla prima versione.

Seeing the Nativity Anew: A Journey Through the Twelve Days of Christmas

The Twelve Days of Christmas, from December 26 to January 6, are traditionally understood as a time that unfolds from birth to revelation.
In this project, the Nativity scene becomes a narrative path rather than a static image.
Each day, one element of the presepe — from the manger to the grotto — is explored through symbols, artworks, biblical references, and a single guiding keyword.

What is usually familiar risks becoming invisible: figurines, moss, painted skies, repeated gestures. By slowing down and looking again, the presepe is freed from stereotype and restored as a space of meaning.
Across twelve short reflections shared daily on WhatsApp, the unchanged figures reveal new layers of humility, fragility, trust, simplicity, guidance, belonging, courage, gift, and revelation.

The journey moves from the manger to the grotto — but the true movement happens in the gaze of the observer.
Because the Nativity never changes; what changes is our ability to truly see it.

Redécouvrir la Nativité : un voyage à travers les douze jours de Noël

Les douze jours de Noël, du 26 décembre au 6 janvier, ne prolongent pas simplement la fête : ils la déploient.
Ce projet propose de relire la crèche non comme une image figée, mais comme un itinéraire de découverte.

Chaque jour, un élément essentiel du presepe — de la mangeoire à la grotte — est raconté à travers des symboles, des œuvres d’art, des références bibliques et un mot-clé.
À force d’habitude, la crèche risque de devenir décorative, presque artificielle. En changeant de regard, elle redevient un lieu de sens, de questionnement et de révélation.

Les douze méditations, partagées quotidiennement sur WhatsApp, transforment la répétition en chemin : humilité, fragilité, confiance, simplicité, appartenance, recherche, don.
Les figures restent immobiles, mais le regard se met en mouvement.

Car si la crèche est toujours la même, nous ne sommes jamais les mêmes lorsque nous apprenons à la voir à nouveau.