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Quando i nomi delle piazze raccontano la storia

La toponomastica – cioè l’insieme dei nomi attribuiti a strade, piazze e luoghi – racconta spesso la storia dei territori meglio di molti libri. I nomi cambiano nel tempo seguendo i mutamenti politici, religiosi e culturali: celebrano personaggi, cancellano memorie scomode, segnano l’inizio di nuove epoche.
Ogni variazione non è mai neutra, ma riflette equilibri di potere, ideologie dominanti e persino mode del momento.

Un esempio emblematico a Mantova è Piazza Sordello, che per secoli non si è chiamata così e che solo nel 1867 ha assunto la denominazione attuale. Ripercorrerne la storia significa capire molto non solo della piazza, ma dell’intera città.

Prima di piazza Sordello: il sagrato e il quartiere medievale

In origine, Piazza Sordello non esisteva.
Al suo posto si trovava semplicemente il sagrato della Cattedrale di San Pietro (il Duomo, per tutti i mantovani) e un fitto quartiere medievale, con abitazioni e una chiesa che occupava l’area oggi prospiciente il voltone d’ingresso al Palazzo Ducale.

Lo spazio urbano era dunque frammentato, tipico di una città medievale cresciuta per addizioni successive, senza una grande piazza rappresentativa.

I Gonzaga e la nascita di uno spazio di potere

La svolta avvenne alla fine del XIV secolo, quando i Gonzaga decisero di trasformare radicalmente quest’area.
Case e chiesa vennero demolite per creare una grande piazza scenografica, pensata come palcoscenico del potere.

Su di essa si affacciavano:

  • il potere politico, rappresentato dal Palazzo Ducale e dagli altri edifici gonzagheschi;
  • il potere religioso, incarnato dalla Cattedrale di San Pietro.

Questa operazione urbanistica rientra in una logica ben precisa: la stessa che aveva guidato, pochi decenni prima, gli interventi dei papi ad Avignone, dove il palazzo e lo spazio antistante vennero pensati come simboli visibili e ordinati dell’autorità.

Piazza Grande di San Pietro: un nome che parla chiaro

È proprio dalla cattedrale che la nuova piazza prese il suo primo nome ufficiale:
Piazza Grande di San Pietro.

Questo toponimo compare regolarmente nelle fonti storiche e nelle mappe, ed è attestato anche nel celebre Catasto Teresiano, voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria per finalità fiscali.
Oggi il catasto non è solo uno strumento amministrativo del passato, ma una fonte preziosissima per gli storici, che vi trovano informazioni dettagliate sulla città, sui nomi dei luoghi e sul loro uso.

Dal sacro al civile: la nascita di Piazza Sordello

Il cambiamento avvenne dopo l’ingresso di Mantova nel Regno d’Italia nel 1866, in seguito alla Terza guerra di indipendenza.
L’anno successivo, nel 1867, si decise di modificare il nome della piazza.

La scelta non fu casuale:

  • si voleva attenuare il riferimento religioso;
  • si intendeva marcare una discontinuità con il passato, in linea con il nuovo clima politico e culturale dell’Italia unita.

Il nome prescelto fu Sordello da Goito: un personaggio storicamente marginale, trovatore errante e figura irregolare, ma reso immortale da Dante, che lo celebra nel VI canto del Purgatorio.
Un nome “laico”, letterario e patriottico, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’epoca.

Quando la toponomastica incontra il correttore di Microsoft Word

Ed è qui che entra in scena Microsoft Word.

Il Palazzo Vescovile, che si trova al numero 15 della piazza, è spesso destinatario di lettere ufficiali. Ma il correttore automatico di Word, non riconoscendo il nome “Sordello”, lo trasforma con disinvoltura in “bordello”.

Risultato: lettere indirizzate a un improbabile Palazzo Vescovile, Piazza Bordello.
Una situazione che fa sorridere (noi, non so il Vescovo).

Quando nel 1867 i mantovani decisero il nuovo nome, non potevano certo immaginare l’arrivo dei correttori automatici.
Oggi le soluzioni restano due:

  • tornare all’antico e solenne Piazza Grande di San Pietro;
  • oppure, più realisticamente, rileggere, rileggere, rileggere prima di stampare.

E’ chiaro quale sia la strada più semplice.

Toponomastica come memoria urbana

La storia di Piazza Sordello dimostra come la toponomastica sia una vera e propria stratificazione di memoria.
Ogni nome è una scelta politica e culturale, che racconta ciò che una comunità vuole ricordare – o dimenticare – di sé stessa.

Camminare per Mantova significa dunque attraversare non solo spazi, ma epoche diverse, fissate nei nomi delle sue strade e delle sue piazze.

Qui di seguito potete trovare il ritratto che Dante fa di Sordello

Canto VI Purgatorio

Ma vedi là un’anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne ‘nsegnerà la via più tosta».                            60

Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!                          63

Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.                                     66

Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,                        69

ma di nostro paese e de la vita
ci ‘nchiese; e ‘l dolce duca incominciava
«Mantua…», e l’ombra, tutta in sé romita,                     72

surse ver’ lui del loco ove pria stava,
dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.                   75

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!                             78

Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;                                     81

e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.                          84

Giacomo Cecchin



Per approfondire

Le vie che orientano di Deirdre Mask
https://www.bollatiboringhieri.it/libri/deirdre-mask-le-vie-che-orientano-9788833935225/

Le strade di Ercolano (II): Un libro imprescindibile su Mantova

Piazza Sordello: When a Name Tells the Story of a City

Toponymy—the names we give to streets and squares—often preserves history more vividly than textbooks. Names shift with political change, cultural trends, and the desire to mark a new era or erase an old one. Mantua’s Piazza Sordello is a perfect example: for centuries it was known as Piazza Grande di San Pietro, a name rooted in the presence and authority of the Cathedral.

At first, the square as we know it didn’t exist. There was only the cathedral forecourt and a dense medieval quarter. In the late 14th century, the Gonzaga reshaped the area, demolishing buildings to create a grand civic stage where political power (the Ducal Palace and Gonzaga residences) and religious power (the Cathedral) faced each other in stone and space.

After Mantua joined the Kingdom of Italy in 1866, the city renamed the square in 1867: a symbolic break from the religious past and a gesture aligned with the new national identity. The chosen name—Sordello da Goito—was a lesser-known medieval troubadour, elevated to fame largely thanks to Dante’s Purgatorio.

And then, centuries later, modern technology adds an unintended twist: Microsoft Word often “corrects” Sordello into bordello. The result? Letters addressed to the Bishop’s Palace in “Piazza Bordello”—a typo that turns historical toponymy into accidental comedy. Sometimes, the only remedy is the oldest one: read, reread, and reread again.

Piazza Sordello: quand un nom raconte l’histoire d’une ville

La toponymie—les noms des rues, des places et des quartiers—raconte souvent l’histoire des lieux mieux que bien des livres. Les noms changent au rythme des époques, des régimes politiques, des modes culturelles et de la volonté de tourner une page. À Mantoue, Piazza Sordello en est un exemple frappant : pendant des siècles, on l’appelait Piazza Grande di San Pietro, un nom directement lié à la cathédrale.

À l’origine, la place n’existait pas : il y avait seulement le parvis du Duomo et un tissu médiéval serré. À la fin du XIVᵉ siècle, les Gonzague transforment l’espace en démolissant maisons et église pour créer une grande scène urbaine. D’un côté, les symboles du pouvoir politique (le Palais Ducal et les résidences gonzaguiennes), de l’autre, le pouvoir religieux (la cathédrale), se font face.

Après l’entrée de Mantoue dans le Royaume d’Italie en 1866, la place est rebaptisée en 1867 : un choix à la fois politique et symbolique, qui atténue la référence religieuse et affirme une nouvelle identité. Le nom retenu, Sordello da Goito, appartient à un troubadour médiéval devenu célèbre surtout grâce à Dante et au chant VI du Purgatoire.

Et voilà que le monde contemporain s’en mêle : Microsoft Word transforme parfois Sordello en bordello. On se retrouve alors avec des lettres adressées au Palais épiscopal situé en “Piazza Bordello”—une coquille involontairement comique. Finalement, la solution la plus sûre reste la plus simple : relire, relire, relire.