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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Dante Alighieri

I Gonzaga prendono Mantova: storia di un colpo di Stato, di un sogno e di una città (698 anni fa) che cambia padrone tra il 15 e 16 agosto 1328

16 domenica Ago 2026

Posted by mantovastoria in Gonzaga, Storia Locale

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Una notte d’agosto

Nella storia di Mantova ci sono date che funzionano come una porta girevole o meglio una sliding door. Prima c’è una città. Dopo ce n’è un’altra.

La notte tra il 15 e il 16 agosto 1328 è una di queste.

Mantova è ancora governata dai Bonacolsi, famiglia potente e temuta. Ma mentre la città è reduce dai festeggiamenti dell’Assunta, un gruppo di congiurati entra in azione. Il momento è scelto con intelligenza: dopo la festa, dopo il vino, dopo la confusione, la guardia può essere più bassa.

E infatti lo è.

A guidare la congiura c’è Luigi Corradi da Gonzaga, poi ricordato come Luigi Gonzaga. Non è un ragazzo impaziente, non è un capitano alla prima avventura, non è un ambizioso qualsiasi. Ha circa sessant’anni. Per il Trecento è un’età importante, quasi da patriarca. Eppure proprio a quell’età riesce a fare quello che forse aveva sognato per tutta la vita: prendere Mantova.

Da quella notte comincia la lunga storia dei Gonzaga al potere. Una storia durata quasi quattro secoli.

Prima dei Gonzaga: i Bonacolsi

Per capire il colpo di Stato bisogna ricordare chi c’era prima.

Prima dei Gonzaga, Mantova era la città dei Bonacolsi. Il nome più celebre è quello di Rinaldo Bonacolsi, detto Passerino, ultimo signore della famiglia. I Bonacolsi avevano governato Mantova per decenni, trasformandola in una signoria cittadina, inserita nei complicati equilibri politici dell’Italia comunale e signorile.

Erano anni in cui le città non vivevano tranquille. Alleanze, tradimenti, imperatori, papi, famiglie rivali, eserciti mercenari e signori vicini rendevano ogni equilibrio provvisorio.

Mantova non faceva eccezione.

I Bonacolsi erano forti, ma non invincibili. Attorno a loro crescevano malcontenti, ambizioni, inimicizie. E tra coloro che osservavano, attendevano e preparavano il momento giusto c’era Luigi Corradi da Gonzaga.

La notte dell’Assunta, quel momento arriva.

Luigi Gonzaga e il sogno di conquistare una città

L’immagine più bella, e anche più umana, è quella di Luigi.

Possiamo immaginarlo da bambino, mentre qualcuno gli chiede: “Tu che cosa vuoi fare da grande?”

Altri avrebbero risposto: il cavaliere, il mercante, il notaio, il capitano.

Lui, nella fantasia, avrebbe potuto rispondere: “Voglio conquistare una città.”

È una battuta, certo. Ma rende bene l’idea. Luigi Gonzaga arriva al potere tardi, dopo una lunga attesa. Non è il giovane eroe che prende il mondo d’assalto. È l’uomo maturo che aspetta, costruisce relazioni, valuta gli alleati, misura i tempi e alla fine colpisce.

E colpisce nel punto giusto.

Nel 1328 prende il potere su Mantova. Non lo fa con una successione ordinata, non con un passaggio elegante di consegne, non con un’investitura da romanzo cavalleresco. Lo fa con un colpo di Stato.

La politica medievale, del resto, raramente aveva i guanti bianchi.

Luigi morirà molti anni dopo, quasi novantenne, lasciando dietro di sé mogli, figli, discendenti e soprattutto una dinastia destinata a cambiare per sempre la storia della città.

La notte della congiura

La scena merita di essere immaginata.

È agosto. Fa caldo. Mantova è una città d’acqua, di ponti, di porte, di piazze, di palazzi fortificati. La festa dell’Assunta ha riempito le strade. Dopo il giorno sacro, arriva la notte politica.

I congiurati entrano da Porta Mulina, punto strategico per l’accesso alla città. Da lì l’azione si sposta verso il cuore del potere: il Palazzo del Capitano, il centro politico e simbolico di Mantova.

Lo scontro è rapido e violento.

Passerino Bonacolsi viene ucciso. La famiglia che aveva retto Mantova esce di scena. I Gonzaga entrano nella storia.

È uno di quei momenti in cui la città cambia padrone, ma anche racconto. Perché da lì in avanti la versione dei fatti sarà scritta dai vincitori. E i vincitori, come si sa, hanno sempre molta fantasia quando devono trasformare un omicidio politico in una liberazione provvidenziale.

Passerino Bonacolsi e il corpo del nemico

La fine di Passerino Bonacolsi è uno degli episodi più cupi e curiosi della storia mantovana.

Secondo la tradizione, il suo corpo mummificato sarebbe stato conservato a lungo nei palazzi dei Gonzaga, addirittura collocato sopra un ippopotamo impagliato.

Sembra una leggenda nera, una di quelle storie che a Mantova piacciono moltissimo perché mescolano potere, superstizione, teatro e macabro. Ma il significato simbolico è chiaro: il nemico sconfitto non viene semplicemente eliminato. Viene trattenuto, esposto, trasformato in ammonimento.

È il potere che dice: guardate che cosa accade a chi perde.

Anche qui la storia diventa racconto. E il racconto diventa memoria politica.

La vendetta nella Torre della Fame di Castel d’Ario

La fine dei Bonacolsi, però, non si consuma soltanto nella notte mantovana del 1328. Dopo la morte di Passerino, la tragedia familiare continua a Castel d’Ario.

Qui entra in scena una delle pagine più nere della vicenda. Secondo la tradizione, alcuni membri della famiglia Bonacolsi furono rinchiusi nella torre interna del castello e lasciati morire di fame. Non è un dettaglio secondario, perché quella torre ancora oggi è ricordata come Torre della Fame.

Durante lavori ottocenteschi furono rinvenuti sette scheletri, attribuiti dalla tradizione locale a tre membri della famiglia Pico della Mirandola e a quattro membri della famiglia Bonacolsi, lasciati morire di fame rispettivamente nel 1321 e nel 1328.

Il meccanismo della vendetta è terribile. Prima erano stati alcuni membri dei Pico a morire nella torre per ordine dei Bonacolsi; dopo la caduta dei Bonacolsi, la stessa sorte sarebbe toccata ai discendenti di Passerino. La politica medievale, quando decideva di chiudere i conti, non aveva bisogno di molte sfumature.

Il riferimento letterario viene quasi da sé: il conte Ugolino nel canto XXXIII dell’Inferno di Dante. Anche lì c’è una torre, anche lì c’è la fame, anche lì c’è una famiglia condannata a una morte lenta e atroce. Ugolino non è un paragone storico diretto, ma è un parallelo potentissimo: la fame come punizione politica, la prigionia come vendetta, il corpo del nemico trasformato in messaggio.

Così la caduta dei Bonacolsi esce dalla cronaca cittadina e diventa qualcosa di più grande: una storia italiana di potere, vendetta e memoria. Mantova ha la sua notte del colpo di Stato; Castel d’Ario conserva il suo epilogo più cupo.

La Cacciata dei Bonacolsi: un film dipinto

Più di un secolo e mezzo dopo, nel 1494, il marchese Francesco II Gonzaga commissiona a Domenico Morone un grande dipinto dedicato proprio a quell’episodio: La Cacciata dei Bonacolsi.

È passato abbastanza tempo perché il sangue diventi memoria ufficiale.

Il quadro è straordinario perché non racconta un solo momento, ma una sequenza. Sembra quasi un film prima del cinema, oppure una grande tavola a fumetti. Gli eventi si dispongono uno dopo l’altro: l’ingresso dei congiurati, gli scontri in piazza, la vittoria, il ringraziamento religioso.

Tutto è costruito per dire una cosa precisa: i Gonzaga non hanno semplicemente preso il potere. Hanno liberato Mantova.

Naturalmente è una lettura di parte. Ma proprio per questo è interessantissima. Il quadro non è solo una testimonianza artistica. È propaganda dinastica. È il modo in cui una famiglia racconta la propria nascita politica, rendendola solenne, inevitabile, quasi sacra.

Un quadro pieno di anacronismi

Come spesso accade nelle immagini storiche, il dipinto di Morone non va letto come una fotografia.

Nel 1328 la piazza era occupata da un quartiere. La cattedrale ha la facciata gotica del 1400 che oggi non esiste più. La città viene raccontata con gli occhi del Quattrocento, non con quelli del Trecento.

Ma questo non è un difetto.

È proprio il bello del quadro.

Morone non vuole ricostruire archeologicamente l’evento. Vuole renderlo comprensibile, memorabile, politico. Vuole trasformare una congiura cittadina in una scena epica. E per farlo usa la Mantova che conosce, quella del suo tempo, la città ormai pienamente gonzaghesca.

Il passato viene rimesso in scena per parlare al presente.

Cangrande della Scala: l’alleato che voleva vincere due volte

Nella presa di Mantova c’è un altro personaggio decisivo: Cangrande della Scala, signore di Verona.

Cangrande aiuta i Gonzaga, ma non per generosità. Nella politica medievale la generosità era merce rara, e quasi sempre aveva una contropartita.

Il suo obiettivo era probabilmente usare i Gonzaga per indebolire i Bonacolsi e poi ottenere per sé un vantaggio decisivo su Mantova, magari attraverso il riconoscimento imperiale. In sostanza: far fare ad altri il lavoro sporco e poi incassare il risultato.

Il piano però non riesce.

Nel 1329, l’anno successivo alla presa di Mantova, Cangrande muore dopo la conquista di Treviso. Per molto tempo si è parlato di malore, congestione, colpo di calore. Le analisi moderne sui resti hanno invece individuato la presenza di digitale, un potente veleno vegetale e quindi la fantasia storica corre.

Chi lo avvelenò? Perché? E se in quel veleno ci fosse anche l’ombra dei giochi politici nati attorno a Mantova?

Non abbiamo certezze. Ma la domanda resta perfetta per una città che, secoli dopo, avrebbe dato a Shakespeare il farmacista capace di vendere il veleno a Romeo.

Dante non vide i Gonzaga al potere

C’è un dettaglio importante: Dante non parla dei Gonzaga nella Divina Commedia.

Non perché li ignorasse per scelta, ma perché muore nel 1321, sette anni prima della presa del potere da parte di Luigi Corradi. Dante conosce però il mondo politico in cui i Gonzaga si muovono: conosce i Bonacolsi, conosce Mantova, conosce Cangrande della Scala, che lo ospitò a Verona.

Nel XX canto dell’Inferno, parlando della situazione politica mantovana, Dante ricorda l’inganno subito dai Casalodi da parte di Pinamonte Bonacolsi:

“Già fuor le genti sue dentro più spesse,
prima che la mattia da Casalodi
da Pinamonte inganno ricevesse.”

È una terzina severa. Ci ricorda che Mantova, prima ancora dei Gonzaga, era già entrata nella grande letteratura attraverso le sue lotte politiche.

Cangrande, invece, compare nel Paradiso con toni ben più alti. Dante ne parla come del “gran Lombardo”.

La storia, come sempre, dipende anche da chi la racconta.

Dal colpo di Stato alla dinastia

Quella notte d’agosto non fu soltanto la fine dei Bonacolsi. Fu l’inizio di una delle dinastie più importanti del Rinascimento italiano.

I Gonzaga avrebbero trasformato Mantova in una corte europea. Avrebbero chiamato artisti, architetti, musicisti, diplomatici e letterati. Avrebbero costruito palazzi, collezionato meraviglie, intrecciato matrimoni, guerre e alleanze. Avrebbero portato la città da signoria locale a capitale culturale.

Ma all’inizio di tutto non c’è un affresco elegante.

C’è una congiura.

C’è una porta.

C’è una notte d’agosto.

C’è un uomo di sessant’anni che aspetta il momento giusto e decide che il suo tempo è arrivato.

Luigi, Ludovico, Aloisio: un nome solo, molti Gonzaga

C’è poi una curiosità genealogica, ma molto utile per raccontare i Gonzaga: il nome Luigi.

Il primo grande Luigi della famiglia è naturalmente Luigi Corradi da Gonzaga, il protagonista della presa di Mantova del 1328. È lui il fondatore politico della dinastia mantovana: l’uomo che, già avanti con gli anni, riesce a trasformare un’ambizione familiare in un potere cittadino.

Poi il nome ritorna, ma con forme diverse: Luigi, Ludovico, Aloisio, Aluigi. Sono nomi affini, spesso trattati come varianti o forme imparentate. Ed è qui che nasce una piccola confusione, soprattutto per chi guarda la storia dei Gonzaga da fuori Mantova.

Gli storici non mantovani infatti chiamano il nipote di Luigi Ludovico II Gonzaga, signore di Mantova dal 1369 al 1382. Viene considerato “secondo di questo nome” perché prima di lui contano Luigi/Ludovico I, cioè il fondatore del 1328. A questo punto il Ludovico della Camera degli Sposi viene chiamato Ludovico III Gonzaga.

I mantovani si perdono in questa situazione perché per loro Ludovico II (terzo per gli altri) è un marchese giusto e colto mentre Ludovico I (secondo per gli altri) è un crudele fratricida.

Il nome ritorna poi in altri rami della famiglia.

C’è San Luigi Gonzaga, nato a Castiglione delle Stiviere nel 1568, figura completamente diversa dal fondatore: non il conquistatore di una città, ma il giovane nobile che rinuncia alla carriera dinastica e militare per entrare nella Compagnia di Gesù.

E c’è Luigi Gonzaga, detto anche Aloisio, signore di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino, figura militare e politica del Cinquecento e nonno di San Luigi. Alla sua discendenza si collegano i rami di Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere e Solferino.

Insomma, nella famiglia Gonzaga il nome Luigi non è solo un nome. È una piccola chiave dinastica. Apre il racconto del potere, della santità, dei rami cadetti, delle confusioni genealogiche e perfino della Camera degli Sposi.

Potremmo dirla così: a Mantova Luigi prende la città; Ludovico la trasforma in corte; San Luigi rinuncia al potere; Aloisio lo porta nei rami di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino.

Quattro modi diversi di portare, più o meno, lo stesso nome.

La storia scritta dai vincitori

La presa del potere dei Gonzaga è un episodio perfetto per capire come funziona la memoria storica.

Per i Bonacolsi fu una tragedia.
Per i Gonzaga fu una liberazione.
Per Morone fu un grande quadro celebrativo.
Per Mantova fu l’inizio di un nuovo racconto.

A distanza di secoli, possiamo guardare quella notte senza dover scegliere per forza una tifoseria. Possiamo riconoscere la violenza del colpo di Stato e, insieme, comprendere l’importanza storica di ciò che ne seguì.

I Gonzaga non nacquero come dinastia raffinata tra quadri, feste e giardini. Nacquero dentro la politica dura del Trecento. Solo dopo arrivarono Mantegna, Giulio Romano, Palazzo Te, le collezioni, la corte, il mito rinascimentale.

Prima del Rinascimento c’è sempre qualcosa di meno elegante.

In questo caso, una presa di potere.

Una città cambia nome senza cambiare mura

Il 16 agosto 1328 Mantova non cambia geografia. Restano le acque, le strade, le porte, le case, le chiese, i palazzi. Ma cambia il centro del potere.

È questo il fascino delle città storiche: sembrano immobili, ma sotto le pietre si muovono rivoluzioni.

Quel giorno Mantova smette lentamente di essere la città dei Bonacolsi e inizia a diventare la città dei Gonzaga.

Non accade tutto in una notte, naturalmente. Le dinastie si costruiscono nel tempo. Ma ogni lunga storia ha bisogno di un primo capitolo. E quello dei Gonzaga comincia così: con una festa religiosa, una congiura notturna, un alleato ingombrante, un signore ucciso, una vendetta consumata nella fame e un nome, Luigi, destinato a ritornare più volte nella storia della famiglia.

Un sogno non proprio innocente.

Ma decisamente riuscito.

Alcuni link per approfondire

1. Post originale – Mantovastoria
Il punto di partenza di questo articolo esteso: la presa del potere dei Gonzaga nella notte dell’Assunta del 1328, Luigi Corradi da Gonzaga, i Bonacolsi, Cangrande della Scala e i riferimenti danteschi.
https://mantovastoria.it/2018/08/15/690-anni-fa-i-gonzaga/

2. Catalogo generale dei Beni Culturali – “Cacciata dei Bonacolsi ed elevazione dei Gonzaga”
Scheda ufficiale del Ministero della Cultura dedicata all’opera collegata al dipinto di Domenico Morone, utile per il riferimento iconografico e storico alla scena della cacciata.
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300150324

3. Treccani – Gonzaga
Scheda enciclopedica sulla famiglia Gonzaga: dalle origini come Corradi di Gonzaga alla presa di Mantova nel 1328, fino allo sviluppo della dinastia. Utile per inquadrare il passaggio da signoria cittadina a grande famiglia rinascimentale.
https://www.treccani.it/enciclopedia/gonzaga/

4. Comune di Castel d’Ario – Il Castello
Fonte ufficiale locale sul castello di Castel d’Ario e sulla Torre della Fame, legata alla tragica fine di membri dei Pico della Mirandola e dei Bonacolsi.
https://www.comune.casteldario.mn.it/it/vivere/il-castello-di-castel-d-ario

5. Treccani – Ludovico III Gonzaga, marchese di Mantova
Scheda utile per il focus sul nome Luigi/Ludovico e sulla numerazione dinastica: Ludovico III è il marchese legato alla Camera degli Sposi di Mantegna.
https://www.treccani.it/enciclopedia/ludovico-iii-gonzaga-marchese-di-mantova_%28Dizionario-Biografico%29/

The Gonzaga Take Mantua: A Night That Changed the City

On the night between 15 and 16 August 1328, Luigi Gonzaga led the conspiracy that ended Bonacolsi rule in Mantua. Starting from that violent turning point, the article follows the rise of the Gonzaga dynasty, the memory shaped by Domenico Morone’s painting, the dark epilogue of Castel d’Ario, and the long story of a family that turned a coup into a Renaissance court.

Les Gonzague prennent Mantoue : une nuit qui changea la ville

Dans la nuit du 15 au 16 août 1328, Luigi Gonzaga mena la conspiration qui mit fin au pouvoir des Bonacolsi à Mantoue. À partir de cet épisode violent, l’article raconte la naissance de la dynastie des Gonzague, la mémoire construite par le tableau de Domenico Morone, le sombre épilogue de Castel d’Ario et l’histoire d’une famille qui transforma un coup d’État en cour de la Renaissance.

La Vie en road: Walking Routes, Stories and Sound Postcards

La Vie en road is a Mikroradio podcast dedicated to walking routes, slow travel and the stories hidden within landscapes. Hosted by Andrea Piazza, it brings together 24 episodes devoted to historic roads, pilgrim paths and cultural itineraries across Italy and Europe. Each episode combines practical information, personal experiences and a deeper look at the territories crossed on foot. A distinctive feature of the podcast is Cartoline sonore, the “sound postcards” curated by Giacomo Cecchin: short narrative stops that explore places, memories, saints, relics, battles, villages and curiosities along the way. The result is not just a guide to walking, but an invitation to listen to the world step by step.

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La Vie en road : chemins, récits et cartes postales sonores

La Vie en road est un podcast de Mikroradio consacré aux chemins, au voyage lent et aux histoires cachées dans les territoires. Animé par Andrea Piazza, il réunit 24 épisodes dédiés aux routes historiques, aux itinéraires de pèlerinage et aux parcours culturels en Italie et en Europe. Chaque épisode associe informations pratiques, expériences personnelles et découverte des lieux traversés à pied. L’un des éléments les plus originaux du podcast est constitué par les Cartoline sonore, les « cartes postales sonores » de Giacomo Cecchin : de courtes étapes narratives consacrées aux lieux, aux mémoires, aux saints, aux reliques, aux batailles, aux villages et aux curiosités rencontrés en chemin. Plus qu’un guide de randonnée, le podcast devient une invitation à écouter le monde pas après pas.

Da Piazza San Pietro a “Piazza Bordello”: storia (seria) di un nome mantovano (per non tacere del correttore di Word)

27 martedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Quando i nomi delle piazze raccontano la storia

La toponomastica – cioè l’insieme dei nomi attribuiti a strade, piazze e luoghi – racconta spesso la storia dei territori meglio di molti libri. I nomi cambiano nel tempo seguendo i mutamenti politici, religiosi e culturali: celebrano personaggi, cancellano memorie scomode, segnano l’inizio di nuove epoche.
Ogni variazione non è mai neutra, ma riflette equilibri di potere, ideologie dominanti e persino mode del momento.

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Interviste impossibili a Festivaletteratura: si parte con Dante Alighieri

05 lunedì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Interviste impossibili, Storia Locale

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Quest’anno il Festivaletteratura arriva alla 30esima edizione e chi lo sa che non si riesca a fare qualcosa di speciale. L’anno scorso ho pensato di pubblicare delle interviste impossibili sul quotidiano La Voce di Mantova facendo delle domande sul Festival a Dante, Petrarca, Boiardo e ad uno dei Gonzaga.

Io mi sono divertito e non so se questa formula piacerà anche a voi. Certo che in alcune delle risposte troverete alcune delle mie opinioni e non so se gli intervistati sarebbero d’accordo.

D’altra parte la la letteratura è vita e la vita è un gioco e allora forse giocare facendo dell’ironia è una delle cose più belle che ci sia. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di venerdì 5 settembre 2025 a pagina 11 .

Dante in piazza Sordello tra terzine e monopattini

“Ho visto che hanno fatto un museo a Virgilio. Non so se gli sarebbe piaciuto”

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Virgilio e Sordello, un’intervista doppia nel backstage del VI Canto del Purgatorio

17 domenica Ago 2025

Posted by mantovastoria in Intervista doppia

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Dante, Dante Alighieri, Giacomo Cecchin, Intervista doppia, Intervista doppia Virgilio Sordello, Publio Virgilio Marone, VI canto, VI canto del purgatorio, Virgilio

Sordello da Goito e Virgilio a confronto in un'intervista doppia

Provate a immaginare di poter entrare nel dietro le quinte della Divina Commedia…
Siamo nel VI canto del Purgatorio e prima che Dante cominci a scrivere Virgilio e Sordello vengono coinvolti in un’intervista doppia stile programma “Le Iene”.

Sono tutte e due poeti; sono tutte e due di Mantova o meglio, precisiamo, della provincia di Mantova; appartengono ad epoche diverse e hanno curriculum opposti sia come stile che come vita. E poi si incrociano in Purgatorio e, se all’inizio Sordello è un po’ sdegnoso come dice Dante poi si abbracciano come se fossero amici da sempre.

Ecco la mia intervista doppia impossibile a Virgilio e Sordello da Goito:

1. Come ti chiami?

  • Virgilio: Publio Virgilio Marone, ma per gli amici… no, in realtà non ho mai avuto un soprannome.
  • Sordello: Sordello da Goito. Nome corto, ma curriculum lungo.

2. Da dove vieni?

  • Virgilio: Dalla campagna mantovana, mica dal centro. Le oche erano più numerose delle persone.
  • Sordello: Da Goito, provincia della provincia. Altro che Mantova città: qui la campagna ti entra in casa senza bussare.

3. Come sei finito in Purgatorio?

  • Virgilio: Tecnicamente… non ci sono finito, sto solo accompagnando Dante. Io sono l’unica guida turistica abilitata del Tour Inferno-Purgatorio.
  • Sordello: Io invece sono di casa. Ma ho una bella vista e faccio un figurone nel canto VI della Divina Commedia.

4. Cosa ricordi di Mantova?

  • Virgilio: Di averla resa famosa… e che non mi hanno dedicato una via o una piazza fino al 1800. Grazie, eh.
  • Sordello: Io invece do il nome alla piazza principale. A volte la vita è questione di marketing.

5. Chi dei due è più importante?

  • Virgilio: A scuola, io.
  • Sordello: Sulla mappa di Mantova, io.

6. Single o ammogliato?

  • Virgilio: Celibe, senza gossip.
  • Sordello: Diciamo… impegnato in missioni diplomatiche sentimentali. Chiedete a Cunizza.

7. Cosa preferite tra la pace e la guerra?

  • Virgilio: Pace, raccontata come fosse guerra.
  • Sordello: Guerra, raccontata come fosse una canzone.

8. Come hai riconosciuto che l’altro era mantovano?

  • Virgilio: Stavo per dire “Mantova…” e lui è saltato su come se avesse sentito l’inno nazionale.
  • Sordello: Oh, quando uno dice “Mantova” ti scatta subito la mantovanità, anche in Purgatorio.

9. Pronuncia una frase in dialetto mantovano

  • Virgilio: “Mi staghi semper dla banda dal furmentùn”.
  • Sordello: “Mi sun quel dal furmài”

10. Com’è Dante dal vivo?

  • Virgilio: Appassionato, un po’ logorroico.
  • Sordello: Ti fa due domande e poi parte con un comizio.

11. Di chi è stata l’idea dell’abbraccio?

  • Virgilio: “Io ho solo detto ‘Mantova’ e mi sono trovato un trovatore addosso.”
  • Sordello: “Colpa mia. In Purgatorio non capita spesso di incontrare un vicino di casa di mille anni prima.”

12. A Mantova ci sono due musei dedicati a Virgilio e nessuno a Sordello: cosa ci racconta questa situazione?

  • Virgilio: Che alla fine la cultura paga.
  • Sordello: Che avrei dovuto scrivere un poema epico invece di rapire Cunizza.

13. Quale sarebbe la prima cosa che faresti se tornassi a Mantova?

  • Virgilio: Mangiare una sbrisolona in riva al lago.
  • Sordello: Parcheggiare in piazza Sordello, tanto è mia.

14. Definisci cosa è per te il fiume Mincio

  • Virgilio: Il filo d’acqua che lega i miei versi alla mia terra.
  • Sordello: Un’ottima scusa per fare battaglie… e grigliate.

15. Se un mantovano ti dice “Tafat”, tu come rispondi?

  • Virgilio: Con un mezzo sorriso e un “tafat anca ti”, perché a certe cose si risponde d’istinto.
  • Sordello: Io invece lo prendo come sfida: o parte una battuta, o parte un colpo di spada, dipende dall’umore.

16. Quest’anno il Mantova sarà promosso in serie A?

  • Virgilio: “Magari… ma anche Enea ci ha messo dieci anni per arrivare a destinazione.”
  • Sordello: “Se serve, scendo in campo in armatura. Magari spavento il portiere avversario.”

Le altre interviste doppie su questo blog

– Luigi Corradi de’ Gonzaga e Cangrande della Scala: un’intervista doppia tutta da scoprire

Le interviste doppie dal vivo dell’Oltrepò

– L’estro del lato destro: gli artisti!

– L’estro del lato destro: i produttori!

– L’estro del lato destro: le internazionali!

– L’estro del lato destro: i naturalisti!

– L’estro del lato destro: i museali!

Tutti i testi del blog http://www.mantovastoria.it sono opera di Giacomo Cecchin

5 LIBRI DA LEGGERE PRIMA DI VENIRE A MANTOVA

03 lunedì Feb 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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5 libri da leggere prima di venire a Mantova, Dante Alighieri, Divina Commedia, Fausto Coen, Giacomo Cecchin, Giovanni Nuvoletti, Giovannino Guareschi, Maria Bellonci, MCG, MCG Mantova Chiama Garda, Mondo Piccolo, Quel che vide il màt cussi, Tu vipera gentile, Un matrimonio mantovano, XX canto dell'Inferno

Per capire una città mai visitata prima, i romanzi sono meglio delle guide. E’ proprio così perché ci si trovano dentro atmosfere, storie e modi di fare che sfuggono alle guide turistiche impegnate a mettere stellette sui monumenti già noti.

Un romanzo ti fa sentire le emozioni, respirare gli odori, camminare in una città come se fossi in compagnia dei suoi protagonisti, gli abitanti che ti mettono a parte dei loro segreti, delle loro passioni e del loro punto di vista.

Per entrare nel mood giusto prima di visitare Mantova ecco allora almeno 5 libri da leggere o sfogliare prima di arrivare in città. Li trovate in questo articolo della rubrica Mantovagando che trovate su MCG Mantova Chiama Garda.

5 LIBRI DA LEGGERE PRIMA DI VENIRE A MANTOVA

Sono tra quelli che, prima di partire, non legge guide turistiche sui luoghi dove andrà. Di solito preferisco che a farlo siano gli altri componenti del gruppo mentre io mi dedico ai romanzi o altri testi letterari. Questo consente di vedere le cose senza averle già viste (con un’attenzione molto più forte ai dettagli e anche mantenendo la sorpresa) ma con lo spirito giusto ovvero quello del luogo che si respira nelle storie lì ambienta­te. Per Mantova questa indicazione è ancora più valida perché altrimenti si resta imprigionati dal dualismo Palazzo ducale e Palazzo Te e si rischia di perdere di vista i particolari più interessanti. Ecco allora 5 libri da leggere (o parti di essi) prima di venire a Mantova tra storie del mondo piccolo, matrimoni e segreti di stato.

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Il compleanno di Virgilio – i 10 giorni che cambiarono la storia

12 venerdì Ago 2022

Posted by mantovastoria in Articoli, Storia Locale

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15 ottobre 70 A.C., Andes, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, i 10 giorni che cambiarono la storia di Mantova, Il compleanno di Virgilio, Mantua me genuit, Monumento di Piazza Virgiliana, Pietole

“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc /
Parthenope; cecini pascua, rura, duces“

E’ la frase che si trova scritta sul sepolcro di Publio Virgilio Marone a Napoli ed è quella che certifica che uno dei più grandi poeti della latinità è nato a Mantova. Possiamo tradurlo così “Mantova mi generò, la Calabria (il Salento) mi rapì, e ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, le campagne, i condottieri”

Il compleanno di Virgilio

Conosciamo anche il compleanno di Virgilio anche se si tratta di una data ipotetica: però in passato era una ricorrenza molto sentita a Mantova. Virgilio nasce ad Andes (che molti identificano con l’attuale Pietole) il 15 ottobre del 70 A.C. e muore a Brindisi il 21 settembre del 19 A.C.

Che a Mantova sia nato Virgilio non cambia il destino della città in epoca romana. Anzi la città che era piccola e molto meno importante delle vicine Verona o Cremona viene punita per essere stata dalla parte di Bruto e subisce la centuriazione. Anche i genitori di Virgilio perdono le loro terre nonostante il poeta abbia cercato di evitarlo (ne ho parlato qui).

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Mantua l’appellar sanz’altra sorte – Domenica 18 luglio ore 19.00: passeggiata alla scoperta della Mantova di Dante

10 sabato Lug 2021

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Dante Alighieri, Dante Alighieri a Mantova, Giacomo Cecchin, itinerario, passeggiata a Mantova, visita guidata

Una visita guidata sulle tracce di Dante immaginando che sia passato per Mantova.

Cosa avrebbe visto Dante quando è passato (forse) per Mantova? La Rotonda c’era ma la Torre dell’Orologio no! Quale Basilica di Sant’Andrea avrà visto e dove avrà girovagato? Nel 2021 cade il settecentenario della morte di Dante Alighieri. Passeggiamo per Mantova utilizzando la Divina Commedia come guida turistica e scopriamo la città medievale sulle tracce del “ghibellin fuggiasco”.

Per prenotarsi cliccare qui (posti limitati) – 10 euro a persona

Manto e la fondazione di Mantova – i 10 giorni che cambiarono la storia

20 sabato Mar 2021

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Dante Alighieri, i 10 giorni che cambiarono la storia di Mantova, Il compleanno delle città, Il compleanno di Mantova, Il Natale di Roma, Manto, Raffaello Toscano, Stefano Gionta

“Manto fu, che cercò per terre molte;
poscia si puose là dove nacqu’io;
onde un poco mi piace che m’ascolte.”

XX canto dell’Inferno – Divina Commedia

Non conosciamo il giorno in cui Manto morì e gli uomini fondarono Mantova sulla sua tomba. Questo racconta Virgilio a Dante nel XX canto dell’Inferno. Ecco i versi più famosi:
“Li uomini poi che ’ntorno erano sparti
s’accolsero a quel loco, ch’era forte
per lo pantan ch’avea da tutte parti.

Fer la città sovra quell’ossa morte;
e per colei che ’l loco prima elesse,
Mantua l’appellar sanz’altra sorte”.Però conosciamo l’anno o almeno quello che viene indicato da Stefano Gionta e da Raffaello Toscano che scrivono in versi:
“Questa bella del lago alma reina
fu pria di 60 anni edificata
ch’avesse Troia l’ultima rovina.”

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5 luoghi visti da Dante quando passò per Mantova (forse): microitinerario a 700 anni dalla morte del poeta

10 domenica Gen 2021

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2021, Dante 1321-2021, Dante a Mantova, Dante Alighieri, Dantedì, Giacomo Cecchin, La Mantova di Dante Alighieri, Settecentenario dantesco, Settecento anni dalla morte di Dante

Nell’anno del settecentenario dalla morte dell’Alighieri facciamoci questa domande: Dante passò per Mantova? Probabilmente sì. Ne fa cenno lui stesso nella sua Quaestio de acqua et terra dove parla di un’idea nata durante una disputa a Mantova. E poi come pensare che Dante non passi per la città che ha dato i natali a Virgilio, suo modello e sua guida nel viaggio della Commedia? Senza dimenticare che la descrizione del XX canto dell’Inferno del Mincio che esce dal Garda e alla fine cade in Po è troppo precisa perché il poeta non sia passato da queste parti.
Allora, pur senza documenti certi, proviamo a raccontare almeno 5 luoghi che ha visto Dante quando è passato (probabilmente) per Mantova.

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Giacomo Cecchin sulle tracce di Dante nella terza puntata di Mantova Segreta

05 giovedì Nov 2020

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Dante Alighieri, Dantedì, Dantedì a Mantova, Giacomo Cecchin, La Mantova di Dante Alighieri, Mantova Segreta, Settecentenario di Dante Alighieri, Telemantova

Nel mezzo del cammin di nostra vita…
Com’era la Mantova del 1300, quella dove passò, quasi sicuramente, Dante Alighieri?
Giacomo Cecchin anticipa le celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante e vi porta a camminare nella Mantova del Medioevo.
Cosa avrà visto il poeta, com’era la città, cosa c’era e non c’è più e cosa c’è oggi e non allora? La puntata di Mantova Segreta prova a farvi fare un viaggio nel tempo e a guidarvi, come fece Virgilio con Dante, in una Mantova che ancora si può vedere sotto le tracce della città rinascimentale.
Qui potete vedere tutta la puntata mentre di seguito trovate il trailer di lancio andato in onda nel TG di Telemantova.

Per approfondire su questo blog
– A Mantova con Dante Alighieri come guida: un intervista su La Voce di Mantova
– 5 luoghi visti da Dante quando passò per Mantova (forse): microitinerario a 700 anni dalla morte del poeta

Per approfondire sul web
– La pagina dedicata a Dante sul sito del Ministero dei Beni culturali
– La pagina della Treccani dedicata a Dante Alighieri
– Il sito del Museo Casa di Dante a Firenze

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