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Ci sono espressioni che ti restano addosso.

Le leggi una volta, magari in un articolo di giornale, e sembrano fatte apposta per aprire una porta. Non spiegano soltanto qualcosa: ti riportano in un luogo, in un momento, in una situazione precisa.

A me è successo con “una voce di silenzio sottile”.

La frase l’ho ritrovata sul Domenicale del Sole 24 Ore, nella rubrica Breviario di Gianfranco Ravasi pubblicata il 22 marzo 2020. Il tema era il silenzio, ma non il silenzio vuoto, non il silenzio come assenza. Ravasi parlava di quel silenzio che permette di ascoltare davvero.

E mentre leggevo, la memoria mi ha riportato al Festivaletteratura.

Ravasi a Festivaletteratura

Era mercoledì 5 settembre 2007, alle 18:15, nel cortile di Palazzo San Sebastiano. L’incontro era il numero 4 del programma di Festivaletteratura e aveva un titolo essenziale, quasi perfetto: “Parola e ascolto”.

Sul palco c’era Gianfranco Ravasi, allora prefetto della Biblioteca Ambrosiana, biblista e studioso capace di una cosa rara: essere coltissimo senza diventare oscuro (oggi Cardinale).

Ravasi parlava di Bibbia, parola, ascolto, silenzio. Ma non dava mai l’impressione di esibire sapere. Sembrava piuttosto aprire una porta. Ti accompagnava dentro parole antiche e, invece di fartele sentire lontane, le rendeva improvvisamente vicine.

È una delle cose più belle che può fare un intellettuale: non usare la cultura per creare distanza, ma per aumentare l’ascolto.

Forse è per questo che quell’incontro mi è rimasto nel cuore.

Non solo per i contenuti, ma per il clima. Per quella sospensione che certi incontri del Festival sanno creare: una persona che parla, altre persone che ascoltano, un luogo della città, un tema, una frase che continua a lavorare anche dopo.

Una voce di silenzio sottile

Nel Breviario del Domenicale, Ravasi partiva da una riflessione sul rumore del mondo contemporaneo.

Citando Umberto Eco, ricordava che Dio non si trova nel rumore, non nelle prime pagine, non in televisione, non a Broadway. Da lì arrivava all’episodio biblico del profeta Elia, nel Primo Libro dei Re.

Elia attende Dio.

Non lo trova nel vento impetuoso.
Non lo trova nel terremoto.
Non lo trova nel fuoco.

Lo incontra invece in una espressione ebraica meravigliosa: qol demamah daqqah, che Ravasi traduce come “una voce di silenzio sottile”.

È una formula quasi impossibile.

Una voce che non grida.
Un silenzio che non è vuoto.
Una presenza che non ha bisogno di occupare la scena.

Il resto del ragionamento va più raccontato che copiato: Ravasi contrapponeva il frastuono della ribalta continua, dei mass media e della società dell’esibizione al silenzio come spazio della contemplazione. Non un silenzio spento, passivo, rinunciatario. Ma un silenzio capace di far emergere ciò che normalmente il rumore copre.

Nel marzo 2020 quelle parole avevano una forza particolare.

Le città erano sospese. Le agende si erano fermate. Le strade erano vuote. Il silenzio non era più soltanto un tema spirituale o letterario: era diventato esperienza quotidiana.

E in quel silenzio, volenti o nolenti, qualcosa si sentiva.

L’archivio: la parte più preziosa del Festival

Rileggendo oggi quel vecchio post (lo potete leggere qui), mi colpisce soprattutto un punto: il desiderio di poter riascoltare quelle parole.

Ed è qui che entra in gioco l’archivio del Festivaletteratura (lo trovate a questo link https://archivio.festivaletteratura.it).

Festivaletteratura non è soltanto il programma dell’anno in corso. Non è soltanto la corsa ai biglietti, le code, gli autori famosi, gli appuntamenti più attesi, le piazze piene, le conversazioni ai tavolini dei bar.

Festivaletteratura è anche ciò che resta.

E quello che resta, se viene conservato bene, diventa patrimonio.

L’archivio del Festival è forse una delle sue parti più preziose, perché custodisce una storia culturale della città. Dentro ci sono incontri, autori, idee, voci, temi che hanno attraversato Mantova anno dopo anno. Ci sono scrittori che poi sono diventati classici contemporanei, studiosi che hanno cambiato il modo di guardare il mondo, dibattiti che oggi possiamo rileggere con occhi diversi.

Grazie all’archivio si può tornare a quel pomeriggio: 5 settembre 2007, Palazzo San Sebastiano, ore 18:15, Gianfranco Ravasi, “Parola e ascolto”.

E allora viene da pensare che un festival viva nel presente, ma abbia bisogno dell’archivio per avere profondità.

Senza archivio, un incontro rischia di finire quando si svuota il cortile.

Con l’archivio, invece, può continuare a parlare.

Una memoria che continua ad ascoltare

C’è qualcosa di profondamente coerente tra il tema dell’incontro di Ravasi e il lavoro dell’archivio.

Parola e ascolto.

Non basta che qualcuno abbia parlato. Bisogna che quelle parole possano essere ritrovate, riascoltate, rimesse in circolo. Bisogna che non si perdano nel rumore degli anni, nella fretta degli appuntamenti successivi, nella memoria un po’ imprecisa di chi c’era.

Un buon archivio non è un magazzino della nostalgia.

È uno strumento vivo.

Serve a tornare indietro non per rimanerci, ma per capire meglio il presente. Serve a scoprire che certe parole, ascoltate molti anni prima, possono diventare più chiare dopo. Serve a dare una seconda vita agli incontri.

In fondo anche l’archivio è una forma di voce di silenzio sottile.

Non fa rumore.
Non cerca la ribalta.
Non si impone.

Resta lì, disponibile, in attesa che qualcuno torni ad ascoltare.

E forse questo è uno dei regali più grandi che Festivaletteratura può fare a Mantova: non solo portare ogni anno nuove voci in città, ma custodire quelle che sono già passate.

Perché una città culturale non è fatta soltanto dagli eventi che organizza.

È fatta anche dalla cura con cui decide di ricordarli.

Testo originale del Breviario dal Domenicale del Sole24ore

PRIMA PAGINA – 22 MARZO 2020 – Domenica
Breviario – #Broadway di Gianfranco Ravasi

<<Non si può trovare Dio nel rumore. Dio si palesa solo nel silenzio. Dio non è mai nei mass media, Dio non è mai sulle prime pagine dei giornali, Dio non è mai in tv, Dio non è mai a Broadway.

Era il 20 settembre 2013 e all’università di Bologna, la più antica d’Europa, si celebravano i 25 anni della Magna Charta Universitatum. Chi meglio di Umberto Eco poteva essere il celebrante di questo rito accademico-culturale? Il suo discorso, da ex-credente, comprendeva anche la provocazione che abbiamo citato e che sbocciava da una celebre frase biblica, incastonata all’interno di una sorprendente epifania divina.

Il focoso profeta Elia, avvilito e perseguitato, attendeva che Dio ritornasse a sostenerlo (1Re 19). Forse si sarebbe rivelato nel «vento impetuoso e gagliardo» che stava soffiando? O nel terremoto che, all’improvviso, aveva squassato le rocce del Sinai? O nel fulmine della tempesta che si era scatenata? No, Dio gli si era presentato in una qol demamah daqqah, che in ebraico può significare letteralmente «una voce di silenzio sottile». Nella nostra sgangherata società, ove impera il rumore, ove i mass media fanno a gara negli eccessi, ove essere alla ribalta è decisivo per contare, Dio si cela nel grembo misterioso del silenzio, della contemplazione quieta. Solo là può essere incontrato e svelarsi.>>

Ecco alcuni link per approfondire

  1. Mantova Storia – “Voce di silenzio sottile”
    https://mantovastoria.it/2020/03/22/voce-di-silenzio-sottile/
    Il post originale da cui nasce questa riflessione: poche righe scritte nel marzo 2020, a partire dal Breviario di Gianfranco Ravasi sul Domenicale del Sole 24 Ore. È il punto di partenza per tornare sul tema del silenzio, dell’ascolto e della memoria
    .
  2. Archivio Festivaletteratura
    https://archivio.festivaletteratura.it/
    Il portale che raccoglie materiali, schede, immagini, documenti e tracce della storia del Festival. È uno strumento prezioso perché permette di ritrovare incontri, autori, date e luoghi delle edizioni passate.
  3. Il progetto Archivio sul sito di Festivaletteratura
    https://www.festivaletteratura.it/it/archivio
    La pagina ufficiale che racconta il senso del progetto archivistico del Festival: conservare e valorizzare la documentazione prodotta a partire dalla prima edizione del 1997. Non solo memoria, ma patrimonio culturale accessibile.
  4. Festivaletteratura 2007 – l’edizione dell’incontro con Gianfranco Ravasi
    https://archivio.festivaletteratura.it/occorrenze/900-festivaletteratura-2007
    La pagina dell’edizione 2007, utile per ricollocare correttamente l’incontro con Ravasi. L’appuntamento “Parola e ascolto” si tenne mercoledì 5 settembre 2007, alle 18:15, a Palazzo San Sebastiano.
  5. Ascolta l’audio dell’incontro originale https://archivio.festivaletteratura.it/oggetti/1946-parola-e-ascolto-n-2007-09-05-004

A Thin Voice of Silence: Ravasi, Festivaletteratura and the Value of Archives

Starting from Gianfranco Ravasi’s reflection on the biblical expression qol demamah daqqah, “a thin voice of silence”, this article returns to a personal memory of Festivaletteratura in Mantua. On 5 September 2007, Ravasi spoke at Palazzo San Sebastiano in an event entitled Word and Listening. Years later, a page from the Domenicale of Il Sole 24 Ore brought that encounter back to life. The article reflects on silence, listening and cultural memory, but also on the value of the Festivaletteratura archive: not a storehouse of nostalgia, but a living tool that allows voices, ideas and encounters to keep speaking over time.

Une voix de fin silence : Ravasi, Festivaletteratura et la valeur des archives

À partir d’une réflexion de Gianfranco Ravasi sur l’expression biblique qol demamah daqqah, « une voix de fin silence », cet article revient sur un souvenir personnel lié à Festivaletteratura, à Mantoue. Le 5 septembre 2007, Ravasi intervint au Palazzo San Sebastiano lors d’une rencontre intitulée Parole et écoute. Des années plus tard, une page du Domenicale du Sole 24 Ore a ravivé ce souvenir. L’article médite sur le silence, l’écoute et la mémoire culturelle, mais aussi sur la valeur des archives du Festival : non pas un simple dépôt nostalgique, mais un outil vivant qui permet aux voix, aux idées et aux rencontres de continuer à parler dans le temps.