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Un uomo messo fuori gioco
Ci sono momenti in cui la vita ci mette fuori gioco.
Prima eravamo dentro le cose: riunioni, progetti, incarichi, relazioni, messaggi, telefonate, decisioni. Poi succede qualcosa e ci troviamo ai margini. Non decidiamo più, non veniamo più chiamati, non siamo più necessari come prima.
A Niccolò Machiavelli succede nel modo peggiore.
Dopo il ritorno dei Medici a Firenze, nel 1512, il segretario fiorentino viene allontanato dalla vita politica. L’uomo che aveva servito la Repubblica, scritto lettere, seguito ambascerie, incontrato principi e condottieri, improvvisamente resta senza incarico.
Detta così sembra quasi una normale disavventura professionale. Solo che poco dopo Machiavelli viene anche arrestato, torturato e infine liberato.
È vivo, è libero, ma è fuori dal gioco.
Si ritira nella casa di famiglia a Sant’Andrea in Percussina, quella che oggi associamo all’Albergaccio, a una ventina di chilometri da Firenze. Una distanza tutto sommato breve, e forse proprio per questo ancora più amara. Firenze è vicina, la politica anche, ma lui non ne fa più parte.
Per uno come Machiavelli doveva essere difficile quasi quanto l’esilio.
La giornata di Machiavelli
Il 10 dicembre 1513 Machiavelli scrive una lettera all’amico Francesco Vettori.
È una delle lettere più famose della letteratura italiana e racconta una cosa apparentemente molto semplice: come passa le giornate un uomo che ha perso il proprio posto nel mondo.
La mattina Machiavelli si alza e va nei boschi. Controlla il taglio della legna, parla con i boscaioli, ascolta i loro problemi e le loro storie. Poi passa dall’osteria, incontra chi capita, chiede notizie, osserva le persone.
Dopo pranzo gioca con l’oste, il mugnaio, il beccaio e altri compagni occasionali. Si discute, si litiga, si bestemmia.
La scena, se ci pensiamo, è quasi comica. Un uomo che fino a poco tempo prima trattava questioni diplomatiche e militari della Repubblica fiorentina passa ora buona parte del pomeriggio all’osteria.
Machiavelli racconta tutto questo senza cercare di costruirsi un’immagine eroica. La sua giornata è fatta di legna, polvere, chiacchiere, piccoli affari e partite.
Poi arriva la sera, e il tono cambia completamente.
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Alzi la mano chi non ha guardato almeno una scena della serie TV I Medici? Io l’ho fatto anche solo per vedere le location (molte delle scene sono state girate infatti a Mantova e Sabbioneta) e per capire come si poteva raccontare la storia di una grande famiglia italiana del Rinascimento.
L’Enigma Montefeltro – un libro splendido tra messaggi criptati, papi che progettano congiure (Sisto IV), un Lorenzo che non è ancora il Magnifico e la decorazione della Cappella Sistina che, pensate un po’, è collegata alla Congiura dei Pazzi. Nel libro tutti giocano un ruolo all’interno della Congiura anche solo di sponda e riscopriamo personaggi come Federico da Montefeltro, Ludovico II Gonzaga e
Medici dalla morte di Lorenzo nel 1492 fino alla morte di Machiavelli nel 1527, affrontando nel dettaglio i due papi della famiglia fiorentina (Leone X e Clemente VII). Leone X è il figlio di Lorenzo il Magnifico e Clemente VII il figlio naturale di Giuliano, ucciso durante la congiura dei Pazzi. Il succo della storia è che tutti interpretano almeno due parti nella vita ma, se sei un membro della famiglia Medici, ne interpreti almeno 4 o 5.
Caterina de’ Medici: despota o eroina – è l’ultimo libro che affronta una faida famigliare sullo sfondo di un incrocio familiare che cambia la storia di Firenze. Caterina de’ Medici è la figlia di un discendente del Magnifico che la lascia orfana a pochi giorni dalla nascita. Ebbene Caterina diventerà una pedina nelle mani dei papi Medici e finirà per diventare Regina di Francia, sempre con la non malcelata aspirazione di far tornare la linea principale a governare su Firenze. Cosimo, figlio di Giovanni dalle Bande Nere membro di un ramo collaterale della famiglia fiorentina, riuscirà a diventare Granduca di Toscana e avrà sempre una rivalità assoluta nei confronti della cugina. Tra questi due poli emerge una famiglia di personaggi incredibili: i quattro fratelli Strozzi che sono la vera scoperta (almeno per me) del libro.