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Passeggiando tra palazzi storici e monumenti antichi capita spesso di imbattersi in scritte incise o tracciate sui muri, talvolta sopra affreschi di grande valore. La reazione più comune è un coro di insulti rivolti ai vandali di turno, a chi — spesso “ad altezza di imbecille” — ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio. Eppure non tutti sanno che questa abitudine ha radici molto lontane nel tempo.

Basti pensare alle scritte ancora visibili nel Camarone dei Giganti di Palazzo Te o a quelle sulla volta della Domus Aurea di Nerone: testimonianze che, oggi, sono diventate documenti storici a tutti gli effetti.

Le firme degli artisti nella Domus Aurea

Nel caso romano, le scritte hanno un valore del tutto particolare. Riportano infatti i nomi di celebri pittori del Quattrocento che, calandosi letteralmente “in grotta” per esplorare gli ambienti sotterranei della Domus Aurea, rimasero affascinati dalle pitture romane del I secolo d.C.

Tra le firme compaiono nomi fondamentali per la storia dell’arte come Raffaello, Michelangelo e Pinturicchio. Queste tracce sono preziosissime perché ci dicono esattamente quali artisti ebbero accesso diretto alle decorazioni antiche.

La firma di Pinturicchio, Bernardino di Betto, è resa ancora più curiosa da un’aggiunta tanto infamante quanto enigmatica: sotto il suo nome qualcuno scrisse l’epiteto “sodomita”. Uno scherzo crudele di un allievo? Un attacco di un rivale? Qualunque sia la risposta, da cinque secoli quella parola continua ad alimentare dubbi e pettegolezzi postumi sulle abitudini dell’artista.

La Camera dei Giganti: firme tra Gonzaga, saccheggi e turisti

Tornando a Palazzo Te, nella spettacolare Camera dei Giganti, le scritte che deturpano le pareti sono numerose e variegate. Ce ne sono davvero per tutti i gusti e per tutte le epoche.

Alcune risalgono addirittura alla fine del Cinquecento, quando i Gonzaga abitavano ancora il palazzo: è un po’ come invitare qualcuno a cena e scoprire che, mentre si stappa il vino in cucina, un ospite incide il proprio nome dietro il divano del salotto. Altre firme appartengono agli anni drammatici del Sacco del 1630, altre ancora arrivano fino al secolo scorso.

Per gli appassionati del genere, esiste un censimento completo delle scritte del Camarone dei Giganti, frutto di un paziente lavoro di ricerca condotto da Anna Maria Lorenzoni (lo potete recuperare qui)

Una firma dopo colazione

Tra le tante iscrizioni, una spicca per il suo tono candidamente quotidiano. Alcuni buontemponi del Settecento, dopo aver fatto colazione, decisero di lasciare memoria del momento sulle pareti del capolavoro di Giulio Romano:

D. Gozzi J.Carolus

1749, 29 aprile, Giorno di S. Pietro Martire,

doppo d’haver fatto collazione.
(n.d.r. il doppo è proprio scritto con due p e anche collazione, si vede che era romano o amava raddoppiare)

Una frase che, più di molte altre, restituisce l’umanità spicciola che si nasconde dietro questi gesti.

Conservare o cancellare?

Durante il restauro, la scelta — a mio parere corretta — è stata quella di non stuccare le scritte, ma di riempirne i solchi con il colore. In questo modo si preserva la leggibilità degli affreschi senza cancellare del tutto le tracce di una “storia minore” che ormai fa parte integrante delle vicende di Palazzo Te.

Del resto, un antico motto, forse parmigiano, riassume perfettamente la questione:

Gli Eroi sui Marmi
e i Coglion sui Muri
Scrivono lor Nome
Perché Etterno Duri.

Altri celebri graffiti antichi

Quello delle scritte sui monumenti è un fenomeno diffusissimo nella storia. A Pompei, ad esempio, migliaia di graffiti coprono le pareti delle case: dichiarazioni d’amore, insulti politici, annunci elettorali e battute oscene, veri social network dell’antichità.

Anche il Colosseo conserva firme e incisioni lasciate da pellegrini, viaggiatori e visitatori fin dal Medioevo. A Istanbul, nella Santa Sofia, si trova persino un graffito runico inciso da un mercenario vichingo nell’XI secolo.

Dalle grotte alle grottesche

Ultima notazione: le pitture della Domus Aurea copiate “in grotta” dagli artisti rinascimentali sono all’origine delle grottesche, un tipo di decorazione destinato a diventare una vera moda nel Rinascimento. Proprio a Palazzo Te se ne trovano alcuni degli esempi più affascinanti e riusciti, chiudendo idealmente il cerchio tra vandalismo, studio dell’antico e creazione artistica.

Per approfondire

La pagina dedicata ai graffiti sul sito di Palazzo Te

Le scritte sui muri della Domus Aurea – articolo di Repubblica

Studio accademico (PDF) – “Historical Graffiti: The State of the Art” (panoramica su graffiti antichi/medievali/moderni)

Ancient Graffiti: Vandalism, Memory, and Art History
Graffiti on historic monuments are commonly regarded as acts of vandalism, yet they represent a long-standing human practice that spans centuries. This article explores ancient and early modern wall inscriptions found in sites such as the Domus Aurea and Palazzo Te, revealing their unexpected value for art history and cultural memory. Far from being mere damage, many of these inscriptions document the presence of renowned Renaissance artists, visitors, soldiers, and travelers, offering rare insights into historical reception, daily life, and artistic transmission. Through examples ranging from Renaissance artist signatures to casual notes left by visitors, the article argues for a nuanced understanding of graffiti as a “minor history” embedded within great masterpieces. Preservation choices and restoration strategies further highlight the tension between legibility, conservation, and historical authenticity. Ultimately, these marks testify to the enduring human desire to leave a trace and to inscribe oneself into history.

Graffitis anciens : entre vandalisme, mémoire et histoire de l’art

Les graffitis présents sur les monuments historiques sont souvent perçus comme de simples dégradations, mais ils constituent en réalité une pratique ancienne et largement répandue. Cet article analyse des inscriptions murales datant de l’Antiquité et de l’époque moderne, en montrant comment elles peuvent devenir de précieuses sources pour l’histoire de l’art et de la culture. Les signatures d’artistes de la Renaissance, les marques laissées par des visiteurs ou encore les traces de périodes de crise révèlent des usages inattendus des espaces monumentaux. Loin d’être anecdotiques, ces écrits témoignent de la réception des œuvres, de la circulation des modèles artistiques et d’une mémoire collective souvent ignorée. L’article aborde également les choix de restauration et de conservation, soulignant l’équilibre délicat entre protection des chefs-d’œuvre et préservation de ces traces humaines. Les graffitis apparaissent ainsi comme une histoire marginale mais indissociable des grands monuments.