Questa non è una recensione. E’ il racconto di uno stile e del carattere di Corte Mainolda che ho avuto modo di sperimentare oggi a pranzo. A Sarginesco (Sarsnesc per i locali), di fianco alla chiesa e all’ex teatro trovate questa antica corte contadina e parcheggiate su un’aia cosparsa di paglia (e viene alla mente la paglia sparsa sulle strade dai milanesi per non disturbare il sonno del maestro Giuseppe Verdi). (http://www.agriturismocortemainolda.com/)
Una recensione pubblicata su La Voce di Mantova nel 2012 relativa ad uno spettacolo visto al Teatro Romano di Verona: Tutto Shakespeare in 90 minuti. Forse una delle ultime esibizioni di Andrea Brambilla, meglio conosciuto come Zuzzurro, insieme a Nino Formicola (Gaspare) e a Maurizio Lombardi.
“Se Shakespeare fosse vissuto ai giorni nostri scriverebbe film trash dal titolo “Indovina chi c’è per cena” con la regia di Tarantino”. Questa è una delle tante battute che ha fatto ridere e applaudire gli spettatori che hanno affollato il Teatro romano di Verona per Tutto Shakespeare in 90 minuti. E’ la cosiddetta Shakespeare Pocket Company, la compagnia tascabile formata da Gaspare e Zuzzurro, affiancati da un bravissimo Maurizio Lombardi, che ha percorso tutto d’un fiato la traccia delle 37 opere del Bardo.
“Le navi sono gli occhi dell’oceano e quando qualcuna affonda è come se il mare chiudesse un occhio”. Mi è venuta in mente questa storia oggi mentre camminavo per il centro storico di Mantova. Le vetrine sono gli occhi della città e, nei giorni di festa e soprattutto a Natale, ripassano il rimmel, rinnovano l’ombretto per uno sguardo più ammiccante: quello capace di incantare i bambini, di scaldare il cuore degli adulti e di risvegliare i ricordi degli anziani. Ma lo sguardo di Mantova sembra spegnersi via via con saracinesche chiuse e insegne di affittasi ormai scolorite. Quando una via comincia a perdere attività è come se un ramo iniziasse a perdere le foglie. Solo che in natura, all’autunno segue l’inverno con la certezza della primavera mentre in città non basta attendere la nuova stagione per riaccendere le vetrine e, una volta che una via si spegne, diventa molto difficile risvegliarla. Ma qual è la causa di tutto ciò? La crisi? Sicuramente. La mancanza di soldi da spendere? Anche. Una sfiducia nel futuro che inibisce lo spirito imprenditoriale? Come negarlo. A ciò si aggiunga anche la miopia di non aver governato lo sviluppo del piano delle aperture commerciali in città. Iper di qui, market di là, centro commerciale avanti, grande magazzino dietro: una cintura che chiude Mantova come a sostituire la fortificazione gonzaghesca del Serraglio. Quella impediva al nemico di avvicinarsi alla città. La quarta cerchia dei centri commerciali è invece oggi quella che ammalia i consumatori e li tiene lontani dal centro. Non sto dicendo che questa sia stata una scelta sbagliata a priori (anche se io ne sono convinto), dico che non ci si può lamentare del centro vuoto se si è riempita la periferia. E allora viene da pensare alla storia dei monaci di Sant’Andrea e al mercante Boniforte da Concorezzo. I benedettini costruiscono la basilica e ne chiudono un lato con un “ipermercato medievale”, i portici che tuttora fiancheggiano piazza Erbe dove i pellegrini giunti ad adorare il preziosissimo sangue possono acquistare da mangiare o dormire sotto il portico se non hanno abbastanza soldi per la locanda. Per questo la scelta del mercante Boniforte è scontata: decide di costruire la sua casa-bottega di fianco alla piazza del mercato e all’”iper monastico” con l’aggiunta di un’insegna pubblicitaria marmorea sopra l’ingresso del negozio. Vuoi vedere che occorre reimparare dagli antichi quello che i moderni non sanno più applicare? Solo così Mantova potrà tornare ad aprire gli occhi anche e soprattutto a Natale.
Editoriale pubblicato sulla prima pagina de La Voce di Mantova di martedì 23 dicembre 2014
Le edicole sono indispensabili. Da noi infatti mancano le strade ampie e circondate da villette con il prato all’inglese. Forse è per questo che abbiamo le edicole e non i ragazzini in bicicletta che lanciano il giornale sulla soglia di casa. Non parliamo poi della posta che funziona a singhiozzo (a Mantova un eufemismo per questo periodo) e recapita i quotidiani in ritardo rendendo anacronistiche le notizie. L’edicola invece è sempre lì, che ci aspetta al solito posto: per questo ha successo.
Matera ha vinto il titolo di capitale europea della cultura 2019. Mantova è stata esclusa già alla prima selezione (era il 15 novembre 2013). E oggi? cosa pensiamo di fare per il 2019? Perchè non pensare che se i progetti presentati nel dossier di candidatura erano davvero buoni non possano essere realizzati in ogni caso? Provate a ragionare su cos’era Mantova nel 1519 e su cosa potremmo celebrare nel 2019.
Shakespeare e impresa: un binomio apparentemente lontano e in realtà produttivo di stimoli e suggestioni. Giovedì 4 dicembre al Teatro Sociale di Mantova Apindustria ha portato in scena un’idea di Giacomo Cecchin per legare imprenditoria e personaggi scespiriani (Amleto, Macbeth e Enrico V) oltre a Cyrano de Bergerac di Rostand. Sul palco Claudio Soldà, Eros Tugnoli, Davide Foroni e Giacomo Cecchin.
Di seguito trovate l’intervento conclusivo dello spettacolo e l’articolo uscito sulla Gazzetta di Mantova.
L’importanza di chiamarsi Ernesto è una delle più divertenti commedie di Oscar Wilde. Anche per questo penso sia stata scelta per essere rappresentata qualche tempo fa a Mantova, città dove di recente non c’è molto da ridere. L’intreccio è basato su una serie di equivoci e soprattutto sul gioco di parole del titolo. La traduzione letterale potrebbe essere “l’importanza di essere Onesto”, nel doppio senso del nome e dell’aggettivo. In altre parole i nomi non sono se non puri purissimi accidenti e le semplici etichette non bastano a dare corpo a ciò che non esiste.
Il manifesto del film su Rigoletto girato a Mantova
Quanti turisti porterà il Rigoletto televisivo a Mantova? Non lo so ma da sempre le storie appassionanti, vere o false che siano, conquistano chi le ascolta e li spingono a visitare i luoghi dove si svolgono. Rigoletto è stato un colpo di fortuna per Mantova. Una storia che è un doppio falso: un personaggio inventato ma verosimile e una vicenda che, inizialmente, non era ambientata a Mantova.