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Lo stradario è il romanzo segreto della città
Nomi, cambiamenti e storie: perché la toponomastica può raccontare Mantova meglio di una guida
Uno stradario oggi sembra quasi un oggetto archeologico.
Per trovare una via abbiamo Google Maps, il navigatore dell’automobile, lo smartphone. Scriviamo un indirizzo e una voce ci dice dove girare. Eppure c’è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui per orientarsi bisognava aprire un libro.
Ed è proprio uno di questi libri che continuo a considerare tra i più interessanti per conoscere Mantova: lo Stradario della città di Mantova di Gilberto Scuderi ed Enrico Grazioli.
Non perché serva ancora per trovare una strada. Ma perché permette di capire come la città è cambiata.
Il volume arrivava infatti fino al dicembre 1983. Inevitabilmente, quindi, oggi contiene assenze, nomi modificati, strade che allora non esistevano ancora o che successivamente hanno ricevuto una nuova intitolazione. Facciamo l’esempio di via Maria Bellonci: la scrittrice morì nel 1986 e quindi non poteva comparire in quello stradario. Oppure del ponte Alexander Langer, il ponte ciclopedonale di porto Catena.
Quello che sembrerebbe un limite diventa invece la sua qualità più interessante.
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