Mantova ha vinto il titolo di capitale italiana della cultura 2016. Dopo essere stata esclusa dalla corsa per la capitale europea della cultura (esclusa già alla prima selezione ed era il 15 novembre 2014, vinse poi Matera) oggi possiamo invece festeggiare. Ma a mio parere non dobbiamo vedere questo titolo come un riconoscimento di qualcosa ma come un invito a tornare ad essere quello che la città era nel suo passato: una vera piccola capitale. Se torniamo indietro al 1516 cos’era Mantova allora?
E’ proprio così. Il grande drammaturgo non finisce di stupire e seppur ridotto, sintetizzato, in pillole riesce ancora a coinvolgere il pubblico. In particolare la storia di Enrico V colpisce per la sua attualità e per come ancora oggi sa parlare al cuore degli uomini. Riportiamo di seguito l’articolo uscito sulla Gazzetta di Mantova di lunedì 26 ottobre 2015 in merito alla rievocazione della battaglia di Agincourt e il programma di sala distribuito per l’occasione in formato sfogliabile.
Non capita tutti gli anni di poter celebrare i 600 anni dalla battaglia di Agincourt. Forse per noi italiani significa poco e per noi mantovani un avvenimento accaduto all’epoca di Gianfrancesco Gonzaga, capitano del popolo e non ancora marchese. Eppure per chiunque abbia letto l’Enrico V di Shakespeare si tratta di una storia che non può lasciare indifferenti. Un giovane re che si pone un obiettivo ambizioso e lo realizza nonostante tutto e tutti.
A luglio riparte la stagione shakespiriana dell’Estate Teatrale Veronese un’occasione imperdibile per vivere l’esperienza del Teatro di Shakespeare in una splendida cornice. Quest’anno arriva Rosencrantz e Guildenstern di Tom Stoppard, “Un’occasione imperdibile – dice il regista dello spettacolo Muscato – per ridere di gusto di tutte le idiosincrasie e le paure del signor William Shakespeare».
A scaldare la temperatura già quasi estiva si aggiungono quest’anno anche gli incendi delle infiorescenze dei pioppi. Anche se la pioggia interrompe un attimo la nevicata di quelli che i mantovani chiamano familiarmente “piumini” il calore facilità le possibilità di combustione e anche il vento degli ultimi giorni ha contribuito a creare cumuli di fiocchi ai lati delle strade. È interessante pensare che questo materiale infiammabile, i piumini appunto costituiti da cellulosa, siano invece secondo la mitologia antica il ricordo delle lacrime di un lutto talmente inconsolabile che ogni anno il fenomeno si ripete. È un mito padano quello legato alla fioritura dei pioppi. Fetonte figlio di Elio chiede al padre di guidare il carro con cui ogni giorno porta il sole in giro per il firmamento. Il genitore rifiuta perché teme l’inesperienza del figlio. Tuttavia, come spesso accade, cede ben presto alle insistenze di Fetonte che alla guida del cocchio del sole si lancia in una folle corsa. Il ragazzo si spaventa quando vede da vicino gli animali dello zodiaco e scende con il carro troppo vicino alla terra, incendiando i terreni e i raccolti. Zeus dall’alto dell’Olimpo colpisce il cocchio con una delle sue saette per evitare guai peggiori. Fetonte cade dal carro nell’Eridano, il fiume Po, dove annega e viene raccolto dalle sue sorelle, le Eliadi che iniziano a piangerlo sconsolate. Zeus impietosito dal loro dolore le trasforma in pioppi: fratello e sorelle saranno sempre vicini (i filari di pioppi fiancheggiano il grande fiume) e ogni anno a primavera, le lacrime delle Eliadi, i bianchi fiocchi primaverili, rinnovano il lutto per la scomparsa di Fetonte. Chi volesse vedere una rappresentazione del mito non ha che da andare a Palazzo Te nella camera delle aquile oppure nella sala dei miti nel Palazzo del giardino a Sabbioneta. Forse Zeus non pensava che anche le lacrime delle Eliadi, trasformate in fiocchi, avrebbero potuto essere utilizzate per innescare incendi. La perversa fantasia dei moderni supera quella degli antichi.
Editoriale pubblicato sul quotidiano La Voce di Mantova (testo leggermente modificato)
“Carlo V entrò nella Basilica preceduto dai suoi dignitari. L’imperatore si inginocchiò davanti all’altare della reliquia e chiese di rimanere solo alla presenza del Santissimo Sangue”. (da Il Sangue dell’Imperatore)
Un mantovano che leggesse queste righe andrebbe subito col pensiero al 1530 e alla Basilica di S.Andrea che proprio in quegli anni vide la presenza di Carlo V, arrivato a Mantova in visita a Federico II per conferirgli il titolo di duca. E invece no. La Basilica e il Preziosissimo Sangue cui si fa riferimento non sono quelli mantovani ma quelli fiamminghi, conservati e venerati a Bruges a partire dal XII secolo.
Marzo 2015 e Giornate di primavera FAI: oggi si visita la Rocchetta di Sparafucile, ultima parte rimasta del sistema difensivo del ponte di San Giorgio, poi ostello e adesso con un futuro tutto da inventare. Quello che colpisce tuttavia è il nome Sparafucile, l’oste-sicario tra i protagonisti dell’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi, cui si aggiungono in città la casa di Rigoletto, la cattedrale e il palazzo del Duca di Mantova (attuale Palazzo ducale). Mantova città verdiana per eccellenza?
Alle 4 e trenta del mattino a Mantova poco si muove. Alcune luci sono già accese e una di queste appartiene all’edicola di via XX settembre. Le edicole non hanno un nome come i bar ma un numero. Questo chiosco è il 201, è di fianco ad una delle poche fontanelle rimaste nel centro storico e ha il volto e il sorriso di Walter Toajari. “Contare i giornali, dividere le copie dei quotidiani che arrivano tutte insieme, verificare che i numeri tornino con la bolla – queste le azioni che ci racconta Walter che si muove a memoria, svelto e silenzioso nella piccola edicola insieme al padre che lo aiuta – poi si parte per le prime consegne, con la città ancora addormentata”.
Questa non è una recensione. E’ il racconto di uno stile e del carattere di Corte Mainolda che ho avuto modo di sperimentare oggi a pranzo. A Sarginesco (Sarsnesc per i locali), di fianco alla chiesa e all’ex teatro trovate questa antica corte contadina e parcheggiate su un’aia cosparsa di paglia (e viene alla mente la paglia sparsa sulle strade dai milanesi per non disturbare il sonno del maestro Giuseppe Verdi). (http://www.agriturismocortemainolda.com/)
Una recensione pubblicata su La Voce di Mantova nel 2012 relativa ad uno spettacolo visto al Teatro Romano di Verona: Tutto Shakespeare in 90 minuti. Forse una delle ultime esibizioni di Andrea Brambilla, meglio conosciuto come Zuzzurro, insieme a Nino Formicola (Gaspare) e a Maurizio Lombardi.
“Se Shakespeare fosse vissuto ai giorni nostri scriverebbe film trash dal titolo “Indovina chi c’è per cena” con la regia di Tarantino”. Questa è una delle tante battute che ha fatto ridere e applaudire gli spettatori che hanno affollato il Teatro romano di Verona per Tutto Shakespeare in 90 minuti. E’ la cosiddetta Shakespeare Pocket Company, la compagnia tascabile formata da Gaspare e Zuzzurro, affiancati da un bravissimo Maurizio Lombardi, che ha percorso tutto d’un fiato la traccia delle 37 opere del Bardo.