Una recensione pubblicata su La Voce di Mantova nel 2012 relativa ad uno spettacolo visto al Teatro Romano di Verona: Tutto Shakespeare in 90 minuti. Forse una delle ultime esibizioni di Andrea Brambilla, meglio conosciuto come Zuzzurro, insieme a Nino Formicola (Gaspare) e a Maurizio Lombardi.
“Se Shakespeare fosse vissuto ai giorni nostri scriverebbe film trash dal titolo “Indovina chi c’è per cena” con la regia di Tarantino”. Questa è una delle tante battute che ha fatto ridere e applaudire gli spettatori che hanno affollato il Teatro romano di Verona per Tutto Shakespeare in 90 minuti. E’ la cosiddetta Shakespeare Pocket Company, la compagnia tascabile formata da Gaspare e Zuzzurro, affiancati da un bravissimo Maurizio Lombardi, che ha percorso tutto d’un fiato la traccia delle 37 opere del Bardo.
Va a fuoco la polveriera e scoppia il Forte di Pietole
Durante la prima guerra mondiale Mantova era una città di seconda linea, piena di caserme e polveriere. In particolare era il Forte di Pietole ad essere utilizzato come un’enorme deposito di materiale bellico. Fu dopo l’annessione di Mantova al Regno d’Italia nel 1866 che iniziò il progressivo smantellamento degli apparati difensivi cittadini e il forte fu inizialmente incluso nella lista delle opere radiate dal novero delle fortificazioni ma successivamente riammesso come deposito di materiali e munizioni. Il 28 aprile del 1917 infatti, con il Forte colmo di munizioni accatastate oltre i limiti, un incendio, innescato dalla perdita di liquidi incendiari fuoriusciti da alcuni proiettili destinati al fronte di guerra, si propagò rapidamente raggiungendo la grande polveriera e le casematte situate nella cortina di destra. Gli effetti di quella esplosione, rimasta nella memoria storica, sono tutt’ora visibili nel profondo cratere sul luogo dov’era posta la polveriera austriaca.
Un bellissimo libro questo: chiaro, sintetico e ricco di informazioni sull’arte romanica francese. Indovinata la scelta di selezionare alcuni portali tratti dai capolavori del romanico di oltralpe e, attraverso delle foto davvero spettacolari, raccontare vita, morte e miracoli (si può ben dire) di queste bibbie tridimensionali. Un portale su tutti: quello della chiesa di Sainte-Foy a Conques. Il Giudizio universale con Cristo in trono che benedice i beati e indica la giusta punizione ai dannati. La predicazione e le parole dei monaci erano rafforzate dalle immagini del portale scolpito. I fedeli potevano vedere e vivere le pene dell’inferno ma trovavano sollievo nella grande misericordia di Dio e nella possibilità di entrare in paradiso. Mark Twain disse: il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia. Non vorrei sembrare blasfemo ma è impressionante come le scene dell’inferno siano le più vivaci ed efficaci rispetto alle altre e dimostrino come la fantasia degli artisti possa superare qualunque immaginazione. Da leggere assolutamente.
Buon Natale a tutti con un’antichissima immagine della Natività che si trova nel Duomo di Mantova. Si tratta di un bassorilievo posto sul fronte di un sarcofago paleocristiano, collocato nella navatella destra della cattedrale tra l’altare intitolato a S.Eligio e quello dedicato a S.Luigi Gonzaga.
“Le navi sono gli occhi dell’oceano e quando qualcuna affonda è come se il mare chiudesse un occhio”. Mi è venuta in mente questa storia oggi mentre camminavo per il centro storico di Mantova. Le vetrine sono gli occhi della città e, nei giorni di festa e soprattutto a Natale, ripassano il rimmel, rinnovano l’ombretto per uno sguardo più ammiccante: quello capace di incantare i bambini, di scaldare il cuore degli adulti e di risvegliare i ricordi degli anziani. Ma lo sguardo di Mantova sembra spegnersi via via con saracinesche chiuse e insegne di affittasi ormai scolorite. Quando una via comincia a perdere attività è come se un ramo iniziasse a perdere le foglie. Solo che in natura, all’autunno segue l’inverno con la certezza della primavera mentre in città non basta attendere la nuova stagione per riaccendere le vetrine e, una volta che una via si spegne, diventa molto difficile risvegliarla. Ma qual è la causa di tutto ciò? La crisi? Sicuramente. La mancanza di soldi da spendere? Anche. Una sfiducia nel futuro che inibisce lo spirito imprenditoriale? Come negarlo. A ciò si aggiunga anche la miopia di non aver governato lo sviluppo del piano delle aperture commerciali in città. Iper di qui, market di là, centro commerciale avanti, grande magazzino dietro: una cintura che chiude Mantova come a sostituire la fortificazione gonzaghesca del Serraglio. Quella impediva al nemico di avvicinarsi alla città. La quarta cerchia dei centri commerciali è invece oggi quella che ammalia i consumatori e li tiene lontani dal centro. Non sto dicendo che questa sia stata una scelta sbagliata a priori (anche se io ne sono convinto), dico che non ci si può lamentare del centro vuoto se si è riempita la periferia. E allora viene da pensare alla storia dei monaci di Sant’Andrea e al mercante Boniforte da Concorezzo. I benedettini costruiscono la basilica e ne chiudono un lato con un “ipermercato medievale”, i portici che tuttora fiancheggiano piazza Erbe dove i pellegrini giunti ad adorare il preziosissimo sangue possono acquistare da mangiare o dormire sotto il portico se non hanno abbastanza soldi per la locanda. Per questo la scelta del mercante Boniforte è scontata: decide di costruire la sua casa-bottega di fianco alla piazza del mercato e all’”iper monastico” con l’aggiunta di un’insegna pubblicitaria marmorea sopra l’ingresso del negozio. Vuoi vedere che occorre reimparare dagli antichi quello che i moderni non sanno più applicare? Solo così Mantova potrà tornare ad aprire gli occhi anche e soprattutto a Natale.
Editoriale pubblicato sulla prima pagina de La Voce di Mantova di martedì 23 dicembre 2014
Le edicole sono indispensabili. Da noi infatti mancano le strade ampie e circondate da villette con il prato all’inglese. Forse è per questo che abbiamo le edicole e non i ragazzini in bicicletta che lanciano il giornale sulla soglia di casa. Non parliamo poi della posta che funziona a singhiozzo (a Mantova un eufemismo per questo periodo) e recapita i quotidiani in ritardo rendendo anacronistiche le notizie. L’edicola invece è sempre lì, che ci aspetta al solito posto: per questo ha successo.
Matera ha vinto il titolo di capitale europea della cultura 2019. Mantova è stata esclusa già alla prima selezione (era il 15 novembre 2013). E oggi? cosa pensiamo di fare per il 2019? Perchè non pensare che se i progetti presentati nel dossier di candidatura erano davvero buoni non possano essere realizzati in ogni caso? Provate a ragionare su cos’era Mantova nel 1519 e su cosa potremmo celebrare nel 2019.
Quante volte abbiamo sentito usare questa frase alle mostre sull’arte contemporanea o alla Biennale di Venezia? Ormai artisti come Mirò, Picasso o Duchamp appaiono dei classici posti di fronte a Jeff Koons, Damien Hirst o all’italiano Maurizio Cattelan.
Shakespeare e impresa: un binomio apparentemente lontano e in realtà produttivo di stimoli e suggestioni. Giovedì 4 dicembre al Teatro Sociale di Mantova Apindustria ha portato in scena un’idea di Giacomo Cecchin per legare imprenditoria e personaggi scespiriani (Amleto, Macbeth e Enrico V) oltre a Cyrano de Bergerac di Rostand. Sul palco Claudio Soldà, Eros Tugnoli, Davide Foroni e Giacomo Cecchin.
Di seguito trovate l’intervento conclusivo dello spettacolo e l’articolo uscito sulla Gazzetta di Mantova.