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Una città di retrovia nella Grande Guerra
Durante la Prima guerra mondiale, Mantova era considerata una città di seconda linea, lontana dai fronti, ma di grande importanza strategica per lo stoccaggio di armi e munizioni. In città e nei suoi immediati dintorni si concentravano numerosi depositi militari, caserme e polveriere, indispensabili per rifornire le truppe al fronte. Tra queste strutture, il Forte di Pietole rivestiva un ruolo di primo piano: una massiccia costruzione ottocentesca che, pur non più utilizzata come baluardo difensivo, era stata trasformata in enorme deposito di materiale bellico destinato alla guerra.
Dall’opera difensiva al deposito di munizioni
Il forte, costruito secondo i canoni tecnici dell’ingegneria militare ottocentesca, aveva perso la sua funzione originaria di fortificazione dopo l’annessione di Mantova al Regno d’Italia nel 1866, con il progressivo smantellamento delle mura e degli apparati difensivi cittadini. Inizialmente incluso nella lista delle opere radiate, il Forte di Pietole fu successivamente riammesso in servizio come deposito di materiali e munizioni, diventando uno dei principali punti di accumulo di esplosivi e proiettili.
La sera del 28 aprile 1917: l’incendio e la prima detonazione
La sera del 28 aprile 1917, con il forte colmo di munizioni oltre ogni limite di sicurezza, si sviluppò un incendio all’interno dell’edificio, innescato dalla perdita di liquidi incendiari fuoriusciti da alcuni proiettili destinati al fronte. Le fiamme si propagavano rapidamente attraverso gli spazi in cui erano stipate le scorte, raggiungendo la grande polveriera centrale e le casematte situate nella cortina di destra. La situazione precipitò in una lunga notte di terrore e scosse.
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Era un sabato il 18 gennaio del 1919 quando i vincitori della Grande Guerra si ritrovarono a Parigi per aprire la Conferenza di Pace che avrebbe dovuto sistemare le cose dopo il conflitto e avrebbe dovuto impedire il nascere di nuove guerre.
Per una volta l’Italia è arrivata prima: l’armistizio con l’Austria Ungheria che chiude la Grande Guerra è di domenica 3 novembre e entra in vigore il 4 novembre (
«Se volessi esprimermi paradossalmente, direi che Caporetto è stata una vittoria, e Vittorio Veneto una sconfitta per l’Italia. Senza paradossi si può dire che Caporetto ci ha fatto bene e Vittorio Veneto del male; che Caporetto ci ha innalzati e Vittorio Veneto ci ha abbassati, perché ci si fa grandi resistendo ad una sventura ed espiando le proprie colpe, e si diventa invece piccoli gonfiandosi con le menzogne e facendo risorgere i cattivi istinti per il fatto di vincere». Giuseppe Prezzolini