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Io dico spesso che Mantova è una Firenze low cost.

Non perché valga meno, naturalmente. Ma perché offre palazzi, chiese, affreschi, corti rinascimentali e grandi protagonisti della storia dell’arte senza le folle, le code e i prezzi di Firenze.

In un recente articolo pubblicato sul Times, la giornalista britannica Helen Pickles racconta Mantova come «l’alternativa senza folla a Firenze che probabilmente non avete mai visitato». Il testo, che ho scoperto grazie alla Voce di Mantova, ha questo titolo “The crowd-free alternative to Florence you’ve probably never been to” è stato pubblicato sul Times venerdì 31 luglio 2026 (ecco il link dove leggerlo in originale https://www.thetimes.com/travel/destinations/europe-travel/italy/italy-mantua-lombardy-art-culture-hrqrn639j

Una città «quasi caricaturalmente italiana»

L’articolo si apre con uno sguardo decisamente britannico.

Mantova appare «quasi caricaturalmente italiana»: le automobili percorrono rumorosamente le strade acciottolate, i ciclisti si muovono disinvolti parlando al telefono, cortili monumentali si intravedono dietro portoni anonimi, mentre cupole, torri e merlature compaiono improvvisamente tra gli edifici.

È una descrizione affettuosa, anche se costruita attraverso molti degli elementi che un visitatore straniero associa all’Italia: biciclette, campane, vicoli, piazze, gelati e piccole automobili.

I Gonzaga come i Medici

Il confronto con Firenze è immediato.

Come Firenze ebbe i Medici, Mantova ebbe i Gonzaga: altrettanto potenti, ambiziosi e generosi nel finanziare artisti e opere destinate a celebrare la propria dinastia.

Per quasi quattro secoli i Gonzaga richiamarono a Mantova protagonisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Giulio Romano e Claudio Monteverdi.

La vera sorpresa, per l’autrice, è che una città con un simile patrimonio rinascimentale sia ancora così poco conosciuta dal turismo internazionale.

Ed è forse proprio questo il suo vantaggio.

Una piccola città tra Firenze e Venezia

Mantova non possiede un aeroporto e deve essere raggiunta in treno da Verona. Ma l’articolo liquida il problema come un dettaglio trascurabile.

La città, infatti, unisce un patrimonio artistico paragonabile a quello di Firenze a un paesaggio d’acqua che soltanto Venezia potrebbe eguaglia.

I tre laghi del Mincio circondano il centro storico e, arrivando dal ponte di San Giorgio, fanno apparire la città quasi sospesa sull’acqua.

Sul profilo urbano dominano le mura e le torri di Palazzo Ducale, la più grande manifestazione del potere e dell’ambizione dei Gonzaga.

Cinquecento stanze e un palazzo quasi vuoto

Palazzo Ducale viene descritto come un complesso di circa cinquecento stanze.

Molti ambienti sono oggi privi degli arredi e delle opere che un tempo li riempivano, venduti durante i periodi di difficoltà economica oppure sottratti nel corso delle occupazioni straniere.

L’autrice osserva ironicamente che potrebbe essere quasi una fortuna: se tutto fosse rimasto al suo posto, per visitare il palazzo sarebbe necessaria un’intera settimana.

Restano comunque pareti e soffitti riccamente decorati, il fregio dedicato ai cavalli prediletti dai Gonzaga, il giardino pensile con gli alberi di limone e, naturalmente, la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna.

Il grande ritratto della corte colpisce proprio per i dettagli poco lusinghieri dei personaggi. Alzando lo sguardo, l’oculo dipinto sul soffitto produce invece un effetto quasi vertiginoso.

Dopo la visita, racconta la giornalista, era necessario un gelato.

Sant’Andrea, la Rotonda e il «copriteiera rosa»

Il centro è raccontato come una successione di piazze che si aprono l’una nell’altra, circondate da portici, mattoni e intonaci dai colori consumati dal sole.

Piazza Sordello è la più monumentale, ma l’autrice sembra preferire la Basilica di Sant’Andrea, enorme rispetto alla piccola piazza nella quale è inserita.

Nella cripta è custodita la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, anche se la giornalista confessa di sentirsi maggiormente a proprio agio nella semplicità della Rotonda di San Lorenzo.

La più antica chiesa della città viene descritta attraverso un’immagine curiosamente britannica: piccola, bassa, rotonda e costruita in mattoni, sarebbe simile a un «piccolo copriteiera rosa».

Una definizione domestica e quasi irriverente per un edificio che rimase nascosto da altre costruzioni per più di trecento anni.

Il Bibiena è uno scrigno

Anche il Teatro Bibiena rischia, secondo l’articolo, di passare inosservato.

Il suo esterno sobrio non prepara il visitatore alla ricchezza della sala barocca. Entrarvi viene paragonato all’apertura di uno scrigno: ordini di palchi, balaustre scolpite, pareti affrescate, lampade di vetro e sedute di velluto rosa.

Qui, nel gennaio 1770, si esibì il giovane Mozart, che aveva soltanto quattordici anni.

Il dettaglio che stupisce il visitatore britannico è però anche un altro: come molti monumenti mantovani, il teatro chiude durante la pausa pranzo.

Un’abitudine italiana che il turista straniero farebbe bene a conoscere prima di organizzare la giornata.

Mangiare in centro senza sentirsi spennati

Una delle sorprese più piacevoli riguarda i prezzi.

Anche i ristoranti collocati nelle piazze più turistiche non vengono considerati eccessivamente costosi. È un’osservazione significativa per chi arriva dalle grandi città d’arte europee, dove cenare nel centro storico significa spesso pagare molto e mangiare poco.

A Mantova, invece, si possono ancora trovare cucina tradizionale, locali autentici e prezzi relativamente accessibili.

È anche in questo senso che la definizione di Firenze low cost sembra funzionare: non una Firenze minore, ma una città d’arte che può ancora essere vissuta con calma e senza spendere una fortuna.

L’asino nel menu e lo zabaione nel sandwich

La cucina mantovana offre all’articolo alcuni dei passaggi più divertenti.

Accanto allo stracotto, al coniglio e ai tortelli di zucca compare l’asino, specialità locale che provoca la reazione scandalizzata di una cliente americana seduta al tavolo vicino.

In un ristorante più moderno viene servito persino un tiramisù di baccalà, composto da pesce, patate, spuma di baccalà e granella di cacao.

La torta Elvezia è invece spiegata ai lettori britannici come una specie di «zabaione racchiuso in un sandwich».

Una descrizione discutibile dal punto di vista gastronomico, ma efficace nel mostrare come ogni cultura traduca ciò che incontra attraverso immagini che già conosce.

Palazzo Te, il palazzo del piacere

Palazzo Te viene presentato come l’altra grande meraviglia dei Gonzaga, ma anche come il luogo degli incontri tra Federico II e la sua amante Isabella Boschetti.

Le decorazioni di Giulio Romano sono descritte come sensuali, ricche e persino eccessive: cavalli, divinità, animali, banchetti e paesaggi riempiono le sale.

Nella Camera dei Giganti rocce, fulmini e terremoti avvolgono completamente il visitatore, trasformando l’affresco in una spettacolare esperienza immersiva.

Dopo tanta intensità artistica, la giornalista sente il bisogno di uscire e passeggiare lungo il lago.

Naturalmente con un pezzo di sbrisolona.

La natura a pochi minuti dai palazzi

Sul Lago di Mezzo l’atmosfera cambia.

Famiglie che fanno picnic, ciclisti, pescatori, gruppi di yoga e imbarcazioni animano un paesaggio naturale che si trova a pochi minuti dal cuore rinascimentale della città.

Le acque ospitano riserve naturali, numerose specie di uccelli e, durante l’estate, le spettacolari fioriture del loto.

È proprio questa vicinanza a stupire l’autrice: in pochissimo tempo si passa dagli affreschi di Mantegna e Giulio Romano a un ambiente fatto di acqua, silenzio e vegetazione.

Campane e Fiat 500

L’articolo si chiude con un’immagine nuovamente «caricaturalmente italiana».

Al mattino il suono delle campane del Duomo si mescola al rumore dei motori. Piazza Sordello è occupata da numerose Fiat 500 colorate, arrivate per l’annuale raduno mantovano.

Quando le automobili partono tra clacson e motori scoppiettanti, la città sembra trasformarsi definitivamente in una cartolina italiana.

Una cartolina, però, ancora autentica e abitata.

Le fotografie arrivate da un’altra Mantova

L’articolo ha tuttavia un difetto evidente: quasi tutte le fotografie utilizzate sembrano essere state recuperate da archivi online, con la sola probabile eccezione dell’immagine dedicata ai tortelli di zucca.

E sono fotografie che raccontano una Mantova decisamente datata, quasi ferma agli anni Settanta.

Palazzo Te appare ancora scrostato; in piazza Castello il campanile di Santa Barbara è mostrato con la sommità capitozzata dopo il terremoto del 2012; persino l’oculo della Camera degli Sposi sembra fotografato prima del restauro.

Le immagini finiscono quindi per contraddire, almeno in parte, il messaggio dell’articolo. Il testo racconta una città viva, elegante e sorprendente, mentre le fotografie sembrano provenire da un vecchio album o da una guida turistica non aggiornata.

Mantova meriterebbe di essere scoperta, ma anche di essere rappresentata per ciò che è oggi.

Una Firenze senza folla

La conclusione dell’articolo è semplice: Mantova è la destinazione ideale per chi ama Firenze ma desidera evitare la folla.

È una città che possiede arte, storia, architettura, cucina e paesaggio, ma continua a essere percepita come una scoperta.

Per questo continuerò a definirla una Firenze low cost.

Non una copia economica di Firenze, ma una città rinascimentale che offre ancora il lusso più raro: poter entrare in un palazzo, attraversare una piazza o fermarsi davanti a un affresco senza doverlo contendere a una folla di visitatori.

Il link all’articolo originale

https://www.thetimes.com/travel/destinations/europe-travel/italy/italy-mantua-lombardy-art-culture-hrqrn639j

Mantova vista dalla stampa internazionale

Mantova continua a sorprendere i giornalisti stranieri. Nella stampa britannica, spagnola e tedesca ricorrono spesso gli stessi elementi: il confronto con Firenze, il paesaggio d’acqua, l’eredità dei Gonzaga, la cucina e, soprattutto, l’assenza del turismo di massa. Di seguito alcuni articoli verificati come liberamente consultabili, senza necessità di sottoscrivere un abbonamento. In alcuni casi il sito può chiedere di accettare i cookie o proporre la registrazione, ma il testo dell’articolo resta accessibile.

Mantova in 24 ore tra palazzi, affreschi e passeggiate

El País – El Viajero, 7 giugno 2026

Un itinerario molto dettagliato che accompagna il lettore dalla stazione a Palazzo Te, passando per le Pescherie, Sant’Andrea, Piazza Sordello, Palazzo Ducale e Piazza Canossa. La conclusione è significativa: le dimensioni contenute della città possono far pensare che basti un giorno per conoscerla, ma Mantova nasconde molto più di quanto sembri.

https://elpais.com/elviajero/escapadas/europa/2026-06-07/que-hacer-24-horas-en-mantua-palacios-frescos-y-un-delicioso-paseo.html

Forse la città più bella della Lombardia

Travelbook Magazine, Germania

Il magazine tedesco presenta Mantova come una delle gemme meno conosciute d’Italia e arriva a definirla probabilmente la città più bella della Lombardia. Particolare attenzione è dedicata al centro storico, ai laghi e alla possibilità di visitare la città a piedi.

https://www.travelbook-magazine.com/travel-destinations/mantua-italys-most-beautiful-hidden-gem-in-lombardy

Da Mantegna ad Andy Warhol

Italy Magazine

L’articolo racconta una Mantova capace di affiancare alla propria identità rinascimentale una nuova vocazione per l’arte contemporanea, grazie all’apertura della Sonnabend Collection nel Palazzo della Ragione. Il confronto più curioso è quello tra Andrea Mantegna e Andy Warhol.

https://www.italymagazine.com/featured-story/surprising-reason-you-should-visit-mantua-spring

Mantova, la Bella Addormentata d’Italia

The Guardian, 29 marzo 2013

John Brunton descrive Mantova come una città straordinaria, conosciuta dagli italiani ma ancora ignorata da molti viaggiatori stranieri. Il paragone tra Gonzaga e Medici accompagna un racconto fatto di palazzi, aperitivi, trattorie e vita quotidiana.

https://www.theguardian.com/travel/2013/mar/29/mantua-italy-sleeping-beauty-city-break

Jeanette Winterson tra tortelli e storia

The Guardian, 30 gennaio 2010

La scrittrice britannica Jeanette Winterson parte dalla preparazione dei tortelli di zucca per raccontare una città nella quale il passato non sembra definitivamente scomparso, ma continua a comunicare con il presente.

https://www.theguardian.com/travel/2010/jan/30/pasta-making-mantua-italy-winterson

La città della magia e della musica

The Observer – The Guardian, 7 maggio 2000

Mantova viene raccontata attraverso Shakespeare, Monteverdi e Verdi: dalla città dell’esilio di Romeo alla nascita dell’opera moderna, fino all’ambientazione del Rigoletto.

https://www.theguardian.com/travel/2000/may/07/observerescapesection3

La battaglia contro le porzioni mantovane

The Guardian, 2 ottobre 1999

Un articolo ironico e gastronomico dedicato ai tortelli di zucca, allo stracotto d’asino e alle generose porzioni locali. Mantova viene presentata come più raccolta, meno costosa e meno faticosa rispetto alle grandi destinazioni turistiche italiane.

https://www.theguardian.com/travel/1999/oct/02/mantua.italy

Mantua, the Low-Cost Florence Seen Through British Eyes

A British journalist discovers Mantua as a crowd-free alternative to Florence: a Renaissance city shaped by the Gonzagas, surrounded by lakes and rich in art, authentic food and unexpected curiosities. Her enthusiastic account also reveals a distinctly British perspective—and photographs that portray a surprisingly outdated version of the city.

Mantoue, la Florence à petit prix vue par une journaliste britannique

Une journaliste britannique découvre Mantoue comme une alternative à Florence, loin des foules : une ville Renaissance marquée par les Gonzague, entourée de lacs et riche en art, en cuisine authentique et en curiosités. Son récit enthousiaste révèle aussi un regard très britannique, accompagné de photographies qui montrent une image étonnamment datée de la ville.