Buon Natale a tutti con un’antichissima immagine della Natività che si trova nel Duomo di Mantova. Si tratta di un bassorilievo posto sul fronte di un sarcofago paleocristiano, collocato nella navatella destra della cattedrale tra l’altare intitolato a S.Eligio e quello dedicato a S.Luigi Gonzaga.
“Le navi sono gli occhi dell’oceano e quando qualcuna affonda è come se il mare chiudesse un occhio”. Mi è venuta in mente questa storia oggi mentre camminavo per il centro storico di Mantova. Le vetrine sono gli occhi della città e, nei giorni di festa e soprattutto a Natale, ripassano il rimmel, rinnovano l’ombretto per uno sguardo più ammiccante: quello capace di incantare i bambini, di scaldare il cuore degli adulti e di risvegliare i ricordi degli anziani. Ma lo sguardo di Mantova sembra spegnersi via via con saracinesche chiuse e insegne di affittasi ormai scolorite. Quando una via comincia a perdere attività è come se un ramo iniziasse a perdere le foglie. Solo che in natura, all’autunno segue l’inverno con la certezza della primavera mentre in città non basta attendere la nuova stagione per riaccendere le vetrine e, una volta che una via si spegne, diventa molto difficile risvegliarla. Ma qual è la causa di tutto ciò? La crisi? Sicuramente. La mancanza di soldi da spendere? Anche. Una sfiducia nel futuro che inibisce lo spirito imprenditoriale? Come negarlo. A ciò si aggiunga anche la miopia di non aver governato lo sviluppo del piano delle aperture commerciali in città. Iper di qui, market di là, centro commerciale avanti, grande magazzino dietro: una cintura che chiude Mantova come a sostituire la fortificazione gonzaghesca del Serraglio. Quella impediva al nemico di avvicinarsi alla città. La quarta cerchia dei centri commerciali è invece oggi quella che ammalia i consumatori e li tiene lontani dal centro. Non sto dicendo che questa sia stata una scelta sbagliata a priori (anche se io ne sono convinto), dico che non ci si può lamentare del centro vuoto se si è riempita la periferia. E allora viene da pensare alla storia dei monaci di Sant’Andrea e al mercante Boniforte da Concorezzo. I benedettini costruiscono la basilica e ne chiudono un lato con un “ipermercato medievale”, i portici che tuttora fiancheggiano piazza Erbe dove i pellegrini giunti ad adorare il preziosissimo sangue possono acquistare da mangiare o dormire sotto il portico se non hanno abbastanza soldi per la locanda. Per questo la scelta del mercante Boniforte è scontata: decide di costruire la sua casa-bottega di fianco alla piazza del mercato e all’”iper monastico” con l’aggiunta di un’insegna pubblicitaria marmorea sopra l’ingresso del negozio. Vuoi vedere che occorre reimparare dagli antichi quello che i moderni non sanno più applicare? Solo così Mantova potrà tornare ad aprire gli occhi anche e soprattutto a Natale.
Editoriale pubblicato sulla prima pagina de La Voce di Mantova di martedì 23 dicembre 2014
Le edicole sono indispensabili. Da noi infatti mancano le strade ampie e circondate da villette con il prato all’inglese. Forse è per questo che abbiamo le edicole e non i ragazzini in bicicletta che lanciano il giornale sulla soglia di casa. Non parliamo poi della posta che funziona a singhiozzo (a Mantova un eufemismo per questo periodo) e recapita i quotidiani in ritardo rendendo anacronistiche le notizie. L’edicola invece è sempre lì, che ci aspetta al solito posto: per questo ha successo.
Matera ha vinto il titolo di capitale europea della cultura 2019. Mantova è stata esclusa già alla prima selezione (era il 15 novembre 2013). E oggi? cosa pensiamo di fare per il 2019? Perchè non pensare che se i progetti presentati nel dossier di candidatura erano davvero buoni non possano essere realizzati in ogni caso? Provate a ragionare su cos’era Mantova nel 1519 e su cosa potremmo celebrare nel 2019.
Quante volte abbiamo sentito usare questa frase alle mostre sull’arte contemporanea o alla Biennale di Venezia? Ormai artisti come Mirò, Picasso o Duchamp appaiono dei classici posti di fronte a Jeff Koons, Damien Hirst o all’italiano Maurizio Cattelan.
Shakespeare e impresa: un binomio apparentemente lontano e in realtà produttivo di stimoli e suggestioni. Giovedì 4 dicembre al Teatro Sociale di Mantova Apindustria ha portato in scena un’idea di Giacomo Cecchin per legare imprenditoria e personaggi scespiriani (Amleto, Macbeth e Enrico V) oltre a Cyrano de Bergerac di Rostand. Sul palco Claudio Soldà, Eros Tugnoli, Davide Foroni e Giacomo Cecchin.
Di seguito trovate l’intervento conclusivo dello spettacolo e l’articolo uscito sulla Gazzetta di Mantova.
Sabato 29 novembre 2014 ho avuto l’onore di aprire lo spettacolo “Un senso che Vale una vita” che ricordava Valentina Barsoni, ragazza affetta dalla sindrome di Dravet, scomparsa a 22 anni l’anno scorso (l’iniziativa è stata organizzato dalla associazione Valentina Barsoni Diversamente eventi, da un’idea di Claudio Soldà e sotto la direzione di Federica Morselli). E’ stata un’esperienza emozionante e mi ha particolarmente colpito il video Benvenuti in Olanda (lo potete vedere qui) che racconta l’esperienza di avere un figlio disabile paragonandola a quella di chi progetta di visitare l’Italia e poi invece finisce in Olanda e naturalmente fatica ad accettare questa situazione. Ma poi comincia ad accorgersi che se in Olanda non c’è il Colosseo, tuttavia ci sono altre cose da apprezzare e per cui vale la pena andare come i mulini a vento, i tulipani, Rembrandt e tante altre cose.
Il rapporto tra Mantova e Shakespeare è fatto di citazioni fugaci come all’interno della Bisbetica domata o dei Due gentiluomini di Verona oppure la città diventa luogo importante come esilio di Romeo dopo l’uccisione di Tebaldo. E’ qui che Romeo viene a rifugiarsi su indicazione di frate Lorenzo e proprio qui riceverà la terribile notizia della morte della sua Giulietta.
La struttura delle città nasce dal luogo in cui sono costruite ma anche e soprattutto dagli uomini che ci hanno vissuto, dalle loro aspirazioni e dai loro obiettivi. La conversazione approfondisce i rapporti tra Mantova e la storia degli Ordini religiosi (benedettini, francescani, domenicani e gesuiti) e dei loro conventi e monasteri sotto il profilo della struttura urbanistica.
La copertina della Guida di Mantova di Ercolano Marani
Sono vent’anni che è morto ma chi si occupa per professione o per passione della storia di Mantova non può non incontrarlo. Il nome del prof. Ercolano Marani esce dalle bibliografie, appare nei libri e negli articoli a sua firma e in particolare, nel mio particolare ricordo, è legato a due elementi: i saggi su “Vie e piazze di Mantova” pubblicati su Civiltà Mantovana e la guida illustrata di Mantova.