Lacrime incendiarie: pioppi, piumini e miti padani

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A scaldare la temperatura già quasi estiva si aggiungono quest’anno anche gli incendi delle infiorescenze dei pioppi. Anche se la pioggia interrompe un attimo la nevicata di quelli che i mantovani chiamano familiarmente “piumini” il calore facilità le possibilità di combustione e anche il vento degli ultimi giorni ha contribuito a creare cumuli di fiocchi ai lati delle strade. È interessante pensare che questo materiale infiammabile, i piumini appunto costituiti da cellulosa, siano invece secondo la mitologia antica il ricordo delle lacrime di un lutto talmente inconsolabile che ogni anno il fenomeno si ripete. È un mito padano quello legato alla fioritura dei pioppi. Fetonte figlio di Elio chiede al padre di guidare il carro con cui ogni giorno porta il sole in giro per il firmamento. Il genitore rifiuta perché teme l’inesperienza del figlio. Tuttavia, come spesso accade, cede ben presto alle insistenze di Fetonte che alla guida del cocchio del sole si lancia in una folle corsa. Il ragazzo si spaventa quando vede da vicino gli animali dello zodiaco e scende con il carro troppo vicino alla terra, incendiando i terreni e i raccolti. Zeus dall’alto dell’Olimpo colpisce il cocchio con una delle sue saette per evitare guai peggiori. Fetonte cade dal carro nell’Eridano, il fiume Po, dove annega e viene raccolto dalle sue sorelle, le Eliadi che iniziano a piangerlo sconsolate. Zeus impietosito dal loro dolore le trasforma in pioppi: fratello e sorelle saranno sempre vicini (i filari di pioppi fiancheggiano il grande fiume) e ogni anno a primavera, le lacrime delle Eliadi, i bianchi fiocchi primaverili, rinnovano il lutto per la scomparsa di Fetonte. Chi volesse vedere una rappresentazione del mito non ha che da andare a Palazzo Te nella camera delle aquile oppure nella sala dei miti nel Palazzo del giardino a Sabbioneta. Forse Zeus non pensava che anche le lacrime delle Eliadi, trasformate in fiocchi, avrebbero potuto essere utilizzate per innescare incendi. La perversa fantasia dei moderni supera quella degli antichi.

Editoriale pubblicato sul quotidiano La Voce di Mantova (testo leggermente modificato)

Giacomo Cecchin

Giovanni Boldini: pittore e uomo di marketing. A Forlì una mostra splendida

Manifesto della mostra

Bella e stimolante la mostra su Giovanni Boldini attualmente in corso a Forlì presso la tradizionale sede del complesso conventuale di San Domenico.
Bella per le opere esposte tra cui molti capolavori non solo del pittore ferrarese (la mostra è quasi una monografica) ma anche degli altri pittori italiani, sia i macchiaioli sia les italiens di Parigi come De Nittis, Zandomeneghi e Corcos oppure Modigliani. L’unica opera esposta del pittore livornese racconta più di tutto il resto la distanza esistente tra Boldini e gli artisti delle avanguardie.
Stimolante perché presenta anche la parte grafica dell’opera di Boldini, non sempre esposta in altre mostre che si sono limitate alle opere più note di questo pittore famoso per i suoi ritratti e per come ha saputo rappresentare la cosiddetta Belle Epoque.

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Il cielo in una stanza: la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

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Occhio Camera degli sposi

Riapre la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna ed è un evento per i mantovani e per il mondo. Finalmente si volta pagina dopo il terremoto, finalmente si rientra in quella camera dove Mantegna mette in scena la famiglia Gonzaga, con i suoi pregi e i suoi difetti e con una serie di riferimenti, simbologie ed allusioni che fa sì che la stanza diventi un ipertesto con link che invitano gli spettatori ad approfondimenti e curiosità infinite.

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Mantova e Bruges: pellegrini sulle tracce del Preziosissimo Sangue

Basilica_of_the_Holy_Blood_-_Saint-Baselius_Chapel,_Bruges,_Belgium.

“Carlo V entrò nella Basilica preceduto dai suoi dignitari. L’imperatore si inginocchiò davanti all’altare della reliquia e chiese di rimanere solo alla presenza del Santissimo Sangue”. (da Il Sangue dell’Imperatore)

Un mantovano che leggesse queste righe andrebbe subito col pensiero al 1530 e alla Basilica di S.Andrea che proprio in quegli anni vide la presenza di Carlo V, arrivato a Mantova in visita a Federico II per conferirgli il titolo di duca. E invece no. La Basilica e il Preziosissimo Sangue cui si fa riferimento non sono quelli mantovani ma quelli fiamminghi, conservati e venerati a Bruges a partire dal XII secolo.

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L’Annunciazione: creatività e storia

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Oggi è il 25 marzo festa dell’Annunciazione della Vergine, uno dei temi più rappresentati della storia dell’arte occidentale.
A Mantova basta andare nella Basilica Palatina di Santa Barbara a vedere le ante dell’organo dipinte da Fermo Ghisoni, uno dei collaboratori di Giulio Romano.
Scrive Mons. Roberto Brunelli in un saggio pubblicato nei Quaderni di San Lorenzo: “un angelo di elegante levità e una Vergine quasi annichilita dal suo strepitoso annuncio”.Un tema, quello dell’Annunciazione, rappresentato da molti artisti e da ognuno di loro in modo diverso dimostrando che i limiti non inibiscono la creatività ma la stimolano. Provate a dare un’occhiata a queste tre immagini, tre capolavori di tre grandi maestri della pittura italiana. La storia è la stessa: eppure quanto diverse l’una dall’altra.
Il preziosismo quasi fiammingo di Carlo Crivelli con quel raggio di luce che si fa strada attraverso un’architettura rinascimentale, il pavone e i soliti cetrioli o altra frutta e ortaggi appoggiati sulla finta soglia marmorea.
La perfezione rarefatta ed eterna di Piero della Francesca, in una luce metafisica e che, all’interno della cimasa di un polittico ancorato nel gotico e nel medioevo introduce una prospettiva che apre verso un giardino e una pietra resa in tutti i suoi dettagli.
Infine Lorenzo Lotto che racconta un’Annunciazione dove una Vergine atterrita e scomposta riceve l’annuncio da un angelo nerboruto e saldamente ancorato al suolo che indica un Dio Padre incombente, il tutto in un interno domestico con dettagli fiamminghi e un gatto dalla schiena inarcata che diventa il vero fulcro del dipinto.
Come scrive Giovanni Agosti: “la storia dell’arte libera la testa”.

 Giacomo Cecchin

Sparafucile o Saltabadil: note e appunti in merito a Rigoletto, Mantova e Parigi

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Marzo 2015 e Giornate di primavera FAI: oggi si visita la Rocchetta di Sparafucile, ultima parte rimasta del sistema difensivo del ponte di San Giorgio, poi ostello e adesso con un futuro tutto da inventare. Quello che colpisce tuttavia è il nome Sparafucile, l’oste-sicario tra i protagonisti dell’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi, cui si aggiungono in città la casa di Rigoletto, la cattedrale e il palazzo del Duca di Mantova (attuale Palazzo ducale). Mantova città verdiana per eccellenza?

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Edicola mon amour: il caso di via XX settembre a Mantova

Walter Toajari e suo padre

Alle 4 e trenta del mattino a Mantova poco si muove. Alcune luci sono già accese e una di queste appartiene all’edicola di via XX settembre. Le edicole non hanno un nome come i bar ma un numero. Questo chiosco è il 201, è di fianco ad una delle poche fontanelle rimaste nel centro storico e ha il volto e il sorriso di Walter Toajari.
“Contare i giornali, dividere le copie dei quotidiani che arrivano tutte insieme, verificare che i numeri tornino con la bolla – queste le azioni che ci racconta Walter che si muove a memoria, svelto e silenzioso nella piccola edicola insieme al padre che lo aiuta – poi si parte per le prime consegne, con la città ancora addormentata”.

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Corte Mainolda: una corte di pianura con carattere e stile

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Corte Mainolda

Questa non è una recensione. E’ il racconto di uno stile e del carattere di Corte Mainolda che ho avuto modo di sperimentare oggi a pranzo.
A Sarginesco (Sarsnesc per i locali), di fianco alla chiesa e all’ex teatro trovate questa antica corte contadina e parcheggiate su un’aia cosparsa di paglia (e viene alla mente la paglia sparsa sulle strade dai milanesi per non disturbare il sonno del maestro Giuseppe Verdi). (http://www.agriturismocortemainolda.com/)

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Ricordare e celebrare nel 2015…

2015

Ho provato a verificare che anniversari o ricorrenze si potrebbero celebrare quest’anno. E’ solo un gioco. Sono convinto che la storia vada approfondita indipendentemente dagli anniversari e che spesso le commemorazioni, soprattutto in Italia, diventano occasione per mostre, comitati o altro di dubbia efficacia.
Tuttavia se lo si considera un gioco diventa interessante, un modo di mettere un po’ di puntini nelle proprie reminescenze. Io quest’anno lavorerò a conferenze, articoli o progetti legati alla

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