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Il 24 giugno 1859 (che era un venerdì) non fu una giornata qualsiasi per le colline tra Mantova, Brescia e Verona. Quel giorno si combatté la battaglia di Solferino e San Martino, uno degli scontri decisivi della Seconda guerra d’indipendenza italiana. Da una parte gli austriaci, dall’altra francesi e piemontesi. La Lombardia passò poi al Regno di Sardegna (tutta tranne Mantova) e il Risorgimento fece un passo avanti verso l’Unità d’Italia (come per la Bella Gigogin).
Ma per capire davvero quella giornata non basta ricordare una battaglia. Bisogna attraversare luoghi, torri, ossari, colline, caldo, uniformi, canzoni e vini. Ecco quindi 10 cose per rivivere San Martino e Solferino — e non solo*.
1. Capire che San Martino e Solferino sono la stessa battaglia, ma non proprio
Nei libri troviamo spesso “battaglia di Solferino e San Martino”, come se fosse un solo grande nome. In effetti lo scontro fu unico, combattuto su un fronte molto ampio. Però la memoria ha separato i due luoghi: a San Martino combatterono soprattutto i piemontesi; a Solferino combatterono soprattutto i francesi.
È una distinzione comoda, quasi cinematografica: da una parte i soldati del Regno di Sardegna, dall’altra i francesi di Napoleone III, davanti a tutti gli austriaci di Francesco Giuseppe.
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Domani domenica 24 giugno cadono gli anniversari delle battaglie di Solferino e San Martino (1859) e della seconda battaglia di Custoza (1866, dopo la prima combattuta sempre a Custoza nel 1848, due sconfitte su due).
A 7 anni dalle celebrazioni del 2011 per i 150 anni dall’unità chi si ricorda delle polemiche scatenatesi in prossimità della data? Ben pochi in realtà, perché siamo in Italia e gli anniversari si ricordano solo se hanno cifra tonda. E quanti sanno che a Mantova avremmo dovuto festeggiare due volte l’Unità e quindi anche il 22 ottobre 2016? Ma andiamo con ordine e proviamo a ricordare perché la data del 17 marzo, quali erano i motivi di disputa e anche alcune curiosità che possono essere uno stimolo ad approfondire. 
