Domani accadde: la battaglia di Agincourt dove Enrico V asfaltò i francesi

Questione di leadership

Non capita tutti gli anni di poter celebrare i 600 anni dalla battaglia di Agincourt. Forse per noi italiani significa poco e per noi mantovani un avvenimento accaduto all’epoca di Gianfrancesco Gonzaga, capitano del popolo e non ancora marchese.
Eppure per chiunque abbia letto l’Enrico V di Shakespeare si tratta di una storia che non può lasciare indifferenti. Un giovane re che si pone un obiettivo ambizioso e lo realizza nonostante tutto e tutti.

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Un Albergo reale per Mantova: tra Dickens, l’imperatore d’Austria e un passaggio segreto

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La facciata dell'Albergo Reale

Questo è un post sperimentale.
E’ la pubblicazione ora per ora degli articoli che hanno accompagnato la giornata FAI d’autunno con l’apertura di Palazzo Barbetta.
Io ero volontario FAI e questa è la storia di quella giornata. Andiamo a incominciare…

Domenica 18 ottobre 2015, Mantova, Esterno giorno.

Oggi si tiene la FAI Marathon 2015 e io sarò impegnato come “concierge” per un giorno a Palazzo Barbetta che una volta era l’Albergo Reale di Mantova. Qui di seguito pubblico in sequenza i post che oggi saranno pubblicati sulla pagina Facebook di Fai Giovani Mantova. Se siete a Mantova oggi fate un salto e in caso contrario godetevi la lettura e naturalmente venite in un’altra occasione.

Iniziamo con quello delle 9.11 …

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I Gonzaga al potere: quattro secoli tra manager, condottieri e capitani di ventura

Cacciata dei Bonacolsi

Spesso ci si chiede da dove escono i Gonzaga e soprattutto da dove prendevano i fondi che gli consentirono di governare Mantova dal 1328 al 1707, di trasformare la città in una piccola capitale e di raccogliere alcuni tra gli artisti più importanti e alcuni tra i più grandi capolavori della storia dell’arte.
Ebbene i Gonzaga venivano proprio da Gonzaga, il paese nella bassa padana, si chiamavano Corradi ed erano contadini arricchiti ma con grandi ambizioni in un periodo in cui bastava un po’ di scaltrezza e pochi scrupoli per conquistare il potere (ma oggi i tempi sono davvero cambiati?).

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Una piazza San Pietro a Mantova? Il Vescovo, Sordello e Microsoft word

Piazza San Pietro

La toponomastica racconta meglio di tanti libri la storia dei luoghi perchè cambia in relazione ai periodi storici, ai personaggi più alla moda o alla voglia di cancellare il passato e aprire una nuova fase. E’ il caso di Piazza Sordello a Mantova che in origine si chiamava Piazza grande di San Pietro e solo nel 1867 assunse la denominazione attuale. Proviamo a fare un po’ di ordine e a spiegare il perchè del cambiamento ma soprattutto cosa c’entrano il Vescovo e Microsoft word.

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Uccidere una città? Quando la storia presenta il conto.

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Mantova assediata dagli imperiali

Vi siete mai chiesti se sia possibile uccidere una città? In alcuni casi questo è successo ma c’è stata anche una rinascita: pensiamo a Milano dopo la sua distruzione da parte dell’imperatore Federico Barbarossa nel 1162 oppure a Roma dopo il sacco del 1527 da parte dei Lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V. A volte invece le città non si risvegliano più, anzi si addormentano in attesa di qualcosa che le possa risollevare. Questo è il caso di Mantova (1630), Ferrara (1597), Urbino (1625) e Piacenza (1547).

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Il Milanese, il Mantovano e lo Tsunami gentile

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La rotta del ponte dei Mulin

A volte le storie vere sono più strane di quelle inventate. Ciò che accadde durante la disputa tra Gian Galeazzo di Visconti, duca di Milano, e Francesco I Gonzaga, capitano del popolo a Mantova è proprio una di queste. Siamo alla fine del 1300 e per motivazioni diplomatiche e di strategia il Milanese (il Visconti) vuole spodestare il Mantovano (Francesco I Gonzaga).

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Il Rio che non ti aspetti – sabato 5 settembre 2015 presso le Pescherie

Il Rio prima della tombatura

Il Rio è per i mantovani una parentesi che appare e scompare tra le case del centro eppure si tratta di un luogo ricco di storia e di storie. Giacomo Cecchin ne parlerà ad una cena con pesce di fiume organizzata da Slow Food, Non Capovolgere e Amici di Palazzo Te sotto il loggiato delle Pescherie a Mantova.

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In viaggio con Matilde – venerdì 28 agosto 2015 nel Giardino di Casa Andreasi

Il Medioevo in viaggio

Parlare di Matilde di Canossa è difficile perché cosa si può dire di nuovo sulla Gran Contessa che non sia già stato scritto o raccontato in libri, conferenze, saggi o articoli?
Eppure è questo che proverò a fare venerdì 28 agosto per una delle serate in giardino di Casa Andreasi. Parlerò dei viaggi di Matilde, di una donna che non si è mai fermata se non in prossimità della morte, di pianura e città che volevano dire modernità e mondo nuovo e di castelli e montagna che rappresentavano la tradizione e il mondo antico dei cavalieri, dei religiosi e dei servi.

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Un soggiorno mantovano di Petrarca, tra libri, rane e zanzare

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FRancesco Petrarca - studiolo del Duca di Urbino

Emptus Mantue. Iul. 6° – Quando a Mantova si veniva per comprare libri

C’è stato un periodo in cui si veniva a Mantova per acquistare libri e non per rubarli come accade ora (è un riferimento al furto di libri antichi durante il restauro della Biblioteca Teresiana). Emptus Mantue. 1350. Iul. 6°. Comprato a Mantova il 6 luglio 1350. Questa l’annotazione che Francesco Petrarca appone sull’ultima pagina della Storia naturale (Historia Naturalis) di Plinio il vecchio, manoscritto acquistato nella nostra città nel luglio di 650 anni fa.
Riempire i margini delle pagine dei suoi libri con note e frasi legate a momenti di vita quotidiana era un’abitudine del Petrarca. Questi appunti sparsi consentono a volte di individuare con precisione gli spostamenti del poeta aretino, un grande viaggiatore medievale. In altri casi registrano momenti fondamentali per la sua vita di uomo e di artista, come ad esempio la data di morte degli amici più cari.
Sul famoso codice delle opere di Virgilio, Petrarca annota la data di morte di Laura, il 6 aprile 1348. Sul manoscritto della Storia naturale di Plinio invece, oltre alla nota che ne registra l’acquisto, abbiamo un piccolo schizzo di mano del poeta che rappresenta le sorgenti della Sorga, il fiume che scorre vicino a Valchiusa, nel nord della Provenza, dove il poeta ebbe casa e visse a lungo. Accanto al passo del testo che descrive la Sorga, si vede il disegno di un’alta rupe, dalla cui base sgorga il fiume, e si legge una nostalgica frase in latino vergata dal Petrarca, “transalpina solitudo mea iocundissima”. Forse lo schizzo fu tracciato mentre il poeta aretino osservava il placido scorrere delle acque del Mincio, durante il suo soggiorno mantovano.
Purtroppo nessuno dei due manoscritti è rimasto ad Arquà, ultima casa del Petrarca, né ha fatto parte della donazione di libri che il poeta fece alla città di Venezia e che costituì il primo nucleo dell’attuale Biblioteca Marciana. L’incunabolo con le opere di Virgilio è attualmente conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il manoscritto acquistato a Mantova è invece alla Biblioteca nazionale di Francia, a Parigi.
Perché il Petrarca è a Mantova nel luglio del 1350? Cosa lo lega alla nostra città? Il poeta aretino viene spesso a Mantova, a partire dal momento in cui decide di acquistare casa a Parma e da lì inizia a viaggiare nelle più importanti città italiane: ad esempio Roma, nel 1350, l’anno del Giubileo, e Padova, in visita a Jacopo da Carrara che gli concederà vari canonicati con le relative rendite.
A Mantova frequenta i nuovi signori della città, i Corradi da Gonzaga (da poco più di vent’anni al potere) che non sono nobili, ma hanno i soldi e la voglia di diventarlo. Si tratta di una corte giovane e desiderosa di stringere relazioni importanti. Il poeta sarà infatti non solo ospite dei Gonzaga, ma intratterrà rapporti di amicizia con Guido, figlio del capostipite della dinastia, Luigi.
In una lettera spedita dalla Provenza verso il 1340, Petrarca scrive a Guido Gonzaga, che gli aveva chiesto una copia del Roman de la rose. Gli invia il libro e alcuni suoi commenti negativi su questo romanzo provenzale all’ultima moda per quei tempi. Il Roman de la rose, favola allegorica che descrive un percorso iniziatico all’interno di un giardino d’amore, colma di doppi significati al limite dell’oscenità, è uno dei testi che va a formare il nucleo iniziale della biblioteca gonzaghesca.

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La nuova stagione dell’Estate teatrale veronese e una bisbetica “domata” dai Propeller con ritmo, energia e rock and roll

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A luglio riparte la stagione shakespiriana dell’Estate Teatrale Veronese un’occasione imperdibile per vivere l’esperienza del Teatro di Shakespeare in una splendida cornice. Quest’anno arriva Rosencrantz e Guildenstern di Tom Stoppard, “Un’occasione imperdibile – dice il regista dello spettacolo Muscato – per ridere di gusto di tutte le idiosincrasie e le paure del signor William Shakespeare».

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