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Una città immobile? Solo in apparenza

Noi mantovani abbiamo spesso un’idea molto precisa della città: Mantova è sempre stata così.

Piazza Erbe è sempre stata Piazza Erbe.
La Rotonda di San Lorenzo è sempre stata lì.
La Torre dell’Orologio è sempre stata davanti a noi.
Il profilo della città è quello e non può cambiare.

È un’illusione comprensibile. Le città storiche sembrano immobili perché cambiano lentamente. Ma cambiano. Eccome se cambiano.

A volte cambiano aggiungendo qualcosa.
A volte togliendo.
A volte nascondendo.
A volte facendo riapparire ciò che sembrava perduto.

Mantova è piena di luoghi che funzionano così: li guardiamo come se fossero eterni, ma in realtà sono il risultato di apparizioni, sparizioni, demolizioni, restauri, dimenticanze e riscoperte.

Partiamo ad esempio alla Rotonda di San Lorenzo.

Oggi la vediamo tutti, in Piazza Erbe. Ma non è sempre stato così.

Per secoli c’è chi l’ha vista.
C’è chi non poteva ancora vederla.
C’è chi l’ha vista senza sapere che un giorno sarebbe scomparsa.
C’è chi le è passato accanto senza accorgersi che era nascosta dentro altre case.
E poi ci siamo noi, che la vediamo ogni giorno e rischiamo di non guardarla più.

Prima del 1083: chi non poteva vedere la Rotonda

Cominciamo da chi non la vede.

Nel 804 arriva a Mantova papa Leone III. È lo stesso papa che, pochi anni prima, nella notte di Natale dell’800, aveva incoronato Carlo Magno imperatore a Roma.

Mantova, in quel momento, è una piccola città e la Rotonda di San Lorenzo non c’è ancora.

Secondo la tradizione, infatti, la Rotonda verrà costruita nel 1083 per volontà di Matilde di Canossa. Leone III, quindi, non può vederla.

Forse può vedere qualcos’altro: un luogo più antico, legato alla primitiva dedicazione a San Lorenzo, forse costruito su resti di un edificio romano o pagano. Ma la chiesa rotonda, quella che oggi conosciamo, non è ancora entrata nel paesaggio urbano.

Non la vede nemmeno Bonifacio di Canossa, padre di Matilde, assassinato nel 1052. Anche lui appartiene alla Mantova precedente alla Rotonda.

È il primo gioco del vedo/non vedo: per alcuni personaggi la Rotonda semplicemente non esiste ancora.

La città che noi crediamo eterna, per loro, era diversa.

Dopo il 1083: chi la vede

Poi la Rotonda appare.

Con Matilde di Canossa, secondo la tradizione, San Lorenzo entra nella forma che ancora oggi ci sorprende: una chiesa rotonda, piccola, potente, diversa da tutte le altre. Un edificio che richiama il Santo Sepolcro, l’idea del pellegrinaggio, Gerusalemme, la memoria dei luoghi santi.

Da quel momento la Rotonda diventa parte del paesaggio mantovano.

La vedono i viaggiatori medievali.
La vedono i pellegrini.
La vedono mercanti, frati, ambasciatori, soldati, studenti, notai, forestieri.

E possiamo immaginare che la vedano anche alcuni dei grandi nomi passati, realmente o idealmente, da Mantova.

La vede Dante Alighieri, almeno nella Mantova che attraversa il suo immaginario e la sua geografia poetica. Dante conosce Mantova come patria di Virgilio e la inserisce nella grande mappa della Commedia.

La vede Francesco Petrarca, che guarda a Mantova soprattutto attraverso la memoria di Virgilio. Per Petrarca la città è un luogo letterario prima ancora che urbano.

La vede Leon Battista Alberti, che a Mantova lascia due capolavori assoluti come San Sebastiano e Sant’Andrea. E proprio Alberti, secondo una tradizione, avrebbe pensato anche a un progetto per trasformare o ricostruire la Rotonda. Se fosse accaduto, oggi avremmo una terza chiesa albertiana a Mantova. Ma la storia, per fortuna o purtroppo, ha scelto diversamente.

La vede Andrea Mantegna, che vive la Mantova dei Gonzaga e dipinge una delle stanze più celebri del Rinascimento europeo, la Camera degli Sposi.

La vede Giulio Romano, arrivato da Roma per trasformare Mantova in un laboratorio del Manierismo. E qualcuno ha anche ipotizzato che il modello tenuto in mano nel celebre ritratto di Tiziano possa riferirsi a un progetto di modifica della Rotonda.

La vede Carlo V, quando passa da Mantova e porta con sé l’idea imperiale di una cristianità europea. Per lui quella forma rotonda poteva evocare non solo il Santo Sepolcro, ma anche la cappella palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana.

Per tutti loro la Rotonda è visibile.

È lì, dentro la città.

Un piccolo edificio che guarda i secoli e viene guardato dai secoli.

Il Cinquecento: chi la fa sparire

Poi arriva il momento in cui la Rotonda scompare.

Non viene distrutta del tutto. Peggio, in un certo senso: viene nascosta.

Nella seconda metà del Cinquecento, il duca Guglielmo Gonzaga decide di chiuderla. L’edificio viene inglobato nelle case circostanti. La chiesa romanica sparisce alla vista, come se Mantova avesse deciso di metterla in tasca e dimenticarsene.

Dal 1610 quelle case entreranno a far parte del Ghetto ebraico di Mantova. Proprio accanto all’edificio che nasconde la Rotonda si apriva uno dei portoni di accesso al quartiere ebraico, chiuso ogni notte.

Qui il vedo/non vedo diventa quasi teatrale.

La Rotonda c’è, ma non si vede.
È presente, ma invisibile.
Sta nel cuore della città, ma è come se fosse uscita dalla sua immagine pubblica.

Mantova non la cancella: la copre.

E forse questa è una delle forme più sottili del cambiamento urbano. Non sempre le città cambiano demolendo. A volte cambiano nascondendo.

Dal Seicento all’Ottocento: chi passa e non la vede

Da quel momento, per secoli, molti personaggi passano per Mantova senza poter vedere la Rotonda.

Non la vede Claudio Monteverdi, che lavora alla corte dei Gonzaga e contribuisce a fare di Mantova una capitale musicale europea.

Non la vede Antonio Vivaldi, che pure ha legami con la città e con il mondo teatrale mantovano.

Non la vedono i Lanzichenecchi, quando nel 1630 saccheggiano Mantova, lasciando una delle ferite più profonde nella storia della città. Chissà: passarono vicino a quella chiesa nascosta senza sapere che sotto le case c’era un pezzo di Medioevo.

Non la vede Carlo Goldoni, altro grande viaggiatore del Settecento italiano, uomo di teatro, osservatore di città e caratteri.

Non la vede Giacomo Casanova, che passa da Mantova nel Settecento. Con ogni probabilità, se frequentò il Ghetto per questioni di prestiti e denaro, si mosse proprio in quella zona. Ma anche lui non poteva sapere che dietro muri e abitazioni si nascondeva l’antica Rotonda.

Non la vedono nemmeno i Mozart, padre e figlio, quando passano da Mantova nel gennaio del 1770 durante il viaggio italiano del giovanissimo Wolfgang Amadeus.

Il dettaglio è divertente, se proviamo a tradurlo in linguaggio contemporaneo.

Se Leopold e Wolfgang avessero avuto uno smartphone e avessero provato a farsi un selfie in Piazza Erbe, non avrebbero alle spalle la Rotonda di San Lorenzo. Avrebbero avuto case, botteghe, forse l’ingresso del Ghetto, magari una salumeria.

È una scena quasi perfetta: Mozart a Mantova, il genio assoluto della musica europea, e dietro di lui non il monumento romanico che oggi tutti fotografiamo, ma una facciata qualunque del tessuto urbano settecentesco.

La Rotonda c’era, ma non faceva parte dell’immagine della città.

Era presente e invisibile.

Anche questo ci aiuta a capire quanto sia ingannevole la nostra idea di “centro storico”. Noi pensiamo di vedere la Mantova di sempre. In realtà vediamo una Mantova selezionata, restaurata, riemersa, rimontata nel tempo.

Non la vede Charles Dickens, che arriva a Mantova nel 1844 e non è affatto tenero con la città. Dickens nota i portoni del Ghetto, coglie un’atmosfera severa, quasi chiusa, ma naturalmente non cita la Rotonda. Non poteva. La Rotonda era lì, ma non c’era.

Questo è il momento più affascinante del gioco.

Per quattro secoli Mantova possiede un monumento senza poterlo mostrare.

È come avere un quadro girato verso il muro.
Un segreto architettonico.
Una memoria murata viva.

Il Novecento: quando la Rotonda riappare

Poi, agli inizi del Novecento, succede qualcosa.

Nel 1906 il Comune decide di allargare la strada che collega Piazza Erbe a Porto Catena. È la zona della via detta Tubo, oggi via Bertani, allora parte dell’antico Ghetto ebraico.

Si demoliscono alcune case. Si lavora sul tessuto urbano. Si apre un varco.

E la Rotonda riappare.

Non tutta intera, non intatta come in un racconto miracoloso. Riappare attraverso tracce, muri, fondazioni, parti superstiti. Ma basta questo perché Mantova capisca di avere sotto gli occhi qualcosa che aveva dimenticato.

A quel punto si decide di restaurare ciò che rimane e di ricostruire le parti mancanti.

La città cambia di nuovo.

Dove per secoli c’erano case, muri, passaggi e cortili, torna visibile una chiesa medievale. Piazza Erbe recupera un pezzo essenziale della propria immagine.

È una riapparizione quasi cinematografica.

Prima: la Rotonda non si vede.
Poi: si demolisce.
Poi: riaffiora.
Poi: diventa uno dei simboli più riconoscibili della città.

Il monumento che oggi fotografiamo come se fosse sempre stato lì, in realtà è anche il risultato di una riscoperta novecentesca.

Chi la vede di nuovo

La Rotonda ritrovata può essere vista da nuovi viaggiatori.

La può vedere Gabriele D’Annunzio, arrivato a Mantova per visitare Palazzo Ducale. Se fosse passato da Piazza Erbe durante il cantiere, avrebbe visto una città che riportava alla luce una parte di sé.

La vede Tazio Nuvolari, mantovano e velocissimo, uomo del Novecento e del mito sportivo. Curioso pensare che uno dei simboli più moderni della città abbia potuto vedere riemergere uno dei suoi simboli più antichi.

La vedono i soldati americani di passaggio durante la Seconda guerra mondiale.

La vedono i turisti del dopoguerra, gli studenti, i mantovani che attraversano Piazza Erbe per andare al mercato, al bar, in banca, in ufficio, a fare due passi.

E la vediamo noi.

La vediamo così spesso che rischiamo di non vederla più.

Noi, che la vediamo senza guardarla

Oggi la Rotonda è sotto gli occhi di tutti.

È lì quando attraversiamo Piazza Erbe.
È lì quando aspettiamo qualcuno.
È lì quando accompagniamo un amico forestiero.
È lì nelle fotografie, nelle guide, nei racconti turistici, nelle passeggiate serali.

Eppure proprio questa presenza quotidiana può renderla invisibile.

Perché anche vedere troppo può diventare una forma di non vedere.

Passiamo accanto alla Rotonda e pensiamo: la conosco già.
La guardiamo senza interrogarla.
La usiamo come sfondo.
La trasformiamo in arredamento urbano.

Ma la Rotonda di San Lorenzo non è arredamento. È una macchina del tempo.

Racconta una Mantova prima di noi.
Una Mantova medievale.
Una Mantova matildica.
Una Mantova gonzaghesca.
Una Mantova ebraica.
Una Mantova ottocentesca che non la vedeva più.
Una Mantova novecentesca che la ritrova.
Una Mantova contemporanea che dovrebbe imparare a guardarla di nuovo.

Gli occhiali del passato

Il gioco si potrebbe fare con molti luoghi di Mantova.

Che cosa vedeva Dante entrando in città?
Che cosa vedeva Petrarca pensando a Virgilio?
Che cosa vedeva Alberti mentre immaginava le sue chiese?
Che cosa vedeva Mantegna nella Mantova dei Gonzaga?
Che cosa vedeva Giulio Romano arrivando da Roma?
Che cosa non potevano vedere i Mozart in Piazza Erbe?
Che cosa giudicava Dickens con il suo sguardo severo?
Che cosa ritrovava il Novecento sotto le case del Ghetto?

Ogni personaggio porta con sé un paio di occhiali diverso.

Gli occhiali del pellegrino.
Gli occhiali del poeta.
Gli occhiali dell’architetto.
Gli occhiali del pittore.
Gli occhiali del musicista.
Gli occhiali del viaggiatore straniero.
Gli occhiali del mantovano distratto.

La città non è mai una sola. Dipende da chi la guarda e da quando la guarda.

Una chiesa che compare, scompare e ritorna

La Rotonda di San Lorenzo è perfetta per capire questo meccanismo.

Prima del 1083 non c’è.
Poi appare.
Per alcuni secoli viene vista.
Nel Cinquecento viene nascosta.
Per secoli resta invisibile.
Nel Novecento riappare.
Oggi è davanti a tutti.

È una storia semplice, ma potentissima.

Ci ricorda che le città non sono fotografie. Sono montaggi. Cambiano in continuazione, anche quando sembrano immobili.

E ci ricorda anche una cosa più personale: spesso non vediamo ciò che abbiamo davanti. O lo vediamo solo quando qualcuno ce lo racconta.

Una chiesa che molti hanno visto.
Molti non hanno visto.
Molti non potevano vedere.
E che oggi, per fortuna, possiamo vedere tutti.

A patto di ricordarci di guardarla.

Giacomo Cecchin

The Changing City: Mantua Between Seen and Unseen

Mantua is not as immobile as it seems. The Rotonda di San Lorenzo, now one of the most familiar sights in Piazza Erbe, has appeared, disappeared and reappeared throughout the city’s history. Seen by medieval travellers and Renaissance artists, hidden for centuries among houses and shops, then rediscovered in the twentieth century, the Rotonda becomes a perfect symbol of the “seen and unseen” city. From Matilda of Canossa to Alberti, Mantegna, Giulio Romano, Mozart and Dickens, this article tells the story of a monument that played hide-and-seek with Mantua across the centuries.

La ville qui change : Mantoue entre visible et invisible

Mantoue n’est pas aussi immobile qu’elle le paraît. La Rotonda di San Lorenzo, aujourd’hui l’un des monuments les plus reconnaissables de la Piazza Erbe, a tour à tour apparu, disparu puis réapparu dans l’histoire de la ville. Vue par les voyageurs médiévaux et les artistes de la Renaissance, cachée pendant des siècles derrière des maisons et des boutiques, puis redécouverte au XXe siècle, elle devient le symbole parfait d’une ville entre visible et invisible. De Mathilde de Canossa à Alberti, Mantegna, Giulio Romano, Mozart et Dickens, l’article raconte l’histoire d’un monument qui a joué à cache-cache avec Mantoue.

Ecco 10 link utili per approfondire il tema della Rotonda di San Lorenzo, della Mantova che cambia e del “vedo/non vedo” urbano.

1. La città che cambia: chi ha visto la Rotonda di San Lorenzo che compare e scompare nei secoli?
È il post di partenza: la Rotonda prima visibile, poi nascosta dentro le case e nel Ghetto, poi riscoperta nel Novecento.
https://mantovastoria.it/2019/08/10/la-citta-che-cambia/

2. La Rotonda di San Lorenzo in breve
Sintesi molto utile: definisce la Rotonda come “meteorite romanico” e contiene il riferimento perfetto ai selfie impossibili di Rubens, Mozart e Dickens, che avrebbero visto il Ghetto e non la Rotonda.
https://mantovastoria.it/2021/12/23/la-rotonda-di-san-lorenzo-in-breve/

3. Nel giorno di San Lorenzo: 5 anni fondamentali per la Rotonda
Il post più adatto per fissare le date chiave: 1083, 1580, 1906, 1926 e la tradizione più antica legata al 312.
https://mantovastoria.it/2017/08/10/nel-giorno-di-san-lorenzo-5-anni-fondamentali-per-la-rotonda/

4. Il punto preciso dove fare un viaggio nel tempo in verticale
Perfetto per il tema della città stratificata: in pochi metri si passa da Matilde di Canossa al barocco di Sant’Andrea e a Mozart; ricorda anche che dal 1580 al 1911 circa la Rotonda resta nascosta dalle case del Ghetto.
https://mantovastoria.it/2021/03/28/il-punto-preciso/

5. A spasso con Mozart nella Mantova del Settecento
Utile per il passaggio sui Mozart: la Mantova del 1770 è una città in cui la Rotonda non si vede, il Ghetto esiste ancora, le mura sono intatte e il Teatro Sociale non esiste.
https://mantovastoria.it/2019/12/31/a-spasso-con-mozart-nella-mantova-del-settecento18-gennaio/

6. Rotonda di San Lorenzo – Turismo Mantova
Scheda ufficiale molto utile per storia, interpretazione simbolica e legame con Matilde di Canossa, il Santo Sepolcro e l’itinerario ierosolimitano mantovano.
https://www.turismo.mantova.it/risorse-turistiche/33/rotonda-di-san-lorenzo (Turismo Mantova)

7. Rotonda di San Lorenzo – Comune di Mantova
Pagina istituzionale sintetica, utile come riferimento generale sul monumento, indicato come una delle chiese più antiche della città.
https://www.comune.mantova.it/it/vivere/rotonda-di-san-lorenzo (Comune di Mantova)

8. Rotonda di San Lorenzo – Lombardia Beni Culturali
Scheda storico-architettonica più tecnica, adatta per approfondire struttura, interpretazioni e bibliografia del monumento.
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01052/ (Lombardia Beniculturali)

9. Rotonda durante i restauri – Catalogo generale dei Beni Culturali
Interessante per il tema della riscoperta: la scheda ricorda che la Rotonda fu sconsacrata, usata come magazzino, poi inglobata come corte nel quartiere ebraico prima dei restauri novecenteschi.
https://catalogo.beniculturali.it/detail/PhotographicHeritage/0303229822 (Catalogo dei Beni Culturali)

10. Il Ghetto ebraico di Mantova – Palazzo Ducale Mantova
Approfondimento utile per contestualizzare la zona in cui la Rotonda rimase nascosta: la pagina ricorda gli ingressi del ghetto, anche nei pressi della Rotonda di San Lorenzo e delle attuali vie Giustiziati e Bertani.
https://www.mantovaducale.beniculturali.it/it/news/872-spunti-per-un-itinerario-urbano (mantovaducale.beniculturali.it)