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Una città immobile? Solo in apparenza

Noi mantovani abbiamo spesso un’idea molto precisa della città: Mantova è sempre stata così.
Piazza Erbe è sempre stata Piazza Erbe.
La Rotonda di San Lorenzo è sempre stata lì.
La Torre dell’Orologio è sempre stata davanti a noi.
Il profilo della città è quello e non può cambiare.
È un’illusione comprensibile. Le città storiche sembrano immobili perché cambiano lentamente. Ma cambiano. Eccome se cambiano.
A volte cambiano aggiungendo qualcosa.
A volte togliendo.
A volte nascondendo.
A volte facendo riapparire ciò che sembrava perduto.
Mantova è piena di luoghi che funzionano così: li guardiamo come se fossero eterni, ma in realtà sono il risultato di apparizioni, sparizioni, demolizioni, restauri, dimenticanze e riscoperte.
Partiamo ad esempio alla Rotonda di San Lorenzo.
Oggi la vediamo tutti, in Piazza Erbe. Ma non è sempre stato così.
Per secoli c’è chi l’ha vista.
C’è chi non poteva ancora vederla.
C’è chi l’ha vista senza sapere che un giorno sarebbe scomparsa.
C’è chi le è passato accanto senza accorgersi che era nascosta dentro altre case.
E poi ci siamo noi, che la vediamo ogni giorno e rischiamo di non guardarla più.


E se potessimo fare un viaggio indietro nel tempo nella Mantova del 1844? E se ad accompagnarci ci fosse Charles Dickens? Ecco il tema della puntata di Mantova Segreta (
Un altro spettacolo di Natale da non perdere al Teatrino d’Arco: Canto di Natale di Charles Dickens segue il Fantasma di Canterville dell’anno scorso (
Nel mondo anglosassone c’è la tradizione dei racconti e delle farse di Natale che sono una delle cose più serie che esistano con le loro regole e i loro rituali. Ma quest’anno anche a Mantova a teatro avete l’occasione di assaporare un po’ di questa atmosfera con il Fantasma di Canterville, messo in scena dalla Compagnia Campogalliani nell’adattamento di Chiara Prezzavento (
Mantova non è di solito associata all’oscurità se non a quella temporanea della nebbia (e non ci sono più le nebbie di una volta) a differenza della leggenda nera di Torino. Eppure anche da noi possiamo individuare dei luoghi oscuri vuoi per le leggende cui sono associati, vuoi per le storie di prigioni o alchimia, vuoi per il loro essere legati al Sacco di Mantova. Basta poco quindi per ritrovarsi in una Mantova oscura e per viaggiare con la fantasia provando ad immaginare storie, personaggi e vicende di una città che non esiste più o che forse non è mai esistita. Eccovi allora un itinerario in 5 passi alla scoperta della Mantova oscura.
Mantova non ha mai goduto di commenti molto positivi da parte dei viaggiatori o di chi vi ha soggiornato. O meglio si va da quelli entusiastici come nel caso di Torquato Tasso o a quelli tombali come per Benvenuto Cellini o Charles Dickens. In effetti il clima non è dei migliori e nei tempi andati era facilissimo prendere la febbre terzana o quartana come capitò anche a Carlo Goldoni o altre malattie dovute, come nel caso di Casanova, a frequentazioni allegre e poco sicure. Certo se fosse già esistito Trip Advisor alcuni di questi commenti non avrebbero deposto a favore di Mantova ma sarebbero sicuramente stati controbilanciati dagli altri. Sarebbe interessante che ogni autore sbarcato a Festivaletteratura in queste 20 edizioni ci avesse lasciato la sua opinione sulla città: avrebbe fatto la felicità dei turisti e di chi scrive guide letterarie. Eccovi allora 5 commenti su Mantova che non troverete su Trip Advisor. 