Una passeggiata per la città alla scoperta delle tracce dell’Ordine domenicano a Mantova. Dalla casa della Beata Osanna Andreasi passando per vicolo Sottoriva al campanile di San Domenico, dalla Rotonda di San Lorenzo alla Cattedrale di San Pietro. (Durata stimata di circa 2 ore e trenta)
Ritrovo davanti alla casa della Beata Osanna Andreasi in via Frattini 9.
Vincenzo Gonzaga(1587-1612) sembra quasi un personaggio da romanzo se si scorrono gli avvenimenti che ne hanno costellato la vita: l’uccisione dell’”Ammirabile” Giacomo Critonio, lo scozzese James Cricthon così apprezzato dal padre duca Guglielmo e così detestato dal giovane Vincenzo; la liberazione del poeta Torquato Tasso dall’Ospedale di S.Anna a Ferrara; due matrimoni inframmezzati da una prova di virilità; tre crociate contro i turchi; un ordine cavalleresco personale; una brama di acquisizione di opere d’arte che culminerà con l’acquisto della Morte della Vergine di Caravaggio e con Rubens pittore di corte per una decina d’anni; la ricerca di un rimedio per la perduta virilità. Se tutte queste cose non fossero documentate si stenterebbe a crederle.
Ho appena finito il libro dello storico inglese Terry Brighton dal titolo “Patton, Montgomery e Rommel”: un racconto che evidenzia punti di forza e di debolezza di questi tre grandi generali attraverso la storia di come hanno preparato e affrontato le battaglie più importanti della loro vita.
Nel libro è riportato il discorso che il generale Patton tenne ai suoi soldati della Terza Armata prima dello sbarco in Normandia. E’ stupefacente come Patton utilizzi gli stessi strumenti retorici che Shakespeare mette in bocca al suo Enrico V prima della battaglia di Agincourt. E’ una citazione del grande Will? Continua a leggere →
La Cattedrale di San Pietro (meglio nota ai mantovani come il Duomo) custodisce almeno 7 corpi incorrotti di santi e beati strettamente legati alla chiesa mantovana. E proprio il 1 novembre in occasione della festività di tutti i santi i sepolcri che contengono le reliquie sono aperti e offerti alla venerazione dei fedeli.
L’importanza di chiamarsi Ernesto è una delle più divertenti commedie di Oscar Wilde. Anche per questo penso sia stata scelta per essere rappresentata qualche tempo fa a Mantova, città dove di recente non c’è molto da ridere. L’intreccio è basato su una serie di equivoci e soprattutto sul gioco di parole del titolo. La traduzione letterale potrebbe essere “l’importanza di essere Onesto”, nel doppio senso del nome e dell’aggettivo. In altre parole i nomi non sono se non puri purissimi accidenti e le semplici etichette non bastano a dare corpo a ciò che non esiste.
Venerdì 24 ottobre al Salone del Gusto di Torino colpisce una frase di Carlo Petrini: “Chi semina utopie, raccoglie futuro”. Colori, Sapori, Odori, Rumori: un’esperienza multisensoriale che riporta ai grandi mercati del passato, alle piazze, ai luoghi dove si possono trovare le intersezioni. Proposta di lettura: Effetto Medici di Frans Johansson
Mercoledì 22 ottobre mattina all’Istituto Pitentino di Mantova incontro gli studenti del terzo anno e parlo di comunicazione, apindustria e di come connettere i puntini… Ma in particolare chiudo con un decalogo di Austin Kleon e una pillola di saggezza di uno dei maggiori filosofi contemporanei: Lupo Alberto.
Oggi è il 25 ottobre 2014, l’anniversario della battaglia di Agincourt in cui il re inglese Enrico V sconfigge un esercito francese molto più numeroso. Il Teatro offre spunti interessanti per i manager e gli imprenditori. Gli attori devono sentirsi a loro agio nella parte per essere convincenti. Chiunque abbia avuto occasione di parlare davanti ad un pubblico numeroso o semplicemente di fronte ai propri dipendenti sa quanto sia facile risultare scontati o vuotamente retorici. L’imprenditore deve riuscire a stimolare la propria squadra aziendale, spingendola a lavorare insieme per il raggiungimento dei comuni obiettivi. Gli strumenti per farlo sono la parola, il tono, il timbro di voce e, come sempre, i contenuti.
Il manifesto del film su Rigoletto girato a Mantova
Quanti turisti porterà il Rigoletto televisivo a Mantova? Non lo so ma da sempre le storie appassionanti, vere o false che siano, conquistano chi le ascolta e li spingono a visitare i luoghi dove si svolgono. Rigoletto è stato un colpo di fortuna per Mantova. Una storia che è un doppio falso: un personaggio inventato ma verosimile e una vicenda che, inizialmente, non era ambientata a Mantova.
Il rio per gli italiani è un piccolo fiumicello ma per i mantovani è il canale che taglia a metà la città, collegando il lago superiore al lago inferiore e offrendo alcuni tra gli scorci più pittoreschi di Mantova.
Purtroppo alcune scelte urbanistiche del primo dopoguerra hanno portato alla copertura di un tratto del Rio e hanno trasformato per sempre il rapporto tra i cittadini e questo corso d’acqua, nascondendolo alla vista e costringendo ad un percorso ad ostacoli che lo volesse seguire dall’inizio alla fine.
Nella pianura a sud di Mantova troviamo Sabbioneta e San Benedetto in Polirone, paesi che incarnano il sogno di due grandi uomini come Vespasiano Gonzaga e Tedaldo di Canossa. Vespasiano Gonzaga realizza la sua città ideale nell’arco della sua vita che lo vede morire a sessantanni nel 1591. Tedaldo di Canossa invece fonda il monastero benedettino del Polirone nel 1007 come presidio per controllare il Po, con i monaci a dissodare le terre e bonificare le paludi e a pregare per fornire un salvacondotto alla sua anima e a quella dei suoi discendenti nel cammino verso il regno dei cieli.