Mantova non è solo Palazzo Ducale e Palazzo Te: lo diciamo da tempo. Il centro storico è una continua scoperta e anche la provincia offre capolavori come Sabbioneta, San Benedetto in Polirone o i luoghi delle battaglie risorgimentali.
Oggi però vogliamo parlare del luogo, che a nostro parere, ha il più alto potenziale turistico del nostro territorio.
Si tratta del Forte di Pietole: 33 ettari di fortificazione a due passi dalla città.
Iniziato da Napoleone, terminato dagli Austriaci e poi preso in carico dagli italiani nel 1866. Oggi il Forte è diventato una jungla ma le strutture sono rimaste e il percorso all’interno del perimetro fortificato è un’esperienza da non perdere.
Ma anche senza entrare ci si può rendere conto dell’importanza del sito.
Basta fare due cose:
La prima è guardare su Google Maps e vedere che, nonostante la vegetazione, il sito del Forte è assolutamente individuabile con la sua struttura a stella nei tre bastioni principali e la zona di rispetto della fortificazione che dove non potevano essere piantati alberi.
La seconda è percorrere la strada del Forte che parte da Bosco Virgiliano, sfiora il Campo Scuola e poi arriva su un percorso sopraelevato all’ingresso della fortificazione. Qui si arriva al cancello e ad una casamatta rimasta fuori dal percorso chiuso oltre al punto cruciale del sistema difensivo: la diga che chiudeva l’invaso del Paiolo per creare la Grande Inondation. L’esperienza da non perdere è però di proseguire sulla ciclabile che si sviluppa tra lago e Forte. Qui sembra di entrare in un altro tempo, in uno di quei film d’avventura dove le rovine di città precolombiane emergono dalla jungla.
Nel percorso infatti si fiancheggiano bastioni che emergono dalle acque, coronati da una vegetazione lussureggiante e punteggiate da feritoie per la fucileria e da postazioni per i cannoni. Si arriva poi al ponticello di legno dove si intravede l’uscita del canale del Paiolo che, scavato nel novecento, ha sconvolto l’architettura del forte senza tuttavia togliergli questa aura di incredibile reperto di un altro tempo.
Per chi volesse fare un viaggio nel tempo a Mantova, basta andare al Forte di Pietole.
La foto del Forte è di Giovanna Caleffi
Testo di Giacomo Cecchin
Domenica 4 febbraio ore 10.00 sul Lungo Rio a Mantova
Un ponte di barche è leggero sul fiume,

“Jachin-Boaz commerciava in mappe. Comprava e vendeva mappe e certe per usi speciali le disegnava lui stesso o le faceva disegnare da altri. Vendeva mappe di città e di pianure, altre le faceva su ordinazione. A un giovanotto poteva vendere una mappa che indicava dove fosse reperibile una certa ragazza nelle varie ore del giorno. Vendeva mappe per mariti e mappe per mogli. Ai poeti vendeva mappe che mostravano dove certi poeti avevano avuto potenti e illuminanti ispirazioni. Vendeva mappe per scavare pozzi. Vendeva mappe di visioni-e-miracoli agli asceti, mappe di malattie-e-incidenti ai medici, mappe di denaro-e-gioielli ai ladri, e mappe di ladri alla polizia” Russell Hoban*

Quando si cammina per la città in cui si vive spesso si pensa ai fatti propri, si sbircia il cellulare oppure si è troppo impegnati a raggiungere il luogo di un appuntamento per meravigliarsi. Per questo non ci si accorge di alcune viste che si aprono sul fondo di vie o vicoli e che sono spesso delle vere sorprese. Nella maggior parte dei casi si profila sul panorama il “cupolone” di S. Andrea ma altre volte sono le torri oppure le facciate di case o palazzi a fare da sfondo. E’ un modo diverso di camminare per Mantova dimenticandosi di averla già vista e di conoscerla. E’ un po’ come fanno i turisti, quelli che a tratti girano senza osservare la guida, ed è una grande opportunità di vedere la città con occhi nuovi. Ecco allora 5 vie o vicoli di percorrere prestando attenzione al contesto e allo sfondo…
Vi propongo una domenica culturale prima di tuffarsi nel rutilante periodo natalizio.
Dopo aver selezionato 5 salite mozzafiato a Mantova (suscitando alcuni sorrisi tra i nativi) ora passiamo alle discese a rotta di collo che anche in una città come la nostra si possono trovare. Il territorio del centro storico infatti sconta non solo differenze di livello dovute alla posizione in cui in passato si trovavano le mura, gli argini o i canali ma anche quelle legate alla conformazione del terreno. A Mantova infatti, sul terreno lasciato libero dall’acqua si trovavano anche dossi o avvallamenti che rendevano la superficie della città più mossa di quello che si direbbe. Proviamo allora a raccontare le discese a rotta di collo, anche se dobbiamo considerare che è sempre questione di punti di vista e del punto in cui le si imbocca.
Cosa ne dite di un Festival che ha nel cuore un elemento che da sempre avvolge la pianura?