Chi semina utopie, raccoglie futuro…ruba come un artista

Venerdì 24 ottobre al Salone del Gusto di Torino colpisce una frase di Carlo Petrini: “Chi semina utopie, raccoglie futuro”. Colori, Sapori, Odori, Rumori: un’esperienza multisensoriale che riporta ai grandi mercati del passato, alle piazze, ai luoghi dove si possono trovare le intersezioni.
Proposta di lettura: Effetto Medici di Frans Johansson

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Mercoledì 22 ottobre mattina all’Istituto Pitentino di Mantova incontro gli studenti del terzo anno e parlo di comunicazione, apindustria e di come connettere i puntini… Ma in particolare chiudo con un decalogo di Austin Kleon e una pillola di saggezza di uno dei maggiori filosofi contemporanei: Lupo Alberto.

Proposta di lettura: Ruba come un artista di Austin Kleon; Lupo Alberto: le radici di Silver

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Giacomo Cecchin

Shakespeare & Co: Enrico V, il management e la battaglia di Azincourt

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Oggi è il 25 ottobre 2014, l’anniversario della battaglia di Agincourt in cui il re inglese Enrico V sconfigge un esercito francese molto più numeroso. Il Teatro offre spunti interessanti per i manager e gli imprenditori.
Gli attori devono sentirsi a loro agio nella parte per essere convincenti. Chiunque abbia avuto occasione di parlare davanti ad un pubblico numeroso o semplicemente di fronte ai propri dipendenti sa quanto sia facile risultare scontati o vuotamente retorici.
L’imprenditore deve riuscire a stimolare la propria squadra aziendale, spingendola a lavorare insieme per il raggiungimento dei comuni obiettivi. Gli strumenti per farlo sono la parola, il tono, il timbro di voce e, come sempre, i contenuti.

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Rigoletto, Verdi e … Dan Brown

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Il manifesto del film su Rigoletto girato a Mantova

Quanti turisti porterà il Rigoletto televisivo a Mantova? Non lo so ma da sempre le storie appassionanti, vere o false che siano, conquistano chi le ascolta e li spingono a visitare i luoghi dove si svolgono. Rigoletto è stato un colpo di fortuna per Mantova. Una storia che è un doppio falso: un personaggio inventato ma verosimile e una vicenda che, inizialmente, non era ambientata a Mantova.

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Mantova città d’acqua: Il Rio

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Il Rio
Il Ponte di Via Massari visto dalle Pescherie

Il rio per gli italiani è un piccolo fiumicello ma per i mantovani è il canale che taglia a metà la città, collegando il lago superiore al lago inferiore e offrendo alcuni tra gli scorci più pittoreschi di Mantova.

Purtroppo alcune scelte urbanistiche del primo dopoguerra hanno portato alla copertura di un tratto del Rio e hanno trasformato per sempre il rapporto tra i cittadini e questo corso d’acqua, nascondendolo alla vista e costringendo ad un percorso ad ostacoli che lo volesse seguire dall’inizio alla fine.

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Sabbioneta e San Benedetto in Polirone: due sogni tra nebbie e zanzare

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 Nella pianura a sud di Mantova troviamo Sabbioneta e San Benedetto in Polirone, paesi che incarnano il sogno di due grandi uomini come Vespasiano Gonzaga e Tedaldo di Canossa. Vespasiano Gonzaga realizza la sua città ideale nell’arco della sua vita che lo vede morire a sessantanni nel 1591. Tedaldo di Canossa invece fonda il monastero benedettino del Polirone nel 1007 come presidio per controllare il Po, con i monaci a dissodare le terre e bonificare le paludi e a pregare per fornire un salvacondotto alla sua anima e a quella dei suoi discendenti nel cammino verso il regno dei cieli.

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Il Duomo: da Santa Maria dei Voti al santuario dell’Incoronata passando per la sagrestia

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Il santuario della Beata Vergine incoronata Regina di Mantova in cattedrale è un luogo molto frequentato dai fedeli ma forse non tutti ne conoscono la storia che parte dalla devozione per l’immagine della cosiddetta Madonna di S.Anselmo, una tradizione antichissima che rende questa piccola chiesa la più antica della diocesi tra quelle dedicate alla Vergine. L’interesse di questo luogo è amplificato anche dal suo essere parte della “macchina” della cattedrale di San Pietro che è allo stesso tempo duomo, chiesa parrocchiale e santuario, come ben scrive mons. Roberto Brunelli nel suo “Il Duomo Racconta”. L’Incoronata, come confidenzialmente chiamano questa piccola chiesa i mantovani, è posta sulla sinistra del duomo, vi si accede da un piccolo atrio ed è collegata alla sagrestia della cattedrale.

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La mostra di Paolo Veronese: la mostra a Verona 2014

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Paolo Veronese, la forza del brand – Una mostra a Verona

La mostra di Paolo Veronese alla Gran Guardia ha consentito di riscoprire uno dei più grandi artisti del ‘500 veneziano. La mostra è stata l’occasione per organizzare una visita guidata (28/09/2014) e una conferenza (03/10/2014) dal titolo”Paolo Veronese e la forza del brand“.

Ecco la recensione

VERONA – Innovazione, qualità, marketing e quote di mercato, apprendistato e passaggio generazionale: forse inserendo in google queste parole chiave non uscirebbero risultati relativi alla mostra su Paolo Veronese attualmente in corso al Palazzo della Gran Guardia a Verona.

Eppure di questo si tratta: Paolo Caliari detto il Veronese è uno dei più grandi pittori veneti del ‘500, innovatore, si conquista spazio e committenti in gara con artisti come Tiziano e Tintoretto, lasciando figli e allievi con una bottega che per far leva sulla forza del brand si firma come Haeredes Pauli Caliari Veronensis.

La mostra in corso a Verona e aperta fino al 5 ottobre è sicuramente un’occasione da non perdere almeno per tre motivi: i colori, l’eleganza e la gioia di vivere che comunicano le oltre 80 opere di Veronese esposte, la possibilità di sbirciare il dietro le quinte della bottega del pittore e di seguirne l’evoluzione dagli esordi alla maturità e, soprattutto per noi mantovani, l’occasione di rivedere un’opera che fino alla conquista napoleonica della città era in duomo e oggi è conservata a Caen.

Partiamo dai colori e dall’eleganza di un pittore che esegue opere per una committenza composita, dagli ordini religiosi ai grandi committenti privati per arrivare alla Serenissima. Veronese completa la triade del cinquecento veneziano con Tiziano e Tintoretto e ci racconta una Venezia dove il colore la fa da padrone e gli artisti lavorano a composizioni sempre più articolate per rispondere alle richieste di una clientela sempre più esigente.

Uno dei valori aggiunti della mostra è quello di seguire cronologicamente lo sviluppo dell’arte di Veronese mettendo anche a confronto con le opere definitive disegni e studi preparatori. Si entra in tal modo nella bottega del pittore, un dietro le quinte fatto di studi e sperimentazioni e della collaborazione di allievi, familiari e figli. Proprio questi ultimi alla morte del padre portano avanti la bottega e si firmano Haeredes Pauli: proprio come farebbe oggi qualsiasi impresa che alla morte del fondatore deve convincere i clienti che la qualità del prodotto non cambia.

Gli ampi spazi della Gran Guardia consentono una visita in tutta tranquillità e rendono giustizia alle dimensioni monumentali di alcune opere. Ecco un altro degli elementi di interesse della mostra. Si va dallo schizzo all’opera finita, dal bozzetto a olio alla tela di dimensioni maestose e in tutte queste opere traspare la cura per il dettaglio e per l’esecuzione che ha fatto la fortuna di Veronese.

Da ultimo per noi mantovani la possibilità di vedere da vicino un’opera che manca da Mantova dal 1798 quando Napoleone la preleva insieme alla Madonna della Vittoria di Mantegna e ad altre opere per il costituendo museo del Louvre.

Si tratta de “Tentazione di Sant’Antonio” che Veronese dipinge quando ha 24 anni per la cattedrale di Mantova su commissione del cardinale Ercole Gonzaga. Delle dieci tele volute dal prelato per il duomo rinnovato da Giulio Romano, otto sono ancora in loco (alcune esposte al museo diocesano), una è dispersa, la tela di Veronese è invece finita a Caen in Normandia dopo una breve sosta al Louvre. E’ un’opera che vale la pena vedere. Il pittore sceglie un’inquadratura ravvicinata con i tre personaggi che occupano quasi tutto lo spazio del quadro: un sant’Antonio che resiste alle tentazioni rappresentate da una donna vestita e pettinata alla moda del tempo con unghie adunche che ne rivelano l’essenza demoniaca e un satiro che sta per colpire il santo con uno zoccolo equino. O con le buone o con le cattive, potremmo dire.

La mostra è una gioia per gli occhi e per il cuore ed è un’occasione per capire da dove deriva la fortuna di Paolo Caliari detto il Veronese: ci si trova tutto quanto ancora oggi gli stranieri apprezzano del nostro Paese come eleganza, qualità e bellezza. La forza di un brand.

(Visita effettuata venerdì 1 agosto 2014)

Verona Palazzo della Gran Guardia – 5 luglio – 5 ottobre 2014

Questo articolo è stato pubblicato su:

http://www.altramantova.it/it/tempo-libero/time-out/5248-paolo-veronese-la-forza-del-brand-in-mostra-alla-gran-guardia.html

Giacomo Cecchin