Tag
addizione erculea, anima padana, Bartolino da Novara, bicicletta, cappellacci di zucca, Castelli, Castello di San Giorgio, Castello estense, città d’acqua, città padane, comunità ebraica, corti rinascimentali, cotechino, Delizie Estensi, Este, Estensi, Ferrara, Ferrara UNESCO, Ghetto ebraico, Gonzaga, Mantova, Mantova e Ferrara, Mantova e Ferrara: una faccia, Mantova UNESCO, Mincio, Nebbia, Palazzo Ducale Mantova, Palazzo Te, patrimonio culturale, pianura padana, Po, Rinascimento, Rinascimento padano, salama da sugo, storia di Ferrara, storia di mantova, Tortelli di zucca, Turismo culturale, una razza, Unesco

Mantova e Ferrara sono città che sembrano guardarsi da lontano, separate da confini regionali, dinastie diverse e traiettorie storiche autonome. Eppure, appena si comincia a osservarle più da vicino, emergono legami profondi: l’acqua, i castelli, le corti rinascimentali, le comunità ebraiche, le biciclette, la nebbia, la cucina di zucca e di maiale, il Po come grande orizzonte comune.
Una è città del Mincio e dei Gonzaga, l’altra del Po e degli Este. Una appartiene alla Lombardia, l’altra all’Emilia-Romagna. Ma entrambe condividono una stessa grammatica padana, fatta di lentezza, memoria, urbanistica raffinata e paesaggi d’acqua.
Questo articolo prova a raccontare Mantova e Ferrara non come due città isolate, ma come due capitali sorelle della pianura: diverse nella forma, simili nell’anima. Quindici punti per scoprire ciò che le unisce, dai castelli alle cattedrali, dai tortelli di zucca ai cappellacci, fino al riconoscimento UNESCO che ne conferma il valore universale.
Questo post nasce da una piccola pubblicazione che avevo scritto per evidenziare i punti di contatto tra Mantova e Ferrara.
Colgo ogni possibile occasione per raccontare Mantova e le sue storie e allora non mi sono lasciato scappare l’occasione di salire in bicicletta per la puntata mantovana di Linea Verde. Oggi alle 12.20 su Rai1 nel corso della puntata racconterò Mantova a Beppe Convertini.