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Mantova e Ferrara sono città che sembrano guardarsi da lontano, separate da confini regionali, dinastie diverse e traiettorie storiche autonome. Eppure, appena si comincia a osservarle più da vicino, emergono legami profondi: l’acqua, i castelli, le corti rinascimentali, le comunità ebraiche, le biciclette, la nebbia, la cucina di zucca e di maiale, il Po come grande orizzonte comune.
Una è città del Mincio e dei Gonzaga, l’altra del Po e degli Este. Una appartiene alla Lombardia, l’altra all’Emilia-Romagna. Ma entrambe condividono una stessa grammatica padana, fatta di lentezza, memoria, urbanistica raffinata e paesaggi d’acqua.
Questo articolo prova a raccontare Mantova e Ferrara non come due città isolate, ma come due capitali sorelle della pianura: diverse nella forma, simili nell’anima. Quindici punti per scoprire ciò che le unisce, dai castelli alle cattedrali, dai tortelli di zucca ai cappellacci, fino al riconoscimento UNESCO che ne conferma il valore universale.
Questo post nasce da una piccola pubblicazione che avevo scritto per evidenziare i punti di contatto tra Mantova e Ferrara.
Non puoi essere considerato un mantovano se non sai cosa succede il 15 di Agosto al Santuario delle Grazie. La tradizione prevede di arrivare di mattina prestissimo alla Fiera, partecipare alla messa e poi mangiare il panino con il cotechino. Questo spuntino è uno dei rivelatori attivi di mantovanità: se riesci a mangiartelo anche con 40 gradi all’ombra sei davvero di Mantova. Eppure questa è solo una delle tradizioni delle Grazie un borgo minuscolo che durante i tre giorni della festa dell’Assunta ospita quasi 150.000 visitatori. Ma oggi vorremmo ricordarvi almeno 5 stranezze o curiosità legate al Santuario delle Grazie sia per i turisti che vengono da fuori, sia per i mantovani che a volte non le conoscono o le hanno dimenticate. Partiamo proprio dal sagrato.