E’ tornato Natale e come di consueto colgo l’occasione per fare gli auguri ai lettori di Mantovastoria con una immagine della natività. Stavolta ho scelto un’opera di Lorenzo Lotto, che forse proviene da Mantova, è conservata a Siena e può essere vista fino al 1 febbraio 2026 a Milano.
Ogni Natale il Museo Diocesano di Milano fa una scelta controcorrente. Nessun accumulo di capolavori, ma un solo dipinto, spesso di piccole dimensioni, talvolta poco noto, sempre capace di catturare l’attenzione. È una formula ormai riconoscibile, che invita il pubblico a ragionare di qualità e non di quantità.
E anche quest’anno la scelta sorprende e convince allo stesso tempo con la Natività di Lorenzo Lotto, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena e protagonista di Un capolavoro per Milano.
Una Natività diversa e suggestiva
Quella dipinta da Lotto nel 1525 non è una Natività nel senso consueto del termine. L’artista sceglie di rappresentare un episodio raro, ispirato ai Vangeli apocrifi: il primo bagno di Gesù bambino. Maria è chinata sulla tinozza, concentrata in un gesto di cura quotidiana; il neonato si ritrae dall’acqua fredda con un movimento naturale, quasi improvviso. Accanto a loro compare una figura insolita, un’anziana levatrice, assente nei Vangeli canonici ma centrale nella scena.
Nel 2026 si arriva alla fine delle celebrazioni degli 8 secoli dalla morte di San Francesco e quindi potrebbe essere l’occasione migliore per organizzare un itinerario alla scoperta degli eremi francescani. Sono luoghi dove si respira un’atmosfera particolare: paesaggi rustici e solitari, costruzioni semplici e a misura d’uomo e a volte capolavori come le terracotte policrome dei Della Robbia.
Scendere da San Sepolcro verso Assisi e poi risalire per La Verna è davvero un viaggio nel tempo. San Francesco ha viaggiato moltissimo a piedi e a dorso d’asino e ripercorrere le sue tracce è davvero un’esperienza unica. Ecco alcune possibili tappe per un percorso tra gli eremi francescani che che ho descritto in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Ottobre 2025/Novembre 2025
Torniamo a Rivalta per raccontare i 500 anni dalla posa della prima pietra di Palazzo Te. Il Gruppo cultura Pietro Morelli vi invita a una conversazione con Giacomo Cecchin dal titolo
Chi TE l’ha fatto fare: 500 anni di sogni, potere e rivoluzioni – venerdì 24 ottobre 2026 ore 21.00 a Rivalta sul Mincio (Sala Ascari di Corte Mincio)
Ingresso libero e gratuito – per info e prenotazioni: Simona tel. 328 5783684 – e-mail giovannistorti67@gmail.com
E’ da qualche mese che si può salire sulla cupola della Basilica di Sant’Andrea: dopo circa 170 gradini si arriva a 40 metri d’altezza e si può vedere dall’alto il centro storico di Mantova. Ma la vera sorpresa è quando si entra all’interno della basilica e si percorre tutto il ballatoio che consente di vedere in basso la navata e in alto gli affreschi che decorano l’interno della cupola.
E’ un’occasione da non perdere quella di salire sulla cupola di Sant’Andrea per almeno due motivi: in una città di pianura come Mantova basta salire di poco per avere una vista spettacolare sulla città e sui dintorni. In secondo luogo all’interno della cupola si ha la sensazione di toccare il paradiso con un dito potendo osservare da vicino gli affreschi di Giorgio Anselmi. Ecco alcuni dettagli per prepararsi alla visita che che ho sintetizzato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Ottobre 2025/Novembre 2025
Quanti turisti porta Rigoletto a Mantova? E Romeo e Giulietta? Non lo so, e forse non lo sa nessuno. Ma una cosa è certa: le storie – belle o brutte, vere o inventate – hanno sempre avuto il potere di far muovere le persone. Chi ascolta un racconto appassionante, prima o poi, vuole vedere di persona dove tutto è accaduto. Anche quando non è accaduto affatto.
Rigoletto, per Mantova, è stato un colpo di fortuna. Una storia che nasce come “falso storico al quadrato”: un personaggio inventato, in una vicenda che all’inizio non aveva nulla a che vedere con Mantova.
Per ferragosto il Santuario delle Grazie vive il suo giorno più bello: fiumi di pellegrini affollano il sagrato che viene dipinto dai Madonnari. Eppure questo luogo sta nel cuore di tutti i mantovani che da sempre vengono in pellegrinaggio qui: chi per chiedere una grazie, chi per ringraziare di averla ottenuta, chi per tornare bambino e guardare il coccodrillo appeso la in aria.
Quest’anno cadono i 600 anni della Fiera delle Grazie e quindi ho pensato di dedicare un articolo a questo santuario mariano che è davvero unico al mondo. Ecco alcune stranezze e curiosità che ho concentrato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Agosto 2025/Settembre 2025
Il Santuario delle Grazie è nel cuore di tutti i mantovani e ognuno di loro ha almeno un ricordo da condividere
Non puoi essere considerato un mantovano se non sai cosa succede il 15 di Agosto al Santuario delle Grazie. La tradizione prevede di arrivare di mattina prestissimo alla Fiera, partecipare alla messa e poi mangiare il panino con il cotechino. Questo spuntino è uno dei rivelatori attivi di mantovanità: se riesci a mangiartelo anche con 40 gradi all’ombra sei davvero di Mantova. Eppure questa è solo una delle tradizioni delle Grazie un borgo minuscolo che durante i tre giorni della festa dell’Assunta ospita quasi 150.000 visitatori. Tra l’altro quest’anno cadono i 600 anni della fiera istituita con una grida di Gianfrancesco Gonzaga l’11 agosto del 1425, quando era ancora capitano del popolo di Mantova. Questo santuario lo potremmo definire POP, nel senso di popolare, perché racchiude storie legate alla devozione, alla fiera e anche a tradizioni o leggende come quella del coccodrillo scappato dal serraglio dei Gonzaga e ancora appeso alla volta della chiesa. Oggi ve ne raccontiamo alcune partendo dal sagrato.
C’è un momento nella storia del Rinascimento dove Isabella d’Este e Leonardo da Vinci si trovano nello stesso luogo: a Mantova. L’artista è in fuga da Milano, la marchesana non vede l’ora che le faccia un ritratto. Siamo nell’inverno del 1499, in un momento cruciale per la storia d’Italia e non solo.
Per Leonardo termina il suo periodo milanese, uno dei più intensi e produttivi e per Isabella è l’occasione della vita: avere un ritratto realizzato dal più grande artista del mondo che possa eguagliare la bellezza della Dama con ermellino, Cecilia Gallerani l’amante del Moro.
Ma forse non è il momento giusto per nessuno dei due: il pittore è assillato dalla preoccupazione per il suo futuro e sopporta sempre meno il fatto di dover sottostare alle imposizioni dei suoi committenti. Isabella è in dolce attesa e molto nervosa perché non è ancora riuscita a dare un erede al marito Francesco II Gonzaga (Federico, il primo figlio maschio, nascerà il 17 maggio del 1500).
L’incontro a Mantova tra Leonardo e Isabella sarà indimenticabile per entrambi. Ecco perché ho provato ad immaginare un’intervista doppia stile “Le Iene” realizzata nella Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio. Ecco il risultato.
1. Il vostro nome e cognome
Isabella: Isabella d’Este, Marchesa di Mantova, nipote dei Re d’Aragona, figlia e sorella dei duchi di Ferrara, moglie e madre dei marchesi di Mantova. Semplicemente la donna che ha fatto il Rinascimento.
Leonardo: Leonardo di ser Piero da Vinci. Figlio illegittimo, ma con qualche idea in testa. Un artista che sfugge alle etichette e alle regole.
E’ un libro particolare questo di Aldous Huxley perché mette insieme articoli sul viaggio e tutti i suoi elementi: dalle guide turistiche ai libri da portarsi dietro durante il percorso, dai luoghi alle esperienze. Ci sono molti spunti legati all’Italia (e ci sono anche Sabbioneta e Mantova) ma quello che mi ha particolarmente colpito è il saggio dedicato al Palio di Siena.
E’ interessante perché osservato dal punto di vista di un inglese negli anni 20 del 1900 ed ha la mia stessa opinione sul Palio: “Gli ultimi giorni di giugno che precedono il primo Palio, la settimana di metà agosto che precede il secondo, sono giorni di crescente eccitazione e tensione in città. Si gode tanto di più il Palio dopo averli vissuti.”.
Se vi viene voglia di andarlo a vedere il Palio andateci qualche giorno prima, girate per le vie, andate nelle chiese e nei musei delle contrade, provate ad ascoltare i discorsi dei senesi e partecipate ad una delle cene della sera che precede il palio.
Siete mai stati a visitare le Serre Reali di Laeken a Bruxelles? Siete mai stati a Bruxelles? Ebbene dimenticatevi l’immagine di una fredda città del Nord Europa perché per tre settimane tra aprile e maggio la capitale del Belgio diventa un paradiso tropicale.
Sì perché la famiglia reale Belga apre al pubblico le sue Serre che circondano insieme ad un parco splendido la residenza estiva di Laeken, a pochi chilometri da Bruxelles. Ogni anno cambiano le date di apertura perché seguono l’andare delle stagioni e puntano al periodo di massima fioritura di questi padiglioni in ferro e vetro che ricordano molto la vecchia Inghilterra.
Se vi ho fatto venire voglia di andarci (le informazioni le trovate qui) puntate al 2026 e per qualche anticipazione leggete questo articolo pubblicato su MCG Mantova Chiama Garda con le foto di Giovanna Caleffi.
Le Serre Reali di Laeken a Bruxelles, un viaggio ai tropici in una capitale del nord Europa
C’è un periodo dell’anno in cui a Bruxelles si può fare un viaggio ai tropici tra fiori esotici e al riparo dalla pioggia: è la primavera inoltrata, quando per pochi giorni si aprono le Serre Reali di Laeken. Non è solo una visita botanica, ma un viaggio nella visione imperiale di un re, nella genialità di un architetto e nella vita segreta delle piante più longeve del Belgio. Una storia di ferro, vetro, fiori e clorofilla.
L’origine delle Serre Reali del Belgio
Le Serre Reali di Laeken nascono da un’idea di Re Leopoldo II, che non era solo ossessionato dal Congo ma anche dalla bellezza delle palme. Alla fine dell’Ottocento, decise di trasformare il giardino del castello di famiglia in una specie di paradiso tropicale sotto vetro. Per realizzarlo, si affidò all’architetto Alphonse Balat, mentore di un giovane Victor Horta. Balat disegnò un complesso di serre ispirato al Crystal Palace di Londra, ma con uno stile più neoclassico e decisamente belga. Il primo nucleo fu costruito tra il 1874 e il 1895 e comprendeva il monumentale Giardino d’Inverno, una cupola imponente che ancora oggi toglie il fiato. Dopo la morte di Balat, il progetto fu completato da Henri Maquet e Charles Girault, che ne ampliarono le strutture e ne conservarono lo spirito originario: far sentire i reali belgi (e ora anche i visitatori comuni) in viaggio nei tropici.
L’apertura annuale
Il fascino delle Serre è che non sono sempre visitabili. Aprono solo per tre settimane all’anno, tra aprile e maggio, quando la fioritura è al massimo e Bruxelles si risveglia dall’inverno. In quei giorni, il pubblico può passeggiare tra vetri curvi, palme e fiori, respirando un’atmosfera da romanzo di Jules Verne. La tradizione di aprire le serre risale allo stesso Leopoldo II, che intendeva condividere le meraviglie del giardino reale. Ancora oggi, la visita si fa a piedi, in un percorso obbligato ma suggestivo, tra cupole, corridoi fioriti e viste sul parco.
Il percorso tra le serre
Il percorso di visita è pensato come una passeggiata tra continenti vegetali. Si visitano il Giardino d’Inverno, un colosso di vetro e ferro alto 25 metri, pieno di palme centenarie. Si attraversa la Serra del Congo, testimonianza del passato coloniale del Belgio, con piante tropicali africane introdotte durante l’epoca di Leopoldo II. Ci sono anche le Gallerie delle Fucsia, tunnel incantati decorati da piante pendenti. Lungo il percorso si incontrano fontane, statue, piccole sale con agrumi in vaso: tutto è pensato per sorprendere, anche il silenzio.
Una passeggiata nel parco reale
Il percorso lungo offre anche una passeggiata nel Parco Reale di Laeken, un immenso giardino all’inglese con viali alberati, laghetti e panorami su Bruxelles. Il parco circonda il castello che è una delle residenze ufficiali della famiglia reale belga. Non mancano angoli per riposarsi, osservare le anatre o lasciarsi ispirare da scorci che sembrano usciti da una tela impressionista. Particolarmente suggestivo è lo stagno circondato da finte e romantiche rovine.
Alcune curiosità sulle Serre Reali
Alcune camelie hanno superato il secolo di vita e formano una delle collezioni più antiche al mondo. Ma il pezzo forte sono le palme: alcune sono talmente alte da sfiorare la cupola del Giardino d’Inverno. Le piante furono in buona parte importate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da varie parti del mondo, specialmente dal Congo e dall’Asia tropicale. Tra le rarità, spiccano una cycas revoluta (simile a una palma, ma più antica dei dinosauri) e una strelitzia gigante, meglio nota come “uccello del paradiso”. In tutto, le serre ospitano centinaia di specie, ognuna con la sua etichetta discreta e il suo posto nella grande sinfonia vegetale immaginata da un re.
Una visita alle Serre Reali di Laeken non è solo una camminata tra piante e fiori: è un’esperienza che mescola storia, architettura e natura in uno dei luoghi più insoliti del Belgio.
The Royal Greenhouses of Laeken in Brussels A Journey to the Tropics in a Northern European Capital
In late spring, Brussels opens a tropical treasure: the Royal Greenhouses of Laeken. Conceived by King Leopold II and designed by architect Alphonse Balat between 1874 and 1895, these monumental glass-and-iron pavilions blend neoclassical elegance with botanical wonder. For just three weeks a year, visitors stroll among century-old palms, rare flowers from Africa and Asia, and curved domes recalling the Crystal Palace. The route winds through the Winter Garden, the Congo Greenhouse, and fuchsia galleries, before emerging into the Royal Park, with lakes, statues, and romantic ruins. A journey where history, architecture, and nature meet under glass.
Les Serres Royales de Laeken à Bruxelles Un voyage aux tropiques dans une capitale d’Europe du Nord
Au cœur du printemps, Bruxelles dévoile un joyau tropical : les Serres Royales de Laeken. Imaginées par Léopold II et construites par l’architecte Alphonse Balat entre 1874 et 1895, ces pavillons monumentaux de verre et de fer allient élégance néoclassique et merveilles botaniques. Durant seulement trois semaines par an, le public se promène parmi des palmiers centenaires, des fleurs rares d’Afrique et d’Asie, et des coupoles rappelant le Crystal Palace. Le parcours traverse le Jardin d’Hiver, la Serre du Congo et les galeries de fuchsias, avant de s’ouvrir sur le Parc Royal, ses lacs, statues et ruines romantiques. Un voyage où l’histoire, l’architecture et la nature se rencontrent sous verre.
La Madonna del Terremoto è una chiesetta che si affaccia su Piazza Canossa, una delle mie piazze preferite di Mantova. La sua è una storia tutta da scoprire che nasce con un terremoto nel 1693 e prosegue con l’edificazione della chiesetta nel 1759. L’interno è pieno di sorprese: dall’immagine miracolosa della Vergine con bambino e santi alle statue delle virtù cardinali, dai capitelli decorati in stucco alle fotografie dei due quadri di Giuseppe Bazzani i cui originali si trovano al Museo diocesano. Ecco un po’ di storie che ho raccontato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2025/Luglio 2025
La Madonna del Terremoto, una storia di devozione popolare
A Mantova piazza Canossa ha tutto quello che le serve: un palazzo nobiliare, un portico scenografico, un’edicola, una fontana e una chiesetta piccola e preziosa. Si chiama Madonna del Terremoto e racconta una storia di devozione che ha coinvolto intere generazioni di mantovani. Edificata nel 1759, ricorda un terremoto che scosse la città nel 1693 ma, soprattutto, la fiducia dei cittadini in un’immagine della Madonna apparsa quasi per caso su un muro scrostato.