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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi della categoria: Curiosità

Una piazza San Pietro a Mantova? Il Vescovo, Sordello e Microsoft word

26 sabato Set 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Piazza San Pietro

La toponomastica racconta meglio di tanti libri la storia dei luoghi perchè cambia in relazione ai periodi storici, ai personaggi più alla moda o alla voglia di cancellare il passato e aprire una nuova fase. E’ il caso di Piazza Sordello a Mantova che in origine si chiamava Piazza grande di San Pietro e solo nel 1867 assunse la denominazione attuale. Proviamo a fare un po’ di ordine e a spiegare il perchè del cambiamento ma soprattutto cosa c’entrano il Vescovo e Microsoft word.

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Uccidere una città? Quando la storia presenta il conto.

20 domenica Set 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri, Storia Locale

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Ferrara 1598, Piacenza 1547, Sacco di Mantova 1630, Urbino 1637

Mantova assediata dagli imperiali

Vi siete mai chiesti se sia possibile uccidere una città? In alcuni casi questo è successo ma c’è stata anche una rinascita: pensiamo a Milano dopo la sua distruzione da parte dell’imperatore Federico Barbarossa nel 1162 oppure a Roma dopo il sacco del 1527 da parte dei Lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V. A volte invece le città non si risvegliano più, anzi si addormentano in attesa di qualcosa che le possa risollevare. Questo è il caso di Mantova (1630), Ferrara (1597), Urbino (1625) e Piacenza (1547).

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Il Milanese, il Mantovano e lo Tsunami gentile

12 sabato Set 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

≈ 2 commenti

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Agnese Visconti, Francesco I Gonzaga, Giangaleazzo Visconti, Il Mantovano, il milanese, Lo tsunami gentile, Ponte Visconteo, Valeggio sul Mincio

La rotta del ponte dei Mulin

A volte le storie vere sono più strane di quelle inventate. Ciò che accadde durante la disputa tra Gian Galeazzo di Visconti, duca di Milano, e Francesco I Gonzaga, capitano del popolo a Mantova è proprio una di queste. Siamo alla fine del 1300 e per motivazioni diplomatiche e di strategia il Milanese (il Visconti) vuole spodestare il Mantovano (Francesco I Gonzaga).

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Un soggiorno mantovano di Petrarca, tra libri, rane e zanzare

06 lunedì Lug 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri, Storia Locale

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1350, Emptus Mantue. Iul. 6°, Francesco Petrarca, I libri comprati a Mantova, Le Roman de la Rose, Le zanzare e le rane del Petrarca, Mantova, Petrarca e i Gonzaga, Rane, Zanzare

FRancesco Petrarca - studiolo del Duca di Urbino

Emptus Mantue. Iul. 6° – Quando a Mantova si veniva per comprare libri

C’è stato un periodo in cui si veniva a Mantova per acquistare libri e non per rubarli come accade ora (è un riferimento al furto di libri antichi durante il restauro della Biblioteca Teresiana). Emptus Mantue. 1350. Iul. 6°. Comprato a Mantova il 6 luglio 1350. Questa l’annotazione che Francesco Petrarca appone sull’ultima pagina della Storia naturale (Historia Naturalis) di Plinio il vecchio, manoscritto acquistato nella nostra città nel luglio di 650 anni fa.
Riempire i margini delle pagine dei suoi libri con note e frasi legate a momenti di vita quotidiana era un’abitudine del Petrarca. Questi appunti sparsi consentono a volte di individuare con precisione gli spostamenti del poeta aretino, un grande viaggiatore medievale. In altri casi registrano momenti fondamentali per la sua vita di uomo e di artista, come ad esempio la data di morte degli amici più cari.
Sul famoso codice delle opere di Virgilio, Petrarca annota la data di morte di Laura, il 6 aprile 1348. Sul manoscritto della Storia naturale di Plinio invece, oltre alla nota che ne registra l’acquisto, abbiamo un piccolo schizzo di mano del poeta che rappresenta le sorgenti della Sorga, il fiume che scorre vicino a Valchiusa, nel nord della Provenza, dove il poeta ebbe casa e visse a lungo. Accanto al passo del testo che descrive la Sorga, si vede il disegno di un’alta rupe, dalla cui base sgorga il fiume, e si legge una nostalgica frase in latino vergata dal Petrarca, “transalpina solitudo mea iocundissima”. Forse lo schizzo fu tracciato mentre il poeta aretino osservava il placido scorrere delle acque del Mincio, durante il suo soggiorno mantovano.
Purtroppo nessuno dei due manoscritti è rimasto ad Arquà, ultima casa del Petrarca, né ha fatto parte della donazione di libri che il poeta fece alla città di Venezia e che costituì il primo nucleo dell’attuale Biblioteca Marciana. L’incunabolo con le opere di Virgilio è attualmente conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il manoscritto acquistato a Mantova è invece alla Biblioteca nazionale di Francia, a Parigi.
Perché il Petrarca è a Mantova nel luglio del 1350? Cosa lo lega alla nostra città? Il poeta aretino viene spesso a Mantova, a partire dal momento in cui decide di acquistare casa a Parma e da lì inizia a viaggiare nelle più importanti città italiane: ad esempio Roma, nel 1350, l’anno del Giubileo, e Padova, in visita a Jacopo da Carrara che gli concederà vari canonicati con le relative rendite.
A Mantova frequenta i nuovi signori della città, i Corradi da Gonzaga (da poco più di vent’anni al potere) che non sono nobili, ma hanno i soldi e la voglia di diventarlo. Si tratta di una corte giovane e desiderosa di stringere relazioni importanti. Il poeta sarà infatti non solo ospite dei Gonzaga, ma intratterrà rapporti di amicizia con Guido, figlio del capostipite della dinastia, Luigi.
In una lettera spedita dalla Provenza verso il 1340, Petrarca scrive a Guido Gonzaga, che gli aveva chiesto una copia del Roman de la rose. Gli invia il libro e alcuni suoi commenti negativi su questo romanzo provenzale all’ultima moda per quei tempi. Il Roman de la rose, favola allegorica che descrive un percorso iniziatico all’interno di un giardino d’amore, colma di doppi significati al limite dell’oscenità, è uno dei testi che va a formare il nucleo iniziale della biblioteca gonzaghesca.

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Lacrime incendiarie: pioppi, piumini e miti padani

17 domenica Mag 2015

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Fetonte, Lacrime incendiarie, piumini

A scaldare la temperatura già quasi estiva si aggiungono quest’anno anche gli incendi delle infiorescenze dei pioppi. Anche se la pioggia interrompe un attimo la nevicata di quelli che i mantovani chiamano familiarmente “piumini” il calore facilità le possibilità di combustione e anche il vento degli ultimi giorni ha contribuito a creare cumuli di fiocchi ai lati delle strade. È interessante pensare che questo materiale infiammabile, i piumini appunto costituiti da cellulosa, siano invece secondo la mitologia antica il ricordo delle lacrime di un lutto talmente inconsolabile che ogni anno il fenomeno si ripete. È un mito padano quello legato alla fioritura dei pioppi. Fetonte figlio di Elio chiede al padre di guidare il carro con cui ogni giorno porta il sole in giro per il firmamento. Il genitore rifiuta perché teme l’inesperienza del figlio. Tuttavia, come spesso accade, cede ben presto alle insistenze di Fetonte che alla guida del cocchio del sole si lancia in una folle corsa. Il ragazzo si spaventa quando vede da vicino gli animali dello zodiaco e scende con il carro troppo vicino alla terra, incendiando i terreni e i raccolti. Zeus dall’alto dell’Olimpo colpisce il cocchio con una delle sue saette per evitare guai peggiori. Fetonte cade dal carro nell’Eridano, il fiume Po, dove annega e viene raccolto dalle sue sorelle, le Eliadi che iniziano a piangerlo sconsolate. Zeus impietosito dal loro dolore le trasforma in pioppi: fratello e sorelle saranno sempre vicini (i filari di pioppi fiancheggiano il grande fiume) e ogni anno a primavera, le lacrime delle Eliadi, i bianchi fiocchi primaverili, rinnovano il lutto per la scomparsa di Fetonte. Chi volesse vedere una rappresentazione del mito non ha che da andare a Palazzo Te nella camera delle aquile oppure nella sala dei miti nel Palazzo del giardino a Sabbioneta. Forse Zeus non pensava che anche le lacrime delle Eliadi, trasformate in fiocchi, avrebbero potuto essere utilizzate per innescare incendi. La perversa fantasia dei moderni supera quella degli antichi.

Editoriale pubblicato sul quotidiano La Voce di Mantova (testo leggermente modificato)

Giacomo Cecchin

Il cielo in una stanza: la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

05 domenica Apr 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Andrea Mantegna, camera degli sposi, Camera Picta, La mela, Ludovico II Gonzaga, Palazzo Ducale

Occhio Camera degli sposi

Riapre la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna ed è un evento per i mantovani e per il mondo. Finalmente si volta pagina dopo il terremoto, finalmente si rientra in quella camera dove Mantegna mette in scena la famiglia Gonzaga, con i suoi pregi e i suoi difetti e con una serie di riferimenti, simbologie ed allusioni che fa sì che la stanza diventi un ipertesto con link che invitano gli spettatori ad approfondimenti e curiosità infinite.

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Mantova e Bruges: pellegrini sulle tracce del Preziosissimo Sangue

03 venerdì Apr 2015

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Basilica_of_the_Holy_Blood_-_Saint-Baselius_Chapel,_Bruges,_Belgium.

“Carlo V entrò nella Basilica preceduto dai suoi dignitari. L’imperatore si inginocchiò davanti all’altare della reliquia e chiese di rimanere solo alla presenza del Santissimo Sangue”. (da Il Sangue dell’Imperatore)

Un mantovano che leggesse queste righe andrebbe subito col pensiero al 1530 e alla Basilica di S.Andrea che proprio in quegli anni vide la presenza di Carlo V, arrivato a Mantova in visita a Federico II per conferirgli il titolo di duca. E invece no. La Basilica e il Preziosissimo Sangue cui si fa riferimento non sono quelli mantovani ma quelli fiamminghi, conservati e venerati a Bruges a partire dal XII secolo.

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Mirò: questo potevo farlo anch’io? note a margine della mostra di Palazzo Te

28 sabato Mar 2015

Posted by mantovastoria in Conferenze, Curiosità, Mostre

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salamandra

Questo potevo farlo anch’io! Chi non si è mai trovato a pensarlo osservando opere d’arte moderna o contemporanea? In realtà l’arte, la vera arte deve fare proprio questo: provocare delle domande, procurare degli stimoli, in altre parole non lasciarci indifferenti.

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L’Annunciazione: creatività e storia

25 mercoledì Mar 2015

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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ante_santa_barbara
Crivelli_Carlo,_Annunciation
Piero,_Polittico_di_Sant'Antonio_05
Lorenzo_Lotto_066

Oggi è il 25 marzo festa dell’Annunciazione della Vergine, uno dei temi più rappresentati della storia dell’arte occidentale.
A Mantova basta andare nella Basilica Palatina di Santa Barbara a vedere le ante dell’organo dipinte da Fermo Ghisoni, uno dei collaboratori di Giulio Romano.
Scrive Mons. Roberto Brunelli in un saggio pubblicato nei Quaderni di San Lorenzo: “un angelo di elegante levità e una Vergine quasi annichilita dal suo strepitoso annuncio”.Un tema, quello dell’Annunciazione, rappresentato da molti artisti e da ognuno di loro in modo diverso dimostrando che i limiti non inibiscono la creatività ma la stimolano. Provate a dare un’occhiata a queste tre immagini, tre capolavori di tre grandi maestri della pittura italiana. La storia è la stessa: eppure quanto diverse l’una dall’altra.
Il preziosismo quasi fiammingo di Carlo Crivelli con quel raggio di luce che si fa strada attraverso un’architettura rinascimentale, il pavone e i soliti cetrioli o altra frutta e ortaggi appoggiati sulla finta soglia marmorea.
La perfezione rarefatta ed eterna di Piero della Francesca, in una luce metafisica e che, all’interno della cimasa di un polittico ancorato nel gotico e nel medioevo introduce una prospettiva che apre verso un giardino e una pietra resa in tutti i suoi dettagli.
Infine Lorenzo Lotto che racconta un’Annunciazione dove una Vergine atterrita e scomposta riceve l’annuncio da un angelo nerboruto e saldamente ancorato al suolo che indica un Dio Padre incombente, il tutto in un interno domestico con dettagli fiamminghi e un gatto dalla schiena inarcata che diventa il vero fulcro del dipinto.
Come scrive Giovanni Agosti: “la storia dell’arte libera la testa”.

 Giacomo Cecchin

Sparafucile o Saltabadil: note e appunti in merito a Rigoletto, Mantova e Parigi

22 domenica Mar 2015

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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sparafucile1915

Marzo 2015 e Giornate di primavera FAI: oggi si visita la Rocchetta di Sparafucile, ultima parte rimasta del sistema difensivo del ponte di San Giorgio, poi ostello e adesso con un futuro tutto da inventare. Quello che colpisce tuttavia è il nome Sparafucile, l’oste-sicario tra i protagonisti dell’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi, cui si aggiungono in città la casa di Rigoletto, la cattedrale e il palazzo del Duca di Mantova (attuale Palazzo ducale). Mantova città verdiana per eccellenza?

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